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Mosè del Brolo

arcivescovo, poeta, grammatico e traduttore italiano
Mosè Del Brolo
arcivescovo della Chiesa cattolica
Archbishop CoA PioM.svg
 
Incarichi ricopertiarcivescovo di Ravenna
 
NatoXI secolo a Bergamo
Nominato arcivescovopre 1144
Decedutopost 1157, Ravenna (?)
 

Mosè Del Brolo (Bergamo, XI secolo ... – Ravenna ?, post 1157) è stato un arcivescovo cattolico, poeta, grammatico e traduttore italiano nato nella seconda metà dell'XI secolo.

Contesto storico: studi e ipotesiModifica

La vita di Mosè del Brolo è avvolta dalle nebbie della storia altomedievale, scarsa di fonti e di riferimenti anagrafici. Citato per la prima volta da Pinamonte da Brembate nel 1230, è stato per molto tempo al centro di numerose dispute volte ad identificarne la collocazione temporale.

Nel basso medioevo e nei secoli successivi era infatti ipotesi comune collocarlo tra il VI e il VII secolo, facendolo appartenere alla famiglia Mozzi (come affermato dal Pellegrino) o, secondo l'ipotesi del Lupi, alla famiglia Albani.[1]

A tal riguardo, Padre Donato Calvi sosteneva che questi fosse segretario dell'imperatore bizantino Giustiniano, il quale gli commissionò una descrizione di Bergamo, la sua città.

L'infondatezza di tutte queste teorie fu evidenziata, all'inizio del XVIII secolo, da Ludovico Antonio Muratori che nella sua opera Rerum Novarum Scriptores indicò Mosè Del Brolo vissuto tra l'XI e il XII secolo, evidenziando il fatto che lo scrittore bergamasco faceva riferimento al Vescovo di Bergamo Ambrogio, vissuto anch'egli nel XII secolo. Tuttavia la tesi del Muratori fu a lungo contrastata da Guerrini e Ferdinando Caccia, per essere poi accettata e considerata universalmente a partire dal XIX secolo.[2]

VitaModifica

Nato a Bergamo dalla famiglia Del Brolo, fu avviato agli studi religiosi giungendo fino all'ordinazione. Durante questo periodo si appassionò agli studi classici, tanto che il fratello Pietro, di qualche anno più grande e parroco nella chiesa cittadina di Sant'Alessandro (così come documentato in atti del 1125), gli donò libri e classici di cultura latina e soprattutto greca.

Ben presto divenne grande appassionato dei classici e, mosso da sete di cultura, intraprese un viaggio, avvenuto in seguito alla Prima Crociata quando Venezia allacciò importanti contatti con l'oriente, nella città di Costantinopoli al fine di apprendere la cultura e lingua greca.

Qui acquistò un gran numero di libri antichi e ben presto si guadagnò un'ottima reputazione, tanto da meritarsi il titolo di Magister (che gli permise di accedere agli insegnamenti) e da partecipare a numerose dispute teologiche. La notorietà gli permise di essere incluso nella cerchia degli addetti imperiali prendendo parte, nel 1128, alla spedizione dell'imperatore Giovanni Comneno sul Danubio contro gli ungheresi, ricoprendo il prestigioso incarico di segretario.

Un'altra situazione che lo vide ricoprire ruolo di assoluto rilievo fu la conferenza, indetta dall'imperatore Lotario nel 1136 al fine di redimere una disputa religiosa tra ambasciatori greci ed esponenti latini, presieduta dall'imperatore Giovanni Comneno e dal patriarca di Costantinopoli. Gli scritti di allora riportano la presenza, tra i latini, di “tres viri sapienti i utraque lingue periti et littirati doctissimi”, tra cui ‘'Moses Italus natione ex civitate Pergomi”. Gli altri due furono Giacomo da Venezia e Burgundio Pisano.[3] Mosè del Brolo venne eletto dall'assemblea come interprete comune per la sua lealtà e la conoscenza del greco.

Negli anni successivi fece ritorno in patria, fermandosi prima a Bergamo, dove insegnò in scuola di grammatica e canto istituita dal vescovo Ambrogio, per trasferirsi poi nella città di Vercelli dove fu docente nella scuola vescovile. Successivi spostamenti lo portarono alla cattedra di diritto a Bologna, per rivestire poi la carica di arcivescovo a Ravenna dal 1144 al 1154, dove in alcuni atti viene indicato come Mosè da Vercelli.

Le opereModifica

Numerose sono le sue opere custodite nelle principali biblioteche europee, tra le quali la Nazionale di Parigi, la Marciana di Venezia e di Lipsia. Inoltre a lui è stata recentemente attribuita la traduzione interlineare latina ad alcune opere poetiche greche apposta sul manoscritto Paris, BNF suppl. gr. 388.

Di seguito i suoi principali lavori:

  • Liber Pergaminus
  • Expositio in Graecas dictiones quae inveniuntur in prologis S. Hieronymi: trattato sul significato delle parole Homerocentones e Vergiliocentones
  • Exceptio compendiosa de divinitus inspirata scriptura: traduzione di un florilegio biblico, scoperta da C.H. Haskins nella biblioteca di Nîmes, ora custodito nella biblioteca nazionale del Lussemburgo
  • Epiphanii episcopi Cypri de sanctis apostolis ubi quisque eorum predicavit et quomodo et ubi obierint et sancta eorum corpora ubi iacent et in quibus locis: traduzione di una lista di apostoli e discepoli di Gesù attribuita a Epifanio di Cipro
  • Commentarii in Genesim
  • Commentarii in epistolas decretales romanorum pontificium

Il PergaminusModifica

La sua principale opera è considerata il “Pergaminus” : si tratta di un poemetto esametrico scritto in un periodo compreso tra il 1110 e il 1130 (numerose dispute sorsero riguardo alla datazione dell'opera), che descrive la città di Bergamo e le zone limitrofe. Il testo, anche se scritto in uno stile né classico né brillante, risulta quindi essere un'importantissima testimonianza diretta sulle condizioni sociali, economiche e politiche della città orobica del XII secolo, anche se spesso ne fornisce una visione un po' ottimistica, citandone gran parte degli aspetti positivi ed enfatizzandone la bellezza.

EpistoleModifica

  • Epistola al fratello Pietro, prevosto della Cattedrale di S. Alessandro a Bergamo, vergata probabilmente nel 1130 a Costantinopoli, ritenuta autografa (Archivio Capitolare presso la Curia Vescovile di Bergamo, Perg. n. 3698)
  • Epistola forse al fratello Pietro (intitolata nel manoscritto che la reca ‘ex Datia') riferibile alla partecipazione di Mosè alla prima campagna dell'imperatore Giovanni II Comneno contro gli Ungheresi, nel 1128/1129.

NoteModifica

  1. ^ B.Belotti, op. cit. in bibliografia, pp. 13.
  2. ^ B.Belotti, op. cit. in bibliografia, pp. 13-14.
  3. ^ Charles Homer Haskins, IX- I traduttori dal greco all'arabo, in Il rinascimento del XII secolo, Le Navi, traduzione di Paola Marziale Bartole, Castelvecchi, p. 177, ISBN 978-88-69-443275.

BibliografiaModifica

  • B. Belotti, Gli eccellenti bergamaschi, volume secondo, 1978, pp. 13-23
  • G. Gorni, Il liber Pergaminus di Mosè del Brolo, in «Studi Medievali», s. III, a. XI, 1970, pp. 409-60
  • G. Cremaschi, Mosè del Brolo e la cultura a Bergamo nei secoli XI-XII, Bergamo, Società editrice S. Alessandro, 1945, pp. 153-95
  • G. Cremaschi, Un nuovo contributo alla biografia di Mosè del Brolo, in «Bergomum», a. CLVIII 1954, pp. 49-58
  • F. Dolbeau, À propos d'un florilège biblique, traduit du grec par Moïse de Bergame, in «Revue d'Histoire des Textes», a. XXIV 1994, pp. 337-58
  • G. Cremaschi, 'La “Exceptio compendiosa de divinitus inspirata scriptura. Traduzione di Mosè del Brolo da ignota opera greca, in «Bergomum», a. CLVII.4 1953, pp. 29-69
  • F. Dolbeau, Une liste ancienne d'apôtre et de disciples, traduite du grec par Moïse de Bergame, in «Analecta Bollandiana», a. CIV 1986, pp. 299-314
  • C. H. Haskins, Moses of Bergamo, in «Byzantinische Zeitschrift», a. XXIII 1915-1919, pp. 133-42
  • F. Pontani, Mosè del Brolo e la sua lettera da Costantinopoli, in «Aevum», a. LXXII 1998, pp. 143-75
  • F. Pontani, Mosè del Brolo fra Bergamo e Costantinopoli, in C. Villa-F. Lo Monaco (edd.), «Maestri e traduttori bergamaschi fra medioevo e rinascimento», Bergamo, 1998, (Supplemento a «Bergomum», a. XCIII 1998), pp. 13-26
  • Filippo Ronconi, Il Paris. suppl. gr. 388 e Mosè del Brolo da Bergamo, in Italia Medievale e Umanistica 47 (2006), pp. 1-27
  • Dario Personeni, Un bergamasco a Costantinopoli nel XII secolo: Mosè del Brolo, Milano, 2010.
  • Guglielmo Gorni, MOSÈ del Brolo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 77, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.

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