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Mario Sbardella (Palestrina, 1º gennaio 1914 – ...) è stato un partigiano italiano, fratello di Bruna e Filiberto Sbardella, ed esponente di spicco della Resistenza romana.

BiografiaModifica

Combattente e uno dei capi della resistenza romana nel movimento Bandiera Rossa;[1] partecipò a diverse missioni e battaglie armate contro i nazifascisti, tra le più note vi è quella che lo vide protagonista alla fine del 1943 del recupero di 2 militari radiotelegrafisti inglesi (probabilmente legati alla Missione Law) sbarcati a Genova con un sottomarino, e da lui condotti in una località segreta.[2]

Fu poi catturato nel gennaio 1944[3] [4] e detenuto nel carcere di Regina Coeli fino al 24 aprile 1944, quando fu deportato assieme agli altri prigionieri politici[5] dai nazisti nel Campo di Concentramento di Dachau.[6] Della sua liberazione si interessò anche papa Pio XII.[7][8].

A Dachau giunse il 28 aprile 1944[9], dove fu marcato col numero di matricola 67262, al suo arrivo fu individuato come importante figura politica da Giovanni Melodia, che faceva parte dell'organizzazione clandestina International Prisoner Committee, impegnata, ove possibile a coordinare la resistenza dei prigionieri nel campo contro i nazisti, che in un documento lo definirono come l'esponente più interessante di un gruppo di antifascisti romani[10],nella quale si impegnò fino all'arrivo degli Alleati un anno dopo al campo con la liberazione dei deportati superstiti.

In seguito alla liberazione del campo da parte degli alleati americani, Mario Sbardella fa parte del Comitato di supporto ai prigionieri, che si occupava di collaborare alla evacuazione del campo stesso: attraverso la fondazione di un apposito "bollettino interno" sulle varie procedure da seguire (intitolato "Italiani in Dachau") di cui è direttore editoriale, distribuirà le necessarie indicazioni a tutti gli internati che prima di essere ricondotti nelle proprie città di origine, subiranno un periodo di quarantena a causa delle epidemie (tra cui il tifo) e le scarse condizioni igieniche in cui il campo riversava.[11]

Alcune sue lettere e diversi numeri del bollettino "dal campo" sono custoditi presso la Fondazione Memoria della deportazione, nella Biblioteca archivio Aldo Ravelli.[12][13]

NoteModifica

  1. ^ Filiberto Sbardella. La terra è di chi la coltiva. Ediz. illustrata - Pasquale Biagio Cicirelli - Libro - Youcanprint - | IBS, su www.ibs.it. URL consultato l'8 agosto 2019.
  2. ^ Giovanni Melodia, Non dimenticare Dachau: i giorni del massacro e della speranza in un Lager nazista, Ugo Mursia Editore, 1993, ISBN 9788842514459. URL consultato il 23 luglio 2019.
  3. ^ p. 122, Matteo Matteotti, Quei vent'anni: dal fascismo all'Italia che cambia, Rusconi, 1985
  4. ^ Giuseppe Berruto, Bruno Vasari e Piémont Consiglio regionale, I Bollettini di Dachau, Franco Angeli, 2002, ISBN 9788846437525. URL consultato il 9 luglio 2019.
  5. ^ Antonella Tiburzi, I deportati da Roma verso i campi di concentramento in Germania, DHI 5-6 Maggio 2011 online
  6. ^ Bruno Vasari, La resistenza dei deportati politici italiani nei lager nazisti: Mathausen, Dachau, Buchenwald : cenni e riflessioni preliminari, Edizioni dell'Orso, 1995, ISBN 9788876942006. URL consultato il 9 luglio 2019.
  7. ^ p. 445 in: Sandro Gerbi, Un banchiere nella resistenza romana Stefano Siglienti, 1943-44, Belfagor, Vol. 49, No. 4 (31 luglio 1994), pp. 433-453, Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l., 1994
  8. ^ p. 60 Pierre Blet Robert A. Graham Angelo Martini Burkhart Schneider, Actes et documents du Saint Siege relatifs à la seconde guerre mondiale - Le Saint Siège et les victimes de la guerre janvier 1944 - juillet 1945, Secretairerie d'état de sa Saintete, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 1980
  9. ^ Italo Tibaldi, Compagni di viaggio dall'Italia ai Lager nazisti: i "trasporti" dei deportati, 1943-1945, FrancoAngeli, 1º gennaio 1994, ISBN 9788820482701. URL consultato il 9 luglio 2019.
  10. ^ pp. 50, 51, 53 Un documento militare americano sul lager di Dachau
  11. ^ Giuseppe Berruto, Bruno Vasari e Piémont Consiglio regionale, I Bollettini di Dachau, Franco Angeli, 2002, ISBN 9788846437525. URL consultato il 13 agosto 2019.
  12. ^ Archivio Aldo Ravelli, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080.
  13. ^ Team Youcanprint, FILIBERTO SBARDELLA la terra è di chi la coltiva, su www.youcanprint.it. URL consultato il 29 luglio 2019.

Voci correlateModifica