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Il massacro di Hebron del 1994 fu una strage, avvenuta il 25 febbraio 1994[1] nella città di Hebron commessa da Baruch Goldstein che morì sul posto, nei pressi della grotta di Macpela.

Indice

I fattiModifica

Baruch Goldstein, un membro d'origine statunitense[2] dell'organizzazione della Lega di Difesa Ebraica, residente a Kiryat Arba, medico ed ex ufficiale dell'esercito, penetrò nella moschea in uniforme, evitando quindi i superficiali controlli militari predisposti, e trucidò a colpi di fucile mitragliatore decine di musulmani impegnati nella preghiera canonica, causando l'esasperata reazione dei sopravvissuti, che linciarono l'attentatore, e della popolazione palestinese.

L'atto sarebbe stato compiuto, secondo alcune fonti, per vendicare l'uccisione di una bambina israeliana ma in realtà in piena coerenza con l'ideologia del kahanismo e della Lega di Difesa Ebraica,[senza fonte] quest'ultima sostenne sul proprio sito web che: «non abbiamo vergogna di dire che Goldstein fu membro fondatore dell'organizzazione».[3]

VittimeModifica

Alla fine della giornata il numero delle vittime fu complessivamente di 60 morti, di cui 29 nella sola moschea della città, di altri 26 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano e 5 israeliani uccisi dalla folla.[4]

ConseguenzeModifica

Dopo l'accaduto, la città nel 1997 venne divisa in due settori: Hebron 2 (circa il 20% della città), sotto controllo dell'esercito israeliano, e Hebron 1, affidata al controllo dell'Autorità Palestinese, in accordo con il cosiddetto Protocollo di Hebron.

NoteModifica

  1. ^ (EN) This Week in History: The second Hebron massacre, su jpost.com, 19 febbraio 2012. URL consultato il 18 giugno 2017.
  2. ^ BBC NEWS, «Goldstein had been a member of the Jewish Defense League».
  3. ^ «We are not ashamed to say that Goldstein was a charter member of the Jewish Defense League», in JDL: Frequently Asked Questions Archiviato il 3 novembre 2011 in Internet Archive.
  4. ^ L'anniversario di Hebron da archiviostorico.corriere.it, 20 febbraio 1996, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 16 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2015).

Voci correlateModifica

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