Monarchia costituzionale

forma di governo
Monarchia
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Monarchia
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In arancione gli stati con sistema monarchico costituzionale

La monarchia costituzionale è una forma di monarchia. In essa il sovrano regna, ma ha poteri limitati e stabiliti da una costituzione, che sono tuttavia più vasti di quelli di cui godrebbe in una monarchia parlamentare. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dal sovrano e dal Parlamento; il sovrano è anche titolare del potere esecutivo, che viene però affidato a un Governo, che dipende dal volere del monarca (ne è un esempio l'Impero tedesco, o quello Giapponese e anche il Regno d'Italia).

DescrizioneModifica

Al sovrano spettano inoltre poteri rappresentativi e quelli di nomina di altre cariche, come quelle della magistratura. Il monarca concorre alla prassi legislativa attraverso il potere di nomina dei membri di una delle due Camere del Parlamento – si tratta della Camera alta che ha, tuttavia, in genere poteri più ristretti, rispetto a quella eletta dal popolo; inoltre, a seconda delle costituzioni, il monarca può conservare un potere di veto, parziale o assoluto, all'atto della promulgazione delle leggi; oggi, per esempio, senza la firma del Granduca, nessuna legge può entrare in vigore nel Lussemburgo: egli dispone di un diritto di veto assoluto, sebbene il Granducato si configuri più come una monarchia parlamentare che costituzionale.

Il potere giudiziario, infine, viene amministrato da un corpo di funzionari a ciò preposti, i giudici, la cui indipendenza è garantita dal sovrano; essi amministrano la giustizia in suo nome. In questa formula, come si vede, il capo del governo non è che un fiduciario del sovrano; pertanto, l'eventuale voto di sfiducia da parte del Parlamento non può determinarne la caduta.

La naturale evoluzione della monarchia costituzionale è la monarchia parlamentare, in cui la figura del re funge da garante della costituzione e dell'unità nazionale - come ad esempio in Spagna e in Gran Bretagna - rendendosi assimilabile alla figura del presidente di una Repubblica parlamentare; la nomina del primo ministro è affidata soltanto formalmente al monarca, mentre di fatto egli è indicato dalle forze politiche di maggioranza presenti nel parlamento, al quale spetta dare la fiducia al governo.

StoriaModifica

La monarchia costituzionale ha avuto origine in Inghilterra in seguito alla Gloriosa rivoluzione e al Bill of Rights del 1688-1689 che insediò sul trono Guglielmo d'Orange, col nome di Guglielmo III d'Inghilterra.

In ItaliaModifica

In Italia la prima Carta Costituzionale si ebbe nel 1812 nel regno di Sicilia quando venne promulgato il primo Statuto a Palermo. Poi nel regno delle Due Sicilie nel 1820 e nel 1848 (l'anno della Primavera dei popoli) fu concessa una Costituzione, tuttavia ritirata e promulgata più volte, non agendo mai completamente e rimanendo più teorica che pratica.

Nel 1848, sotto la spinta dei moti, anche Leopoldo II di Toscana, Papa Pio IX e Carlo Alberto di Savoia dovettero concedere una carta costituzionale. L'unica tra queste che rimase in vigore anche dopo il 1848 fu quella del Regno di Sardegna che prese il nome di Statuto Albertino.

Lo stesso "Statuto" fu poi di fatto la prima costituzione del Regno d'Italia dal 1861 fino al 1946, anno nel quale l'Italia divenne una repubblica. La natura flessibile dello Statuto rese possibile la trasformazione della monarchia costituzionale italiana in una monarchia parlamentare ma anche, in seguito, la formazione dello Stato fascista.

StatiModifica

BibliografiaModifica

  • Francesco Cognasso, Storia di Torino, Giunti, Firenze, 2002.
  • Boccia Antonio, Cassino Carmine, Francesco I delle Due Sicilie e lo statuto costituzionale del 1812, Gruppo Editoriale L'Espresso spa, Roma 2012.

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