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Carle Vernet, Due moscardini

I Muscadins, reso in italiano con Moscardini - conosciuti anche come jeunesse dorée (gioventù dorata), Incroyables (Incredibili), Collets noirs (Colletti neri) - erano giovani francesi d'idee controrivoluzionarie e monarchiche, caratterizzati dalla cura ricercata e pretenziosa dell'abbigliamento e dall'atteggiamento snob. Il termine era noto fin dal XVII secolo e derivava dall'italiano moscardino, designando « una pastiglietta commestibile, profumata di muschio », secondo il Dizionario dell'Accademia del 1798.[1]

StoriaModifica

I muscadins appartenevano socialmente alla piccola borghesia, erano generalmente commessi di negozio, fattorini, impiegati pubblici. Per snobismo, parlavano senza pronunciare la r, e il loro abbigliamento fu messo in caricatura da Carle Vernet: bicorno a mezza luna, parrucca infarinata, colletto nero, cravatta che avvolgeva tutto il collo,[2] l'abito troppo stretto, un enorme monocolo e un bastone piombato in pugno.[3]

A Parigi avevano come luogo di ritrovo il Café de Chartres,[4] al Palais Royal. Il loro riferimento politico era Fréron e il suo giornale, L'Orateur du peuple. Apparvero sulla scena al tempo della reazione termidoriana, quando provocarono violenze e disordini e il 19 brumaio dell'anno III (corrispondente al 9 novembre 1794) attaccarono il club dei Giacobini e ne imposero la chiusura, unitamente a molte sezioni e al tribunale militare.

Si unirono anche alla repressione armata dell'insurrezione popolare del 20 maggio 1795, dapprima presidiando la Convenzione ma fuggendo al primo assalto degli insorti, e poi, tre giorni dopo, assalirono il faubourg Saint-Antoine, ma ebbero la peggio e scamparono a stento al massacro. Una volta messi fuori gioco giacobini, montagnardi e sanculotti, la Convenzione termidoriana tentò di sbarazzarsi dei moscardini chiudendo il Café de Chartres. Così essi appoggiarono la rivolta realista di vendemmiaio, che fallì. Da allora i muscadins rappresentarono soltanto « una protesta d'eleganza in una guerra di merletti ».[5]

NoteModifica

  1. ^ F. Furet, D. Richet, La rivoluzione francese, cap. VIII.
  2. ^ Detta écrouélique.
  3. ^ F. Gendron, Jeunesse Dorée, 2006, p. 600.
  4. ^ Divenuto poi Le Grand Véfour
  5. ^ F. Gendron, Jeunesse Dorée, 2006, p. 601.

BibliografiaModifica

  • François Gendron, La Jeunesse dorée. Épisodes de la Révolution française, Sillery, Presses de l'Université du Québec, 1979
  • François Gendron, Jeunesse Dorée, in AA: VV., Dictionnaire historique de la Révolution française, Paris, PUF, 2006 ISBN 2-13-053605-0

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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