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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il figlio omonimo, vedi Marco Lollio (console 13).
Marco Lollio
Nome originaleMarcus Lollius
Nascita54 a.C. circa
Ferentino
Morte2
ConiugeAurelia Cotta, figlia di Marco Aurelio Cotta
FigliMarco Lollio
GensLollia
Consolato21 a.C.
Proconsolatonel 20-18 a.C. in Macedonia[1]
Legatus Augusti pro praetore18-16 a.C. in Gallia Comata[2][3]

Marco Lollio in latino Marcus Lollius (Ferentino, 54 a.C. circa – 2) è stato un politico e militare romano, generale dell'Impero.

BiografiaModifica

Lollio, la cui discendenza e provenienza (Ferentino[4]) è incerta, sposò un'Aurelia, figlia del pretore dell'anno 54 a.C., Marco Aurelio Cotta. Ebbero un figlio, anch'egli di nome Marco (?) Lollio (da non identificare con il console suffetto del 13), il quale sposatosi con una Volusia (figlia del consolare del 12 a.C., Lucio Volusio Saturnino), ebbe a sua volta due figlie: la prima di nome Lollia Paolina, divenne la futura moglie dell'imperatore Caligola ed una delle candidate a sposare l'imperatore Claudio;[5] la seconda di nome Lollia Saturnina, andò in sposa ad un certo Valerio Asiatico (console suffetto del 35).[6]

Appartenente alla gens Lollia, homo novus dell'epoca augustea,[7] faceva parte dell'aristocrazia cittadina dell'Antica Roma. Divenuto console nel 21 a.C.,[8] è considerato capostipite di questa gens ed attualmente citato nelle genealogie araldiche della famiglia Lolli Ghetti di Ferentino diretta discendente dalla Gens Romana Gens Lollia, come documentato nel libro d'oro della nobiltà italiana. Fu leale collaboratore dell'imperatore Augusto, a cui dovette il successo della sua carriera. Egli cominciò la sua ascesa sopraintendendo alla trasformazione del Regno di Galazia, in provincia romana nel 25 e 24 a.C. in seguito alla morte del re Aminta.[9] In seguito entrò a far parte dei quindecinvir insieme allo stesso imperatore ed a Marco Vipsanio Agrippa.[10]

Combatté in Tracia come governatore della Macedonia mentre portava aiuto a Remetalce I, zio e tutore dei figli di Cotis V, sottomise i Bessi (nel 19-18 a.C.).[1] Poco più tardi, inviato in Gallia, subì una disastrosa sconfitta (clades lolliana del 17 a.C.) paragonabile a quella di Publio Quintilio Varo,[11] contro Sigambri, Usipeti e Tencteri, dove perse l'aquila della legio V.[2][3] Le popolazioni germaniche avevano inizialmente catturato nei loro territori alcuni commercianti romani e li avevano impalati, poi avevano attraversato il Reno, portando devastazione nella stessa Gallia Comata. Quando la cavalleria romana sopraggiunse, fu sorpresa in un agguato e, una volta messa in fuga, i Germani si imbatterono anche il Marco Lollio, il quale, venuto a battaglia, fu sconfitto.[12]

Nel 1 a.C. divenne compagno e consigliere di uno dei due eredi designati a succedere ad Augusto, Gaio Cesare,[13] durante la spedizione in Armenia contro i Parti. Caduto in disgrazia, sembra per aver ricevuto doni dai principi orientali senza averne titolo, ma forse anche per aver osteggiato una riconciliazione tra Gaio Cesare e Tiberio,[14] si suicidò in Oriente nel 2.[15] Di lui scrisse Velleio Patercolo:

«[Marco Lollio] uomo in tutto più desideroso di denaro che di azioni oneste e pieno di tanti vizi che sapeva abilmente nascondere.»

(Velleio Patercolo, Storia di Roma, II, 97.1.)

NoteModifica

  1. ^ a b Cassio Dione, LIV, 20.3; AE 1933, 85.
  2. ^ a b Svetonio, Vite dei CesariAugustus, 23.
  3. ^ a b Velleio Patercolo, II, 97.1.
  4. ^ CIL X, 5839; CIL X, 5837; ILS 5342; Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993, p.69.
  5. ^ Tacito, Annales, XII, 1.
  6. ^ Syme, tav.XI.
  7. ^ Syme, p.19, 66, 285.
  8. ^ Cassio Dione, LIV, 6.2.
  9. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VII, 10, 2.
  10. ^ CIL VI, 32323.
  11. ^ Tacito, annales, I, 10.
  12. ^ Cassio Dione, LIV, 20.4-5.
  13. ^ Svetonio, Vite dei CesariTiberio, 12.2; Syme, p.476.
  14. ^ Syme (p.263) definisce Lollio "acerrimo nemico del futuro imperatore Tiberio.
  15. ^ Velleio Patercolo, II, 102.1; Plinio il Vecchio, IX, 117 racconta che si suicidò bevendo del veleno.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, trad.it., Milano 1993.
  • Diana Bowder, Dizionario dei personaggi dell'antica Roma, Roma 1990.