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Montagnardi dell'anno III

Montagnardi dell'anno III o Crêtois è il soprannome dato ai deputati Montagnardi dell'anno III (1795), sempre meno numerosi, che hanno cercato di opporsi alla reazione iniziata nel mese del termidoro dopo la caduta di Robespierre, quando la Convenzione nazionale divenne man mano a maggioranza termidoriana.

L'origine dell'espressioneModifica

La parola appare nell'anno III per bocca dei reazionari, che la utilizzano in senso peggiorativo. Si trova inoltre l'espressione « la Crête de la Montagne » (la cresta della montagna) che si riferisce semplicemente alla geografia della stanza della Convenzione nazionale[1].

I deputatiModifica

Le valutazioni degli storici si sono dibattute a lungo tra 30 e 76. Si sono basate sulle Mémoires di René Levasseur, Eugène Tarlé parla di una trentina di deputati; Albert Mathiez conta 60 membri esclusi dalla Convenzione; François-Auguste Mignet parla di 76 parlamentari arrestati o condannati a morte. Françoise Brunel li valuta a circa 100 basandosi sulla domanda espressa per appello nominale da Laurent Lecointre il 12 germinale anno III (50 deputati la sottoscrivono) e gli arresti di germinale, pratile e termidoro anno III (74 membri convenzionali sono arrestati, deportati o giustiziati, tra i quali 25 firmatari della richiesta)[2].

Dispersi dopo la Loi de Prairial, i Montagnardi non ricostituiranno un gruppo relativamente omogeneo che tra l'inverno e la primavera 1795. Termidoriani per la maggior parte (con l'esclusione dei rappresentanti in missione e dei supplenti autorizzati a sedersi dopo gli eventi), non vedono nella caduta di Robespierre che una nuova caduta dei Girondini, prevedendo la continuazione del governo rivoluzionario fino alla pace e l'introduzione della Costituzione dell'anno I. Durante l'offensiva contro i gruppi popolari, nel vendemmiaio, solo una minoranza difende il Club dei Giacobini[3].

La svolta avvenne nel frimaio con l'incriminazione di Jean-Baptiste Carrier; 14 deputati si opposero. Gli altri ondeggiano per la carestia dovuta alla crisi della sussistenza, davanti alla miseria popolare; quando stigmatizzano un « arretramento », uno « sguardo all'indietro » rispetto ai principi del 1793 che prende il nome di « reazione » in autunno 1794 e inizio primavera del 1795[4].

Gli avvenimenti di germinale-pratile anno IIIModifica

Durante l'Insurrezione del 12 germinale anno III (1º aprile 1795), la folla invase la Convention; solo i Crêtois restano nella seduta. Ma la sala è evacuata dalle truppe, aiutate da dei membri realisti, e venti Crêtois sono arrestati. Bertrand Barère, Vadier, Billaud-Varenne e Collot d'Herbois sono condannati alla deportazione in Guyana.

Durante l'insurrezione giacobina del 1º pratile anno III (20 maggio 1795), la folla si impossessa dell'Assemblea; in questa occasione, il membro della Convenzione Féraud, che tenta di bloccare il passaggio, viene ucciso e la sua testa infilata su una picca; i "Crêtois" Montagnardi fanno eleggere Soubrany comandante dell'esercito degli interni ( e creano una commissione per l'amnistia dei deportati della rivolta del germinale (già imbarcati a Oléron), il ritorno della tassazione, ecc. I soldati del generale Menou e di Murat, chiamati da Tallien, ristabiliscono l'ordine: dodici deputati crêtois vengono arrestati.

Imprigionati nel castello di Taureau a Morlaix, in Bretagna, sei deputati sono condannati a morte nel corso di un processo iniquo[5] si pugnalano uscendo dal tribunale: Duquesnoy, Jean-Marie Goujon, Gilbert Romme si uccidono, Pierre Bourbotte, Jean-Michel Duroy e Soubrany si feriscono e sono ghigliottinati.

NoteModifica

  1. ^ Brunel, p. 386.
  2. ^ Brunel, pp. 390-392.
  3. ^ Brunel, pp. 392-393.
  4. ^ Brunel, pp. 394-395.
  5. ^ Françoise Brunel, Sylvain Goujon, Les Martyrs de prairial : textes et documents inédits pp.37 (478), Editore Georg, 1992, 478..

BibliografiaModifica

(FR)

  • Michel Biard, « Entre Gironde et Montagne. Les positions de la Plaine au sein de la Convention nationale au printemps 1793 », in Revue historique, nº 631, Presses universitaires de France, 2004, p. 555-576.
  • Albert Mathiez, La Réaction thermidorienne, Paris, Armand Colin, 1929.
  • Georges Lefebvre, Les Thermidoriens, 3e édition, Paris, Armand Colin, 1951.
  • Denis Woronoff, La République bourgeoise de Thermidor à Brumaire, 1794-1799, Paris, Seuil, collection « Points Histoire », 1972.
  • Mona Ozouf, « Thermidor ou le travail de l'oubli » in L'école de la France, Paris, Gallimard, collection « Bibliothèque des histoires », 1984.
  • Françoise Brunel, «  Sur l'historiographie de la réaction thermidorienne. Pour une analyse politique de l'échec de la voie jacobine »[collegamento interrotto], Annales historiques de la Révolution française, nº 237, 1979, p. 455-474.
  • Françoise Brunel, Thermidor. La chute de Robespierre, Bruxelles, Complexe, 1989.
  • Bronislaw Baczko, Comment sortir de la Terreur. Thermidor et la Révolution, Paris, Gallimard, collection « NRF essais », 1989.
  • Bronislaw Baczko, entrée Thermidoriens in François Furet et Mona Ozouf (dir.), Dictionnaire critique de la Révolution française, Paris, Flammarion, 1988.
  • Roger Dupuy, Marcel Morabito (dir.), 1795. Pour une République sans Révolution, Presses universitaires de Rennes (PUR), collection « Histoire », 1996.
  • Michel Vovelle (dir.), Le tournant de l'an III. Réaction et Terreur blanche dans la France révolutionnaire, Comité des travaux historiques et scientifiques, 1997.
  • Jean Tulard, Les Thermidoriens, Paris, Fayard, 2005.
  • Albert Soboul, Dictionnaire historique de la Révolution française, Paris, PUF, 2005

Voci correlateModifica