Martín Vizcarra

presidente del Perù
Martín Vizcarra
Martin Vizcarra (Presidential Portrait) (cropped).jpg

Presidente del Perù
Durata mandato 23 marzo 2018 –
9 novembre 2020
Capo del governo Mercedes Aráoz
Salvador del Solar
Vicente Zevallos
Walter Martos
Predecessore Pedro Pablo Kuczynski
Successore Manuel Merino

Primo Vicepresidente del Perù
Durata mandato 28 luglio 2016 –
23 marzo 2018
Predecessore Marisol Espinoza
Successore Mercedes Aráoz Fernández

Ambasciatore del Perù in Canada
Durata mandato 18 ottobre 2017 –
23 marzo 2018
Predecessore Marcela López Bravo
Successore Carlos Gil de Montes Molinari

Ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni del Perù
Durata mandato 28 luglio 2016 –
22 maggio 2017
Predecessore José Gallardo Ku
Successore Bruno Giuffra

Governatore della Regione di Moquegua
Durata mandato 1º gennaio 2011 –
31 dicembre 2014
Predecessore Jaime Rodríguez Villanueva
Successore Jaime Rodríguez Villanueva

Dati generali
Partito politico Indipendente, affiliato in passato ai Peruviani per il Cambiamento
Titolo di studio Laurea in ingegneria
Università Università nazionale di Ingegneria
Professione Ingegnere civile
Firma Firma di Martín Vizcarra

Martín Alberto Vizcarra Cornejo (Lima, 22 marzo 1963) è un politico peruviano, Presidente della Repubblica del Perù dal 23 marzo 2018 al 9 novembre 2020.

BiografiaModifica

Si è laureato in ingegneria civile presso l'Università nazionale di ingegneria.

PoliticaModifica

È stato Governatore della Regione di Moquegua per il Movimento Gobierno Regional por Ti (2011-2014), Ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni (2016-2017) e ambasciatore in Canada (2017-2018). Nel 2016, è stato eletto vicepresidente del Perù alle elezioni generali del 2016, vinte da Pedro Pablo Kuczynski, che al ballottaggio del 5 giugno sconfisse la candidata Keiko Fujimori (figlia del dittatore Alberto Fujimori, rimasto al potere dal 1990 al 2000).

In seguito alle accuse di corruzione che hanno portato alle dimissioni di Kuczynski, Vizcarra è subentrato come presidente della Repubblica il 23 marzo 2018.[1]

Proprio la corruzione, endemica in Perù (come dimostrato dallo Scandalo Odebrecht), ha portato alla proposta di un referendum da parte di Vizcarra, per richiedere al Congresso l'approvazione di riforme in merito. Il 9 dicembre 2018 i quesiti referendari, riguardanti la riforma della Corte Costituzionale (le cui nomine erano solo prerogativa del Congresso), la regolamentazione del finanziamento ai partiti e il divieto di rielezione immediata dei parlamentari, furono approvati dagli elettori peruviani a larghissima maggioranza.

Il Congresso - controllato dall'opposizione, formata dai fujimoristi di Fuerza Popular e APRA - si è però rifiutato per mesi di approvare tali riforme[2]. Vizcarra ha annunciato allora lo scioglimento del Congresso, che ha reagito dichiarandolo sospeso per un anno dalla presidenza "per incapacità temporanea" e nominando la sua vice Mercedes Aráoz come nuova presidente. Il Governo peruviano si è rifiutato però di riconoscere questo atto, considerandolo emanato da un corpo legislativo al momento chiuso[3].

Il Perù è entrato dunque in una fase di crisi istituzionale, con l'Assemblea nazionale dei governatori regionali, i capi del comando congiunto delle Forze armate peruviane e il comandante della Polizia nazionale che hanno annunciato il loro sostegno al Presidente.

L'11 settembre 2020, con 65 voti favorevoli, il Parlamento avvia una procedura di impeachment contro Vizcarra, accusato di aver cercato di ostacolare un'indagine per corruzione nei suoi confronti[4]. Il successivo 9 novembre viene sfiduciato dal Parlamento con una mozione votata da 105 membri per “incapacità morale”, un termine vago risalente al XIX secolo.[5], in relazione a uno scandalo risalente al 2014[6].

La rimozione di Martín Vizcarra (accusato senza effettive prove di corruzione e in assenza di una formale inchiesta)[senza fonte] è stata vista come un colpo di stato da molti peruviani[7], analisti politici[8] e organi di stampa nel paese[9][10][11][12][13] ed ha scatenato immediatamente grandi proteste popolari. Il 10 novembre, Manuel Merino, suo oppositore, in quanto presidente del Congresso peruviano, è diventato nuovo presidente del Perù, in virtù della linea di successione stabilita dalla Costituzione peruviana.[14]

Dopo l'insediamento Manuel Merino, ha formato un governo di estrema destra[15], con il sostegno degli ammiragli della Marina peruviana.[16][17]

Il 15 novembre, durante il 6 giorno di proteste contro la sua destituzione dall'incarico di presidente, la polizia è intervenuta con la forza determinando la morte di due manifestanti a Lima.[18] Le violenze della polizia sono state condannate da numerose forze politiche, dall'Ufficio del Difensore del popolo (Ombudsman) e dalla Corte costituzionale[18] ed hanno provocato le immediate dimissioni di 13 dei 18 ministri del governo Merino, appena formato.[19] Il presidente del Parlamento peruviano, Luis Valdez, ha chiesto a Merino di dimettersi.[19]

OnorificenzeModifica

Onorificenze peruvianeModifica

  Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù
  Gran Maestro dell'Ordine al Merito per Servizio Distinto
  Gran Maestro dell'Ordine Militare di Ayacucho

Onorificenze straniereModifica

  Gran Collare dell'Ordine dell'infante Dom Henrique (Portogallo)
— 25 febbraio 2019[20]
  Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 22 febbraio 2019[21]

NoteModifica

  1. ^ Vizcarra subentra a Kuczynski, in L'Osservatore Romano, n. 69, 25 marzo 2018, p. 3.
  2. ^ Arrivando anzi a nominare nella Corte Costituzionale il cugino del Presidente del Congresso stesso, il 30 settembre 2019.
  3. ^ Secondo la Costituzione del Perù, il Presidente può sciogliere il Congresso a seguito di un doppio voto di sfiducia ricevuto da esso. Il 15 settembre 2017 (con Kuczynski Presidente) ve ne era già stato uno. Dopo il secondo subìto da Vizcarra, questi aveva titolo a firmare lo scioglimento, secondo la Corte costituzionale che ha convalidato la decisione presidenziale: (EN) Peru Congress vote: Election follows September dissolution, BBC news, 26 gennaio 2020.
  4. ^ In Perù il Parlamento ha avviato una procedura di impeachment contro il presidente Martín Vizcarra, su Il Post, 12 settembre 2020. URL consultato il 12 settembre 2020.
  5. ^ (EN) They threw out the president. Now Peru's anti-corruption drive looks in doubt, su Los Angeles Times, 12 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  6. ^ (ES) Clarín.com, Perú: el Congreso destituyó al presidente Martín Vizcarra por un supuesto caso de corrupción, su www.clarin.com. URL consultato il 10 novembre 2020.
  7. ^ Peru's swears in new leader as political turmoil hits nation, su Star Tribune. URL consultato il 15 novembre 2020.
  8. ^ (EN) They threw out the president. Now Peru's anti-corruption drive looks in doubt, su Los Angeles Times, 12 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  9. ^ (ES) Redacción LR, Golpe de estado editorial, su larepublica.pe, 10 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  10. ^ (ES) Manuel Merino presentó al Gabinete de Antero Flores-Aráoz en medio de protestas, su El Comercio Perú, 12 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  11. ^ (ES) Manuel Merino: crean pedido para rechazar vacancia contra Martín Vizcarra y el golpe de Estado, su libero.pe, 11 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  12. ^ (ES) Trujillo: miles de ciudadanos marchan contra gobierno de Manuel Merino, su elpopular.pe. URL consultato il 15 novembre 2020.
  13. ^ (ES) Inconformes consideran toma de protesta de Manuel Merino como golpe de Estado, su Noticieros Televisa, 10 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  14. ^ (ES) Congreso peruano aprueba moción de vacancia y destituye al Presidente Martín Vizcarra, su Emol, 9 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  15. ^ Carlos Noriega, Perú: la ultraderecha copó el gobierno | Bajo la presidencia de Manuel Merino tras el derrocamiento de Martín Vizcarra, su PAGINA12, 1605225493. URL consultato il 15 novembre 2020.
  16. ^ Cómo derrocar un Presidente, su IDL Reporteros. URL consultato il 15 novembre 2020.
  17. ^ (ES) "No sé qué les fastidia", dice el primer ministro de Perú ante las masivas protestas, su es.noticias.yahoo.com. URL consultato il 15 novembre 2020.
  18. ^ a b (ES) Represión policial en segunda marcha nacional deja 94 heridos y 2 jóvenes asesinados, su La República, 15 novembre 2020. URL consultato il 15 novembre 2020.
  19. ^ a b Perù, governo nel caos dopo l'uccisione di tre manifestanti, su Agi. URL consultato il 15 novembre 2020.
  20. ^ Presidencia
  21. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

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Collegamenti esterniModifica

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