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Marsico Nuovo
comune
Marsico Nuovo – Stemma
Marsico Nuovo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoGelsomina Sassano (lista civica) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate40°25′N 15°44′E / 40.416667°N 15.733333°E40.416667; 15.733333 (Marsico Nuovo)Coordinate: 40°25′N 15°44′E / 40.416667°N 15.733333°E40.416667; 15.733333 (Marsico Nuovo)
Altitudine865 m s.l.m.
Superficie100,97 km²
Abitanti3 978[1] (30-11-2018)
Densità39,4 ab./km²
FrazioniPergola, San Vito, Zaccaniello, Masseria Sassano, Niglio, Polenta, Vallone Melaggine, Tempa Cappitelli , Decolla, Occhio, Carrara, Circine, Fontanelle, Campo di Lupo, Orto del Conte, San Felice, Mandarese, Tempa Carnevale, Foresta dei Morti, Galaino, Scarpano, Sant'Elia, Camporeale, Scruppo, Calabritto, Cognone, Mastro Vitilli, Santa Maria, Santino, Capo d'Acqua, San Giovanni, Cappuccini, Cerbaia, Fontane Capano,Acqua Solfata, Pagliarone.
Comuni confinantiAbriola, Brienza, Calvello, Marsicovetere, Padula (SA), Paterno, Sala Consilina (SA), Sasso di Castalda
Altre informazioni
Cod. postale85052
Prefisso0975
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076045
Cod. catastaleE976
TargaPZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 482 GG[2]
Nome abitantimarsicensi, marsicani
Patronosan Gianuario vescovo
Giorno festivo26 aprile, 26 agosto
SoprannomeIl paese delle tre colline
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marsico Nuovo
Marsico Nuovo
Marsico Nuovo – Mappa
Posizione del comune di Marsico Nuovo all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

«È città con mura, nelle quali sono sei Porte, consagrata a Santi Tutelari, si scuopre con Cupole, e torri nella più alta di tre colline, percossa con raggi solari; e co' vapori freddissimi delle nevi, giusta le stagioni, dall'eminenza de' Monti»

(Giovan Battista Pacichelli)

Marsico Nuovo (Màrsëchë in dialetto lucano)[3] è un comune italiano di 3 978 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata.

Indice

Geografia fisicaModifica

Posto a 865 m sul livello del mare, si sviluppa su tre colline che dominano la Val d'Agri: Civita, la più alta con il centro storico, Portello e Casale, più basse, con l'espansione moderna. Intorno sono le vette dei monti Facito, (1360 m s.l.m.), Maruggio (1576 m s.l.m.), Calvelluzzo (1701 m s.l.m.), Malagrina (1016 m s.l.m.), Tumolo (1198 m s.l.m.), Volturino (1835 m s.l.m.), Cognone (1035 m s.l.m.), Ausineto (1087 m s.l.m.), Lama (1568 m s.l.m.), Cavallo (1336 m s.l.m.), Cavalluccio (1252 m s.l.m.), Fontanalunga (1384 m s.l.m.), Schiavo (1300 m s.l.m.) e Arioso (1707 m s.l.m.).

I corsi d'acqua sono costituiti dal fiume Agri; vi si trova anche il lago di Piana del Lago (1290 m2)

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Basilicata.

Ritrovamenti archeologici casuali hanno permesso di attribuire con certezza al territorio una frequentazione già in epoca preromana e forse un abitato nella parte alta della collina della Civita, identificato ipoteticamente con Abellinum Marsicum, menzionato da Plinio, e databile tra il V ed il IV secolo a.C. Il centro era collocato in posizione strategica a controllo dell'imbocco della Val d'Agri e delle vie verso il Salernitano e il Potentino.

La città di Abellinum Marsicum aveva fatto parte della federazione di città stato lucane che si oppose alla penetrazione romana in Lucania. Dopo la fondazione della colonia romana di Grumentum il centro lucano decadde, per riprendersi con la creazione della via Herculea tra le colonie di Venusia e di Grumentum. Sul tracciato della via, del quale è stato rinvenuto un miliario sorse una statio, citata con il nome di Acidios, Aciris, Agri.

Con l'arrivo dei Longobardi e le lotte tra questi e Bizantini e Saraceni ebbe nuovamente importanza strategica, trovandosi sul confine meridionale del principato longobardo di Salerno: il principe Gisulfo I intorno al 940, elevò la città a contea a capo di un vasto territorio. La città venne fortificata e registrò una consistente crescita demografica, ottenendo il titolo di civitas.

Nel 1054 venne trasferita a Marsico la sede episcopale della diocesi di Grumentum. Con avvento dei Normanni venne posta come capoluogo amministrativo di un territorio che si estendeva su quasi tutto il Vallo di Diano e il basso Cilento. Roberto il Guiscardo, divenuto principe di Salerno, l'affidò in feudo a Rinaldo Malaconvenienza, figlio di Asclettino. Nel 1144 fu fatto conte di Marsico un Altavilla, Silvestro, figlio del conte di Ragusa e cugino diretto del re di Sicilia. Agli Altavilla succedettero i Guarna e nel XIII secolo la contea di Marsico passò ai Sanseverino.

I conti di Marsico furono quasi tutti gran connestabili[4] e consiglieri reali, influenzando la politica del regno per tutto il periodo angioino, e con gli aragonesi divennero principi di Salerno.

L'ultimo conte di Marsico e principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, entrato in contrasto col viceré di Napoli fu esiliato nel 1552 ed i suoi feudi furono messi in vendita. L’Universitas marsicana riuscì a raccogliere la somma necessaria al riscatto e la città venne perciò ascritta al regio demanio.

Nel 1638 però, essendo le casse vicereali in dissesto ed i cittadini impossibilitati a reperire le somme necessarie al mantenimento dell'autonomia amministrativa, la città fu nuovamente messa in vendita ed acquistata dalla famiglia Pignatelli col titolo di principi. Nel 1647 la città fu interessata dai tumulti popolari collegati ai moti rivoluzionari di Masaniello. Il principe Francesco Pignatelli fu costretto alla fuga mentre una decina di cortigiani venivano trucidati dalla folla in rivolta. La peste del 1656 dimezzò la popolazione e solo nel XIX secolo la città poté riacquistare un rilevante peso demografico superando i diecimila abitanti a metà secolo.

Nel febbraio del 1799 anche a Marsico fu innalzato il simbolico ”albero della libertà”: gli stessi feudatari Diego e Vincenzo Pignatelli ed il vescovo Bernardo Maria Della Torre erano a favore delle idee rivoluzionarie e la città aderì presto alla Repubblica Partenopea, subendo danni dalle bande sanfediste. La città nel 1820 era già sede di una “vendita” carbonara (la "Scuola dei costumi") e partecipò alle lotte risorgimentali.

Il terremoto del 1857 rase al suolo gran parte di Marsico Nuovo e dei paesi limitrofi. Qualche anno dopo subì fatti di sangue che videro protagonisti i capibanda locali Angelantonio Masini e Federico Aliano, detto "Forgiarello", di Paterno.

Nel XX secolo la città si impoverì a seguito delle ondate migratorie seguite alle due guerre mondiali.

StemmaModifica

Simile ad uno scudo veneto troncato semipartito, presenta il levriero che secondo la leggenda guidava i fondatori del nucleo originario del centro, ai lati di questo si evidenziano le insegne della città episcopale, il tutto al di sopra dei vessilli dei prìncipi e dei conti di Marsico. In altre versioni è riportato col motto: F.Et.A. (Fidelis et amans).

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Cattedrale di San Giorgio MartireModifica

 
Facciata della Cattedrale durante l'ultimo restauro.

La diocesi di Marsico è figlia delle incursioni saracene che distrussero la vicina cattedrale Grumentum e fu eretta nell'VIII secolo.

Nel 1818 per impedire questioni di predominanza con la diocesi di Potenza fu unita aeque principaliter ad essa, ma solo nel 1986 Marsico e Potenza diventarono parte della stessa diocesi.

L'antica Basilica Marsicana era la chiesa di San Michele Arcangelo, ma probabilmente essa iniziò a presentare problemi di spazio. Nel 1131 Goffredo ed Enrico, rispettivamente conte e vescovo di Marsico decisero di costruirne una nuova. Questa volta la chiesa doveva essere più ampia, e per esaltarne la maestosità si decise di costruirla alla sommità del colle detto "Civita", il più alto.

Una lapide oggi assente, trascritta nel XVII secolo da Ferdinando Ughelli recitava:

"Al tempo del Vescovo Enrico e del conte Goffredo fu costruito questo tempio ad onore di Dio e della Beata Vergine Maria e del Beato Giorgio. L'anno del Signore 1131."

Dunque l'edificio venne dedicato alla Beata Vergine Maria e a San Giorgio Martire, primo patrono di Marsico. Era diviso in tre navate con il frontespizio coperto da piccoli marmi quadrati. Nel 1293 si costruì un magnifico campanile grazie al conte di Marsico Tommaso di Sanseverino e del settimo Vescovo Giovanni Vetere da Salerno, a testimoniare questo avvenimento vi è un'altra iscrizione alla base della torre a cuspide, che attribuisce l'opera a Maestro Silvestro.

Nel 1525 il vescovo Ottaviano Caracciolo commissionò il restauro del celebre Sepolcro dei Vescovi, nel quale anch'egli venne sepolto. Il vescovo Parisi, suo successore, ordinò la realizzazione di una Cattedra in pietra nel 1612, e tra il 1614 e il 1648, anni in cui si succedettero i vescovi Caselli e Ciantes, vennero commissionati numerosi lavori di restauro relativi alla chiesa e al palazzo vescovile, in particolare S.E. Giuseppe Ciantes eseguì ampliamenti della sacrestia e del coro, e durante il suo periodo d'amministrazione la chiesa venne decorata con preziose opere d'arte.

Nel 1673 Marsico mostrava le gravi ferite causate da un terremoto e dalla carestia.

I lavori di ristrutturazione del centro liturgico diocesano durarono fino al 1707. Ma già nel 1703 dall'esterno si osservava un maestoso campanile che appariva come la solita torre a cuspide tripartita che vediamo nella nuova cattedrale, ma con un piano in più. Era già visibile anche la cupola che sormontava le volte della navata e del transetto.

Nel XVIII secolo seguirono altri restauri anche ad opera del celebre vescovo B.M. Della Torre, che vi accolse le reliquie del compatrono Sant'Augustale Martire provenienti dalla catacomba di San Lorenzo, qui si svolse la cerimonia in cui ne donò una parte al vescovo di Sarno.

Nuovamente distrutta nel 1809 in seguito a un incendio, andarono perse molte opere, tra le quali: reliquie, arredi e il coro di noce intarsiato. Riedificata per ordine del vescovo Ignazio Marolda assieme al palazzo vescovile, i lavori durarono fino al 1827, quando nel duomo vennero collocate, assieme ad un pregevole organo, le spoglie di san Gianuario, grande patrono e protettore di Marsico Nuovo, oggi patrono principale dell'Arcidiocesi, il Corpo del Santo, rinvenuto nella chiesa di Santo Stefano (attuale San Gianuario) distrutta dal sisma, venne trasportato in Cattedrale, con Essosi attuò la traslazione in Cattedrale della statua del valente artista Giacomo Colombo, la quale oggi mostra i tratti originali della realizzazione avvenuta nel 1714.

"Incendiato da mani scarileghe nell'anno 1809 il vescovo di Marsico Pietro Ignazio Marolda...lo consacrò l''11 agosto 1833 con rito solenne e stabilì che la IV domenica di luglio se ne celebrasse l'anniversario e concesse ai visitatori 40 giorni di vera indulgenza in perpetuo"

La chiesa subì nel 1857 gli effetti di un nuovo evento nefasto, un terribile terremoto con epicentro nella vicina Montemurro.

Dal 1875 al 1899 iniziarono ancora una volta i lavori di riedificazione.

Il nuovo vescovo Monsignor Durante, il 27 agosto nel 1899, con una cerimonia di dedicazione attribuì alla Cattedrale il titolo di "San Gianuario vescovo e martire".

La nuova cattedrale ha una sola navata e abside a parete curva, due cappelle laterali e una cupola su tamburo. La facciata sormontata da un timpano, presenta due finestre laterali e una nicchia centrale, che ospita la statua della Madonna. Sul lato sinistro si trova l'antico campanile a cuspide.

 
Abside, chiamato affettuosamente "torrione"

Con il terremoto del 1980 sono crollati: la cupola, il tamburo, il presbiterio e l'abside. E l'ennesimo restauro è ancora in corso.

Il giorno del terremoto quando l'edificio crollò, il parroco arciprete Don Gerardo Marsico, fortuitamente non vi celebrò la messa prevista. Di conseguenza quando la terra cominciò a tremare la chiesa era vuota, il merito di tale prodigio è attribuito al protettore san Gianuario, la statua del santo rimase addirittura intatta sotto le macerie.

I cittadini più anziani ricordano la presenza di pregevoli candelabri in bronzo anticamente donati dalla famiglia Sanseverino e trasferiti dalla Certosa di Padula, con immagini di San Lorenzo e San Giovanni, la statua della Madonna della Speranza che pianse lacrime di sangue, il quadro dell'ultima cena, il pulpito, i quadri dell'estasi di Santo Stefano e di Santa Caterina, alcuni quadri con motivi francescani e il crocefisso con angeli adorato dalla Madonna Addolorata e da santi.

 
Interno a navata unica della Cattedrale, dopo il restauro del 2017.

Alcune di queste e molte altre opere sono conservate nella chiesa di San Michele Arcangelo (museo diocesano).[5]

Chiesa di San Michele Arcangelo (museo diocesano)[5]Modifica

La chiesa longobarda è costruita a ridosso della cinta muraria ormai inglobata nei fabbricati del centro storico, ne sono testimoni i contrafforti e l’adiacente porta d’accesso alla cittadella (porta della luna).

Il mancato possesso di prove riguardo l’anno esatto di fondazione, è stato un ostacolo sorpassabile che grazie alle indagini storiche che hanno permesso di individuare l’VIII secolo come periodo di diffusione del culto micaelico tra i longobardi e la contea di Marsico. Prove ulteriori affermano che la chiesa fungesse da cattedrale già da due secoli prima dell’erezione del duomo dedicato a San Giorgio nel 1131.

La chiesa possedeva un ingresso opposto rispetto all’attuale, testimone di tale trasformazione sono gli affreschi prima presenti alle spalle dell’altare e oggi sormontanti l’entrata, a testimonianza della pre-esistenza di un’abside tipicamente medievale in quel punto esatto.

L’unicità in Val d’agri è la presenza dell’unico manufatto gotico, infatti il portale realizzato in questo stile da Melchiorre da Montalbano, del XIII° sec. È stato dichiarato monumento nazionale.

 
La facciata di San Michele con il portale gotico
 
L'ultima cena del Todisco, i tratti dei commensali e il cibo rispecchiano tradizioni e abitanti della Lucania nelle loro fattezze.

All’interno si conservano numerose opere, in quanto dichiarato Museo Diocesano di arte sacra, restano dell’arredamento originale il fonte battesimale in pietra ed un dipinto su legno settecentesco, raffigurante la cacciata degli angeli ribelli su legno. In seguito all’apertura del museo è giunta la ben nota ultima cena del Todisco. Rimane fra le altre cose, aperta al culto.

Geografia antropica[6][5]Modifica

Il comune di Marsico Nuovo possiede molteplici località e frazioni che circondano il capoluogo posto nel baricentro del territorio comunale.

FrazioniModifica

PergolaModifica

Avamposto del comune giungendo da nord, sorge sui Monti della Maddalena a cavallo tra Valle del Melandro e la Val d'Agri, possiede due uscite sulla SS 598 di Fondovalle dell'Agri, è sede di aziende e attività commerciali pur rimanendo fortemente un centro a vocazione agricola. La zona con maggiore densità abitativa, si sviluppa nei pressi della Chiesa dell'Immacolata; ove il piccolo centro ha la sua piazza intitolata a Giovanni Paolo II, circondata da attività commerciali e centri di ritrovo. Compreso nell'alta vallata in cui sorge la frazione, si trova località San Vito, intorno alla chiesa medievale del Santo.

GalainoModifica

Sede del polo industriale polivalente (zona PIP) negli anni 2000 ha registrato una forte crescita, l'abitato rurale si sviluppa intorno alla chiesa di San Nicola e nella pianura ai piedi del Monte Ausineta (1087 m s.l.m.). Nei pressi vi sono il centro sportivo di recente costruzione e varie attività commerciali, è sede di allevamenti e aziende agricole.

Località montaneModifica

Essendo i punti più alti del comune ad altitudine > 1000 m, comprende altopiani dell'area appenninica, posti al di sopra del Monte Lama a nord-est del paese, interessanti per il turismo invernale. Come località Piana del Lago, che ospita un invaso naturale (1290 m²) e Fontana delle Brecce, radura celebre nella zona per le scampagnate e la presenza di alcuni rifugi, oltre che per i pascoli bovini ed equini.

A più basse altitudini nella stessa area, si trova il Monte Cognone, una parete naturale che affianca il paese. Nella sponda orientale dell'altura sorgono Calabritto e Cognone, senz'altro insieme a Camporeale a est (così chiamato poiché era zona di caccia dei principi Pignatelli) sono i centri rurali posti più in alto, e soggetti a temperature più rigide.

Le aree montane sono state oggetto di insediamento dell'industria petrolifera, oltretutto vi sorge il fiume Agri, con un invaso artificiale per raccogliere acqua utile all'irrigazione. E si sviluppano fino al confine regionale con la Campania, nei pressi di Padula e Sala Consilina.

Pianura marsicanaModifica

Il comune non possiede aree pianeggianti molto estese, il capoluogo sorge tra le valli formate da Agri e Verzarulo, suo affluente. Entrambe ospitano insediamenti, nella valle del torrente Verzarulo risalta località Fontanelle, poiché oltre che il liceo scientifico e l'istituto comprensivo, si trovano la sede locale del CNR e gli impianti sportivi comunali. La zona è sormontata dall'ex convento dei frati minori cappuccini, in un terreno demaniale appartenuto al convento, più distante, oggi si trova il cimitero.

La valle del fiume Agri inizia a contrada Mastro Vitilli, toponimo dovuto alla presenza di aconciatori di pellame. Vi si trova il santuario di Santa Maria di Costantinopoli, sede di numerosi pellegrinaggi e miracoli.

Le due valli si incontrano in località San Giovanni, la parte successiva è naturalmente quella più fertile, chiamata per l'appunto Cerbaia.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[7]

 

Tradizioni e folcloreModifica

L'angelo della Madonna del Carmine[5]Modifica

La ricorrenza liturgica della festa della Madonna del Carmelo, è celebrata l'ultima domenica di luglio anziché il 16 dello stesso mese. Questo poiché la Madonna è patrona della vicina Paterno, frazione di Marsico fino al 1973, dunque si è sempre evitato un doppio festeggiamento. In entrambi i comuni si mantiene la tradizione del volo dell'angelo: un bambino che ha ricevuto la prima comunione, vestito da angelo e provvisto di imbracatura a norma, viene calato con un sistema di carrucole sostenuto da volontari, a Marsico Nuovo essi si posizionano sul balcone del Palazzo dei Marchesi Navarra e abitazioni circostanti.

Scopo della manifestazione è rappresentare varie discese dell'angelo, a scopo rituale, con il fine di mostrare la propria devozione popolare attraverso i gesti del bambino che ne svolge il ruolo. L'angelo porta alla statua doni e oggetti rappresentanti classici attributi della Madonna del Carmelo, come possono essere rispettivamente un cero, o l'abitino (lo scapolare donato secondo la tradizione dalla Madonna a san Simone Stock); infine con l'aiuto del sacerdote si effettua l'incoronazione della statua.

Altra caratteristica è l'accompagnamento delle discese con la recita di un poema in versi composto da sacerdoti locali, in epoca moderna, la tradizione è stata animata da bande musicali.

Terminato il rituale l'angelo con spada e scudo, metafora della protezione divina sulla città saluta i fedeli e la Madonna con i versi:

"O Madre nostra, Vergine del Carmelo

Tu ci colmi delle tue grazie ogn'ora

Le anime nostre tu innalzi al cielo

O Madonna del Carmine beata

Accogli le nostre preci

Discenda la grazia tua su questo paese

E il nome tuo sia a noi sempre palese."

CulturaModifica

MusicaModifica

Nel 1996 è stata fondata da marsicani residenti e non l'associazione Civitas Marsicana[8]. L'associazione si occupa dal 1996 delle serate musicali al borgo "Case Nuove" sul colle Civita, dove era stata costituita negli anni quaranta una banda musicale ("Banda musicale della città di Marsico"), fondata da Onofrio Fittipaldi. La famiglia Fittipaldi ha ripreso, assieme alla famiglia Grieco-Ventre le antiche tradizioni, fondando l'Associazione Civitas Marsicana, con una sezione musicale dedicata a Mariele Ventre di origine marsicane. Sono stati tenuti concerti di musica classica, anche operistica (Serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi in abiti d'epoca nell'edizione del 2000 presso il largo del Casale) e jazz. Ogni anno viene consegnata ad un artista ospite della manifestazione la medaglia d'argento del Presidente della Repubblica. La Associazione "Civitas Marsicana" si è impegnata nel corso dei suoi anni di attività, alla valorizzazione artistica e culturale della città di Marsico. Attualmente le attività dell'Associazione sono state sospese, memorabile agli occhi dei marsicani è stato il recital del pianista Aldo Ciccolini, nel 1999. Nel 2004 l'Associazione "Civitas Marsicana" decide di cessare definitivamente la propria attività musicale.

CucinaModifica

La cucina di Marsico Nuovo è una cucina semplice, basata su prodotti locali tradizionali. Tra i piatti tipici si ricordano:

  • la cuccìa, fatta con grano, mais, lenticchie, fagioli, cotiche di maiale e salsiccia grassa (pezzente);
  • i fusidd cu a muddica, fusilli fatti in casa con la mollica di pane fritta, con eventuale aggiunta del peperone crusco;
  • i triidd e fasul, cavatelli fatti a mano, conditi con fagioli cotti nella pignatta, al camino;
  • la rafanata, frittata con uova sbattute, rafano grattugiato fresco, formaggio pecorino, salsiccia. La cottura avviene su fuoco in padella di ferro con coperchio ricoperto di brace;
  • il pan m'nisc'c, mosto d'uva cotto con farina di semola, pinoli, noci ed aromi vari.

EconomiaModifica

L'economia del paese è prettamente agricola: in particolare è sviluppato il settore ortofrutticolo e la produzione di fagioli, oltre alla zootecnia.

Successivamente al terremoto del 1980, inoltre, sono state create due aree P.I.P., nelle quali si sono insediate numerose aziende artigianali che hanno dato una notevole spinta all'economia locale, creando un numero considerevole di posti di lavoro.

Un'altra grande spinta al paese, in termini di benessere ed occupazione, è data dall'estrazione petrolifera che da qualche anno interessa parte del territorio di Marsico Nuovo; uno sfruttamento di petrolio nel comune era già presente nel passato, almeno nel periodo attorno la metà del secolo XIX, in quanto il geografo Amati segnala l'esistenza di miniere di asfalto nel comune[9].

Sul territorio comunale sono presenti diversi centri legati all'attività estrattiva, in particolare tra le frazioni di Pergola e Camporeale; l'oleodotto che si ricollega al Centro Oli di Viggiano, percorre buona parte del comune.

AmministrazioneModifica

GemellaggiModifica

Marsico Nuovo è gemellata con:

SportModifica

Particolarmente radicato era il calcio femminile: il Real Marsico ha giocato stabilmente in Serie A2. La squadra giocava le sue gare nell'impianto cittadino dello Stadio "Antonio Incerto". Il paese ha anche una squadra di calcio a 5, Futsal Marsico e una squadra del campionato allievi, l'Atletico Marsico.

Lo Stadio cittadino è provvisto di due gradinate scoperte e una tribuna con seggiolini, ha una corsia laterale molto ampia per l'accesso dei mezzi di soccorso. Nel centro sportivo comunale di Via Fontanelle si trova la Piscina Comunale provvista di vasche reabilitative, oltre che di vasca esterna per la stagione estiva. Altri sport praticabili nel centro sportivo sono il tennis e il basket nella palestra del Liceo Scientifico. Altrove sono praticabili il pattinaggio a Galaino e la corsa con Go-Kart a Pergola.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 380.
  4. ^ Isabella Aurora, I Celestini e la Basilicata : il monastero di San Giacomo di Marsico Nuovo fra istituzioni religiose e comunità urbana (secc. XIV-XVI), Roma: Società editrice Dante Alighieri, Nuova rivista storica: LXXXVIII, 3, 2004.
  5. ^ a b c d La Lucania- Luigi Ventre (1965)
  6. ^ Informazioni sul territorio, su comunemarsiconuovo.gov.it.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Sito ufficiale dell'associazione Civitas Marsicana Archiviato il 29 gennaio 2011 in Internet Archive.
  9. ^ vedi pag. 134 di Amato Amati, Elementi di geografia dell'Italia: Con cenni storici e statistici,, presso G. Gnocchi editore-librario, Milano, 1860
  10. ^ (ES) Intendencia Municipal de Montevideo, Hermanamiento con Marsico Nuovo (Provincia de Potenza, Italia), su imm.gub.uy (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2011). Gemellaggio con Marsico Nuovo (Provincia di Potenza, Italia), del 14/12/2007.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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