Provincia ecclesiastica

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Una provincia ecclesiastica è un'unità del governo religioso che, presente in alcune Chiese cristiane, consiste nella dipendenza di varie diocesi, dette suffraganee, da un'arcidiocesi metropolitana. L'arcivescovo a capo della provincia è detto metropolita.

StoriaModifica

Il titolo di metropolita nacque nelle Chiese d'Oriente come figura d'intermediazione tra vescovo e patriarca e fu reso ufficiale dal concilio di Nicea (325).

Nella chiesa d'Occidente il Papa venne considerato l'unico metropolita fino al V secolo[senza fonte] quando, in Gallia e nell'Italia settentrionale, i vescovi delle principali città cominciarono a fregiarsi di questo titolo. Il compito principale del metropolita era quello di presiedere l'elezione dei vescovi della sua provincia e di ordinarli.

Nella Chiesa cattolicaModifica

 
Province ecclesiastiche cattoliche dell'Italia

Nella Chiesa cattolica, la provincia ecclesiastica è disciplinata dai canoni 431-446 del Codice di diritto canonico.

Oggi il primato della diocesi metropolitana sulle diocesi suffraganee è poco più di un titolo onorifico. L'autorità del metropolita è molto limitata (per esempio, durante una sede vacante, un metropolita può nominare un amministratore temporaneo se il "collegio dei consultori" non riesce a eleggerne uno entro un dato tempo e il papa non ha nominato un amministratore apostolico).

I confini delle province non corrispondono sempre a fattori politici, come la divisione fra stati, almeno là dove esiste un sostrato culturale radicato storicamente come in Europa; negli Stati Uniti invece, le province si identificano con uno o più stati e seguono i loro confini (tranne California e Texas che hanno ognuno due province).

Le province ecclesiastiche non sono una suddivisione territoriale delle regioni ecclesiastiche e sono da esse indipendenti.

FunzioniModifica

L'arcivescovo metropolita ha il diritto d'indossare, sopra i paramenti liturgici, il pallio, nelle celebrazioni eucaristiche che si tengono nelle chiese della sua provincia ecclesiastica; da qui l'uso di chiamarlo "arcivescovo palliato".

Anticamente, i vescovi di sedi suffraganee avevano obblighi di carattere canonico nei confronti del metropolita. Dopo il Concilio Vaticano II, il rapporto tra sedi suffraganee e metropolitane è principalmente formale, testimone, tutt'al più, del legame storico che ha legato tra loro le varie sedi episcopali. Il Codice di diritto canonico assegna tuttavia al metropolita alcune limitate funzioni:[1]

  • vigilare sulla fede e la disciplina ecclesiastica, e informare il Pontefice romano degli abusi;
  • effettuare, con il consenso della Sede Apostolica, la visita pastorale nel caso che il vescovo della diocesi suffraganea la trascuri;
  • nominare l'amministratore della cattedra episcopale resasi vacante, qualora non venga nominato entro 8 giorni.

Il Canone 463 esclude espressamente che il metropolita abbia altre facoltà nelle diocesi suffraganee.

MetropoliaModifica

Una metropolia, nell'organizzazione territoriale della Chiesa cattolica, è la provincia ecclesiastica costituita dall'unione di più diocesi. Essa insiste nel territorio di un'arcidiocesi detta "metropolitana", il cui arcivescovo è detto metropolita. In alcuni casi, per motivi storici, la provincia ecclesiastica comprende la sola arcidiocesi metropolitana.

Nella Chiesa anglicanaModifica

Nella Chiesa anglicana si considerano province di solito le Chiese nazionali, indifferentemente dal fatto che ci siano arcidiocesi.

La Chiesa d'Inghilterra divide la regione in due province sotto gli Arcivescovi di Canterbury e York, e usa il termine vescovo suffraganeo non per i vescovi delle diocesi nelle province, ma per i vescovi ausiliari di ogni diocesi (quest'uso era diffuso anche nella Chiesa cattolica).

Anche la Chiesa Anglicana d'Australia, la Chiesa Anglicana del Canada, la Chiesa d'Irlanda, la Chiesa di Nigeria e la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America sono divise in più province.

NoteModifica

  1. ^ Codice di diritto canonico, canone 436, par. 1.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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