Mi faccia causa

film del 1984 diretto da Steno
Mi faccia causa
Mi faccia causa.PNG
Gigi Proietti in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1984
Durata101 min (versione cinematografica)
210 min (versione televisiva)
Generecommedia
RegiaSteno
SoggettoEnrico Vanzina, Steno
SceneggiaturaEnrico Vanzina, Steno
ProduttoreFulvio Lucisano
FotografiaFausto Zuccoli
MontaggioRaimondo Crociani
MusicheManuel De Sica
Interpreti e personaggi

Mi faccia causa è un film a episodi del 1984, diretto da Steno ed interpretato da Christian De Sica, Gigi Proietti, Enrico Montesano e Stefania Sandrelli.

Del film esiste anche una versione lunga per la televisione, della durata di 3 ore e mezza.

Indice

AmbientazioneModifica

Il regista Stefano Vanzina (in arte Steno) già nel 1953 aveva diretto Un giorno in pretura, con ambientazione in aule giudiziarie, dove il magistrato era impersonato da Peppino De Filippo. Stavolta il pretore è interpretato da Christian De Sica.

TramaModifica

Nel primo episodio il pretore ha il coraggio di condannare un mafioso corleonese di nome Rosario Mancuso per lesioni colpose, in quanto egli ha investito con l'auto un cittadino. Quando si reca al bar per un cognac viene avvicinato dall'imputato e crede che questi stia minacciandogli la famiglia. Scappa per allertare la moglie ma, quando lei arriva in pretura, l'equivoco è chiarito: il mafioso voleva ringraziarlo perché la sentenza costituiva l'alibi che gli serviva in un grave processo di mafia. Il pretore si ritrova frastornato con in mano una busta gialla contenente la mazzetta regalatagli dal mafioso, non sa che fare e chiede alla donna delle pulizie di custodirgliela fino al termine delle udienze. Il mafioso si dichiarerà poi pentito.

Nel secondo episodio si assiste alla contesa fra il rocker Artemio Chiccaccia con band al seguito e il musicista napoletano Leonardo De Leonardis, che canta in aula un pazzo che appare a tutti essere un plagio di O sole mio. Il pretore è il più coinvolto dalla musica e si mette a cantare e ballare. Il maestro De Leonardis farà causa allo Stato italiano perché sostiene che l'Inno di Mameli è in realtà una sua canzone e pretende il rimborso dei diritti d'autore.

Nel terzo' episodio un'impiegata dell'ufficio tasse, Rosanna Bianchini, ha querelato la giornalista Luisa Pelliccioni del settimanale La donna italiana, per un articolo secondo il quale lei sarebbe una prostituta. Il fatto risulta vero al pretore, che applica la legge e non accoglie la querela. Terminata l'udienza però si invaghisce di Rosanna e, per farla ricredere sul fatto che la fortuna tornerà a sorriderle, si sbarazza della busta gialla datagli dal mafioso, regalandola a lei.

Nel quarto episodio Luigi Marchetti detto Mani d'oro è un ladro che ha tentato di ripulire una villa. Reo confesso, racconta come era maturato il piano partendo dalle notizie avute nel bar. Le stranezze della villa erano diventate più complicate ancora quando aveva fatto amicizia col piccolo figlio dei padroni della villa: questi si era offerto di aprirgli la cassaforte di casa a patto che il malvivente avesse giocato con lui. Tuttavia l'uomo vuole dimostrargli di essere in grado di forzare la cassaforte anche senza chiavi, ma l'impresa si rivela impossibile. Sconsolato, chiede al bambino di dargli le chiavi ma, vedendo che sta dormendo beatamente, viene colto da una crisi di pentimento e fa per uscire senza rubare nulla. Mentre sta uscendo, viene scoperto dalle colf che chiamano la polizia. Viene condannato a tre mesi senza condizionale per violazione di domicilio.

Nel quinto episodio Rebecchino De Profundis, orologiaio con fama di jettatore, denuncia un vicino di casa per averlo chiamato jettatore. Il denunciante risulta essere una persona pericolosa, capace di mettere a scompiglio l'aula con tempeste di vento e black-out ogni qualvolta venga contraddetto, nonostante egli stesso sostenga di non possedere nessun fluido maligno. Intimorito, il pretore accoglie la sua richiesta e condanna il querelato a versagli 200.000 lire.

Nel sesto episodio un chirurgo plastico grande tifoso dell'Inter, ha denunciato per atti osceni, ingiurie e turpiloquio due tifosi romanisti, l'elettrauto Oreste e il principe Valfredo Orselli di Querciarola, perché i due, che erano con lui allo stadio Olimpico, in preda all'euforia del vantaggio per 2-1 della Roma sull'Inter, gli avevano fatto la pipì sulle spalle. Alla fine si scateneranno in aula le passioni calcistiche dei presenti, compresa quella del pretore Pennisi, tifoso della Lazio.

Nel settimo episodio un uomo effemminato di nome Umberto Recchia denuncia un signore perché, in seguito a una banale lite, l'ha apostrofato frociaccio. Il querelante, assistito dalla testimonianza di un impiegato e da un avvocato in gran forma, ottiene giustizia e riceve un risarcimento in denaro.

Nell'ottavo episodio, Annibale Saraceni è un pugile licenziato dal manager, che ha vinto una sola sfida a pugni nella vita: quella per salvare un cagnolino, mettendo al tappeto tre cattivoni che stavano per dar fuoco all'animale. Il quadrupede, chiamato Augusto dai suoi precedenti padroni, si rivela essere un ladro che aiuta Annibale in piccoli furti. Grazie al cane, Annibale aveva conosciuto la fidanzata Zizì; però cane e pugile avevano esagerato rubando un anello per Zizì. Il pretore, visto che il cane non può parlare, assolve il pugile che ha scaricato la colpa su Augusto e condanna l'animale al canile.

Nel nono episodio il protagonista è lo stesso De Sica. Mentre è a letto con la moglie, sognando l'arrivo dei marziani che portano giustizia, una luce lo abbaglia dalla finestra. Crede che siano loro, ma è solo il vicino di casa che vuole farsi una costruzione abusiva, dal momento che lo stesso pretore sta costruendo abusivamente una veranda sulla terrazza.

Versione televisivaModifica

La versione televisiva del film, che dura 3 ore e 36 minuti, è stata trasmessa in televisione in 4 parti. In questa versione gli episodi non sono in ordine come in quella cinematografica, più breve. Vengono inoltre presentate delle scene che nella versione cinematografica non si vedono e ci sono anche quattro casi in più: un truffatore che, spacciandosi per vecchio compagno di scuola di alcuni concittadini, si intrufolava a casa loro e li derubava; una disputa tra un ristoratore marchigiano e un cliente accusato di insolvenza perché, a giudizio di quest'ultimo, il cibo era immangiabile; un'avvenente signora accusata di possesso illecito di valuta e un altro caso di truffa, che tocca anche Giovanni perché il condannato era un uomo a cui il pretore aveva chiesto un favore previo pagamento.

Collegamenti esterniModifica

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