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Motorradwerk Zschopau

costruttore di motociclette tedesco
Motorradwerk Zschopau
Logo
StatoGermania Est Germania Est
Fondazione1952 a Zschopau
Fondata daJørgen Skafte Rasmussen
Chiusura1991
Sede principaleZschopau
SettoreMotociclette
Sito web

La Motorradwerk Zschopau (traducibile come fabbrica motociclistica di Zschopau), conosciuta anche semplicemente con l'acronimo MZ è stata un fabbricante di motoveicoli tedesco orientale attivo tra il 1952 e il 1991.

StoriaModifica

La storia della MZ ha origine da quella di un altro fabbricante tedesco famoso, la DKW, i cui stabilimenti al termine della seconda guerra mondiale si trovavano nel territorio della Germania Orientale e sono stati messi sotto il controllo della Industrieverband Fahrzeugbau.

 
MZ ES 300 del 1963

Già dal 1922 a Zschopau venivano prodotte motociclette e la produzione è ripresa nel 1947, in particolare quella del modello DKW 125 RT il cui brevetto era stato reso libero quale parte delle riparazione dei danni di guerra tedeschi e che inizialmente è stato proposto con il marchio IFA; nel 1952 è stata costituita la VEB Motorradwerk Zschopau e dal 1956 tutte le due ruote hanno riportato il neonato marchio MZ. La produzione di questo primo modello è continuata sino al 1962 ed è terminata con 310.800 esemplari prodotti, di cui 64.000 destinati all'esportazione[1].

I primi modelli di nuova progettazione sono stati presentati nel 1962 e nel 1970 è stato tagliato il traguardo del milione di motociclette prodotte. Nel 1972 l'attività è stata ampliata anche alla costruzione di motocarrozzette e nel 1983 è uscita dalle catene di montaggio la duemilionesima motocicletta, una MZ ETZ 250.

La produzione MZ è sempre stata improntata su modelli monocilindrici, con propulsori a due tempi in cilindrate comprese tra i 125 e i 350 cm³.

Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, quando la MZ aveva prodotto 2.545.112 motociclette e aveva circa 3.200 dipendenti, l'azienda è stata privatizzata ma, anche a causa del drammatico calo della domanda, la sua vita è durata ancora poco e il 18 dicembre 1991 è stata dichiarata fallita[1].

I diritti di produzione dei modelli in catalogo, dell'utilizzo del marchio MZ e dello stabilimento, da quel momento ebbero vari passaggi di proprietà fino alla chiusura definitiva dello stabilimento avvenuta nel 2008[2].

Attività sportivaModifica

 
Una MZ da competizione del 1964

L'attività sportiva della casa fu rivolta alle competizioni fuoristradistiche dell'Enduro in cui sono rimarchevoli i sette successi ottenuti tra il 1963 e il 1987 nella Sei Giorni Internazionale di Enduro oltre a quelli in varie edizioni del Campionato europeo di enduro e delle Valli Bergamasche.

Rilevante anche la partecipazione alle gare del motomondiale dove alcuni piloti portarono in gara suoi modelli sin dal 1957 e dove si presentò con una squadra ufficiale per la prima volta nell'edizione del 1958, ottenendo il primo successo in classe 250 nel Gran Premio motociclistico di Svezia 1958 grazie a Horst Fügner[3]; da quel momento e sino al 1976 ha raccolto 13 vittorie nei singoli gran premi.

In quegli anni la fabbrica tedesco orientale, grazie agli studi dell'ing.Walter Kaaden sulla Valvola a disco rotante, era all'avanguardia nella tecnologia dei motori a due tempi di piccola cilindrata e fu protagonista di uno dei primi casi di spionaggio industriale: nel 1961 il suo pilota ufficiale Ernst Degner riparò nella Germania Occidentale e fu accusato di aver trafugato i progetti segreti della MZ, cedendoli alla Suzuki[4].

Con modelli MZ, nelle classi 125, 250 e 350, hanno gareggiato e vinto piloti di svariate nazionalità, tra i quali Gary Hocking, Mike Hailwood, Alan Shepherd e Silvio Grassetti.

NoteModifica

  1. ^ a b (DE) Storia dello stabilimento di Zschopau, su zschopau.de. URL consultato il 21 luglio 2016.
  2. ^ (DE) Nach dem Ende von MZ: Motorradmanufaktur ZPmoto fertigt Maschinen in Zschopau, su lvz.de. URL consultato il 21 luglio 2016.
  3. ^ (FR) Il motomondiale 1958 su racingmemo, su racingmemo.free.fr. URL consultato il 21 luglio 2016.
  4. ^ (FR) Il motomondiale 1961 su racingmemo, su racingmemo.free.fr. URL consultato il 21 luglio 2016.

Voci correlateModifica

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