Marco Fulvio Flacco (console 125 a.C.)

Console romano nel 125 a.C.

Marco Fulvio Flacco (... – 121 a.C.) è stato un senatore romano e un alleato dei Gracchi.

Marco Fulvio Flacco
Console della Repubblica romana
Nome originaleMarcus Fulvius Flaccus
GensFulvia
Consolato125 a.C.

Biografia

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Nel 132 a.C. Marco Fulvio Flacco preparò un procedimento intentato con Caio Gracco, contro gli assassini di Tiberio Gracco[1], tra i quali si suppone vi fosse Scipione Emiliano[2].

Nel 130 a.C., dopo la morte di Appio Claudio e Cracco Muciano[3], fu scelto come triumviro che completasse il collegio triumvirale assieme a Caio Sempronio Gracco e Papirio Carbone[4]. Eletto triumviro fu incaricato di attuare la legge agraria proposta da Tiberio Gracco, ucciso nel 132 a.C.[5]; questa legge doveva risolvere i problemi della divisione delle terre tra le città alleate.

Nel 129 a.C. fu designato alla commissione agraria. Si schierò con Caio Gracco contro Scipione Emiliano accusato di mire tiranniche[6].

Nel 125 a.C. eletto console propose una legge secondo la quale, se avesse ottenuto i suffragi del Senato, avrebbe reso di gran lunga meno cruenti i decenni successivi: bisognava, secondo tale proposta, concedere la cittadinanza ai Latini e ai soci Italici che la desiderassero, portando a termine, sia pure in grande ritardo, il piano dell'unificazione etnica e politica dell'Italia. Il Senato rigettò la proposta, ci fu chi lo minacciò, chi lo pregò di ritirare la sua rogazione, ma egli resistette in silenzio.[7] Come poi la sua proposta cadesse non è certo: forse per votazione contraria, forse per mancata sollecitazione del proponente, forse e più probabilmente per il veto del console e collega M.Plauto Hypseo. Vi furono ulteriori scontri con quest'ultimo che si servì di un tribuno della plebe, Giulio Penna, per proporre una rogazione che cacciasse in blocco tutti i "peregrini" dalla città. Fulvio, ancora console, reagì proponendo un'altra legge la quale ammetteva l'appello al popolo per quelli che non volevano mutare la cittadinanza[8]. Fulvio Flacco continuò a far parte del movimento gracchiano e cercò di attirarvi anche il ceto dei cavalieri, ossia degli affaristi[9].

Nel 124 a.C. fu proconsole in Gallia.

Per impedirgli di mettere in atto la sua proposta fu inviato dal Senato a Massalia (l'odierna Marsiglia) che invocò l'aiuto dei romani contro i Liguri Transalpini, i Celti Voconzi e i Salluvi[10]. L'azione di Fulvio aveva avuto esito così fortunato che tornò a Roma per trionfare su tutti e tre i popoli, all'inizio del 123 a.C.[9]

Verso il giugno del 123 a.C., in accordo con Appiano[11], andò in Africa per preparare la centuriazione dei terreni dove si sarebbe impiantata la colonia Iunonia, nella seconda metà dell'anno iniziò i lavori per la nuova colonia[12].

Nel 122 a.C. divenne per la seconda volta tribuno della plebe con Caio Gracco[2]. Sempre nello stesso anno gli ottimati lo accusarono di non aver ancora messo in atto il programma che aveva presentato con la sua legge nel 125 a.C.; lo accusarono anche del sospettato omicidio di Scipione Emiliano, e anche per l'allestimento della colonia Iunonia nell'area maledetta di Cartagine[13]. Non riuscì a farsi rieleggere e ad ottenere un terzo tribunato[14].

Nel 121 a.C. Fulvio fu a capo delle bande armate dei gracchiani durante la battaglia dell'Aventino, con in tutto tremilacinquecento uomini. Si fortificarono nel tempio di Diana, suo figlio fu inviato a persuadere il Senato con un accordo. Ai gracchiani fu riferito di venire disarmati davanti al popolo, ma rifiutarono. Avvenne la battaglia tra i gracchiani, capeggiati da Fulvio, e le forze armate del Senato. I gracchiani, perduti duecentocinquanta uomini, si sbandarono. Flacco e suo figlio, passando per il tempio della Luna, fuggirono in una casa privata, una volta scovati, vennero strangolati[15].

Plutarco lo descrive come un agitatore nato[16]. Cicerone descrive Flacco come un oratore non eccelso e commenta che le sue opere lo rivelano più uno studioso di letteratura che un oratore[17].

  1. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.329
  2. ^ a b Ridley, History of Rome, p.225
  3. ^ Broughton, The magistrates of the Roman Republic, p.503
  4. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.344
  5. ^ Cicerone, La Repubblica, p.74
  6. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.348
  7. ^ Giovanni Geraci & Arnaldo Marcone, Storia romana - Editio maior, p.203
  8. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.350
  9. ^ a b Luigi Pareti, Storia di Roma, p.352
  10. ^ Broughton, The magistrates of the Roman Republic, p.514
  11. ^ Broughton, The magistrates of the Roman Republic, p.517
  12. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.365
  13. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p.367
  14. ^ Oxford Classical Dictionary, p.393
  15. ^ Luigi Pareti, Storia di Roma, p. 375
  16. ^ Plutarco, Vita di Gaio Gracco, 10
  17. ^ Cic., Brutus (Storia degli oratori famosi), 108 (da The Latin Library).

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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