L'arte minhwa è una delle manifestazioni più interessanti della cultura della Corea e si riferisce all'arte popolare di quel paese, consistente nel dipingere figure mitiche e altri oggetti con uno specifico stile semplice. Si è sviluppata, nella forma presente, nel diciassettesimo secolo. Gli artisti minhwa erano gente comune, che andavano di luogo in luogo, spesso seguendo i festival, dove essi dipingevano per gli abitanti locali, eseguendo i dipinti su ordinazione lì per lì. Anche scene di vita importanti erano il soggetto delle pitture minhwa. Sia la gente comune che i nobili commissionavano questi artisti.

I dipinti funzionavano su vari livelli. Mostravano figure della mitologia popolare e leggende, simboli di felicità, di benessere e di salute, e scene di vita quotidiana. I soggetti più comuni erano gli animali che rappresentavano la potenza, come la tigre, o circostante provvidenziali, come la carpa, che simboleggia il successo. I dipinti erano effettuati su carta e su tela.

Dopo un declino durante il periodo coloniale giapponese, l'arte minhwa ebbe una breve popolarità sino a decadere per la guerra di Corea. Negli anni ‘80, però, c'è stato un revival di quest'arte, il cui interesse e popolarità continua anche oggi.

OriginiModifica

Il termine minhwa venne utilizzato per la prima volta nel 1959 da Yanagi Munayoshi, studioso di arte popolare giapponese, in un articolo intitolato “La misteriosa arte minhwa del periodo Chŏson”, all’interno della rivista Mingei. La parola, composta da min, che significa ‘persone’, e hwa che significa ‘dipinto’, venne utilizzata per indicare un tipo di arte creata da e per le persone. Diversi studiosi della materia hanno proposto altri termini per definire questo tipo di arte: kyŏre kŭrim, pittura etnica, hanhwa, pittura coreana, konyehwa, pittura artigianale, o minsokhwa, pittura popolare[1].

Una caratteristica comune ai dipinti minhwa, i cui autori sono di solito sconosciuti, è che i temi raffigurati sono legati alla religione: la grande varietà di titoli e opere nominati negli annali dell’era Chŏson (1392-1910) lascia percepire una connessione con lo sciamanesimo, la religione predominante di quel tempo, e con i gut, i riti sciamanici. Ne sono un esempio le immagini più raffigurate: il ch’ŏyong, uno spirito maligno, la Stella Polare, rappresentata dallo spirito benevolo di una donna, tigri, polli, carpe, fiori e caratteri cinesi che indicano lealtà, umiltà, rispetto verso i genitori e verso il proprio paese, scritti con l’estremità affilata di un ramo di salice immerso nell’inchiostro nero.[1] Negli anni a seguire, con l’avvento del Buddhismo e del Taoismo, le figure legate allo sciamanesimo vennero accostate da nuove figure religiose recanti motivi buddhisti e taoisti. Col passare del tempo, quindi, la pittura popolare iniziò a non avere più un soggetto ben definito da raffigurare e fu proprio in questo periodo che nacquero vari tipi di pittura durante il tardo Chŏson. Alla fine dell’epoca, tra il XVII e il XIX secolo, i dipinti popolari riacquistarono successo e si avviò un periodo caratterizzato da diversi cambiamenti dinamici: condizioni sociali contraddittorie, formatesi dopo l’invasione giapponese e cinese, insieme all’arrivo di nuovi pensieri, religioni e oggetti provenienti dall’estero stimolarono il cambiamento.[1]

Nacque una nuova classe sociale, risultato di una mobilità sociale senza precedenti e legata alla fiorente crescita economica del paese: si trattava di una classe alla ricerca di nuove forme d’arte e fu proprio in questo modo che nacque un grande interesse per i dipinti minhwa. Quell’arte che prima era stata precedentemente sdegnata, passò dunque in prima linea: la sua popolarità ne incoraggiò lo sviluppo, tanto che si crearono delle vere proprie categorie in base al motivo per cui i dipinti venivano creati, come per eventi, per uso decorativo, per scacciare gli spiriti cattivi.[1]

TipologieModifica

Minhwa è la forma d’arte tradizionale più legata alla vita dei Coreani nell’intimo più profondo, dunque personifica al meglio il sentimento Coreano.”[2]

Oltre alla molteplicità di colori caratteristica della pittura Minhwa, molteplici sono i soggetti rappresentati nelle diverse opere.[3] Ciascun dipinto appartiene ad una specifica tipologia, tra simboli e significati variegati[4]:

  • Morando, 모란도 (Dipinti di Peonie):

Le peonie simboleggiano ricchezza e rispetto, stabilità e pace, caratteristiche del tempo nella quale i dipinti sono collocati, la Dinastia Joseon. Fiore che i coreani onorano sopra ogni altro, la Peonia veniva utilizzata per decorare non solo il Palazzo reale, ma anche abitazioni di persone, famiglie qualunque[4]. Dai colori variopinti[5], le Peonie mantennero il proprio valore fino al tardo Chŏson, a fianco di uccelli e piante.

 
Dettaglio delle Peonie in un dipinto Morando.
 
Chaekgeori, dipinto di libri e cancelleria.

I dipinti di Peonie erano solitamente eseguiti con inchiostro nero e tinte di colore, per fungere da sfondo a riti ancestrali ed eventi di Corte.[5] Un esempio è quello del Tempio Regale Ancestrale di Jongmyo (宗廟), composto da dieci pannelli a schermo che raccolgono una pluralità di toni di rosa sfumato in bianco, rosso, un’armonia cromatica che si sposa perfettamente con le pietre azzurrine sul fondo dei dipinti;

  • Chaekgeori, 책거리 (Dipinti di libri e cancelleria):

Contengono i Quattro tesori dello Studio (Carta, Pennello, Pietra dell’Inchiostro e Bastone)[4], pile di libri, tutti soggetti a simboleggiare sete per il sapere ed entusiasmo nello studio. Altri soggetti possono essere vasi di fiori, occhiali, ventagli, anche frutta e verdura simboli della longevità e fertilità come le melanzane, le pesche. La disarmonia e la grossolanità sono caratteristiche di questo tipo di dipinti, composizioni libere, ma comunque tecniche[4].

  • Hwajodo, 화조도 (Dipinti di fiori e uccelli):

La forma più conosciuta dei dipinti Minhwa, gli Hwajodo contengono cerbiatti, conigli, farfalle ed api, oltre a fiori ed uccelli. Rappresentavano la bellezza naturale e la dolcezza del matrimonio, che fiorisce come le magnolie, le orchidee, i soffioni, a fianco di fenici ed oche mandarine. Il fiore più rappresentato è ancora la peonia.[3] Gli Hwajodo potevano trovarsi in camere da letto o presenti durante cerimonie di matrimonio, perché i soggetti contenuti simboleggiano fertilità, incoraggiamento alla procreazione[4]; I dipinti dei fiori e degli uccelli possono essere considerati l’inizio dell’abitudine di inserire nella simbologia il desiderio per la felicità che il popolo cercava.

In questi dipinti vediamo rappresentati i dieci elementi della natura che rappresentano l’eterna giovinezza: il sole, le nuvole, le montagne, l’acqua, gli alberi di pino, le tartarughe, il cerbiatto, le gru, le pesche, ed infine l’erba della giovinezza eterna.[4] Gli Sipjangsaengdo ci offrono una visione ampia, concentrata in colori e figure, del genere considerato più grandioso e regale dei Minhwa[4]: celano una parte molto importante della cultura coreana, lo Sciamanesimo. Entrato nella religione come parte integrante per lo stato, lo Sciamanesimo divenne parte del subconscio rappresentativo coreano, che si esprimeva con colori ed appunto simboli nei dipinti popolari[3].

Col tempo i simboli sono divenuti 12[3], ma hanno comunque mantenuto il titolo di “Dieci simboli”;

  •  
    Munjado, dipinti di caratteri.
    Munjado, 문자도 (Dipinti di caratteri):

La tipologia Munjado fa uso di animali o creature simboliche, come pesci, piante e uccelli, per rappresentare ideogrammi cinesi[4]. Ogni carattere rappresenta in ordine uno degli ideogrammi degli Otto Insegnamenti Morali del Confucianesimo, come la fedeltà, l'integrità, la giustizia[4]. Gli animali attorno ai caratteri potevano disporsi in una narrazione, organizzata in spesse pennellate nere e soggetti specifici a seconda del contenuto dell’Insegnamento. Tra armonia cromatica e storie popolari, l’espressività naturalistica rende unica questi dipinti Minhwa[3].

In particolare questi dipinti di caratteri servivano a sfogare desiderio per tempi migliori, includendo sì la tradizione confuciana, incorniciandola però con colori forti e gioiosi. La gioia che i coreani avevano bisogno di provare non sarebbe in realtà arrivata presto, il periodo Chŏson finendo con l’annessione al Giappone, a seguito di crisi economiche e politiche[3];

“I dipinti popolari coreani avevano il ruolo di proteggere da spiriti maligni ed esprimere la speranza di trovare più felicità. Un riflesso artistico della positività dei Coreani e della loro resilienza, sfociando quindi in un Rinascimento Moderno.”[3]

  • Hojakdo , 호작도 (Dipinti della Tigre, la Gazza e l’Albero di Pino):

Il termine Hojakdo unisce i soggetti principali di questi dipinti: tigri e gazze, simbolo del governo e della gente comune. La tigre era ritratta in un modo quasi “ridicolo”, con macchie e sguardi vuoti, una denuncia che questi minhwa celavano nei confronti del governo coreano, considerato ridicolo. Mentre l’essenza spaventosa e pericolosa della tigre viene rovesciata, la gazza è simbolo di saggezza[4];

  • Chochungdo (Dipinti di fiori e insetti);
  • Hopeedo (Dipinti a strisce di Tigre);
  • Yongsudo (Dipinti di Animali divini);
  • Sansuhwa (Dipinti di paesaggi):

Letteralmente “Dipinti delle Montagne e delle Acque[3]”, i Sunsuhwa sono una tipologia di dipinti che mostra la premura e l’affinità verso la natura, indotta dalle religioni del Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo; religioni che invitavano alla vita in armonia con la natura, e le sue componenti. La natura in questione, rilievi e paesaggi, veniva rappresentata con pennellate spesse e linee irregolari per delineare forme grossolanamente dettagliate. Il pittore Jeong Seon ci mostra nel suo operato questo sotto-tipo specifico dei Sansuhwa, i dipinti a “Veduta esatta”, più semplici da comporre rispetto a generi di dipinti che richiedevano più minuziosità nella composizione[3];

  • Minwha ulteriori:
    • Leggende del Taoismo:

Rappresentano quegli individui che sono immortali, come il primo uomo coreano Dangun, secondo la storia che nasce nel periodo Gojoseon. L’immortalità veniva rappresentata con colori vivi e forme maggiormente legate alla natura, simbologia inerente alla disciplina spirituale[3].

I dipinti Minhwa non sono solamente parte della Storia dell’Arte coreana; vivono ancora oggi utilizzati come decorazione di oggetti di artigianato, per decorare ambienti cittadini, non uscendo dal loro ambiente originario, cioè che appartiene al popolo.

ContemporaneitàModifica

L’arte coreana di oggi non aderisce fedelmente ai disegni tradizionali del genere. Nell’esprimere gli interessi e i desideri attuali, le versioni del XXI secolo della pittura popolare sono in continua trasformazione[6]. Fino a pochi decenni fa, l’arte minhwa non era apprezzata tanto quanto lo è oggi. È solo dal 1970 che i coreani hanno cominciato a manifestare un vero e proprio interesse per essa. Prima di allora, viveva nell’ombra di ciò che era generalmente chiamato “pittura tradizionale” e, rispetto a quest’ultima che era più familiare, l’arte minhwa era invece unica e originale[1].

A partire dagli anni ‘70 e ’80, quindi, mercanti d’arte dall’estero, in particolare dal Giappone, e molti hotel di lusso acquistarono dipinti e oggetti minhwa, favorendone la loro diffusione. Negli anni ‘90, diversi artisti hanno contribuito portando la pittura popolare negli istituti universitari o nei centri culturali dei grandi magazzini, formando una comunità d'arte popolare che cominciò piano piano a svilupparsi. Negli anni 2000, il numero di artisti praticanti è aumentato notevolmente e le loro abilità sono migliorate notevolmente. Coloro che avevano lottato per esprimere sensibilità e valori moderni, pur aderendo ai vecchi formati, cominciarono persino a riformulare il loro approccio in nuovi stili[6].

Recentemente, molti artisti minhwa contemporanei hanno tentato di allontanarsi dai pigmenti tradizionali sulla carta di gelso coreana per esplorare una più ampia gamma di materiali, concordando sul fatto che in questo mondo globalizzato, non ha senso fare una distinzione tra materiali orientali e occidentali. Alcuni usano vernici acriliche, pastelli o matite colorate su tela, mentre altri fanno collage da tessuto, carta da parati o altri materiali facilmente disponibili per impregnare le loro opere con una texture moderna. Alcuni addirittura si allontanano dal lavoro bidimensionale del tutto, sperimentando con i formati, come l’installazione e la media art, ovvero l’arte virtuale, digitale e sonora. L’artista Lee Don-ah, per esempio, era precedentemente conosciuta per le sue immagini di iconografia tradizionale smantellate e visualizzate in esaedri, quadrangoli e cornici quadrate; dal 2015, invece, lavora con tecnologie di media art, come immagini video, stampa lenticolare che permette di vedere i suoi dipinti da più punti di vista. La popolarità di quest’arte sta trascendendo la scena artistica per diffondersi anche tra cosmetici, moda e articoli per la casa[6].

 
Prodotti della marca Sulwhasoo.

Alcuni esempi di questa diffusione sono il produttore di cosmetici Sulwhasoo e Heill, marchio di alta moda:

  • il produttore di cosmetici Sulwhasoo ha totalmente abbracciato l’arte minhwa con il packaging dei suoi prodotti realizzato in collaborazione con artisti di fama. Nel 2019, ha creato una reinterpretazione moderna di modelli tradizionali, mostrando opere di interior design, mobili e moda utilizzando motivi tradizionali tratti da due generi di pittura popolare, hojeopdo (dipinti di farfalle) e hwajo yeongmodo (dipinti di fiori, uccelli e animali);
  • Heill, un marchio di alta moda, ha presentato la sua collezione Primavera/Estate 2020 a Parigi con un motivo di fan coreani tradizionali visti nei dipinti popolari. La first lady Kim Jung-sook ha indossato un vestito di Heill per l’inaugurazione del presidente Moon Jae-in nel 2017[6].

L’arte minhwa ha una bellezza che è unicamente coreana, ma che può anche comunicare facilmente con il mondo in generale. I messaggi di buon auspicio e gli auguri di felicità che trasmettono i dipinti hanno ovviamente un fascino universale, che aiuta a spiegare la rinascita del genere. Forse questo genere senza tempo può diventare noto come K-art, suscitando un’altra ondata coreana di esportazioni culturali attraverso un’incessante sfida e sperimentazione. Il fatto che diversi artisti contemporanei, occidentali e orientali, abbiano usato elementi minhwa nelle loro opere dimostra la notorietà dell’arte popolare rinata in epoca moderna[6].

Artisti ContemporaneiModifica

L’arte contemporanea di oggi ricerca molto i valori di libertà, autocoscienza e modi sempre diversi di esprimere pensieri, desideri ed emozioni. Per questo motivo l’arte Minhwa si è dimostrata un’ottima rappresentante e ha suscitato l’interesse di molti artisti contemporanei. Una delle artiste ad occuparsi della reinterpretazione di dipinti folkloristici Coreani è Seongmin Ahn, che presenta una rivisitazione tutta sua in grado di portare ad una comprensione più profonda del patrimonio e della cultura Coreana.

Seongmin Ahn ha conseguito un titolo di laurea e uno di laurea magistrale in Pittura tradizionale Asiatica presso la Seoul National University e un secondo titolo di laurea magistrale presso il Maryland Institute College of Art. Attraverso le sue abilità pratiche e le conoscenze della tradizione. è stata in grado di creare un collegamento tra arte tradizionale e moderna, tra Occidente ed Oriente. La sua narrazione auto-riflessiva come un’artista immigrata asiatica attraverso strumenti visivi unici e una prospettiva ottenuta studiando la pittura tradizionale asiatica, ha giocato un ruolo importante in tutte le sue opere. L’artista rivisita e reinterpreta la storia dell’arte asiatica, combinando la pittura a inchiostro e la pittura a colori in un solo dipinto. Essendo stati divisi, la loro unione riportata da Ahn crea unione ed equilibrio, applicandoli alle situazioni attuali di divisione tra classi, religioni, nazioni, credenze. L’artista trova la spiritualità nella fisica e la integra con la sua esplorazione immaginativa nel pensiero iperdimensionale. Tutto ciò viene espresso nel fascino surrealistico delle sue opere[7].

Seongmin Ahn accosta l’iconografia dell’arte tradizionale Minhwa ad elementi del mondo contemporaneo Occidentale e non, in modo tale da creare un filo narrativo sempre nuovo in ognuna delle sue opere. Il modus operandi dell’artista presenta un contrasto tra temi trattati e materiali e tecniche utilizzati; mentre i primi cambiano sempre, i secondi rappresentano un elemento fisso che si basa sugli stessi elementi e tecniche tradizionali dell’arte Minhwa. Ad esempio, l’artista crea colori profondi e saturi utilizzando numerosi strati sottili di colore traslucido con colla di pelle di coniglio. L’artista si è esibita a livello nazionale ed internazionale, incluse mostre personali presso il Delaware Center for the Contemporary Arts, Queens College Art Center e Charles B. Wang Center; inoltre è stata per ben due volte gran destinataria del Pollock-Krasner Foundation Grant e la vincitrice del primo premio del Concorso di arti visive dell’AHL Foundation.

Seongmin Ahn è stata recensita da numerosi giornali come The Washington Post, The Philadelphia Inquirer, NY Arts magazine. Diversi istituti, come il Metropolitan Museum of Art, Queens Museum e l’Art Students of New York hanno avuto la possibilità di avere corsi di Pittura tradizionale Asiatica condotti dall’artista[8]. Ha anche preso parte alla mostra "Passion, Continued: A wave of Pace from Korea to the World" presentata dal Korean Cultural Center New York per celebrare i Giochi Olimpici e Paraliompici di PyeongChang 2018. La Corea ha rappresentato il ponte di collegamento dalla Corea all’Asia e poi al mondo. Moltissimi artisti hanno preso parte al progetto rappresentando i valori di pace ed unità[9].

Le opere di Seongmin AhnModifica

  • Evolutionary Impulse, Aphrodisiac

Queste opere raffigurano le montagne, elemento tipico dell’arte tradizionale asiatica. che spuntano da una tazza di tè in stile occidentale e sembra quasi che stiano fuoriuscendo dall’acqua. I temi rappresentati, ovvero crescita, eruzione ed espansione rappresentano la riflessione dell’artista riguardo l’essere un’artista Asiatica in un paese straniero[10].

  • Mindscape

Questo dipinto ritrae l’impulso primario e misterioso del subconscio dell’artista, rappresentato dalle montagne, molto importanti per Seongmin Ahn. In quest'opera in particolare le montagne sono indescrivibili ed indefinibili, rappresentando l’interesse dell’artista per l’apertura, coesistenza, equilibrio ed interconnessione tra elementi contrastanti ma complementari.

Vengono utilizzate due prospettive diverse con due punti di fuga differenti per rappresentare aree diverse: una dipinta con tradizionali tecniche di colorazione asiatiche e l’altra con vernice fluorescente. Il risultato è un’atmosfera surreale e fortemente contrastante. Per raffigurare il rapporto con la cultura occidentale viene utilizzato mobilio Europeo che funge da bancone per la tradizionale libreria Coreana. Inoltre dell’acqua dipinta con colori verdi fluorescenti fuoriesce dalla libreria trasformando l’acqua che cade dai cassetti[10].

  • Voyage Into Hyper-dimension

Il dipinto si serve di due punti di fuga con due prospettive diverse per raffigurare una libreria singolare. La prospettiva lineare è stata utilizzata per la parte tradizionale, mentre quella inversa nell’area con colori fluorescenti. Si possono notare due punti di fuga, uno sul retro della cornice e l’altro di fronte alla cornice, in modo tale da indicare uno spazio concettuale intermedio, il collegamento tra due realtà visive separate. Per realizzare ciò, l’artista si serve della teoria della curva spazio-temporale per rappresentare un mondo iperdimensionale dell’immaginazione e dare una gravità immensa alle montagne. Le nuvole, come le curve spazio-temporali, deformano le montagne, portando ad un’espansione dei pensieri nell’immaginazione macro universale in una vasto spazio. Mentre la fisica parla di un mondo sconosciuto e misterioso, Ahn lo presenta come un mondo spirituale.

Il contrasto tra i due mondi è stato indicato utilizzando sia vernice fluorescente luminosa che tradizionale vernice opaca asiatica. Al centro della libreria si trova l’elemento occidentale, ovvero una sedia della Germania meridionale del XVIII secolo che sostituisce gli oggetti da collezione della dinastia Qing, tipici della tradizionale Minhwa Chaekgori. La sedia invita il filosofo a sedersi all’interno del dipinto; per Ahn chiunque pensa può essere un filosofo, invitando così tutti a proporre la loro prospettiva[10].

  • Coalesced

Quest’opera mostra la sintetizzazione di peonie e montagne, elementi tipici dell’arte Minhwa, che crescono insieme in un unico essere. Le peonie rappresentano la femminilità e lo Yin, mentre la montagna la mascolinità e lo Yang. Nascono da una roccia fantastica che funge da ingresso in un mondo appena trasformato di due entità opposte. L’opera rappresenta l’unificazione, la convivenza e l’equilibrio delle due icone contraddittorie della montagna e della peonia[10].

  • Voyage

In quest’opera si può assistere a l'impersonificazione dell’artista nell’elemento delle montagne che fuggono dai libri classici, rappresentando l’idea di uscire dal quadro convenzionale in un’esperienza di trasformazione[10].

  • Hyper-Dimension Within

L’artista riprende una parte più piccola dell’opera Mindscape, ovvero la sua versione del Chaekgado, dove i libri sono sovrapposti. Seongmin Ahn amplifica questa parte attraverso le sue interpretazioni minimaliste, aggiungendo il concetto di “iper-dimensione interna” nel comparto centrale della libreria per rappresentare un ingresso in un mondo surreale[10].

  • Philosopher’s Chair

L’artista ha ridisegnato il rivestimento di una poltrona europea con un motivo paesaggistico di pittura asiatica. Ancora una volta, la sedia vuota è un invito da parte di Ahn a sedersi e pensare, mentre le montagne rappresentano frammenti di pensieri fluttuanti[10].

  • Inter-relation

Si tratta di un ritratto di diverse nature ed emozioni che sono complesse e a più strati, intrecciate sia negli stati individuali che in quelli sociali. L’artista realizza queste nature ed emozioni per poi separarle e presentare ogni elemento della natura o emozione attraverso un oggetto. Nonostante le infinite implicazioni, le immagini raffigurate dall’artista - pistola, fiore e parola vuota - possono rappresentare rabbia, violenza e potere, delicatezza e bellezza della natura e il silenzio. Una serie dove la pistola, che rappresenta inizialmente la mascolinità, il potere e la violenza, viene decostruita, alterata e femminilizzata. Inoltre il dipinto rappresenta le dinamiche dei diversi elementi di una società patriarcale; oggetti che fuggono dalle armi possono rappresentare un ego fragile e represso. Non mancano le rappresentazioni dualistiche. Ad esempio, un palloncino di parole vuote rappresenta il silenzio oppresso, ma può anche indicare la possibilità di riformulare, mentre un bisturi può sia far male che guarire se utilizzato nel modo giusto[10].

Il romanzo "The Vegetarian" di Han Kang ha ispirato ulteriormente la serie Inter-relation. Nel romanzo, il protagonista cerca di diventare un albero desiderando di essere in pace. L’artista ha pensato che ‘la persona che dovrebbe essere vegetariana è quella con una pistola – quella con il potere e la violenza, non quella gentile o il debole.’ Ma in realtà queste sono proprio le persone che non vogliono essere in questo modo o non sanno di doverlo essere. Il rosso e l’oro utilizzati per la pistola erano gli stessi colori utilizzati per gli abiti del re durante la dinastia Joseon. Inoltre, l’essere decostruita della pistola è un messaggio per la persona in possesso di potere nel caso in cui utilizzi l’arma in modo improprio[10].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Zayong Zo (a cura di), Korean Tiger: An Exhibition of Korean Folk Painting; To Commemorate the Dedication of the Olympic stadium; Seoul, Sept.29-Oct.14, 1984, Seoul, Emilie Museum, 1984.
  • Yul Soo Yoon, Minhwa, designhouse, 2005.

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