Massimiliano Antonio di Thurn und Taxis

aristocratico tedesco
Massimiliano Antonio
Maximilian Anton Lamoral, Hereditary Prince of Thurn and Taxis.jpg
Principe Ereditario di Thurn und Taxis
Nascita Ratisbona, Regno di Baviera, 28 settembre 1831
Morte Ratisbona, Regno di Baviera, 26 giugno 1867
Luogo di sepoltura Gruftkapelle, Abbazia di Sant'Emmerano
Padre Massimiliano Carlo, VI Principe di Thurn und Taxis
Madre Baronessa Guglielmina di Dörnberg
Consorte Duchessa Elena in Baviera
Figli Luisa, Principessa Federico di Hohenzollern
Elisabetta, Duchessa di Braganza
Massimiliano Maria, VII Principe di Thurn und Taxis
Alberto, VIII Principe di Thurn und Taxis

Massimiliano Antonio Lamorale, Principe Ereditario di Thurn und Taxis[1][2] (nome completo in tedesco: Maximilian Anton Lamoral Erbprinz von Thurn und Taxis[1][2]; Ratisbona, 28 settembre 1831Ratisbona, 26 giugno 1867), Massimiliano Antonio era figlio del principe Massimiliano Carlo di Thurn und Taxis e di sua moglie, Guglielmina di Dörnberg e principe ereditario dei Thurn und Taxis dalla nascita fino alla morte avvenuta nel 1867[1][2].

Matrimonio e figliModifica

Massimiliano sposò la Duchessa Elena in Baviera, figlia del Duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e della Principessa Ludovica di Baviera, quindi sorella maggiore dell'Imperatrice d'Austria Elisabetta e cugina di Re Massimiliano II di Baviera. Massimiliano ed Elena ebbero quattro figli:

Il matrimonio tra Massimiliano ed Elena non avvenne senza difficoltà, poiché il re Massimiliano II di Baviera si rifiutava di permettere alla cugina di primo grado di sposare un principe che non apparteneva ad una famiglia reale. L'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe e la moglie Elisabetta intervennero così il matrimonio ebbe luogo come programmato. Francesco Giuseppe, originariamente, era destinato a sposare Elena ma, invece, si innamorò e sposò la sorella di questa Elisabetta.

MorteModifica

Massimiliano morì di una insufficienza renale o paralisi polmonare il 26 giugno 1867 all'età di 35 anni a Ratisbona.[3] Fu sepolto nella cappella sepolcrale dell'Abbazia di Sant'Emmerano. A causa della sua prematura morte, suo figlio Massimiliano Maria diventò Principe Ereditario di Thurn und Taxis ed infine il settimo principe della casata principesca.

Ludwig II di Baviera scrisse in una lettera personale di condoglianze al padre di Massimiliano, Maximilian Karl.[4]

Titoli, trattamento, onorificenze e stemmaModifica

Titoli e trattamentoModifica

  • 28 settembre 1831 – 26 giugno 1867: Sua Altezza Serenissima Il Principe Ereditario di Thurn und Taxis

OnorificenzeModifica

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Carlo Anselmo di Thurn und Taxis Alessandro Ferdinando di Thurn und Taxis  
 
Sofia Cristiana Luisa di Brandeburgo-Bayreuth  
Carlo Alessandro di Thurn und Taxis  
Augusta Elisabetta di Württemberg Carlo I Alessandro di Württemberg  
 
Maria Augusta di Thurn und Taxis  
Massimiliano Carlo di Thurn und Taxis  
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz  
 
Elisabetta Albertina di Sassonia-Hildburghausen  
Teresa di Meclemburgo-Strelitz  
Federica d'Assia-Darmstadt Giorgio Guglielmo d'Assia-Darmstadt  
 
Maria Luisa Albertina di Leiningen-Dagsburg-Falkenburg  
Massimiliano Carlo, VI Principe di Thurn und Taxis  
Pandolfo Ferdinando di Dörnberg Giovanni Gaspare di Dörnberg  
 
Sofia Carlotta di Heyden  
Ernesto di Dörnberg  
Carolina Dorotea di Löwenstein Carlo Ludovico di Löwenstein  
 
Dorotea Caterina di Baumbach  
Guglielmina di Dörnberg  
Federico Massimiliano di Glauburg Geronimo Massimiliano di Glauburg  
 
Maria Carlotta di Lersner  
Guglielmina Enrichetta Massimiliana di Glauburg  
Guglielmina Augusta Carolina di Geismar Carlo Federico di Geismar  
 
Giovannina Enrichetta Gayling di Altheim  
 

NoteModifica

  1. ^ a b c Darryl Lundy, Maximilian Anton Lamoral Erbprinz von Thurn und Taxis, thePeerage.com, 23 novembre 2008. URL consultato il 24 maggio 2009.
  2. ^ a b c Paul Theroff, THURN und TAXIS, Paul Theroff's Royal Genealogy Site. URL consultato il 24 maggio 2009.
  3. ^ Dallmeier, Schad, S. 115.
  4. ^ Zitat, siehe Dallmeier, Schad, S. 115.

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