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Michael Gamper (Prissiano di Tesimo, 7 febbraio 1885Bolzano, 15 aprile 1956) è stato un presbitero italiano.

Il suo grido di allarme sulla Todesmarsch (marcia della morte) della minoranza di lingua tedesca dell'Alto Adige è alla base della radicalizzazione della lotta per l'autonomia a cavallo degli anni sessanta del XX secolo,[1] culminata nel terrorismo stragista del Comitato per la liberazione del Sudtirolo.

Indice

BiografiaModifica

Gamper nacque a Prissiano, una frazione del comune di Tesimo, figlio del fabbro Michael Anton Gamper (1848-1929, originario di Proves in Val di Non) e di sua moglie Elizabeth, nata Sulzer. Terzo di sette figli, dotato di particolare talento, fu mandato a frequentare le scuole superiori benedettine a Merano, ma dato il suo stile di vita, dovette trasferirsi presso lo Johanneum. Dopo il liceo si iscrisse all'Università di Innsbruck, dove si mise a studiare teologia; divenne sacerdote nel 1908.[2] Conseguita la laurea, frequentò il seminario a Trento.

A Gamper furono assegnate le parrocchie di Cornaiano, Anterivo, Laives, Barbiano e Cardano. Nel 1908 venne nominato canonico nella collegiata della parrocchiale di Bolzano. Durante questo periodo conobbe Monsignor Ämilian Schöpfer, il quale si rese conto delle qualità giornalistiche di Gamper e lo invitò ad assumere la direzione del nuovo quotidiano Südtiroler Volksbote. Dopo l'annessione della provincia di Bolzano al regno d'Italia, l'importazione del giornale Tiroler Volksbote era stata infatti vietata (novembre 1918), nonostante le rassicurazioni del senatore Tittoni (il 27 ottobre 1919) e del re Vittorio Emanuele III (il 1º dicembre 1919) di voler rispettare "la minoranza etnica, la loro lingua e le istituzioni culturali in questo paese liberale e democratico". Visto il divieto di importazione fu allora fondato il Südtiroler Volksbote, la cui prima edizione risale al 3 settembre 1919.[2]

EditoreModifica

Nel 1921 Gamper divenne presidente della sezione altoatesina della casa editrice Tyrolia-Verlag. A causa della politica fascista di italianizzazione della provincia i nomi Tirol, Südtirol e derivati vennero messi al bando e la casa editrice dovette cambiare nome: prima si scelse il nome Verlagsanstalt Vogelweider, ma anche questo dovette essere sostituito pochi mesi dopo, siccome troppo tedescofono, e fu scelto allora il nome Athesia (il nome latino della valle dell'Adige), che conserva tuttora.

Ad inizio dell'anno scolastico, scrisse sul settimanale Volksbote un appello dove segnala che l'anno a venire sarà permesso l'insegnamento della sola lingua italiana. Da qui quindi egli suggerisce l'inizio delle Katakombenschulen.[3]

Nel 1925 dovette chiudere l'ultimo giornale in tedesco, Der Landsmann, già Der Tiroler. Nel 1926 grazie all'appoggio del Vaticano Gamper ottenne che in Alto Adige venisse ripubblicato un quotidiano in lingua tedesca (chiamato Dolomiten e pubblicato tre volte alla settimana).

AntifascistaModifica

Gamper fu assieme a Josef Noldin anche uno degli ispiratori delle Katakombenschulen segrete, per garantire l'insegnamento in lingua tedesca, ufficialmente vietato. Dal suo quartier generale Marieninternat di Bolzano egli organizzò in gran segreto la scuola clandestina, organizzando tre settori: Bolzano, Merano e Bressanone.[3] Solo nel 1928, grazie ad una convenzione tra stato e Vaticano, si aprì la possibilità di insegnare la religione in lingua tedesca.[3]

Anti "opzioni"Modifica

In occasione delle opzioni in Alto Adige optò per la cittadinanza italiana, rimanendo da Dableiber. Anche se la pubblicazione di testi in lingua tedesca rimaneva proibita, Gamper riuscì a pubblicare sempre nuovi articoli. Famoso il saggio pubblicato nel 1940 "Ein schrecklicher Verdacht" ("un terribile sospetto"), in cui denunciava l'uccisione di malati e disabili da parte dei nazionalsocialisti nell'ambito del programma Aktion T4.

Anti nazistaModifica

Dopo l'invasione tedesca del settembre 1943, Gamper dovette fuggire in quanto era considerato come il "Staatsfeind Nummer 1 in Südtirol" ("nemico pubblico numero uno in Alto Adige") dalla Gestapo e nella mattinata del 9 settembre si nascose dapprima a Vanga di Renon nella canonica del parroco. Grazie all'aiuto di alcuni amici, all'alba del 31 ottobre scende in val Sarentino e camuffato da ufficiale nazista fugge su di un'automobile fino a giungere a Firenze, dove trova rifugio in un convento in Toscana con il nome di don Michele.[3] Lì spese il suo tempo nel redigere un memorandum per gli Alleati, finito nel 1944, in cui descriveva la storia dell'Alto Adige dalla fine della prima guerra mondiale fino agli anni 1940.[4]

Il giornale DolomitenModifica

Dopo la guerra si prese cura nuovamente del quotidiano Dolomiten e della casa editrice Athesia, di cui rimase presidente fino al 1956.

Gamper descrisse l'Accordo Degasperi-Gruber come la nostra costituzione, in base alla quale va regolata in futuro la convivenza fra italiani e tedeschi del Sudtirolo,[3] ma riteneva inaccettabile una maggioranza politica italiana come quella che si era creata in Trentino-Alto Adige, composto per 1/3 da abitanti di lingua tedesca e per i restanti 2/3 da persone di madrelingua italiana, lasciando il centro dell'amministrazione a Trento e non a Bolzano.[3] Le sue posizioni anti-italiane si manifestarono nell'editoriale sulla "Todesmarsch der Südtiroler" del 28 ottobre 1953, in cui stigmatizzava, usando la metafora delle marce della morte naziste, la politica a suo dire oppressiva del governo italiano nei confronti della popolazione sudtirolese. Gamper diffuse numeri falsi sull'immigrazione da quel meridione che ci è estraneo,[5] che vennero infatti smentiti. Ma la questione della Todesmarsch offrì dei forti spunti di polemica e innescò motivi gravi di scontro etnico,[6] che sfociarono nel terrorismo degli anni a seguire.

Il cordoglioModifica

Gamper morì all'età di 71 anni, il 15 aprile 1956 a Bolzano. Il "suo" Dolomiten gli dedicò l'intera prima pagina.[3] I funerali furono svolti il 19 aprile, con un corteo funebre attraverso le vie di Bolzano, trasformandolo in un grande evento, a cui parteciparono oltre 30.000 persone.[7]

«Come Mosè condusse il popolo ebreo attraverso il deserto dandogli continuamente coraggio nei momenti di grave disagio e di disperazione , così negli anni delle angustie e dell'oppressione del Sudtirolo Michael Gamper è stato sempre di nuovo il faro luminoso al quale il suo popolo poteva orientarsi.»

(Franz Gschnitezer, deputato austriaco [8])

La casa editrice AthesiaModifica

Lasciò la sua eredità, giornalistica e finanziaria, alla nipote Marta e a suo marito Toni Ebner. Oggigiorno la casa editrice Athesia è, in gran parte, di proprietà dei figli di Toni Ebner padre, Michl e Toni Ebner figlio.

CitazioniModifica

L'intero libro di autobiografia familiare Eredità di Lilli Gruber onora la memoria di Michael Gamper, che avrebbe trattenuto dalla follia del nazismo Rosa Josefa Tiefenthaler (bisavola di Lilli Gruber) ma purtroppo non altrettanto riuscì a fare con Hella Rizzolli (prozia di Lilli Gruber e figlia di Rosa Josefa Tiefenthaler).[9]

CitazioniModifica

(DE)

«Ein Volk, das um nichts anderes kämpft als um sein natürliches und verbrieftes Recht, wird den Herrgott zum Bundesgenossen haben.»

(IT)

«Una nazione, che si batte non per altro che il proprio diritto fisico e giuridico, avrà il Signore Dio come un alleato.»

NoteModifica

  1. ^ Flavia Pristinger, La minoranza dominante nel Sudtirolo: divisione etnica del lavoro e processi di modernizzazione dall'annessione agli anni Settanta, Pàtron, 1978, pag. 37
  2. ^ a b Karl Wieninger, Südtiroler Gestalten, Athesia, Bolzano, 1977.
  3. ^ a b c d e f g Alfons Gruber, Storia del Tirolo, Athesia 2010
  4. ^ Pubblicato da Marzari, op. cit.
  5. ^ La marcia della morte di Gamper, Il Trentino, 17 giugno 2013, pag. 11, [1]
  6. ^ Fabio Giacomoni, Renzo Tommasi, Dall'ASAR al Los von Trient: la regione si chiama Odorizzi: gli anni dell'egemonia democristiana: 1948-1960, Temi Ed., 2002, pag. 163
  7. ^ Moritz Windegger, Irmgard Flies, Josef Oberleiter, Toni Ebner, Dieter Seifert, Kanonikus Michael Gamper - Ein Leben für Südtirol. Athesiadruck GmbH, Bozen
  8. ^ pag 59 . Alfong Gruber .Storia del Tirolo. Eventi crucuali del XX secolo - Athesia -Bz 2010
  9. ^ Dietlinde una Lilli Archiviato il 13 marzo 2014 in Internet Archive. su L'Arena.it - Il giornale di Verona - Notizie, Cronaca, Sport, Cultura su Verona e Provincia

OpereModifica

  • (DE) Südtirol im Jubljahr seines Bundes: Bericht über die 150-Jahr-Feier des Tiroler Herz-Jesu-Bundes im Jahre 1946. Bressanone: s.n., 1946

BibliografiaModifica

  • (DE) Alois Euler: Michael Gamper: Hirte und Herold von Südtirol. Eine Dokumentation. Vienna: Südtirol-Dokumentations-Zentrum der Volksbewegung für Südtirol, 1976
  • (DE) Walter Marzari: Kanonikus Michael Gamper: ein Kämpfer für Glauben und Heimat gegen Faschistenbeil und Hakenkreuz in Südtirol. Vienna: Hollinek, 1974. (Aus Christentum und Kultur; 3) - ISBN 3-85119-113-7
  • (DE) Leo Hillebrand: Medienmacht und Volkstumspolitik: Michael Gamper und der Athesia-Verlag, 1996.
  • (DE) Franz H. Riedl: Südtirol: Land europäischer Bewährung; Kanonikus Michael Gamper zum 70. Geburtstag. Innsbruck: Wagner, 1955. (Schlern-Schriften; 140)
  • (DE) Moritz Windegger, Irmgard Flies, Josef Oberleiter, Toni Ebner, Dieter Seifert: Kanonikus Michael Gamper - Ein Leben für Südtirol. Bolzano: Athesia, 2006
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