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Massimo Antonelli (regista)

regista e sceneggiatore italiano
Premio Targa Leone d'Argento 1972

Massimo Antonelli (Asmara, 18 maggio 1942) è un regista e sceneggiatore italiano.

BiografiaModifica

Nato in Eritrea, a due anni torna in Italia insieme ai genitori nella sua terra d'origine, il Molise. Si diploma in Agraria nel 1961 e continua quindi gli studi alla Facoltà di Scienze Biologiche all'Università la Sapienza di Roma. Una sera, in seguito alla proiezione del film Accattone di Pier Paolo Pasolini, decide di lasciare gli studi scientifici per dedicarsi solo al cinema.

Nel 1967 entra con una borsa di studio al centro sperimentale di cinematografia di Roma sotto la guida di Roberto Rossellini, frequentando i seminari di Jean-Luc Godard e Louis Malle. Collabora come regista e operatore ad un film progetto del Centro Sperimentale sulle lotte operaie a Torino dal titolo La Fabbrica di Alberto Lauriello. In seguito diventa aiuto regista di Francesco Maselli nel film Lettera aperta a un giornale della sera e Roma'70 (film inedito). Collabora poi come aiuto regista a diversi lavori cinematografici[1].

Nel 1971 realizza il suo primo film a soggetto dal titolo Tema Di Marco, girato interamente nel ravennate che ha come interpreti Carla Gravina e Paolo Graziosi. Il film è presentato alla Mostra del Cinema Venezia - Sezione Stampa Estera - ottenendo il riconoscimento della targa Leone d'argento, la selezione per il festival di Avellino Cinema Sud e viene premiato con il Laceno d'oro. Successivamente il film viene rielaborato dal regista che lo presenta con il titolo Frammenti d'amore (Tema di Marco), e nel 1974 è presente alla rassegna del cinema a Savona ARS - Momenti del Cinema Contemporaneo Italiano.

"Lo stile narrativo che Antonelli porta avanti ha l'intenzione di creare una sorta di diaframma tra la fantasia, la memoria e la realtà dei fatti narrati. Ciò non toglie che l'opera offra una nutrita tavolozza, quasi un album di indicazioni graffianti (un po' sullo stile di Luis Buñuel) sulle consuetudini e le contraddizioni che agitano la società borghese" (Mauro Manciotti, Il Secolo XIX, 1974). Tra il '73 e il '78 Massimo Antonelli si occupa nel settore pubblicitario e documentaristico e contemporaneamente svolge un'intensa attività di soggettista e sceneggiatore collaborando dal 1979 al 2006 con la RAI Radio Televisione Italiana nella veste di filmaker. Dirige per la prima rete RAI uno special sul filosofo Antonio Rosmini, "Santa Chiara Di Montefalco", introducendo la macchina da presa all'interno della clausura, un reportage sulla vita delle suore. Realizza La voce del silenzio, un ritratto lirico su suor Teresa, una badessa che esce dalla clausura per poi fondare un eremo sulle colline del Subasio, a Collepino di Spello (Eremo Della Trasfigurazione).

Produce e dirige per la terza rete RAI e per RAI DSE Viggiù, microcosmo di frontiera, film-inchiesta su un centro di frontalieri ai confini della Svizzera ed il film Padre-Partime. In questo film a soggetto, spostando il problema del rapporto marito-moglie a quello di padre figli, «è riuscito a colorare il suo film di una vena di ottimismo oltre che di poesia» (Silvana Gaudio). Figli dentro le mura, maternità, educazione e vita familiare nel chiuso del carcere di Rebibbia, Nisida, La Giudecca. Realizza numerosi servizi e documentari per le seguenti trasmissioni: L'aquilone, Ragazzi e ragazze, Parlato semplice e Cos'è la vita. Conduce per RAI NOTTE un trasmissione dal titolo Nessuno è perfetto. Nel 1981 pubblica il libro fotografico Roma in botticella con testimonianze scritte per l'occasione da Cesare Zavattini, Paolo Stoppa, Luigi Barzini, Giulietta Masina, Goffredo Petrassi, Sante Monachesi, Mario Scaccia, Alessandro Blasetti e Pasquale Festa Campanile. Tra il 1984 e il 1988 allestisce uno spettacolo teatrale all'Argentina di Roma Bazar Napoletano, primo esperimento al mondo di uno spettacolo teatrale recitato dai detenuti di Rebibbia, che ottiene un grande successo.

Nel 2001 pubblica per La Camera Verde un raccolta di poesie dal titolo Incontri. Dal 1997 si dedica a tempo pieno all'arte contemporanea: «Massimo Antonelli, partendo dalla propria casa, dalla normalità del piccolo quotidiano, ha scrutato le forme anonime, recuperato un frammento domestico come la grattugia e costruito una personale deriva metropolitana. L'oggetto, adesso, si assume un dovere nuovo, qualcosa che non gli appartiene per natura: deve evocare il macroformato del mondo reale, diventare un edificio svettante che confermi la forza ammirevole del gesto artistico» (Gianluca Marziani).

NoteModifica

  1. ^ Da Molisani, milleuno profili e biografie di Barbara Bertolini e Rita Frattolilli, Edizioni Enne

Collegamenti esterniModifica

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