Maria Teresa Cayetana de Silva

nobildonna spagnola
Francisco Goya, La duchessa de Alba, 1795, olio su tela, 194 x 130, Madrid, Collezione de Alba.

Maria Teresa Cayetana de Silva (Madrid, 10 giugno 1762Madrid, 23 luglio 1802) è stata una nobildonna spagnola.

Stemma Alvarez de Toledo.

Indice

BiografiaModifica

Figlia di Francisco de Paula de Silva y Álvarez de Toledo e della di lui consorte Mariana de Silva-Bazán y Sarmiento, fu la tredicesima duchessa d'Alba; sposò nel 1775 José María Álvarez de Toledo, undicesimo marchese di Villafranca e duca di Bivona[1]. Lei e la sua famiglia vissero tra le loro due proprietà maggiori in Madrid, il Palazzo della Moncloa e il Palazzo di Buenavista, vicino alla fontana di Cibele. La duchessa di Alba era solita anche alternare queste residenze con una terza, il Palazzo dei duchi d'Alba, a Piedrahita, ove lei e il marito ricevevano personalità politiche, della cultura e della scienza, tra i quali l'uomo politico Gaspar Melchor de Jovellanos e il pittore spagnolo Francisco Goya.

Divenne famosa per la sua presunta relazione con quest'ultimo,[2] conosciuto probabilmente a corte intorno al 1790, e per la sua eccentrica personalità, che ne fece una delle donne più chiacchierate e in vista del suo tempo.

La donna fu immortalata da Goya in alcuni celebri ritratti[3] e nei disegni dell'Album di Sanlúcar. È invece probabilmente falso che ella fosse la modella della Maja desnuda e della Maja vestida, che probabilmente fu una certa Pepa Tudó, amante del committente Godoy.[4]

Tante sono le leggende che si raccontano sul suo conto: dall'attrazione per i toreri agli esagerati capricci, dalla tenerezza verso bambini e animali alla temerarietà dei travestimenti notturni per scandalizzare il "bel mondo". Il 9 giugno 1796, a Siviglia morì il marito: la vedova, che si trovava a Madrid, partì per Siviglia e trascorse poi i mesi estivi a Sanlúcar, sulle coste andaluse, forse in compagnia del pittore.

Morì nel 1802 all'età di quarant'anni, forse di tubercolosi, o forse, come dissero le malelingue, fatta assassinare da Godoy per conto della regina. La sua favolosa collezione d'arte (che comprendeva quadri come la Venere allo specchio di Velázquez[5] e L'educazione di Cupido di Correggio[6]) passarono nelle mani di Godoy e, alla caduta in disgrazia di costui, al Re di Spagna.

Non lasciò figli naturali, ma una figlia adottiva, Maria de la Luz. Alla sua morte il titolo si trasmise ad un parente, Carlos Miguel Fitz-James Stuart (1794-1835), che divenne quindi il XIV duca de Alba.

Al cinemaModifica

Ritratti della duchessa (Francisco Goya)Modifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Joaquín Ezquerra del Bayo, La Duquesa de Alba y Goya, 1959, Madrid, Aguilar
  • A. E. Pérez Sánchez, Goya, Milano, 1990
  • F. Calvo Serraler, Goya, Milano, 1996
  • AAVV, Goya, Giunti, 1997.
  • R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso
  • R. Maffeis (a cura di), Goya – La vita e l'arte – I capolavori, 2003, Milano, Rizzoli
  • Antonino Marrone, Bivona città feudale voll. I-II, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1987.ISBN non esistente
  • Giuliano Serafini, Goya, Giunti, 2004, ISBN 978-88-09-03429-7.

Voci correlateModifica

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