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Marianna Ucrìa

film del 1997 diretto da Roberto Faenza

TramaModifica

All'inizio del XVIII secolo, in un paese siciliano, il duca Signoretto porta invano la nipote dodicenne Marianna Ucria, che essendo sordomuta comunica tramite una lavagnetta, ad assistere a un'impiccagione, sperando che l'esecuzione possa restituirle la parola. In seguito la madre della ragazza, Maria, costringe la figlia a sposare l'anziano cugino del marito, Pietro, con il quale nei successivi quattro anni Marianna fa tre figli.

L'istruttore di questi ultimi, Grass, le insegna la lingua dei segni, la introduce a un nuovo ideale filosofico, l'illuminismo, ma soprattutto le instilla l'autostima e la voglia di indipendenza dal marito. Il rapporto fra Marianna e Grass, però, è ostacolato dal fratello minore della ragazza, un sacerdote, che convince il cognato ad allontanare il precettore dal palazzo.

Marianna, però, ormai è risoluta. Essendo stata iniziata alla modernità da Grass, la donna si rifiuta di concedersi ancora al marito. L'uomo addolorato uccide con le proprie mani la capretta Sisina che tanto amava. Alla morte di Pietro, Marianna si riappropria della sua esistenza, con un atteggiamento che si traduce in una relazione con Saro, fratello della serva Fila, ma soprattutto nella ricerca delle ragioni del suo mutismo, che risiedono in un segreto che la famiglia le ha sempre taciuto: la violenza sessuale subita proprio da Pietro quand'era una bambina[1][2].

CriticaModifica

Il film è stato accolto con favore dalla critica per la cura dei costumi, degli esterni e degli interni, ma anche per la fotografia e la recitazione[2]. Tuttavia, la critica ha sottolineato, con valutazioni negative, la scarsa aderenza del film rispetto al romanzo[2].

Premi e riconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Marianna Ucria, su comingsoon.it. URL consultato il 3 luglio 2012.
  2. ^ a b c Marianna Ucria, in Il Sole 24 Ore. URL consultato il 3 luglio 2012.

Collegamenti esterniModifica