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Leptoptilos crumenifer

specie di uccello
(Reindirizzamento da Marabù africano)

EtimologiaModifica

Il nome marabù deriva dal francese marabout, asceta in meditazione, che a sua volta è dall'arabo murābit, guardia di frontiera, perché è proprio ciò che ricordano l'aspetto e il portamento dell'uccello.[3]

DescrizioneModifica

Il marabù africano è un uccello di grandi dimensioni. Raggiunge circa il metro e mezzo di altezza e un peso che varia dai cinque ai nove chili. L'apertura alare è una delle più grandi tra gli uccelli terrestri raggiungendo quasi i tre metri. Il marabù ha le ali e la parte superiore del corpo color grigio-ardesia, a volte nero, mentre petto e ventre sono bianchi. Il collo e il capo sono privi di piume. Il becco è un grosso cuneo, tipico delle cicogne. Alla base del becco pende una sacca rossa che può arrivare anche ai 35 centimetri. I due sessi sono simili. Il marabù possiede un volo planato molto elegante e leggero che contrasta notevolmente con la sua camminata goffa e sgraziata.

Distribuzione e habitatModifica

L'areale di questo uccello è molto vasto e comprende tutta l'Africa subsahariana. Raramente lo si osserva anche in Spagna e in Israele.

Il marabù africano vive sia nei luoghi aridi sia in ambienti acquatici. Lo si osserva frequentemente nei dintorni dei villaggi di pescatori, o vicino a porti e discariche di rifiuti.

BiologiaModifica

AlimentazioneModifica

Il marabù africano è principalmente un animale saprofago e, come gli avvoltoi, viene attirato dalle carcasse di animali morti e dalle discariche. Il becco voluminoso serve per lacerare la carne putrefatta e la mancanza di piume su collo e capo gli evita il raggrumarsi del sangue e della carne. Benché abbia un ottimo olfatto, il marabù preferisce trovare le carcasse seguendo il volo degli avvoltoi con cui condivide i banchetti. Non è raro che si cibi anche di prede vive come rettili, pesci (che arriva a rubare ai pescatori) e grossi insetti. Compie anche razzie nelle colonie di fenicotteri in cerca di uova o pulcini

RiproduzioneModifica

Il marabù è un uccello coloniale che raggiunge la maturità sessuale verso i quattro anni. Il corteggiamento consiste nel mostrare la sacca rossa sul collo e con questa produrre tipici suoni simili a grugniti e gracchiamenti, e nel sbattere il becco. Quando trova una compagna, le rimane fedele per la vita.

Il nido è un piccolo cesto di ramoscelli sotto cui vengono nascoste due o tre uova. Queste sono deposte durante la stagione secca, nei pressi dei corsi d'acqua o dei laghi, in modo che il basso livello delle acque faciliti la caccia delle piccole prede con cui verranno nutriti i piccoli.[3]

Il marabù nella letteraturaModifica

  • Nel romanzo Tolleranza zero di Irvine Welsh il protagonista Roy Strang, all'interno del suo sogno comatoso, identifica nel marabù il male insensato che ha causato, e per questo gli dà la caccia.
  • Nella novella Ferragus di Honoré de Balzac (contenuta in Storia dei tredici), nel primo capitolo, Madame Clemence Jules acquista presso una fioraia alcune piume di marabù per ornarsi i capelli.
  • Nel memoir La mia Africa di Karen Blixen vengono citate le piume di questo splendido uccello, spesso regalate alla scrittrice dagli indigeni africani, insieme a pelli di leopardo, ghepardo, lucertola e serpente.

CuriositàModifica

Le piume della coda, dette appunto marabù, venivano usate nell'Ottocento per abbellire abiti da sera femminili e cappelli.

NoteModifica

  1. ^ (EN) BirdLife International 2016, Leptoptilos crumenifer, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Ciconiidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 6 maggio 2014.
  3. ^ a b "Marabù." Microsoft Encarta 2006 [DVD]. Microsoft Corporation, 2005.

BibliografiaModifica

  • AA. VV, Grande enciclopedia per ragazzi, Animali, Vol. 2 Uccelli e Mammiferi, Edizione Speciale per la Repubblica su licenza Mondadori, 2005, p. 39, ISBN 0-390-10729-0, SBN IT\ICCU\IEI\0496892.

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