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Maragatos
Murias, maragatos.jpg
Maragatos nel loro costume tradizionale
 
Luogo d'origineCastiglia e León
(Spagna Spagna)
LinguaSpagnolo,
dial. maragatu
ReligioneCristianesimo
Gruppi correlatiBerberi (?), Cartaginesi (?) Celti (?)
Distribuzione
Spagna Spagna ?
Argentina Argentina ?
Brasile Brasile ?
Messico Messico ?
Uruguay Uruguay ?

I maragatos (sing.: maragato) sono un gruppo etnico di origine sconosciuta[1][2][3][4][5][6] che ha il suo centro di diffusione nel nord-ovest della Spagna, in particolare nella zona attorno alla città di Astorga[5][6], nella Provincia di León (Castiglia e León).
Popolo tradizionalmente nomade[3], discende forse dalle popolazioni berbere che invasero il Paese tra il VII e l'VIII secolo[1][2][3][4][5][6], ma è stata ipotizzata anche una possibile origine celtica[1][2][3][4].

I maragatos sono riusciti a mantenere intatte le loro tradizioni grazie all'isolamento dal resto della società ed evitando i matrimoni "misti".[1][2][3][4][5][6]
Dal loro nome deriva quello della comarca La Maragatería, anticamente chiamata La Somoza.[2]

Discendenti dei maragatos si ritrovano - in seguito alle emigrazioni - anche in Sudamerica (Argentina, Brasile, Cuba, Messico, Uruguay e Venezuela).[7]

Indice

EtimologiaModifica

L'etimologia del termine maragato(s) è incerta, ma sono state formulate le seguenti ipotesi:

  • Una prima ipotesi, formulata da Fra' Sarmiento, un monaco benedettino vissuto nel XVIII secolo, lo fa derivare da maurellos o mourellos, termine con il quale si indicavano gli invasori Cartaginesi.[2]
  • Secondo un'altra ipotesi, deriverebbe invece dal nome di una tribù berbera chiamata Baragawata.[2]
  • Un'altra ipotesi ancora lo fa derivare da un loro capo di vestiario, detto baragas o maragas.[2]
  • Un'altra ipotesi, formulata da Don Matías Rodríguez, lo fa invece derivare da una provincia del Nord-Africa che si sarebbe chiamata Maragat.[1]
  • Un'altra ipotesi, che vorrebbe avvalorare l'origine celtica dei maragatos, ne ricollega il nome al vocabolo celtico Marc-Hekaat o Mar-kaat, ovvero "cavalcare"(cfr. bret. marc'h = "cavallo").[1]

L'ipotesi più probabile è tuttavia quella che derivi dal termine mer(i)cator, ovvero "mercante", in riferimento alla principale attività di questo popolo, termine che sarebbe entrato in uso non prima del XIV secolo.[1][2]

OriginiModifica

 
Maragatos in costume tradizionale durante una fiesta ad Astorga

Possibile origine cartagineseModifica

Secondo il monaco benedettino Sarmiento, i maragatos discenderebbero da popolazioni cartaginesi di origine semita, giunte in Spagna prima della dominazione romana.[1]
In seguito, durante l'occupazione romana, queste popolazioni, dedite al commercio, sarebbero state fatte oggetto di persecuzioni e, per questo motivo, sarebbero state costrette a fuggire verso le montagne nei dintorni di Astorga.[1]

Possibile origine berberaModifica

Secondo lo studioso arabista Dozy, i maragatos sarebbero invece discendenti da una parte delle popolazioni berbere che, sotto il regno di Ferdinando I, si sarebbe insediate nei dintorni di Astorga accettando la religione cristiana, a differenza della maggior parte di quella popolazione, che aveva invece fatto ritorno in Africa.[1]

Possibile origine celticaModifica

Alcuni studiosi, tra cui Genaro Blanco Cela (in: Los aborigenes de la Maragatería) ed Eduardo Saavedra, ne hanno invece ravvisato delle similitudini con gli usi e costumi dei Bretoni.[1]

StoriaModifica

I maragatos erano in origine dediti soprattutto al commercio di pesce e del carbone proveniente dal sud.[2] Per praticare i loro commerci, utilizzavano inizialmente le antiche vie romane, in particolare la via tra Astorga e Burgos o tra Astorga e Lugo, che percorrevano con dei muli.[2]

Le loro rotte cambiarono in seguito a seconda dell'attività, prediligendo comunque sempre il nord della Spagna (Galizia, Asturie e Cantabria) [2] ed includendo anche Madrid, quando quest'ultima diventò capitale della Spagna[2].

Emigrazione in SudamericaModifica

ArgentinaModifica

Parte dei maragatos emigrò in Argentina e fondò nel XVIII secolo località quali Carmen de Patagones, Mercedes de Patagones (l'attuale Viedma), San Julián e Puerto Deseado.[8]

CulturaModifica

 
Tipiche abitazioni dei maragatos a Valdespino de Somoza

EconomiaModifica

La principale attività dei maragatos consiste ora nella vendita di prodotti artigianali[3].
Attività tradizionali erano invece l'agricoltura e l'allevamento.[9]

Agricoltura e allevamentoModifica

I prodotti realizzati dall'agricoltura e dall'allevamento servivano principalmente per il sostentamento delle famiglie ed erano raramente destinati alla vendita.[9]

ArchitetturaModifica

In origine i maragatos abitavano nelle cosiddette casas de sobrera, coperte da tetti di paglia.[2] Più recente è invece la casa arriera, una sorta di fattoria, entrata in uso a partire dal XVIII secolo e che presenta un grande patio centrale.[2][3]
Questo tipo di abitazione aveva dimensioni differenti a seconda dell'importanza sociale del suo proprietario.[2]

MusicaModifica

Il tipico strumento di questo gruppo etnico è il flauto maragato.[10]

GastronomiaModifica

Il piatto tipico dei maragatos è il cocido maragato, una zuppa contenente da sette sino a dieci tipi diversi di carne, ceci e cavoli.[3]

Feste e tradizioniModifica

Ricorrenze tipiche dei maragatos sono La Covada, La boda e La fiesta del arado.[2][3]

La CovadaModifica

La covada è/era un'antica tradizione maragata che ha/aveva luogo dopo una nascita: in occasione della covada, ha/aveva luogo uno scambio di ruoli tra i neo-genitori, con il neo-papà che si prende(va) cura del figlio, ricevendo le congratulazioni dei parenti, e con la neo-mamma che si occupa(va) dei lavori di casa, dell'allevamento, ecc.[11]
Il termine covada deriva forse dal latino cubare, che significa "fare da guardia al letto durante un parto".[11]

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica