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Matilda di Quedlinburg

BiografiaModifica

Era la figlia di Ottone I, imperatore del Sacro Romano Impero, e della sua seconda moglie, Adelaide d'Italia. Era dunque membro della dinastia ottoniana.

Sua nonna santa Matilde fondò l'abbazia di Quedlinburg nel 936.[1] Nel mese di aprile 966, in una splendida cerimonia organizzata dal padre, l'undicenne Matilde, nipote e omonimo della santa, venne eletta suae metropolitanae sibi haereditariae.[2]

Ricevette a Quedlinburg, una ricca abbazia dotata di Ottone I del privilegio di immediatezza, un'educazione molto sofisticata. Quedlinburg fu un capitolo di donne dell'alta nobiltà, un Frauenstift, in cui le canonichesse iniziavano le ragazze dell'alta nobiltà a lettere e arti. Gli oneri politici e religiosi di Matilda durante la sua vita e la saggezza che i cronisti contemporanei le attribuiscono, sono una testimonianza della sua educazione di famiglia nobile.

Badessa di Quedlinburg e governo della GermaniaModifica

Un anno dopo la sua nomina a badessa, quando suo padre partì nel 967 assieme Ottone II, all'epoca ancora un bambino, per la campagna in Italia, Matilda fu l'unico membro della famiglia ottoniana a vivere a nord delle Alpi: essa quindi, quando aveva solo undici anni, assume si di sé il governo della Germania, governando dalla sua sede abbaziale. Durante il suo mandato tenne un sinodo a Dornberg. Durante questi anni, Widukind di Corvey gli dedicò la sua Gesta dei Sassoni, nella cui prefazione esalta la saggezza di Mathilde. Nel 972, sentendo che il suo potere diminuiva a nord delle Alpi, Ottone I tornò in Germania per radunare tutti i vescovi in ​​un sinodo a Ingelheim e distribuire le diocesi vacanti, oggetti dell'avidità dell'aristocrazia e generatore di tensioni. Riunì per la festa di Pasqua tutti i grandi laici del regno in una dieta a Quedlinburg, abbazia di Matilde e luogo in cui furono sepolti i genitori.

Sotto il regno di suo fratelloModifica

Svolge anche un ruolo politico durante i primi anni del regno di suo fratello Ottone II: ricevette da lui diverse donazioni visitò regolarmente la corte imperiale. Nel 978, tuttavia, seguì sua madre Adelaide di Borgogna in Italia, forse a seguito di una lite con Ottone II e sua moglie Teofano. Sembra esserci stata una riconciliazione nel 981, quando Adelaide, Matilde, Ottone e Teofano celebrarono insieme la Pasqua a Roma.[3] Alla morte di Ottone II nel dicembre del 983, Adelaide, Teofano e Matilde erano in Italia. Ritornarono in Germania l'anno successivo e combatterono contro Enrico il Litigioso, cugino di Ottone III, che aveva sequestrato Ottone III, all'epoca n bambino di tre anni, cercando di ascendere al trono. Nel 984 Matilde presiedette una dieta imperiale nella sua abbazia per porre fine all'usurpazione e far eleggere suo nipote al trono imperiale. Matilde, l'imperatrice Adelaide e l'imperatrice Teofano diventarono quindi reggenti e garanti del giovane sovrano. Un cronista contemporaneo ha descritto la sua reggenza caratterizzata "dall'assenza di leggerezza femminile". Enrico si sottomise alle tre donne nel 985 a Francoforte. Poco dopo, Matilde guidò personalmente un esercito contro i barbari e li sconfisse.

Un parziale ritiro della vita politica e morteModifica

Matilde successivamente si ritirò dal potere e forse tornò a Quedlinburg, dove eresse un monastero per la salvezza dell'anima di Ottone II nel 986.[4] Tornò in politica dopo la morte di Teofano nel 991. Successivamente partecipò al governo imperiale, elesse il suo candidato al vescovato di Cambrai nel 995 (contro il candidato di Sofia, sorella dell'imperatore) ed esercitò il potere in assenza di Ottone III. Matilde morì nel 999, poche settimane prima di sua madre e venne sepolta nella sua abbazia. Il suo epitaffio, conservato a Quedlinburg, gli conferisce il titolo di matricia, versione femminile del titolo di patrizio rimesso in voga da Ottone III. Succedette come badessa di Quedlinburg, Adelaide, una sorella di Ottone III.

NoteModifica

  1. ^ Wemple 1987, p. 139.
  2. ^ Mcnamara 1996, p. 197.
  3. ^ Annali di Quedlinburg, anni 978 e 981.
  4. ^ Annali di Quedlinburg, anno 986

BibliografiaModifica

  • Sharon L. Jansen, The Monstrous Regiment of Women: Female Rulers in Early Modern Europe, Palgrave Macmillan, 2002.
  • Jo Ann McNamara, Sisters in arms: Catholic nuns through two millennia, Harvard University Press, 1996.
  • Thietmar, Ottonian Germany: The Chronicon of Thietmar of Merseburg, Manchester University Press, 2001.
  • Suzanne F. Wemple, Sanctity and Power: The Dual Pursuit of Early Medieval Women, in Bridenthal (a cura di), Becoming Visible: Women in European History, Houghton Mifflin Company, 1987.
  • Barbara Yorke, Nunneries and the Anglo-Saxon royal houses, Continuum International Publishing Group, 2003.
  • Herbert Schutz, The Medieval Empire in Central Europe: Dynastic Continuity in the Post, Cambridge Scholars Publishing, 2010.
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