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Margherita Sarfatti

scrittrice, giornalista e critica d'arte italiana
Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti, nata Margherita Grassini (Venezia, 8 aprile 1880Cavallasca, 30 ottobre 1961), è stata una scrittrice e critica d'arte italiana, nota anche per la sua relazione con Benito Mussolini. Di lui scrisse una delle prime biografie agiografiche, intitolata Dux che uscì quasi immediatamente in un'edizione in inglese dal titolo The life of Benito Mussolini[1]. A seguito delle leggi razziali antisemite, nel 1938, riparò in Argentina.

Indice

BiografiaModifica

 
Adolfo Wildt, ritratto di Margherita Sarfatti, 1930, collezione privata

Ultima di quattro figli, nacque da una ricca e nota famiglia ebraica. Il padre, Amedeo Grassini, era una personalità di grandissimo spicco: avvocato e consigliere comunale, amico del patriarca Giuseppe Sarto (il futuro papa Pio X), condusse, con Giuseppe Musatti, una fiorente carriera imprenditoriale: fondatore della prima società di vaporetti di Venezia, costituì anche un gruppo finanziario per avviare la trasformazione del Lido in località turistica. Il prestigio dei Grassini crebbe ulteriormente quando lasciarono il Ghetto per trasferirsi nello storico palazzo Bembo, sul canal Grande (1894).

Margherita, già di sua natura assai dotata, ebbe un'ottima istruzione, parlando correntemente quattro lingue. Fu educata in casa e poté usufruire di insegnanti quali Antonio Fradeletto, Pietro Orsi e Pompeo Gherardo Molmenti. Grazie alla posizione del padre, ebbe inoltre modo di conoscere personalmente numerosi letterati quali Israel Zangwill, Gabriele D'Annunzio e i Fogazzaro (Giuseppe e Antonio). Per quanto riguarda le sue origini, la Grassini visse un rapporto ambiguo con l'ebraismo: orgogliosa delle proprie origini da un lato, distaccata dal punto di vista religioso al punto da convertirsi al cattolicesimo. Questa tormentata situazione personale fu comune a tutti i fratelli Grassini e giunse all'esasperazione con la sorella Lina, suicida nel 1909.

Impegno culturaleModifica

 
Giacomo Grosso, Ritratto dell'onorevole avvocato Cesare Sarfatti (1926)

Nel 1898 sposò l'avvocato Cesare Sarfatti, militante socialista, e ne assunse il cognome, con cui firmò tutte le sue opere. Nel 1902 si trasferisce a Milano, dove inizia a scrivere sull'Avanti della Domenica. E nel 1909 è assunta come responsabile[2] della rubrica di critica d'arte sull’Avanti!, organo di stampa del Partito socialista italiano. Tra il 1902 e il 1905 collabora con il periodico Unione femminile, organo di stampa della omonima organizzazione, impegnata per l'emancipazione femminile.

Nel 1912 Anna Kuliscioff fonda e dirige la rivista La difesa delle lavoratrici alla quale sono chiamate a collaborare le donne socialiste italiane; anche la Sarfatti si rende disponibile a fornire il suo contributo sia con articoli, sia con sovvenzioni personali in denaro. Nello stesso anno incontra Benito Mussolini, allora dirigente del PSI e in procinto di divenire direttore dell'Avanti!, e nasce tra i due una relazione che si trasformerà in un sentimento più profondo, durato vent'anni[2]. Tale sentimento porterà la Sarfatti sempre più vicina alle posizioni di Mussolini in qualsiasi modo queste si evolvano[3] fino a divenire, nel 1918, redattrice de Il Popolo d'Italia, quotidiano fondato e diretto dal futuro dittatore.

 
Il monumento a Roberto Sarfatti (1900-1918).

Il 28 gennaio 1918 suo figlio Roberto, volontario nella prima guerra mondiale, caporale nel VI Reggimento Alpini, venne ucciso, non ancora diciottenne, nel corso di un assalto sul Col d'Ecchele, sull'Altopiano di Asiago, durante la prima Battaglia dei Tre Monti. A ricordo dell'episodio, per il quale al giovane fu conferita una medaglia d'oro al valor militare, Margherita fece erigere sul luogo dove Roberto era morto un monumento funebre, opera dell'architetto Terragni[4].

Il suo salotto milanese intorno agli anni venti era frequentato da molti intellettuali ed artisti. Il salotto era uno dei più esclusivi della città, al numero 93 di Corso Venezia[2], che la Sarfatti mirava a riportare a un ruolo di centralità culturale a livello nazionale[5]. In questa direzione, in questo centro accoglie il gruppo futurista, letterati come Massimo Bontempelli con Ada Negri, la coppia di scultori Medardo Rosso e Arturo Martini. Talvolta interviene lo stesso Mussolini[2].
Nello stesso periodo divenne direttrice editoriale di Gerarchia, la rivista di teoria politica fondata da Benito Mussolini. Nel 1922 fondò con il gallerista Lino Pesaro e gli artisti Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi il cosiddetto Gruppo del Novecento, le cui opere furono esposte per la prima volta nel 1923 alla galleria Pesaro di Milano. A causa della sua adesione al fascismo - sancita nel 1925 dalla sottoscrizione al Manifesto degli intellettuali fascisti - alcuni artisti si allontanarono, non condividendo il progetto della Sarfatti di contribuire alla nascita di una cosiddetta arte fascista.

Tuttavia, nonostante le polemiche, nell’ambito della XCIII Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma organizzò la successiva mostra dal titolo Dieci artisti del Novecento italiano (Roma, 1927), nella quale fece esporre i principali pittori romani, fra i quali: Bartoli, Ceracchini, Guidi, Socrate, Trombadori, Luigi Trifoglio[5][6]. Alla mostra non mancarono di partecipare tutti i maggiori artisti italiani.

Divenuta vedova nel 1924, la Sarfatti si dedicò alla stesura di una biografia di Mussolini. Il testo - rivisto accuratamente dallo stesso Mussolini[7] - fu dapprima pubblicato nel 1925 in Inghilterra col titolo The Life of Benito Mussolini e l'anno successivo in Italia col titolo Dux. Per la notorietà del personaggio e per la familiarità dell'autrice con il dittatore, il libro ebbe un enorme successo di vendite (un milione e mezzo di copie vendute solo in Italia[8] e 17 edizioni) e fu tradotto in 18 lingue, compreso il turco e il giapponese. Per quanto discreta (e non esclusiva), la relazione tra la Sarfatti e Mussolini continuò nel decennio successivo, fatta di incontri segreti a Palazzo Venezia, non mancando di suscitare in più di un'occasione le gelosie di Rachele Mussolini.[9]. Nel 1929 Margherita Sarfatti si trasferì a Roma con i figli. Nel 1932 però Mussolini fece un improvviso voltafaccia e la scrittrice fu allontanata dal Popolo d'Italia; cercò un nuovo giornale e approdò alla Stampa di Torino[10][11].

EspatrioModifica

Nel gennaio 1934 la Sarfatti ottenne il passaporto[12] ed il permesso di espatriare. Lasciò la direzione editoriale di Gerarchia e si recò negli Stati Uniti d'America per un lungo viaggio. Fu accolta ufficialmente alla Casa Bianca da Eleanor Roosevelt con gli onori riservati alla moglie di un capo di stato. Alla NBC spiegò il fascismo. Ma i rapporti con Mussolini si deteriorano rapidamente in quegli anni, con la svolta intransigente della politica fascista. In una relazione in cui politica e passione furono sempre strettamente connessi, anche la separazione fu al tempo stesso politica e privata. Sarfatti si oppone all'avventura coloniale e all'alleanza con Hitler; Claretta Petacci ne prende il posto di prima amante. Nel 1936 Mussolini le fece intendere che non sarebbe stata più ricevuta a Palazzo Venezia.[13].

Con la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, la Sarfatti si allontanò dall'Italia evitando, in tal modo, di essere travolta dal crollo del regime. Si trasferì dapprima a Parigi, ove tenne conferenze sulla letteratura. Ebbe rapporti con Jean Cocteau, rincontrò Alma Mahler che di lei disse: "Quando la incontrai in Italia era una regina senza corona ora è una mendicante reale in esilio." Quindi cercò (inutilmente) di andare negli Stati Uniti, alla fine si rifugiò, per sei anni, in Uruguay e Argentina trascorrendo l'estate a Montevideo, dove l'attendeva il figlio Amedeo, e l'inverno a Buenos Aires e scrivendo per alcuni giornali delle due capitali, divise dall'immenso Río de la Plata. Qui strinse amicizia con il pittore Emilio Pettoruti, le scrittrici Victoria Ocampo, la sorella Silvina Ocampo e il giornalista Natalio Botana.[14][15][16] In Sudamerica cominciò a scrivere anche le sue memorie (tuttora inedite), una rivisitazione del suo Dux e dei suoi vent'anni trascorsi a fianco di Mussolini. Inizialmente il titolo avrebbe dovuto essere Mea culpa, poi trasformato in My fault.[17] La sorella Nella Grassini Errera, rimasta in Italia, è deportata con il marito e muore ad Auschwitz.[18]

Ritorno in ItaliaModifica

Margherita Sarfatti rientrerà solo nel 1947, a guerra finita e con il ripristino delle libertà democratiche.

Al ritorno pubblicò il libro di memorie Acqua passata, nel 1955[5]. Vivrà appartata nella sua villa di Cavallasca, presso Como, sino alla morte, avvenuta all'età di ottantun anni, nel 1961. L'archivio di Margherita Sarfatti è conservato all'Archivio del '900 del Mart di Rovereto.

RiconoscimentiModifica

A Margherita Sarfatti Ada Negri dedica la sua prima raccolta di prose, Le solitarie[19].

OpereModifica

  • La milizia femminile in Francia, Milano, Rava & C., 1915.
  • La fiaccola accesa. Polemiche d'arte, Milano, Istituto editoriale italiano, 1919.
  • L'esposizione post-impressionista e futurista del pittore Emilio Notte, in "Cronache d'attualità", Roma, 5 giugno 1919.
  • Cronache del mese, "Ardita", Milano, I, 15 giugno 1919, p. 254
  • Tunisiaca, Milano-Roma, Mondadori, 1923.
  • (EN) Margherita G Sarfatti; Benito Mussolini, The life of Benito Mussolini, London, Thornton Butterworth, 1925, OCLC 955403029.
  • I vivi e l'ombra. Liriche, Milano, Facchi, 1921; Milano, A. Mondadori, 1934.
  • Achille Funi, Milano, Hoepli, 1925.
  • The Life of Benito Mussolini, London, Thornton Butterworth, 1925.
  • Segni, colori e Luci. Note d'arte, Bologna, N. Zanichelli, 1925.
  • Dux, Milano, Mondadori, 1926.
  • Mostra personale del pittore Lorenzo Viani. Dal 18 al 31 gennaio 1929 (esame critico), Milano, Galleria, 1929.
  • Il palazzone. Romanzo, Milano, Mondadori, 1929.
  • Storia della pittura moderna, Roma, Cremonese, 1930.
  • Segni del meridiano, Napoli, Mazzoni, 1931.
  • Diciottesima Esposizione Biennale Internazionale d'Arte. 1932 Catalogo [con saggi di M. Sarfatti et al.], Venezia, Carlo Ferrari, 1932.
  • Daniele Ranzoni, Roma, Reale Accademia d'Italia, 1935.
  • L'America, ricerca della felicità, Milano-Verona, A. Mondadori, 1937.
  • Casanova contro Don Giovanni, Milano, A. Mondadori, 1950.
  • Acqua passata, Bologna, Cappelli, 1955.
  • L'Amore svalutato, Roma, E.R.S., 1958.

NoteModifica

  1. ^ Sarfatti Mussolini
  2. ^ a b c d Biografia di Margherita Sarfatti Grassini, su scuolaromana.net. URL consultato l'11 maggio 2018 (archiviato il 30 marzo 2017).
    «Bibliografia: E. Braun, Dal Risorgimento alla Resistenza: cent’anni di artisti ebrei in Italia, in Ital Yà, catalogo della mostra, Ferrara 1990 (in precedenza a New York, con il titolo Gardens and Ghettos); P. Cannistraro, Margherita Sarfatti, Milano 1993.».
  3. ^ Margherita Sarfatti dal sito Sasso di Asiago
  4. ^ Fonte: Gastone Paccanaro (Collegamenti esterni)
  5. ^ a b c l'Enciclopedia, in La Biblioteca di Repubblica, UTET-DeAgostini, Marzo 2003, ISSN 1128-4455 (WC · ACNP).
  6. ^ Luigi Trifoglio, su scuolaromana.net. URL consultato l'11 maggio 2018 (archiviato il 30 marzo 2017).
  7. ^ Bruno Vespa, Donne d'Italia (Milano, Mondadori, 2014), p.81.
  8. ^ Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti (2015), pag. 202.
  9. ^ Vespa, Donne d'Italia, pp. 79-80.
  10. ^ Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti (2015), pp. 253-54.
  11. ^ Il primo articolo della Sarfatti sulla Stampa apparve il 23 marzo 1932 in Terza pagina.
  12. ^ Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti (2015), p. 276.
  13. ^ Vespa, Donne d'Italia, p.81.
  14. ^ Marcos Aguinis in Incendio de Ideas
  15. ^ (ES) La amante judía de Mussolini que vivió en Montevideo
  16. ^ Roberto Festorazzi, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini, Vicenza, Angelo Colla Editore, 2010, p. 376.
  17. ^ Alberto Mazzuca, Luciano Foglietta, Mussolini e Nenni amici nemici, Bologna, Minerva Editore, 2015, p. 404.
  18. ^ CDEC Digital Library.
  19. ^ Ada Negri, Le solitarie, Treves Milano 1917

BibliografiaModifica

  • Sergio Marzorati, Margherita Sarfatti. Saggio biografico, Collana In prima persona n.7, Como, Nodolibri, 1990, ISBN 978-88-7185-009-2.
  • Mussolini le intimò: Smetta di confondere Novecento con fascismo, di Sileno Salvagnini, in Arte, No. 10-12, anno 1991.
  • Philip V. Cannistraro e Brian R. Sullivan, Margherita Sarfatti. L'altra donna del duce, traduzione di C. Lazzari, Collezione Le Scie, Milano, Arnoldo Mondadori, 1993, ISBN 978-88-04-33546-7.
  • Margherita Sarfatti: appunti per una storia della letteratura femminile nel periodo fascista, di Giovanna Bosi Maramotti, estratto da: AAVV 'Il pensiero reazionario la politica e la cultura dei fascismi',
  • La formazione di Margherita Sarfatti e l'adesione al fascismo, di Simona Urso, 'Studi storici', No. 1-6, anno 1994
  • Da Boccioni a Sironi. Il mondo di Margherita Sarfatti, a cura di Elena Pontiggia, Collana Carte d'artisti n.33, Milano, Abscondita, 2002, ISBN 978-88-8416-048-5.
  • Simona Urso, Margherita Sarfatti. Dal mito del Dux al mito americano, Collana Saggi, Venezia, Marsilio, 2003, ISBN 978-88-317-8342-2.
  • Karin Wieland, Margherita Sarfatti. L'amante del Duce, trad. Elena Mortarini, Torino, UTET, 2006, ISBN 978-88-02-07475-7.
  • (ES) Daniel Gutman, El amor judío de Mussolini. Margherita Sarfatti: del fascismo al exilio, Buenos Aires, Ediciones Lumiere S.A., 2006, ISBN 987-603-017-5.
  • Giovanni Cecini, I soldati ebrei di Mussolini, Milano, Mursia, 2008.
  • (FR) Françoise Liffran, Margherita Sarfatti, L'égérie du duce, Collection «Biographie», Paris, Seuil, 2009, ISBN 978-2-02-098353-2.
  • Roberto Festorazzi, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini, Colla Editore, 2010, ISBN 978-88-89527-56-6.
  • Rachele Ferrario, Margherita Sarfatti. La regina dell'arte nell'Italia fascista, Collezione Le Scie.Nuova serie, Milano, Mondadori, 2015, ISBN 978-88-04-65861-0.
  • Alberto Mazzuca, Luciano Foglietta, Mussolini e Nenni amici nemici, Bologna, Minerva Editore, 2015, ISBN 978-88-7381-589-1.
  • Ilaria Cimonetti, Alle radici di Novecento Italiano. Un ritratto giovanile di Margherita Sarfatti, Verona, Scripta, 2016, ISBN 978-88-98877-56-0.

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