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Monumento sepolcrale di Margherita di Lussemburgo

Monumento sepolcrale di Margherita di Lussemburgo
Margherita Di Brabante(sant'Agostino)3-08-08.jpg
AutoreGiovanni Pisano
Data1313 - 1314
Materialemarmo
UbicazioneMuseo di Sant'Agostino, Genova

Il monumento sepolcrale di Margherita di Lussemburgo è un'opera di Giovanni Pisano, databile al 1312-1314 e fin dall'origine collocata a Genova. Si trattava della tomba della moglie dell'imperatore Arrigo VII, morta il 13 dicembre 1311 a Genova. Oggi l'opera, della quale sono rimaste solo alcune parti, si trova nel museo di Sant'Agostino a Genova.

Indice

StoriaModifica

 
Dettaglio di Margherita di Brabante. Foto di Paolo Monti.

In origine il monumento funebre ebbe la sua collocazione nell'abside maggiore della chiesa di San Francesco di Castelletto[1][2] e fu smontato ai primi del XVII secolo durante i lavori di ampliamento dell'abside. Molte sculture, dapprima ricoverate in due cappelle del lato meridionale, di proprietà dei Doria duchi di Tursi, andarono disperse con la parziale demolizione del complesso a seguito degli eventi rivoluzionari del 1797.

 
La scultura a Palazzo Bianco nell'allestimento di Franco Albini nel 1965. Foto di Paolo Monti.

Nel dopoguerra, dopo il restauro del Palazzo Bianco (danneggiato dagli eventi bellici) ad opera dell'architetto Franco Albini, il gruppo di Margherita affiancata da due angeli apteri (privi di ali) fu collocato nel nuovo percorso museografico concepito da Caterina Marcenaro, direttore dei musei civici genovesi, e da Carla Mazzarello, allora assessore alle Belle Arti; il museo fu aperto al pubblico nel 1950[3]. Il gruppo di Margherita sollevata dagli angeli era fissato su un sostegno metallico mobile, ideato da Franco Albini, che permetteva che il gruppo potesse essere osservato da diversi punti di vista; dal 1984 è esposto al pubblico nel restaurato convento di Sant'Agostino, adibito a museo (Museo di Sant'Agostino), che ospita prevalentemente opere di scultura[4].

DescrizioneModifica

 
Dettaglio. Foto di Paolo Monti, 1965.

L'opera in marmo, alta circa un metro e mezzo, rappresenta Margherita sollevata per le braccia da due angeli-diaconi, che la aiutano nella sua ascensione in Paradiso, non nel giorno del risveglio dei morti alla fine dei tempi, ma nel momento immediatamente successivo alla sua morte, quando ella rinasce dotata di un "corpo glorioso", bella e luminosa per la santità della sua vita terrena, e può subito godere del premio che le spetta per la sua santa e caritatevole vita terrena: la visione di Dio.

Il gruppo non è integro: l'angelo sulla sinistra è sprovvisto di capo e di mani, Margherita del braccio destro, mentre all'altro angelo manca la testa.

Il materiale utilizzato è il marmo apuano, con il quale il Pisano crea un ritratto credibile ma che si allontana dal vero aspetto della sovrana; ella infatti, secondo gli storici, aveva un viso dai lineamenti semplici e bocca sottile, mentre lo scultore le attribuisce dei lineamenti più pronunciati e labbra carnose. Da notare il particolare dello sguardo dell'imperatrice: la resa della spinta trascendentale verso il Divino che traspare dal volto della donna costituisce un precedente importante per la rappresentazione dell'estasi mistica in figure successive (come la statua di Santa Teresa d'Avila del Bernini).

«...ancorché mutilo, è opera di fulgida bellezza sia negli slanciatissimi ed incurvati corpi degli Angioli, sia nel volto della Regina che nell'illuminarsi di una superna speranza ricupera quell'intimo sentore di classicità che [...] misteriosamente sembra congiungere l'arte di Giovanni con quella del padre...»

(Enzo Carli, Giovanni Pisano, 1966)

È stata identificata negli anni sessanta una statuetta rappresentante la Madonna appartenente al complesso funebre: è priva della testa e della figura del Bambino. Del complesso funebre faceva parte anche una statua, riconosciuta da Caterina Marcenaro e da Piero Torriti come di Giovanni Pisano, rappresentante la Giustizia e in seguito interpretata come una particolare accezione di tale virtù, cioè la Iustitia imperialis, quella che dovrebbero avere in sommo grado, secondo Dante, i sovrani[5]. La Giustizia è stata collocata in museo, come anche la testa di un'altra Virtù cardinale, la Fortezza, ritrovata negli anni ottanta del Novecento[6]. A queste si aggiungono la testa della Prudenza (collezione privata svizzera) e due figurette di personaggi Dolenti, una delle quali nel Museo di Sant'Agostino e un'altra in una collezione privata ligure.

NoteModifica

  1. ^ La collocazione originaria nella chiesa conventuale di San Francesco, e precisamente nel coro, è affermata da John Pope-Hennessy in Italian gothic sculpture, p.12, tomo primo di An introduction to Italian sculpture, Oxford, Phaidon, 1955,(1985, 3ª ediz.)
  2. ^ Monumento funebre a Margherita di Brabante, su Museidigenova.it. URL consultato il 9 giugno 2016.
  3. ^ Carla Mazzarello, La Pinacoteca di Palazzo Bianco, in Genova, dicembre 1950.
  4. ^ Il restauro dell'intero complesso (chiesa e chiostro) è opera degli architetti Franco Albini e Franca Helg; l'allestimento è di Carla Mazzarello. A Genova, Franco Albini è intervenuto su ben tre edifici storici, tutti adibiti a contenere collezioni artistiche: Palazzo Bianco (pinacoteca), il vano annesso alla Cattedrale di San Lorenzo e adibito a museo del Tesoro della cattedrale (Museo del Tesoro di San Lorenzo) e il convento di Sant'Agostino, museo lapidario; il secondo e il terzo intervento sono frutto di collaborazione con Franca Helg.
  5. ^ Nella concezione di Dante il sovrano dovrebbe essere il sommo giusto, come si legge nella Divina Commedia, Paradiso, nel cielo di Giove: "Diligite iustitiam, qui iudicatis terram", "Amate la giustizia, voi che giudicate il mondo". Proprio Arrigo VII di Lussemburgo, marito di Margherita di Brabante, era il sovrano che, secondo Dante, incarnava l'ideale di giustizia alla luce della religione cristiana. Arrigo VII venne in Italia per costituire l'impero cristiano, tentativo che fallì in seguito alla sconfitta da lui subita a Buonconvento, presso Siena, nel 1313. Che la statua riconosciuta dalla Marcenaro sia un'allegoria di un tipo particolare di Giustizia, cioè la Iustitia imperialis, è affermazione di Max Seidel in Max Seidel, Giovanna Rotondi Terminiello e altri, Giovanni Pisano a Genova (Genova, SAGEP, 1987)
  6. ^ Individuata da una studiosa della Soprintendenza ai Beni artistici e storici della Liguria, si trovava reimpiegata su un putto manierista nel giardino di un palazzo nobiliare

BibliografiaModifica

  • Ida Maria Botto, Catalogo del Museo di Sant'Agostino, Genova, SAGEP;
  • Enzo Carli, Giovanni Pisano, (I maestri della scultura 2), Milano, Fabbri, 1967;
  • Enzo Carli, Giovanni Pisano, Pacini, Pisa, 1977;
  • Carlo Ceschi e Leonard von Matt, Chiese di Genova, Genova 1967
  • Carla Mazzarello,La Pinacoteca di Palazzo Bianco, in Genova, dicembre 1950;
  • Carla Mazzarello, recensione della mostra Giovanni Pisano a Genova, in Bollettino ANISA, Roma 1987.
  • John Pope-Hennessy, An introduction to Italian sculpture, I, Italian gothic sculpture, Oxford, Phaidon, 1955 (1985, 3a ediz);
  • Giovanni Pisano a Genova, catalogo della mostra (Genova, Commenda di San Giovanni di Pré) a cura di Max Seidel, Genova 1987
  • Clario Di Fabio, Giovanni Pisano, La Giustizia, scheda in La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze, 1400-1460, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 21 marzo – 18 agosto 2013; Parigi, Musée du Louvre, 23 settembre 2013 – 6 gennaio 2014) a cura di B. Paolozzi Strozzi, M. Bormand, Firenze 2013, pp. 262-263, n. I.7
  • Clario Di Fabio, Facie ad faciem. Approfondimenti su Giovanni Pisano e il mausoleo di Margherita imperatrice, in “Arte medievale”, s. IV, I, 2010 (ma 2011), pp. 143-188
  • Clario Di Fabio, Giovanni Pisano, Elevatio del corpo glorioso della regina Margherita di Lussemburgo, scheda in Giotto e il Trecento. “Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”. Le opere, catalogo della mostra (Roma, 6 marzo – 29 giugno 2009) a cura di A. Tomei, Milano 2009, pp. 257-258
  • Giovanni Pisano. La tecnica e il genio. 1. Novità e approfondimenti sul monumento a Margherita di Brabante, a cura di Clario Di Fabio, Genova 2001

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