Marianna De Crescenzo

Marianna De Crescenzo (Napoli, 13 aprile 1817 circa – ...) è stata una patriota italiana.

Marianna de Crescenzo fotografata nel suo famoso abbigliamento con scialle sulle spalle, un revolver e un pugnale infilato nella cintura.

BiografiaModifica

Marianna De Crescenzo era del quartiere Montecalvario, proveniente da una famiglia originaria di San Giovanni a Teduccio e per questo soprannominata la Sangiovannara[1], i suoi dati anagrafici sono scarsamente noti, probabilmente nacque attorno al 1830 e di lei non si hanno più tracce dopo lo svolgersi delle vicende garibaldine nel napoletano.

Figlia di un fruttivendolo[2], e divenuta vedova di un soldato borbonico, gestiva una taverna nel quartiere Pignasecca, che affiderà al suo nuovo marito quando lei prenderà la guida armata dei patrioti del quartiere nei giorni che precedono l'arrivo di Garibaldi a Napoli nel 1860[3]. Le cronache la descrivono in prima fila tra il popolo (obbligato dalla camorra di cui faceva parte), ad accogliere festante l'ingresso di Garibaldi nella città indossando come suo solito uno sciallo avvolto sulle spalle e un pugnale alla cintura.[4]

Con un decreto del 26 ottobre 1860, a firma del pro-dittatore Giorgio Pallavicino, le fu stabilita l'erogazione di una pensione di 12 ducati al mese, assieme ad altre quattro patriote napoletane[5], con la seguente motivazione[6]:

«Considerando che in tempi di tenebrosa tirannide Marianna la Sangiovannara, Antonietta Pace, Carmela Furitano, Costanza Leipnecher e Pasquarella Proto sono state esempio imitabile di coraggio civile e di costanza nel propugnare la causa della libertà.»

(Decreto di governo, Napoli, 26 ottobre 1860"[7])

La Sangiovannara era cugina del famoso Salvatore De Crescenzo, capo di quella "camorra liberale" che ricevette da Liborio Romano, prefetto e poi ministro degli Interni borbonico, l'incarico di mantenere l'ordine pubblico in città dopo il lento ritorno a un regime costituzionale operato da Francesco II[8].

Il 21 ottobre 1860 si svolse il plebiscito per l'annessione al regno di Sardegna, la mattina la Sangiovannara si pose alla testa di un corteo di persone festeggianti l'evento, portanti tricolori che accompagnavano gli ex esuli Silvio Spaventa e Filippo Cappelli al seggio elettorale del rione Montecalvario, il diritto al voto plebiscitario era riservato unicamente a tutti gli uomini escludendo le donne, tuttavia alla Sangiovannara venne concesso dal presidente della commissione elettorale il privilegio di poter votare per benemerenze patriottiche e quindi deporre la scheda del si nell'urna tra le acclamazioni della folla e musiche patriottiche[9].

NoteModifica

  1. ^ Antonio Fiore, Camorra e polizia nella Napoli borbonica (1840-1860) (PDF), Napoli, FedOAPress, 2019, p. 241.
  2. ^ La prima sconfitta della camorra, un duello
  3. ^ Storia delle sorelle d’Italia (senza onori e cittadinanza)
  4. ^ IL SENATO DELLE DONNE: COMBATTENTI, su primosenatoitalia.it. URL consultato il 17 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2016).
  5. ^ pag 126 Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento
  6. ^ Giacinto de' Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, vol. V, libro XXVIII p. 261, Berisio, Napoli 1964
  7. ^ Atti del governo estratti dal giornale officiale di Napoli, Edizioni 1-27, Napoli, 1860, pp. 178-179.
  8. ^ Antonio Fiore, Camorra e polizia nella Napoli borbonica (1840-1860) (PDF), Napoli, FedOAPress, 2019, pp. 247-251.
  9. ^ Gian Luca Fruci I plebisciti e le elezioni