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Miguel Díaz-Canel
Miguel Díaz-Canel (cropped).jpg

Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri di Cuba
In carica
Inizio mandato 19 aprile 2018
Vice presidente Salvador Valdés Mesa
Predecessore Raúl Castro

Primo Vice Presidente del Consiglio di Stato di Cuba
Durata mandato 24 febbraio 2013 –
19 aprile 2018
Presidente Raúl Castro
Predecessore José Ramón Machado
Successore Salvador Valdés Mesa

Ministro dell’Istruzione Superiore
Durata mandato 8 maggio 2009 –
21 marzo 2012
Presidente Raúl Castro
Predecessore Juan Vela Valdés
Successore Rodolfo Alarcón Ortiz

Dati generali
Partito politico Partito Comunista di Cuba
Tendenza politica Socialismo
Titolo di studio Laurea in Ingegneria elettronica
Università Università Centrale "Marta Abreu" di Las Villas

Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez (Placetas, 20 aprile 1960) è un politico, ingegnere e accademico cubano, Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri di Cuba dal 19 aprile 2018.

Indice

BiografiaModifica

Laureatosi nel 1982 in ingegneria elettronica, ha lavorato come docente all'Università Centrale "Martha Abreu" di Las Villas.

Carriera politicaModifica

IniziModifica

Alla fine degli anni ottanta divenne dirigente dell'Unione dei Giovani Comunisti. All'inizio degli anni Novanta divenne un membro del Partito Comunista di Cuba e nel 1993 venne eletto secondo segretario del Comitato nazionale dell'UJC, e l'anno successivo divenne primo segretario del Comitato provinciale di Villa Clara.

Ai tempi in cui era dirigente provinciale del Partito veniva chiamato Diaz y Noche, un gioco di parole sul suo nome e la serie tv Day and Night. Si era guadagnato infatti la fama di essere un instancabile cane da guardia contro la corruzione delle imprese statali nei confronti delle quali ordinava ispezioni a qualsiasi ora del giorno e della notte appunto.[1]

Ministro dell'Istruzione SuperioreModifica

Membro del Politburo del Partito Comunista dal 2003, fu Ministro dell'Istruzione Superiore dall'8 maggio 2009 al 21 marzo 2012 e vicepresidente del Consiglio dal 24 febbraio 2013 al 2018.

Presidente e Primo ministroModifica

Il 19 aprile 2018 è stato eletto dal Parlamento cubano Presidente del Consiglio di Stato e Primo ministro di Cuba. È inoltre membro dell'Ufficio politico del PCC.[2]

La composizione del nuovo Consiglio dei ministri, ha visto la conferma ai posti chiave come Difesa, Interno e Affari esteri, uomini del castrismo mentre vi è stato un cambio al ministero dell'Economia, dove l'ottantaseienne Ricardo Cabrisas è stato sostituito da Alejandro Gil. Il nuovo esecutivo cubano è formato da 34 persone, di cui otto le donne, con una età media di 60 anni. 17 ministri erano membri del governo precedente, mentre nove assumono l'incarico per la prima volta.[3]

La nuova costituzioneModifica

Nel luglio del 2018 l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha approvato la riforma della Costituzione del 1976, redatta da una speciale commissione presieduta dall’ex presidente Raúl Castro. Il testo, formato da un preambolo e 224 articoli, è stato presentato in aula sabato 21 luglio e discusso per tre giorni in sessione plenaria. Adesso sarà sottoposto “alla consultazione della gente”, secondo il quotidiano Granma, nel periodo compreso fra il 13 agosto e il 15 novembre 2018. Sono tre le principali novità istituzionali che sono stata approvate nel nuovo testo costituzionali: il superamento del comunismo più intransigente, l’introduzione della proprietà privata e degli investimenti esteri e l’apertura ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Altra novità istituzionale importante è la creazione delle figure del Presidente e vicepresidente della Repubblica e del Primo Ministro, che di fatto guiderà il governo, per cui è stato imposto un limite di due mandati quinquennali.[4]

L’articolo 5 della Costituzione del 1976 stabiliva che gli sforzi dello Stato, del Partito Comunista, erano orientati verso “gli alti fini della costruzione del socialismo e dell’avanzata verso la società comunista“. Nel nuovo testo riformato si fa riferimento solamente al socialismo. Il presidente dell’Assemblea nazionale Esteban Lazo Hernández ha dichiarato all'aula che “è importante ricordare che molte cose nell’anno 1976 erano differenti, ed il Paese ed il mondo vivevano altre situazioni“, sostenendo che tale decisione era già stata discussa ne sesto e settimo congressi del partito in cui “hanno preso atto della situazione in mutamento“. Ma questo non vuol dire, ha concluso Lazo, che “rinunciamo alle nostre idee, ma soltanto che nella nostra visione pensiamo ad un Paese socialista, sovrano, indipendente, prospero e sostenibile”.[4]

In ambito economico, il nuovo testo di riforma riconosce “nuove forme di proprietà, tra le quali quella privata“, ma conserva “come principio essenziale quello della proprietà socialista del popolo dei mezzi fondamentali di produzione”: il mercato privato può quindi avere un ruolo nell'economia socialista. La nuova costituzione cubana sembra fornire una base legale più solida alla riforma economica avviata da Raul Castro che aveva permesso l’apertura alla gestione privata di piccoli settori dell’economia (circa mezzo milione di cubani hanno già una licenza per gestire piccole imprese private come ristoranti, officine meccaniche e affittacamere), che in dieci anni ha portato all'aumento dell’impiego nel settore privato del 13%. La riforma riconosce anche l’importanza degli investimenti esteri “per lo sviluppo economico del Paese, con le dovute garanzie“.[4]

Il vecchio testo costituzionale, all’art. 36, faceva riferimento al matrimonio come all’unione volontaria tra “uomo e donna“: adesso, invece, dal testo riformato sparisce la specificazione di genere, definendo l’istituzione come unione volontaria tra “persone”. Il nuovo testo costituzionale include anche il principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale o di genere, che consentirebbe l’adozione di politiche per proteggere i diritti della comunità Lgbt a Cuba.[4]

Prese di posizioneModifica

Fu lui a lanciare il movimento rock dell'isola di Cuba con la creazione del centro di El Mehunche, inizialmente osteggiata dal regime.[5]

Ha sostenuto con forza i diritti della comunità LGBT.[6]

Dal punto di viste delle aperture al cambiamento, a livello nazionale, Diaz-Canel ha richiesto una copertura più critica degli eventi nei media gestiti dallo Stato e un più ampio accesso a Internet per la popolazione.[1][5]

Le sue recenti dichiarazioni pubbliche si sono concentrate sul bisogno di continuità e sulla lotta contro l'imperialismo, incarnato ora dal nuovo presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump dopo le aperture di Barack Obama e la storica stretta di mano con Raul Castro.[1][5]

NoteModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica