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Mario Ageno

fondatore della scuola biofisica italiana

«La chimica di base di tutti gli organismi viventi è la stessa, dal batterio più semplice all'uomo»

(Mario Ageno)
Mario Ageno al TEM autocostruito dall'ISS

Mario Ageno (Livorno, 2 marzo 1915Roma, 23 dicembre 1992) è stato un fisico italiano. È considerato il fondatore della biofisica italiana.

Indice

BiografiaModifica

I primi anniModifica

Mario Ageno nacque il 2 marzo del 1915 a Livorno, da una famiglia genovese.

Egli studiò fisica per due anni a Genova. Lì uno dei suoi professori, notato il suo talento come scienziato, gli suggerì di recarsi a Roma. Sicché il giovane Mario Ageno nel 1934 approdò all'Istituto di Fisica diretto da Enrico Fermi. Lo stesso anno iniziò la sua collaborazione con il gruppo di giovani fisici italiani ("ragazzi di via Panisperna"), analizzando nel concreto argomenti concernenti la fisica nucleare ed i raggi cosmici[1].

Nel 1936, a soli 21, il giovane talentuoso si laureò in Fisica con una tesi sui neutroni lenti degna di lode. Il relatore fu Enrico Fermi, il quale nel settembre dello stesso anno lo chiamò ad occupare un posto da assistente. In questo periodo Mario Ageno focalizzò la sua attenzione sulla pubblicazione di diversi lavori sulla fisica sperimentale[1].

Lo scoppio della seconda guerra mondiale comportò il suo arruolamento e il successivo invito a combattere in Libia, più precisamente nella regione della Cirenaica. Qui gli venne conferito il grado di Sottotenente di artiglieria.

Tuttavia non molto tempo dopo il promettente fisico si ammalò. Iniziò così per lui un lungo periodo di invalidità, che lo portò ad una continua peregrinazione per ospedali e cliniche.

Nel 1946 tradusse "What is Life?" (Che cos'è la vita?) del fisico Erwin Schrödinger, opera fondamentale per i nuovi orientamenti della biologia contemporanea[1].

L'impiego all'Istituto Superiore di SanitàModifica

A causa del suo stato di invalidità egli fu costretto a rinunciare alla cattedra di Fisica Superiore, vinta nel 1949 a Cagliari[2].

Per necessità terapeutiche dovette rimanere a Roma. Qui egli accettò un posto di assistente al dipartimento di Fisica presso l'Istituto Superiore di Sanità, il quale disponeva di uno dei pochi microscopi elettronici presenti in Italia[2]. Mario Ageno lavorò per vent'anni sotto la direzione di Giulio Trabacchi, ottenendo nel 1959[2] la nomina di direttore del dipartimento di fisica.

Dedicò la maggior parte delle sue energie e del suo tempo alla ristrutturazione dei Laboratori di Fisica dell'Istituto, dotandoli di mezzi e personale all'epoca notevoli[2]. Creò nei Laboratori Reparti e Servizi, stimolando lo sviluppo di gruppi di ricerca su svariate tematiche, dalla fisica delle particelle a quella dei nuclei, dalla struttura della materia alla biofisica. Egli dedicò particolare attenzione a quest'ultima disciplina, prescindendo gli impegni istituzionali. Di fatto egli si può definire il fondatore della biofisica in Italia, si dedicò completamente, nel tempo libero dagli impegni istituzionali. Con la preziosa collaborazione di Franco Graziosi indirizzò le attività del dipartimento alla biofisica ed alla biologia molecolare[1].

Tra le pubblicazioni scritte da Ageno in questo periodo si possono ricordare i fortunati Elementi di fisica (1948), più volte ristampati; Le radiazioni e i loro effetti (1962); La costruzione operativa della fisica (1970), il cui titolo allude alla scuola filosofica dell’operativismo[3].

 
Istituto Superiore di Sanità, Roma.

L'insegnamentoModifica

Grazie alla collaborazione con Adriano Buzzati-Traverso, Ageno insegnò presso l'Università di Pavia e presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", qui ottenne dal 1969 al 1985 la cattedra di Fisica nella facoltà di medicina. Inoltre divenne membro del consiglio scientifico del Laboratorio Internazionale di Genetica e Biofisica[3].

L'insegnamento di Ageno fu famoso per il rigore verso sé stesso e verso gli studenti e per la versatilità nel campo scientifico.

Egli condusse le sue ricerche successive concentrandosi sui modelli fisici e matematici, finalizzati alla crescita batterica e allo studio dei rapporti tra la fisica e la biologia[3].

Appartengono a questo periodo le seguenti opere: L’origine della vita sulla terra: un problema esemplare della ricerca scientifica (1971); Punti di contatto tra fisica e biologia (1974); Introduzione alla biofisica (1975); La comparsa della vita sulla terra e altrove (1978); Evoluzione biologica: i fatti e le idee (1978); i tre volumi delle Lezioni di biofisica (1980) (vol. 1: Le idee fondamentali della biologia; vol. 2: Tempi e ambienti della comparsa della vita sulla Terra; vol. 3: La formazione dei sistemi viventi dalla materia disorganizzata)[3].

Gli ultimi anniModifica

Nel 1985 all'età di 76 anni Ageno andò in pensione, tuttavia continuò la sua attività di ricerca nel suo laboratorio[1].

A questi anni risale la pubblicazione delle seguenti opere: La biofisica (1987); Dal non vivente al vivente: nuove ipotesi sull’origine della vita (1991); La “macchina” batterica (1992); Metodi e problemi della biofisica (1992); Le origini della irreversibilità (1992)[3].

La morteModifica

La mattina del 23 dicembre 1992, Mario Ageno si spense a Roma, in un ospedale dove era stato ricoverato per infarto miocardico a seguito di un malore accusato mentre si trovava nel suo laboratorio.

Oggi è sepolto nel Cimitero Flaminio a Roma[1].

Filosofia della scienzaModifica

Mario Ageno viene considerato un "filosofo della scienza". I suoi contributi spaziano dall’ambito scientifico, nel quale ha condotto ricerche sulle proprietà dei batteri e sull’origine della vita; all’ambito metodologico, ove si è adoperato per chiarire la natura e il ruolo della biofisica; e all’ambito didattico, in cui si è distinto per aver contribuito in maniera determinante a fondare la scuola italiana di biofisica[3].

Nei suoi studi metodologici Ageno ha dovuto affrontare problemi tipici della filosofia della scienza concernenti: la struttura logica delle teorie scientifiche, il ruolo della verifica sperimentale, la descrizione matematica della realtà e la diversità tra biologia e fisica[3].

Verifica sperimentale e validità delle teorie scientificheModifica

Nell'opera La biofisica dedicata agli aspetti metodologici della biofisica, Ageno ha scritto[3]:

«La scienza è un discorso, un complesso di asserzioni legate tra loro da relazioni di varia natura [...] che costituiscono una rete, le cui maglie diventano sempre più fitte e resistenti, man mano che la scienza si sviluppa.»

Tuttavia Ageno, fiducioso nel progresso scientifico, non si dimostrò mai pretenzioso di raggiungere la validità universale dei modelli scientifici. Egli attribuì infatti alla verifica sperimentale un nuovo ruolo[3]. Si oppose sia al neopositivismo, secondo cui l’obiettivo della verifica sperimentale è la conferma della teoria, sia al falsificazionismo, per il quale l’obiettivo della verifica sperimentale è la falsificazione della teoria. Ageno affermò che il compito della verifica sperimentale è stabilire e delineare i limiti del campo di validità di una teoria.[3]

L'utilizzo dei modelli matematiciModifica

Ageno condusse un’attenta analisi del modo in cui lo scienziato usa la matematica per descrivere la realtà. Nelle teorie scientifiche – scrive Ageno – si incontrano tre diversi tipi di «sistemi»[3]:

«i sistemi concreti «reali» (nel senso della realtà dell’uomo della strada), che attraggono l’attenzione dello scienziato, i sistemi idealizzati che lo scienziato pone a base delle proprie teorie e i sistemi schematizzati ch’egli usa effettivamente per poter procedere facilmente nei successivi sviluppi deduttivi.»

Compito dello scienziato, osserva Ageno, è quello di verificare che la sostituzione del sistema ideale con quello schematizzato non introduca alterazioni significative nell’ambito del problema che si vuole risolvere[3]. Questo aspetto è spesso trascurato e ciò porta ad una:

«scarsa rispondenza tra la concreta realtà dei fatti empirici e le rappresentazioni matematiche, faticosamente e un po’ goffamente schematizzate, che riusciamo a darne.»

Questa scarsa rispondenza tra la realtà e la sua descrizione matematica può essere illustrata con alcuni esempi come le funzioni matematiche usate per rappresentare le grandezze fisiche[3]. I modelli matematici, osserva Ageno, possono talvolta dar luogo a delle astrazioni che non trovano alcuna applicabilità nell'ambito fisico-operativo[3]. Un altro esempio della discrepanza tra la matematica e la realtà fisica è rintracciabile, secondo Ageno, nella sostituzione delle frequenze effettivamente osservate nel sistema studiato con le equivalenti probabilità[3]. In questo caso, lo scienziato sostituisce implicitamente un singolo sistema fisico con una famiglia astratta, potenzialmente infinita, di sistemi fisici analoghi[3]. Se lo scienziato non tiene costantemente presente questa sostituzione, rischia di incorrere in una situazione di grande confusione, ad esempio attribuendo una probabilità a eventi singoli.[3]

La biofisicaModifica

Secondo il punto di vista adottato da Ageno, la biofisica è una disciplina che fa parte della fisica e che occupa una posizione intermedia tra la biologia e le altre discipline fisiche[3]. La biofisica – afferma Ageno – si è sviluppata intorno a due interrogativi: la possibilità di descrivere un organismo vivente mediante la sua approssimazione ad un modello fisico; la necessità di comprendere in che modo e in quali condizioni può svilupparsi la vita in un ambiente inizialmente sterile[3]. Ageno si è opposto a due diffuse interpretazioni della biofisica, da lui chiamate l’interpretazione tecnico-strumentale e l’interpretazione a indirizzo strutturale. In base alla corretta interpretazione – sostiene Ageno – la biofisica è quella parte della fisica che studia la «fisica dei sistemi viventi»[3]. Durante la sua collaborazione con la redazione dell’Enciclopedia delle scienze fisiche edita da Treccani, formulò la seguente definizione[3]:

«Biofisica: parte della fisica che s’occupa dello studio degli organismi viventi quali sistemi fisici complessi, con un’impostazione concettuale che consenta di evidenziare il collegamento logico tra il mondo biologico e i principi generali e fondamentali della fisica.»

Iniziative e riconoscimentiModifica

Mario Ageno fu sempre un sostenitore dell'importante ruolo svolto dalla SIF (Società Italiana di Fisica) e stimolava i suoi più giovani collaboratori a frequentare i Congressi portandovi i contributi delle loro ricerche; della SIF fu vicepresidente, sotto la presidenza Polvani; fu invitato a tenere la Relazione Generale «Tra fisica e biologia» al LXXIII Congresso Nazionale di Napoli nel 1987 e ricevette il Premio per la Didattica al LXXVII Congresso Nazionale de L'Aquila nel 1991[2].

È autore di circa trecento lavori scientifici pubblicati e di numerosi libri divulgativi e per l'importanza delle sue ricerche venne nominato Socio dell'Accademia dei Lincei e, nel 1990, gli fu conferita la laurea "honoris causa " in Biologia all'Università dell'Aquila[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Adelfio Elio Cardinale, Ageno e la nascita della biofisica in Italia, in Nuova Antologia, vol. 618, nº 2283.
  2. ^ a b c d e Paolo Salvadori, Ricordo di Mario Ageno, in Il Nuovo Saggiatore, vol. 8, 5/6.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Ivan Pozzoni, Voci del Novecento vol. 1, Limina Mentis, 2010.

Scritti principaliModifica

  • Ageno M. Le origini della irreversibilità Bollati Boringhieri, Torino, 1992
  • Ageno M. La macchina batterica Lombardo Editore, Roma, 1992
  • Ageno M. Metodi e problemi della biofisica Theoria, Roma, 1992
  • Ageno M. Punti cardinali: dal mondo della fisica al mondo della vita Sperling & Kupfer, Milano 1992
  • Ageno M. Dal non vivente al vivente: nuova ipotesi sull'origine della vita Theoria, Roma, 1991
  • Ageno M. Le radici della biologia Feltrinelli, Milano, 1986
  • Ageno M. Lezioni di Biofisica Opera in tre tomi Zanichelli, Bologna, 1980
  • Ageno M. Programmi di biofisica in due tomi Bollati Boringhieri, Torino, 1979
  • Ageno M. La comparsa della vita sulla terra e altrove Loescher, Torino, 1978
  • Ageno M. Introduzione alla Biofisica Ediz. Scientifiche e Tecniche Mondadori, Milano, 1975
  • Ageno M. Punti di contatto tra fisica e biologia. Corso di dieci lezioni tenuto presso il “Centro linceo interdisciplinare di scienze matematiche…” (maggio 1972) Accademia Naz. dei Lincei, Roma, 1972
  • Ageno M. Le origini della vita sulla terra Zanichelli, Bologna, 1971

BibliografiaModifica

  • Mario Ageno, Orientamenti per una teoria della divisione cellulare - A new proposal concerning the timing of cellular division, in Rendiconti Lincei, vol. 1, nº 1, 1990, pp. 73-79, DOI:10.1007/BF03001751.
  • M. Ageno, A. Battistini, E. Liberati e A. M. F. Valli, Verifiche sperimentali della teoria della crescita batterica. I - Experimental tests of the theory of growth of a bacterial culture. I, in Rendiconti Lincei, vol. 1, nº 1, 1990, pp. 55-62, DOI:10.1007/BF03001749.
  • M. Ageno, M. Claro, A. de Blasio, Verifiche sperimentali della teoria della crescita batterica. II - Experimental tests of the theory of growth of a bacterial culture. II, in Rendiconti Lincei, vol. 1, nº 1, 1990, pp. 63-71, DOI:10.1007/BF03001750.
  • M. Ageno, S. Agudio e M. Benevolo, II passaggio di una coltura batterica dalla crescita aerobica a quella anaerobica I - The transition of a bacterial culture from aerobic to anaerobic growth conditions. I, in Rendiconti Lincei, vol. 1, nº 1, 1990, pp. 81-89, DOI:10.1007/BF03001752.
  • M. Ageno, S. Agudio, M. Benevolo and A. M. F. Valli, Il passaggio di una coltura batterica dalla crescita aerobica a quella anaerobica I - The transition of a bacterial culture from aerobic to anaerobic growth conditions. II, in Rendiconti Lincei, vol. 1, nº 2, 1990, pp. 219-227, DOI:10.1007/BF03001898.

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