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Mino Doro con Anna Magnani ne Il bandito (1946)

Mino Doro, nome d'arte del conte Ermino Doro di Costa di Vernassino, (Venezia, 6 maggio 1903Bellagio, 12 maggio 2006), è stato un attore italiano di cinema, televisione e teatro.

Indice

BiografiaModifica

Di origini nobiliari - apparteneva ad una famiglia veneta di grande rango e prestigio - frequentò l'istituto tecnico della sua città e si cimentò giovanissimo in svariati sport, fra i quali l'automobilismo, l'equitazione, il pattinaggio e la scherma. Affascinato dal mondo dello spettacolo, esordì poco più che ventenne in teatro avendo il privilegio di lavorare fin dall'inizio con primarie compagnie degli anni venti, come quella di Luigi Pirandello ed Emma Gramatica.

Ebbe la sua prima grande occasione nel cinema quando nel 1933 Mario Camerini lo volle come antagonista di Nino Besozzi in T'amerò sempre dove Mino Doro, questo il nome d'arte che si scelse definitivamente, registrò un suo primo successo personale di pubblico. Quel successo che non aveva avuto precedentemente partecipando ad altri film sin dall'epoca del cinema muto - dove aveva esordito già nel 1926 in Beatrice Cenci di Baldassarre Negroni.

Accattivante, virile e corpulento, Doro aveva una certa rassomiglianza con Clark Gable e, pur continuando a rivestire molto spesso il ruolo di villain, conquistò il pubblico femminile. Girò una serie notevole di film sia da protagonista, come Vecchia guardia (1936) di Alessandro Blasetti, sia con ruoli di coprotagonista, come Inviati speciali (1943) di Romolo Marcellini. Durante il decennio che va dal suo primo film di successo fino alla caduta del fascismo del 25 luglio del '43, Doro ebbe una fama notevole pur non arrivando mai ad essere - al pari dei contemporanei Nazzari, De Sica, Steiner, Cervi, Ninchi, Cialente, Centa, Celano, Giachetti e Valenti, e dei successivi Cortese, Girotti, Vallone, Checchi, Brazzi, Villa, Serato, Rimoldi - un divo vero; restò, allo stesso modo di Lupi e Toso, un attore di successo che però non sfondò mai fino in fondo e venne, per certi versi inspiegabilmente, vista la sua buona capacità interpretativa, troppo presto marginalizzato e dimenticato.

Nel dopoguerra infatti, superati i quarant'anni d'età ed essendo ingrassato notevolmente - oltre ad essere afflitto da una calvizie incipiente - ripiegò via via in ruoli di carattere e di fianco. Ciò però non gli impedì di proseguire in decine e decine di film - in totale il suo nome apparve in oltre cento titoli - la sua lunghissima, seppur in questa seconda fase poco brillante, carriera che si protrasse sino alle soglie degli anni settanta, dopo aver lavorato con maestri come Federico Fellini in La dolce vita (1960) e (1963), Luigi Comencini in Tutti a casa (1960), Il commissario (1962) e Dino Risi in Una vita difficile (1961).

Forse Doro, che saltuariamente lavorò seppur in modo non significativo pure per la televisione (Biblioteca di Studio Uno), pagò anche la sua fedeltà al regime fascista, durante il quale rilasciò alcune interviste di sostegno a Mussolini; inoltre egli fu uno dei pochi artisti che, dopo l'8 settembre 1943, aderirono alla Repubblica di Salò e che si recarono nella neonata industria cinematografica repubblichina sorta a Venezia, il cosiddetto cinevillaggio, per volere della RSI.

A partire dagli anni settanta la carriera di Doro si arrestò del tutto e di lui non si ebbero più notizie per vari decenni. Si tornò a parlare brevemente di lui solo in occasione della sua morte, avvenuta a Bellagio, il 12 maggio del 2006, alla veneranda età di 103 anni, che aveva compiuto appena sei giorni prima.

FilmografiaModifica

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