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Marcantonio Bragadin (sommergibile)

sommergibile italiano
Marcantonio Bragadin
RSMG Bragadin.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tiposommergibile posamine
ClasseBragadin
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CantiereTosi, Taranto
Impostazione3 febbraio 1927
Varo21 luglio 1929
Entrata in servizio16 novembre 1931
Radiazione1º febbraio 1948
Destino finaledemolito
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione1167,25 t
Dislocamento in emersione981,36 t
Lunghezza68 m
Larghezza7,2 m
Pescaggio4,32 m
Profondità operativa100 m
Propulsione2 motori diesel Tosi da 1500 hp complessivi
2 motori elettrici Marelli da 832 hp totali
Velocità in immersione 7 nodi
Velocità in emersione 11,5 nodi
Autonomia2290 miglia a 11,5 nodi in superficie
4180 miglia a 6,5 nodi in superficie
10 miglia a 7 nodi in immersione
86 miglia a 2,2 nodi in immersione
Equipaggio5 ufficiali, 50 fra sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento

dati presi da:

voci di sommergibili presenti su Wikipedia

Il Marcantonio Bragadin è stato un sommergibile della Regia Marina.

Indice

StoriaModifica

Originariamente il nome del sommergibile era Marcantonio Bragadino[1]. Dopo il completamento fu dislocato a La Spezia, in seno alla II Squadriglia Sommergibili; nel 1934 fu trasferito a Taranto[1].

Il 7 dicembre 1935 fu speronato accidentalmente dal sommergibile Tito Speri, sbandando violentemente per l'urto ma senza riportare gravi danni[2].

Nel 1939 fu distaccato presso la Flottiglia Scuola Comando, alle dipendenze della quale restò per qualche mese[1].

Eccetto il servizio addestrativo, durante il secondo conflitto mondiale – all'inizio del quale si trovava stanziato a Taranto[1] – fu impiegato quasi esclusivamente in missioni di trasporto.

Il 24 giugno 1940 (al comando del capitano di corvetta Bandino Bandini) partì da Napoli per la sua prima missione, ossia il trasporto a Tobruk di 27 tonnellate di rifornimenti destinati alla Regia Aeronautica[1][3]. Secondo recenti ricerche sarebbe stato il Bragadin, durante la sosta a Tobruk del 28 giugno, e non l'incrociatore corazzato San Giorgio, a sparare la raffica di mitragliera che accidentalmente abbatté l'aereo di Italo Balbo[2][4]. Il sommergibile fece ritorno a Taranto il 4 luglio dopo aver subito una intensa e continua caccia: fu oggetto in tutto di tre attacchi aerei e due navali con bombe di profondità, che causarono la perdita di quattro uomini (due sottufficiali e due marinai)[1][3].

Effettuò poi le riparazioni, protrattesi alcuni mesi insieme ad altri lavori, nell'Arsenale di Taranto[1].

Il 30 ottobre (con il capitano di corvetta Mario Vannutelli come nuovo comandante) posò 24 mine nei pressi di Navarino: fu l'unica volta che l'impianto per la posa di mine del sommergibile fu effettivamente impiegato[1][3].

Fra il 9 dicembre 1940 ed il 1º ottobre 1941 operò per la Scuola Sommergibili di Pola svolgendo 65 missioni addestrative e tre di vigilanza in Alto Adriatico[1][3].

Fu poi ridislocato a Messina ed in seguito a Taranto[1].

Il 17 dicembre 1941 (con il tenente di vascello Luigi Andreotti come comandante), partì da Taranto per Bengasi con circa 50 tonnellate di rifornimenti; diresse poi per Tripoli per via di un ordine inviato dalla base, ma si arenò nei pressi di Punta Tagiura, dovendo trasbordare il carico su motovelieri; fu poi disincagliato e trainato a Tripoli dal rimorchiatore Ciclope[1][3].

Disincagliato e riparato, fece ritorno a Taranto nel gennaio 1942[1].

Il 21 maggio 1943 evitò quattro siluri lanciati da un sommergibile nemico mentre – di ritorno da una missione di trasporto – rientrava da Lampedusa a Taranto[1][3].

In tutto il conflitto 1940-1943 effettuò undici missioni di trasporto[5].

Il 7 settembre 1943, nell'ambito del «Piano Zeta» (di contrasto al prossimo sbarco alleato a Salerno) fu inviato in Mar Ionio[6].

Alla proclamazione dell'armistizio si trovava dunque in agguato nel Golfo di Taranto e si consegnò agli Alleati ad Augusta[1]; da lì, unitamente a cinque altri sommergibili e sotto la scorta del cacciatorpediniere HMS Isis (per evitare di essere accidentalmente attaccato da unità alleate), ripartì diretto a Malta, ove giunse il 16 settembre 1943[7].

Dal giugno 1940 all'armistizio il Bragadin aveva svolto in tutto 28 missioni di guerra, percorrendo complessivamente 16.153 miglia in superficie e 1581 in immersione[8].

Il 13 ottobre rientrò in Italia, insieme a 15 altri sommergibili[9].

A partire dallo stesso mese, inquadrato nel Gruppo Sommergibili Levante, fu impiegato per l'addestramento antisommergibile delle navi scorta britanniche ad Haifa e poi trainato a Taranto per un guasto[1]. All'inizio di questo periodo, il 26 ottobre 1943, giunto ad Haifa alle 6.30, avrebbe dovuto trasportare rifornimenti all'isola di Lero, sotto assedio da parte dei tedeschi, ma fu giudicato inadatto al compito[10].

Fu radiato il 1º febbraio 1948 e quindi demolito[1].

NomeModifica

Il battello era intitolato al veneziano Marcantonio Bragadin, governatore di Cipro, martirizzato dai turchi dopo la battaglia di Famagosta del 1571.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Sommergibile "BRAGADIN"
  2. ^ a b I Sommergibili
  3. ^ a b c d e f Regio Sommergibile BRAGADIN
  4. ^ Antonio Carioti, Un sommergibile abbatté l'aereo di Balbo, in Corriere della Sera, 13 febbraio 2006.
  5. ^ Giorgerini, p. 367
  6. ^ Giorgerini, p. 364
  7. ^ Storia Militare, p. 54
  8. ^ Attività Operativa
  9. ^ Storia Militare, p. 63
  10. ^ Levant, Admiralty War Diary 1943, including British Aegean Campaign, su naval-history.net. URL consultato il 5 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2011).

BibliografiaModifica

  • Joseph Caruana, Interludio a Malta, in Storia Militare, nº 204, settembre 2010.
  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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