Monte Savello

Sito storico nel centro di Roma
Vista del lato Sud Ovest di Monte Savello con parte degli scavi archeologici nella piazza omonima
Vista del lato Est di Monte Savello con la sopraelevazione del palazzo Savelli realizzata da Baldassarre Peruzzi
Veduta del Teatro di Marcello con l'arco detto dei Savelli
Particolare degli scavi del Ghettarello nella piazza di Monte Savello
Pianta di Roma di G.B. Nolli, Topografia di Monte Savello al n.1022

Monte Savello è un luogo della città di Roma posto nel rione Sant’Angelo, tra il fiume Tevere in prossimità del ponte Fabricio o dei 4 Capi ed il colle Capitolino.
Il toponimo deriva dal rilievo creato dalle rovine di parte del Teatro di Marcello i cui materiali provenienti in particolare dalle strutture della scoena frons, cominciarono ad essere utilizzati sin dalla fine del IV secolo per il restauro del Ponte Cestio[1] e come cava di marmi e di materiali da costruzione a cui vennero ad aggiungersi i detriti alluvionali depositati dal Tevere. Con la successiva fortificazione a partire dal secolo XI forse ad opera dei Pierleoni, prese poi il nome dai Savelli che ne furono i principali proprietari.

Cenni storiciModifica

Le originiModifica

Almeno a partire dal XII secolo, il monte era noto come monte Faffo o Faffi o Fabiorum[2], e talvolta Saxo[3]; tale denominazione si ritiene prendesse nome da una non ben identificata famiglia dei Faffi poi Fabi, che per primi avrebbero fortificato il sito sul luogo della originaria cavea del teatro. Questi furono poi identificati, senza ulteriore documentazione, con i Fabi detti di Pescheria, noti però solo dal secolo XV[4].

I SavelliModifica

A questi successero i Pierleoni che, secondo il topografo e archeologo Giuseppe Marchetti Longhi ed altri, vi possedettero sin dal 1086 una fortificazione, eretta da un Pietro di Leone[5]; essi rimasero presenti nell'area sicuramente fino al XV secolo[6], quando erano proprietari di parte del suolo confinante con la Munitio Montis Fabiorum. Le case dei Pierleoni, che possedevano anche la vicina Torre sull'Isola Tiberina[7], in ogni caso occupavano sin dall'XI secolo parte di quel luogo se il 29 luglio del 1099 papa Urbano II moriva presso la chiesa di San Nicola in Carcere ospite di questa famiglia[8], che probabilmente dette ancora rifugio nel 1105 a papa Pasquale II[9].

La presenza dei Savelli nell'area è attestata nei testamenti di Giacomo Savelli che, prima in veste di cardinale, poi come papa Onorio IV, sul finire del secolo XIII risultava proprietario della Munitio Montis Fabiorum[10]. Solo a partire dalla seconda metà del secolo XIV, dopo essere stato ricostruito da Luca Savelli a seguito del violento terremoto del 1348[11], il luogo, nel quale sorgeva anche una chiesa dedicata a S. Cecilia[12], iniziò a prendere il nome di Mons Sabellorum.
Il fortilizio medievale, che nel XV secolo doveva apparire irto di torri[13] e chiuso verso il Tevere da un alto muro merlato in mattoni[14], fu successivamente profondamente modificato dai Savelli, che commissionarono a Baldassarre Peruzzi (secondo Sebastiano Serlio[15] tra 1517 e 1519; altri autori sostengono durante il periodo 1525-1533[16]) il rifacimento della residenza in forma di palazzo rinascimentale. L'intervento comportò la demolizione di cospicue parti dell’antico teatro e la ricostruzione del terzo ordine; nella cavea fu installato il giardino[17].
Il palazzo visse il suo massimo splendore con il cardinale Giulio Savelli il quale, a metà del Cinquecento, vi raccolse una ricca collezione di sculture antiche e vi istituì un cenacolo letterario[18].
Nel 1712 alla morte di Giulio Savelli, III principe di Albano ed ultimo di casa Savelli a portare i titoli di Maresciallo di Santa Romana Chiesa, privo di eredi diretti, che già in vita aveva dovuto cedere parte del patrimonio per coprire il proprio ingente indebitamento, il palazzo passò agli Sforza Cesarini, come eredi più prossimi che lo cedettero a loro volta alla Congregazione dei Baroni.

Gli OrsiniModifica

Nel 1729 il palazzo fu acquistato, per 29.000 scudi, da Ferdinando Bernualdo Filippo Orsini[19] dei duchi di Gravina che Benedetto XIII, della stessa famiglia, aveva legittimato alla successione al ramo romano degli Orsini di Bracciano, anche nella carica di Principe assistente al Soglio pontificio.
I nuovi proprietari trasferirono nella nuova residenza l'archivio di quel ramo, già conservato nel palazzo di Monte Giordano, e provvidero ad intervenire ulteriormente sul complesso, apportando profonde modifiche nelle strutture più antiche ed ampliandone con altri tre corpi di fabbrica il lato nord-ovest[18], disposti intorno al giardino al quale si accede dalla piazza omonima mediante un cancello posto tra due pilastri sormontati dagli orsi araldici della famiglia.
L'edificio rimase di proprietà degli Orsini fino ai primi decenni del XX secolo quando, anche a causa di una istanza di esproprio da parte della Cassa di Risparmio di Roma, iniziata alla fine del secolo XIX, venne ceduto in gran parte a Leone Caetani. Questi, da poco succeduto al padre nel titolo di duca di Sermoneta, vi fissò nel 1919, assieme alla consorte Vittoria Colonna, la propria dimora, trasferendovi anche la biblioteca personale, ed assegnandogli la denominazione di palazzo Sermoneta;[20] successivamente, anche a causa della sua separazione dalla moglie e della successiva emigrazione dall'Italia, lo cedette frazionandone la proprietà.

Il Trivio dei Macelli della mala carneModifica

Adiacente al complesso e prospiciente sulla attuale piazza Gerusalemme sorge la chiesa di S. Gregorio De Ponte Iudeorum, in antico detta de Gradellis[21] nota sin dal XV secolo poi nota come chiesa di San Gregorio della Divina Pietà costruita secondo alcuni storici sul luogo della precedente chiesa di S. Maria in Catineio o Cathincio[22] fondata presso il Trivio de Macelli della mala carne sui resti delle case della gens Anicia cui apparteneva papa Gregorio I che secondo la tradizione ivi venne alla luce, da cui prese nome il ramo omonimo dei Frangipane[23].

Il Ghettarello o 2° Ghetto di RomaModifica

Durante una campagna di scavi iniziata nel 1999 nella piazza omonima, sono stati rinvenuti i resti di quello che è stato poi identificato come il 2° ghetto di Roma noto in passato come il Ghettarello o Macelletto la cui presenza è documentata in quel luogo sin dal secolo XV[24], in cui vivevano circa 180 capifamiglia con magazzini di grano, forni e stalle destinati a mantenere i duemila ebrei poveri (ossia il 50 per cento del totale) oltre ad una sinagoga e una “scola” detta di Porta Leone[25], nome che recava la via o vicolo oggi ricalcato da via di Monte Savello che collegava piazza Montanara al ponte 4 Capi e che passava sotto l’arco porticato detto anch’esso dei Savelli, residuo ritenuto dell’antica Aula Regia del teatro[26], posto tra il monte e la chiesa di San Nicola in Carcere, demolito nel secolo XVII. A questo sito si affiancavano numerosi edifici destinati ad alloggiamenti per il bestiame presenti sin dal XVI secolo di proprietà prima dei Savelli poi pervenuti agli Orsini ed erano noti come le cento fenestre[27].

Monte Savello e il Caso MoroModifica

Il luogo fu coinvolto nelle indagini svoltesi durante la vicenda del rapimento di Aldo Moro il cui corpo trasportato da una Renault 4 rossa, secondo il giornalista Mino Pecorelli sarebbe uscito il 9 maggio 1978 dal passo carraio di palazzo Orsini a Monte Savello[28].

NoteModifica

  1. ^ Paolo Fidenzoni, Il Teatro Marcello, 1970, p.70; Thomas A. Pallen, Vasari on Theatre, p.27
  2. ^ Giuseppe Marchetti Longhi, Il Mons Fabiorum. Note di topografia medioevale di Roma, in Archivio Società Romana Storia Patria, a. 1976.
  3. ^ Il Marchetti Longhi ritiene che tale denominazione possa derivare dal vicino Saxo tarpeo o capitolino presso la porta Carmentale, v. in Mons Fabiorum cit.,
  4. ^ G. Marchetti Longhi, ivi; il medesimo autore asserisce inoltre l’antico possesso del luogo della famiglia Cenci.
  5. ^ Paolo Fidenzoni, Il Teatro di Marcello, 1970, p.69
  6. ^ G. Marchetti Longhi, Il Mons Fabiorum cit., p.24
  7. ^ Tra fine secolo XI e prima metà del secolo XII la famiglia aveva ottenuto anche il controllo di Castel Sant'Angelo, Fedele Savio, Niccolò III (Orsini). 1277-1280. VIII. La Donazione di Castel S. Angelo, in Civiltà Cattolica, Anno XLV (1894), Serie XV, Vol. XII, Quad. 1064. pp.147-148
  8. ^ Simonetta Cerrini, Urbano II, in Enciclopedia dei Papi, Treccani
  9. ^ P. Fidenzoni, Teatro Marcello cit., p.76 e segg.
  10. ^ Antonio Nibby ipotizzava il trasferimento per legami di parentela della fortezza o di parte di essa dai Pierleoni ai Savelli durante la metà del XIII secolo, v. Roma nell'anno MDCCCXXXVIII, Parte 2, p.598; così come non è da escludere che tale possesso fosse pervenuto al cardinale Giacomo dai suoi parenti per porlo insieme ad altri sotto la diretta protezione della Chiesa romana, v. Marco Vendittelli, Onorio IV in Enciclopedia dei Papi, Treccani.
  11. ^ T. A. Pallen, Vasari...cit, p.27
  12. ^ Christian Huelsen, Rendiconti dell'Accademia Pontificia, I (1923) p. 171 sg.
  13. ^ https://archive.is/20161212052601/http://lnx.isolatiberina.it/Im/im_MAnonimoXVsec.jpg
  14. ^ in Codex Escurialensis (f.56), Cristiano Tessari, Baldassarre Peruzzi e il palazzo Savelli sul Teatro Marcello, in Aa. Vv., Baldassarre Peruzzi (1481-1536), 2005, pp.267-271
  15. ^ Alessandro Angelini, Mauro Mussolin, Baldassarre Peruzzi, in Dizionario biografico degli Italiani, 2015; Dialogo intorno alla vita e l'opere di Sebastiano Serlio, Vol. 2, Ancona 1824, pp.42 e 76; Ridolfino Venuti, Accurata e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma, Vol. 2, p.76; T. A. Pallen, Vasari... cit., pp.26-27.
  16. ^ C. Tessari, Baldassarre Peruzzi cit.
  17. ^ C. Tessari, Baldassarre Peruzzi... cit, pp.267-271; Claudio Rendina, Quell'abuso edilizio è un tesoro, 2003; P. Fidenzoni, Il Teatro di Marcello cit.
  18. ^ a b C. Rendina, Quell'abuso… cit.
  19. ^ v. Documenti in Archivio Orsini, Palazzo a Monte Orsini, Tomo I. Concernente la compra del Palazzo fatto in Roma [a Monte Savelli, poi chiamato Monte Orsini], dall'Ecc.mo Sig.r Duca Filippo I [Orsini, presso Orsini Family Papers, ca. 1150-1950, University of California; Elisabetta Mori, Un inventario nuovo per l'Archivio Orsini, la IV serie Gravina, in Aa. Vv., La festa delle arti: Scritti in onore di Marcello Fagiolo per cinquant’anni di studi, 2014, p.530.
  20. ^ L'archivio Leone Caetani all'Accademia nazionale dei Lincei a cura della Fondazione Camillo Caetani, Roma L'Erma di Bretschneider 2004, p.257; Aa.Vv., Caligola. La trasgressione al potere, p.282
  21. ^ Sulla individuazione di questa contrada si veda Rodolfo Lanciani, I portici del Foro Olitorio ed il tesseramento delle derrate nell'antica Roma, in Bullettino della commissione Archeologica del Comune di Roma, 1918, pp.170-192.
  22. ^ v. in Mariano Armellini, Le Chiese di Roma
  23. ^ Umberto Gnoli, Topografia e toponomastica di Roma medievale e moderna, p.128.
  24. ^ v. Macello degli ebrei e Macello di Ripa, U. Gnoli, Topografia cit., pp.148-149.
  25. ^ Gabriele Isman, Ecco l'altro ghetto della città la scoperta arriva dopo 270 anni, in La Repubblica 04 aprile 2013; Giancarlo Spizzichino, La scomparsa della sesta Scola: La sinagoga Portaleone, Roma 2016
  26. ^ Mariagiulia Amaldi, Osservazioni nelle fonti iconografiche delle illustrazioni nei commentarii di Giulio Cesare editi da A. Palladio nel 1575, pp.63-64
  27. ^ Rodolfo Lanciani, Theatrum Marcelli. — Le Cento Fenestre, in Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità,Vol. III, Dalla elezione di Giulio III alla morte di Pio IV (7 febbraio 1550 - 10 dicembre i565), Roma Ermanno Loescher 1908; U. Gnoli, Topografia cit., p.20
  28. ^ Sergio Flamigni, Il covo di Stato. Via Gradoli 96 e il delitto Moro, Kaos Edizioni, 1999; Filippo Ghira, Dominio incontrollato: l'affaire Moro e l'Italia dei complotti negli anni '70, 2010, pp.141-142

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Marchetti Longhi, Il "Mons Fabiorum". Note di topografia medioevale di Roma, in Archivio Società Romana Storia Patria, a, 1976, pp. 5-69.
  • Christian Huelsen, Rendiconti dell'Accademia Pontificia, I (1923) pp. 169-174.
  • Claudio Rendina, Quell'abuso edilizio è un tesoro, 2003.
  • Antonio Monteroso Checa, El Teatro de Marcelo. Una espressione di beleza en la topografia del Campo de Marte, 2003.
  • Lorenzo Bianchi e altri, Case e torri medioevali a Roma: L'Erma di Bretschneider, Roma 1998, pp.161-162.
  • Paolo Fidenzoni, Il Teatro di Marcello, Roma Ed. Liber, 1970

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