Apri il menu principale

Michail Jur'evič Lermontov

poeta, drammaturgo e pittore russo
Michail Jur'evič Lermontov (1837)

Michail Jur'evič Lermontov (in russo: Михаил Юрьевич Лермонтов? ascolta[?·info]; Mosca, 15 ottobre 1814, 3 ottobre del calendario giulianoPjatigorsk, 27 luglio 1841, 15 luglio secondo la vecchia datazione) è stato un poeta, drammaturgo e pittore russo.

Figura di spicco del romanticismo, è considerato uno tra i maggiori scrittori del secolo XIX. Militare di carriera, durante la sua breve vita pubblica soltanto un volume di poesie, Versi, e il capolavoro in prosa, il romanzo Un eroe del nostro tempo (Geroj našego vremeni) (1840), mentre la sua opera poetica che più di ogni altra sarà esaltata nell'Ottocento, Il demone, fu pubblicata postuma.

Indice

BiografiaModifica

«... la più tormentata anima di poeta di tutto il tormentato romanticismo russo.»

(Teatro russo, a cura di Ettore Lo Gatto, Milano, Bompiani, 1955, p. 454)

Nato da una famiglia spagnola (naturalizzata scozzese), rimane orfano della madre (Marija Michajlovna nata Arsen'eva) a tre anni, nel 1817, e viene allevato dalla nonna materna Elizaveta Alekseevna Arsen'eva, nella tenuta di Tarchany, Oblast' di Penza; l'allora villaggio di Tarchany si chiama, oggi, Lermontov. Nel 1818 viaggia nel Caucaso, a Pjatigorsk, dove tornò ripetutamente, negli anni 1820 e 1825. Adolescente si appassiona di letteratura leggendo avidamente Byron e cominciando a scrivere appena quindicenne. Nel 1828 entra nella scuola privata "Pensione Nobile" (Blagorodnyj pansion pri moskovskom universitete); scrive I circassi, Il prigioniero del Caucaso, Il corsaro. Nel 1830 si iscrive all'Università di Mosca, che lascia nel 1832 per la morte del padre e per i sospetti delle autorità accademiche.

Passa quindi alla Scuola di Cavalleria della Guardia di Pietroburgo dove può arricchire la sua vena letteraria, prima limitata a pagine introspettive; si dedica anche a temi folcloristici ed erotici (i poemetti Saska e Festa a Peterhof). Scrive un romanzo dedicato a un personaggio del seguito di Pugačëv, Vadim, ed una poesia simbolica: La vela. Nel 1834 ottiene il grado di ufficiale degli Ussari della Guardia, a Carskoe Selo. Pubblica altresì numerose poesie ed il poema Hadži Abrek. Nel 1835, oltre a frequentare i salotti di Pietroburgo, conclude il dramma - rifiutato dalla censura - Un ballo in maschera. L'anno seguente scrive Il boiaro Orša, Il gladiatore morente e Melodia ebraica. Una sua poesia per la morte in duello di Aleksandr Puškin, nel 1837, La morte del poeta, viene giudicata sovversiva dallo zar Nicola I, diventando così motivo della sua espulsione dalla Guardia e del suo invio in un reggimento in linea sul Caucaso. Dello stesso anno sono Borodino, Il prigioniero, Il ramo di Palestina. Grazie alle pressioni della nonna potrà però tornare dopo poco tempo a Pietroburgo, con la fama di poeta e di dissidente perseguitato.

Sarà un'occasione per completare alcune sue opere, tra cui Il demone e Il novizio; quest'ultimo è un racconto ambientato in Georgia. Nel 1840 esce Un eroe del nostro tempo, il suo capolavoro in prosa, che desta subito grande interesse. Lermontov però cade ancora in disgrazia presso le autorità a causa di un duello con il figlio dell'ambasciatore francese, Ernest de Barante.

Inviato ancora nel Caucaso, si segnala per atti di valore (combattendo contro i ribelli nei pressi del fiume Valerik) ma non riesce a farsi richiamare a Pietroburgo. A Pjatigorsk nell'aprile 1841 ritrova un vecchio compagno d'armi, Nikolaj Martynov. Qualche mese più tardi sarà proprio quest'ultimo, per un'offesa ricevuta, a sfidarlo a duello e ucciderlo, negli stessi luoghi dove era ambientato il duello descritto nell'Eroe del nostro tempo.

Così scrive R. Michilli in conclusione della sua lunga biografia su Lermontov:

«Non sopportava i palloni gonfiati, i presuntuosi, i vanesi, i fasulli e gli ipocriti, e quando li aveva a tiro non resisteva alla tentazione di sfruculiarli [...]. Era un buon pittore, suonava da virtuoso diversi strumenti, cantava benissimo, componeva musica, sapeva il latino e anche un poco di greco, parlava e scriveva correntemente in francese, tedesco e inglese, giocava da campione a scacchi ed era un fine studioso di matematica. Fu conversatore brillante, cultore dell'amicizia e della bellezza, spadaccino di classe, cavaliere di razza, soldato valoroso [...]. E poi sul terreno dell'onore si comportò sempre magnificamente: era un tiratore eccezionale, ma non sparò mai sul suo avversario.»

(R. Michilli, Il prigioniero, Giulianova (Te), Galaad, 2015, p. 678)

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica