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Mario Berti

generale italiano

BiografiaModifica

Nacque a La Spezia il 3 febbraio 1881, all’interno di una benestante famiglia della medio-alta borghesia. Suo padre (originario di Pistoia) era infatti stato ricompensato con alcuni terreni a La Spezia dopo il risorgimento. Berti non si sposò mai e non ebbe figli, ma ebbe tre nipoti, due maschi e una femmina, suoi unici eredi.

Nella prima guerra mondialeModifica

All'inizio delle ostilità sul fronte italiano si trovava di stanza in Libia, ma a partire dal marzo 1916 su assegnato allo Stato maggiore della 1ª Armata, schierata sul fronte fronte trentino. Partecipò alla battaglia degli Altipiani, fu promosso tenente colonnello per meriti straordinari di guerra con anzianità dal 31 maggio 1917, e poi alla conquista di Trento, avvenuta nel 1918. Decorato con la Medaglia d’argento al valor militare e con il Distinguished Service Order inglese, appuntatogli sul petto personalmente da Winston Churchill, fu poi promosso al grado di colonnello ad un'età estremamente giovane,[N 1] e insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.

In SpagnaModifica

Promosso generale di brigata il 14 novembre 1932, dall’anno successivo fu comandante dell’artiglieria del Corpo d'armata di Torino, e poi, in successione della 9ª Divisione fanteria "Pasubio"[1] e quindi della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta".[2] Dopo lo scoppio della guerra civile spagnola fu dapprima vice comandante[3] del Corpo Truppe Volontarie, sostituendo[4] al comando del C.T.V. il generale Ettore Bastico dopo la fine della battaglia di Santander (14 agosto - 1 settembre 1937). In quel periodo fu promosso generale di corpo d'armata ma Benito Mussolini, dover aver scoperto che Berti era celibe, ritirò il provvedimento con la seguente motivazione: "Che razza di generale è che non si cura della materia prima della guerra?"[5].

Dopo la fine della battaglia di Aragona fu comunque promosso generale di corpo d'armata per meriti di guerra con decorrenza dal 25 aprile 1938, insignito del titolo di Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia e lasciò[6] il comando del C.T.V. al neo promosso generale Gastone Gambara,[6] rientrando in Italia. Divenuto Commendatore dell'Ordine militare di Savoia, tra il 1939 e il 1940 comandò il XV Corpo d'armata.[7] Consapevole che l'impegno dell'Italia in Spagna aveva prosciugato le limitate risorse belliche disponibili, rendendo il Paese inadeguato a combattere una guerra contro la Gran Bretagna e la Francia, fu allontato dal Ministero della Guerra e mandato in Libia, considerata un settore secondario.

Nella seconda guerra mondialeModifica

All'atto dell’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, si trovava in Africa Settentrionale Italiana al comando della 10ª Armata[8] schierata lungo il confine con l’Egitto,[8] avendo sostituito poco tempo prima il generale Francesco Guidi.

Al comando[9] della 10ª Armata partecipò all'invasione dell’Egitto, iniziata il 13 settembre,[9] avanzando per circa 100 km fino ad attestarsi a Sidi el Barrani per motivi logistici. Schierò le sue unità avanzate, posizionandole in una serie di capisaldi fortificati, ma distanti tra loro.

Insignito della Croce di Ferro di II classe dal Führer Adolf Hitler.

Il 9 dicembre,[9] al momento dell'Invasione italiana dell'Egitto)[9] e l'inizio il contrattacco inglese si trovava in licenza in Italia per malattia, e rientrò in Libia il giorno 14, ma a causa del precipitare della situazione bellica fu esonerato dal comando il giorno 23, e sostituito per ordine del Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani dal generale Giuseppe Tellera[10] al comando della 10ª Armata. Tellera morì in combattimento a Beda Fomm il 7 febbraio 1941.

Berti e Graziani si detestavano reciprocamente: durante il congedo per malattia Graziani lo definì un vigliacco e Berti, dopo la catastrofe egiziana, lo apostrofò apertamente come un incompetente[senza fonte].

Lasciò definitivamente l'esercito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, ritirandosi a vita privata nella sua villa di La Spezia. Accusato di crimini di guerra dopo la fine del conflitto, fu assolto da ogni accusa, e si spense nel 1964.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 3 giugno 1918[11]
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 11 novembre 1938[11]
  Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia
— Regio Decreto 1 maggio 1939[11]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Dal principio alla fine della guerra, nei momenti più aspri e difficili, portò la sua efficace azione personale sulle prime linee, riuscendo di incoraggiamento ed esempio ai combattenti per la serena intrepidezza e per lo sprezzo cosciente del pericolo. Nelle operazioni nell’avanzata su Trento, sempre tra le truppe ove vi fosse un pericolo da affrontare o una resistenza da vincere, diede continue apprezzate prove di coraggio e di alte qualità di soldato. Trentino, maggio-giugno 1916; novembre-dicembre 1917. Piave e Trentino, ottobre-novembre 1918.»
— Regio Decreto 4 gennaio 1920.
  avanzamento per merito di guerra
— Decreto Luogotenenziale 17 gennaio 1918
  avanzamento per merito di guerra
«Ufficiale generale di elette qualità di carattere di mente e di volontà. Comandante di truppe volontarie durante un periodo di intensa attività bellica, le conduceva con la sua opera saggia, tenace e valorosa, a decisive vittorie. O.M.S., marzo 1937-21 aprile 1938.»
— Regio Decreto 25 aprile 1938[12]
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

Onorificenze estereModifica

  Distinguished Service Order (Regno Unito)
  Croce di Ferro di II classe (Germania)

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ È infatti ancora considerato uno dei più giovani militari italiani di sempre che abbiano mai raggiunto questo grado.

FontiModifica

  1. ^ Pettibone 2010, p. 135.
  2. ^ Pettibone 2010, p. 148.
  3. ^ Coverdale 2015, p. 275.
  4. ^ Barbieri 2006, p. 452 , Berti sostituì Bastico su diretta richiesta del capo della Junta di Burgos, generale Francisco Franco a Mussolini, in seguito ai continui litigi che Franco aveva con Bastico, accuitisi dopo la presa di Bilbao e di Santander.
  5. ^ Paolo Monelli, Mussolini piccolo borghese, Garzanti, Milano, 1965, p. 247.
  6. ^ a b Barbieri 2006, p. 540.
  7. ^ Pettibone 2010, p. 85.
  8. ^ a b Pettibone 2010, p. 70.
  9. ^ a b c d Axelrod, Kingston 2007, p. 875.
  10. ^ Macksey 1971, p. 35.
  11. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  12. ^ Bollettino Ufficiale 27 luglio 1939, dispensa 42ª, registrato alla Corte dei Conti addì 2 maggio 1938, registro n.16, foglio 2.

BibliografiaModifica

  • (EN) Alan Axelrod e Jack A. Kingston, Encyclopedia of World War II, New York, Facts on File Inc., 2007, ISBN 0-8160-6022-3.
  • Pietro Barbieri, Le cause della guerra civile spagnola, Roma, Robin Edizioni, 2006, ISBN 88-7371-213-4.
  • Giovanni Cecini, I generali di Mussolini, Roma, Newton & Compton Editori, 2016, ISBN 88-541-9868-4.
  • (EN) John F. Coverdale, Italian Intervention in the Spanish Civil War, Princeton, Princeton University Press, 2015, ISBN 1-4008-6790-8.
  • Kenneth Macksey, Beda Fomm: Classic Victory, Ballentine's Illustrated History of the Violent Century, Battle Book Number 22, New York, Ballantine Books, 1971, ISBN 0-345-02434-6.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II Volume VI Italy and France Including the Neutral Countries of San Marino, Vatican City (Holy See), Andorra, and Monaco, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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