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Michael Bennett (coreografo)

coreografo e ballerino statunitense

BiografiaModifica

Bennett ha debuttato a teatro come ballerino di fila in West Side Story (Oakdale, 1960), Subway Are For Sleeping (Broadway, 1961), Here's Love (Broadway, 1963) e Bajour (Broadway, 1964). Ha cominciato a lavorare come assistente coreografo o alla regia con il musical Coco, con Katharine Hepburn; il musical debuttò a Broadway nel 1969 e rimase in scena per più di trecento repliche. Negli anni settanta ha collaborato con il regista Harold Prince e il compositore Stephen Sondheim nei musical Company (1970) e Follies (1971; Tony Award alla miglior regia di un musical, il Tony Award alla miglior coreografia).

Nel 1975 ottiene il suo più grande successo con il musical A Chorus Line, un musical che ha ideato, diretto e coreografato. A Chorus Line debuttò a Broadway nell'aprile 1975 dopo una lunga gestazione e fu il frutto di una collaborazione tra Bennett, il compositore Marvin Hamlisch, il paroliere Edward Kleban, il librettista James Kirkwood, Jr. e lo scrittore e ballerino Nicholas Dante. Il musical ebbe un successo senza precedenti, rimase in scena per 15 anni e valse a Bennett il Tony Award alla miglior regia di un musical, il Tony Award alla miglior coreografia, il Drama Desk Award al miglior regista e coreografo ed il Premio Pulitzer per la drammaturgia.[2]

Ha diretto e coreografato altri musical, tra cui Promises, Promises (1968; segna la prima collaborazione con la sua musa Donna McKechnie), Coco (1969), Seesaw (1973), Ballroom (1978), Dreamgrils (1981) e Chess (1986).[3]

Nel corso della sua carriera, Michael Bennett ha vinto 7 Tony Awards (su 17 candidature), 5 Drama Desk Awards (su 8 candidature), 1 Outer Critics Circle Award e 1 Premio Pulitzer.[4]

Vita privataModifica

Michael Bennett era bisessuale e nel corso della sua vita ebbe relazioni con il ballerino Larry Fuller, con Sabine Cassel (ai tempi moglie dell'attore Jean-Pierre Cassel) e con il produttore David Geffen.[5] Tuttavia, la sua relazione più significativa fu con la ballerina Donna McKechnie, che frequentò dalla fine degli anni sessanta e sposò nel 1976; i due si separarono dopo pochi mesi e divorziarono nel 1979. Da allora la McKechnie interruppe ogni rapporto con il coreografo, al punto da apprendere della morte di Bennett dai giornali.[6]

Michael Bennett morì per complicazioni dovute all'AIDS nel 1987[1].

TeatrografiaModifica

AttoreModifica

CoreografoModifica

  • A Joyful Noise, libretto di Dore Schary ed Edward Padula, colonna sonora di Oscar Brand e Paul Nassaun, regia di Edward Padula. Mark Hellinger Theatre di Broadway (1966)
  • Henry, Sweet Henry, libretto di Nunnally Johnson, colonna sonora di Bob Merril, regia di George Roy Hill. Palace Theatre di Broadway (1967)
  • How Now, Dow Jones, libretto di Max Shulman, parole di Carolyn Leigh, musiche di Elmer Bernstein, co-coreografie di, Gillian Lynne. Lunt-Fontanne Theatre di Broadway (1967)
  • Promises, Promises, libretto di Neil Simon, musiche di Burt Bacharach, regia di Robert Moore. Broadway (1968), Londra (1969), tour statunitense (1970)
  • Coco, André Previn e libretto di Alan Jay Lerner, regia di Michael Benthall. Mark Hellinger Theatre di Broadway (1969)
  • Company, libretto di George Furth, colonna sonora di Stephen Sondheim, regia di Harold Prince. Broadway (1970), Londra (1971) e tour statunitense (1972)

Regista e coreografoModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) Michael Bennett Biography (1943-), su filmreference.com. URL consultato il 9 maggio 2016.
  2. ^ The Broadway League, Promises, Promises | IBDB: The official source for Broadway Information, su www.ibdb.com. URL consultato il 9 maggio 2016.
  3. ^ Michael Bennett Biography (1943-), su www.filmreference.com. URL consultato il 9 maggio 2016.
  4. ^ Michael Bennett | Playbill, su Playbill. URL consultato il 9 maggio 2016.
  5. ^ Alex Witchel, THEATER;A Long and Twisting Road Back to Broadway, in The New York Times, 24 marzo 1996. URL consultato il 9 maggio 2016.
  6. ^ Donna McKechnie, Time Steps: My Musical Comedy Life, New York, Simon & Schuster, 2006, p. 48.

BibliografiaModifica

  • (EN) Vincent J. Lamano. "Michael Bennett". In Italian Americans of the Twentieth Century, ed. George Carpetto and Diane M. Evanac (Tampa, FL: Loggia Press, 1999), pp. 38-39.
  • (EN) Lisa Jo Sagolla, "Michael Bennett." In The Italian American Experience: An Encyclopedia, ed. S.J. LaGumina, et al. (New York: Garland, 2000), 59-60.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN139135736 · ISNI (EN0000 0001 2059 6655 · LCCN (ENn85185137 · GND (DE118919938 · BNF (FRcb16555260h (data) · WorldCat Identities (ENn85-185137