Apri il menu principale

Movimento per l'Indipendenza della Sicilia

Movimento per l'Indipendenza della Sicilia
(SCN) Muvumentu pâ Nnipinnenza râ Sicilia
LeaderAndrea Finocchiaro Aprile
StatoItalia Italia
SedePalermo
Fondazione8 settembre 1943
Dissoluzione1951[senza fonte]
IdeologiaIndipendentismo siciliano
Regionalismo
Nazionalismo siciliano
Seggi massimi Assemblea Costituente
4 / 556
(1946)
Seggi massimi Assemblea regionale
9 / 90
(1947)
Sito web

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS) fu un movimento politico indipendentista, attivo in Sicilia tra il 1943 e il 1951, che auspicava la realizzazione di uno stato siciliano separato dallo Stato Italiano.

Storia del MISModifica

Il movimento nacque nel settembre del 1942, come Comitato per l'Indipendenza della Sicilia, prendendo spunto dai Vespri Siciliani. Il primo Presidente fu Andrea Finocchiaro Aprile e nel movimento confluirono esponenti politici eterogenei, fra cui il socialista rivoluzionario Antonio Canepa, poi comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, e leader separatisti furono anche intellettuali e grandi proprietari terrieri: il duca di Gualtieri Giuseppe Avarna (poeta), il barone Lucio Tasca Bordonaro poi nominato sindaco di Palermo nel 1943 dagli Alleati, Stefano La Motta barone di Monserrato, i monarchici Francesco Paternò Castello duca di Carcaci e il principe Giovanni Alliata, il barone Nino Cammarata. Altri dirigenti di rilievo furono Attilio Castrogiovanni, Nino Di Matteo e Sirio Rossi, Concetto Gallo, Rosario Cacopardo e Antonino Varvaro.

Il movimento si mise in evidenza all'indomani dell'armistizio di Cassibile, quando nel caos della guerra lo Stato italiano aveva di fatto abbandonato la Sicilia e l'esercito alleato non aveva completato l'occupazione militare. Finocchiaro Aprile a ottobre chiese l'abdicazione di Vittorio Emanuele III e il 9 dicembre accolse le adesioni di una decina di deputati siciliani. Nella primavera del 1944, per imprimere maggior vigore alla lotta il CIS verrà sciolto per dar luogo al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS). In questo clima di importanti aspettative vi erano inoltre notevoli pressioni esercitate dai servizi segreti sia americani sia inglesi per cercare di attirare ciascuno nella rispettiva sfera d'influenza l'isola indipendente. Infatti, l'amministrazione degli Alleati vietò ogni attività politica, tollerando però l'esistenza del MIS.

Nell'autunno del 1944, durante il primo congresso che si celebrò a Taormina, venne presa la decisione di passare alla lotta armata, anche in risposta alle continue e arbitrarie violenze (si veda ad esempio la strage di via Maqueda che si consumò a Palermo proprio durante il primo congresso indipendentista) che venivano perpetrate dalle forze dell'ordine italiane ai danni di sedi ed esponenti del MIS. Sotto la spinta dell'ala oltranzista, il MIS tentò l'insurrezione separatista con la formazione nel febbraio 1945 di un gruppo paramilitare, l'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia (EVIS), e per contrastarla il governo inviò in Sicilia anche reparti dell'Esercito Italiano. Il 17 giugno 1945 in uno scontro a fuoco con i Carabinieri cadeva il comandante dell'EVIS Antonio Canepa insieme a Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice. Il suo posto fu preso da Concetto Gallo, che portò quell'anno a un'alleanza militare con il banditismo e la banda di Salvatore Giuliano. Giuliano fu nominato colonnello dell'EVIS e compì diversi attacchi alle stazioni dei Carabinieri di Bellolampo, Pioppo, e Montelepre, che furono occupate e i carabinieri uccisi[1].

Nel settembre del 1945 numerosi mafiosi, fra cui Calogero Vizzini, Giuseppe Genco Russo, Michele Navarra, Francesco Paolo Bontate, Gaetano Filippone, il quattordicenne Pippo Calò e il diciassettenne Tommaso Buscetta, confluirono nel MIS nel corso di una riunione a casa del barone latifondista Lucio Tasca e decisero di utilizzare i gruppi di banditi che battono la campagna per rinsanguare il loro braccio armato, l'EVIS[2]; presto Vizzini insieme agli altri esponenti (avversati dai dirigenti del MIS Attilio Castrogiovanni e Antonino Varvaro) a partire dal 1946 lasceranno il MIS per garantire il loro appoggio ai rinascenti partiti italiani, in primis la Democrazia Cristiana. Anche i leader separatisti Lucio Tasca Bordonaro e Concetto Gallo vennero in seguito indicati come affiliati all'organizzazione mafiosa[2]: in un rapporto segreto del 18 febbraio 1946, il generale dei Carabinieri Amedeo Branca scrisse:

«II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell'Isola[3]»

Dal febbraio del 1944 la Sicilia era retta da un Alto Commissario. Dopo il lavoro di un'apposita Consulta entro la quale operarono tra gli altri Giovanni Guarino Amella e Giuseppe Alessi, il 15 maggio 1946 il re Umberto II promulgò un decreto legislativo che riconosceva alla Sicilia uno Statuto speciale di Autonomia. Lo Statuto verrà poi convertito in legge costituzionale il 26 febbraio 1948 dal parlamento della Repubblica Italiana.

La partecipazione alle elezioniModifica

Alle elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, il MIS ebbe il battesimo elettorale e, presentatosi solo in Sicilia, ottenne lo 0,7% dei voti nazionali (8,7% in Sicilia) e quattro seggi. Il logo era un cerchio con la triscele al centro. Vennero eletti Andrea Finocchiaro Aprile (34.068 voti), Antonino Varvaro (18.520), Concetto Gallo (14.749) e Attilio Castrogiovanni (10.514).

Durante il III Congresso del movimento tenutosi nel febbraio del 1947 a Taormina (ME), venne espulso Antonino Varvaro, ex segretario del movimento e capo della corrente di sinistra, dalla quale si dissociò però il Partito Comunista Siciliano del futuro segretario del MIS Francesco Mazza, su decisione della maggioranza. I motivi non vennero mai chiariti: secondo alcuni per la spinta dei latifondisti che premevano per una svolta più autoritaria a destra, secondo altri a causare l'espulsione furono le pressioni politiche esercitate su Varvaro e sua moglie dal Partito Comunista Italiano, avendo questi assunto una posizione progressivamente provocatoria e di contestazione nei confronti della leadership di Finocchiaro Aprile. In sostituzione di Antonino Varvaro venne eletto segretario Attilio Castrogiovanni. Successivamente Varvaro, insieme ad Anselmo Crisafulli e altri dissidenti fondarono il Movimento Indipendentista Democratico Repubblicano (MIDR). Il movimento di Varvaro, che non ebbe nessun eletto all'ARS, si sciolse dopo poco tempo.

Il MIS partecipò quindi alle prime elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, dove rimase fermo ai risultati del 1946, con 171.470 voti (8,8%) e ottenne nove deputati all'Assemblea regionale siciliana: Andrea Finocchiaro Aprile (nel 1948 sostituito da Vincenzo Bongiorno)[4], Gioacchino Germanà, Concetto Gallo, Attilio Castrogiovanni, Giuseppe Caltabiano, Rosario Cacopardo, Gaetano Drago, Francesco Paolo Lo Presti e Pietro Landolina.

Nelle elezioni politiche del 1948 il MIS con in testa Finocchiaro Aprile si candidò nella lista Unione Movimenti Federalisti, ma ottenne solo 52 000 voti con il 2,1 in Sicilia e lo 0,20 % in Italia, e nessun seggio. Dopo la bocciatura elettorale Finocchiaro Aprile si dimise da presidente del Movimento per l'indipendenza siciliana, ormai ridotto ad una semplice sigla[5]. Quel che restava del movimento alle elezioni regionali in Sicilia del 1951, presentatosi solo nel collegio di Catania, non ottenne nessun seggio.

EreditàModifica

 
Logo del neocostituito Movimento per l'Indipendenza della Sicilia.

Il 22 aprile 2004 si è costituito il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, che si richiama direttamente all'esperienza del MIS degli anni quaranta. L'11 maggio 2009, nel corso di una conferenza stampa, i vertici del Movimento hanno conferito la tessera di membro onorario al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo[6] con la seguente motivazione: «Per essersi posto al servizio della "causa autonomista" e per aver contribuito a risvegliare l'identità e l'orgoglio del Popolo Siciliano», paventando l'ipotesi di un'alleanza con il Movimento per le Autonomie,[7] di cui è leader lo stesso Lombardo. Alleanza che non ha seguito.

Nel novembre del 2016 venne creata un nuova sigla, Movimento Nazionale Siciliano, tra tre gruppi sicilianisti: Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, Fronte Nazionale Siciliano, Sicilia Nazione in queste elezioni[8][9], ma che non presenta proprie liste alle elezioni regionali del novembre 2017.

CongressiModifica

Deputati del MISModifica

1946: Assemblea CostituenteModifica

  1. Attilio Castrogiovanni
  2. Andrea Finocchiaro Aprile
  3. Concetto Gallo
  4. Antonino Varvaro

1947: Assemblea Regionale SicilianaModifica

  1. Rosario Cacopardo
  2. Giuseppe Caltabiano, passato poi al MISDR
  3. Attilio Castrogiovanni
  4. Gaetano Drago (lasciò il Mis nel 1948)
  5. Andrea Finocchiaro Aprile (fino al 1948)
  6. Concetto Gallo
  7. Gioacchino Germanà, passato nel 1948 al PLI
  8. Pietro Landolina
  9. Francesco Paolo Lo Presti (fino al 1948)
  • proclamati nel corso della legislatura:
    • Vincenzo Bongiorno, subentrato il 9 marzo 1948 ad Andrea Finocchiaro Aprile, dimissionario il giorno 2
    • Vincenzo Faranda, subentrato il 15 marzo 1949 a Francesco Paolo Lo Presti, deceduto l'8 agosto 1948[10]

Risultati elettoraliModifica

Parlamento italianoModifica

Anno Voti Seggi
1946 171 201
4 / 556

Assemblea regionale sicilianaModifica

Anno Voti Seggi
1947 171 470
9 / 90
1951 772
0 / 90
1955 ---
0 / 90
1959 2 254
0 / 90
1963 2 394
0 / 90
1967 1 246
0 / 90
1971 ---
0 / 90

[senza fonte]

Elezioni provincialiModifica

Elezioni comunaliModifica

Anno Voti Seggi
Catania 1946 8 862
8 / 50
Ragusa 1946 250
0 / 40
Riposto 1946 261
0 / 10
Catania 1960 448
0 / 60
Catania 1964 518
0 / 60

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Antonio Canepa, La Sicilia ai siciliani!, Catania, 1944 (Pubblicato con lo pseudonimo di Mario Turri);
  • Lucio Tasca Bordonaro, Elogio del latifondo siciliano, Palermo, IRES, 1943;
  • Andrea Finocchiaro Aprile, Il Movimento indipendentista siciliano, a cura di Massimo Ganci, Palermo, 1966
  • Francesco Paternò Castello, Il Movimento indipendentista siciliano. Memorie del duca di Carcaci, Flaccovio, Palermo, 1977;
  • Giuseppe Carlo Marino, Storia del separatismo siciliano 1943-1947, Editori Riuniti, Roma, 1979;
  • Musumeci S., Tra separatismo ed autonomia: il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, Armando Siciliano Editore, Messina, 2005;
  • Turco N., L'essenza della Questione Siciliana - Storia e Diritto 1812 - 1983, Centro Studi Storico-Sociali Siciliani, Catania, 1983;
  • Gaja F., L'esercito della lupara, Maquis Editore, Milano, 1990;
  • Nicolosi S., Sicilia contro Italia, Tringale Editore, Catania, 1981;
  • Spataro M., I primi secessionisti - Separatismo in Sicilia 1866 e 1943-46, Controcorrente, Napoli, 2001;
  • Filippo Gaja. L'esercito della lupara. Milano, Maquis Editore, 1990;
  • Giovanni Cucinotta, Ieri e oggi Sicilia, Cosenza, Pellegrini editore, 1996;
  • Francesco Renda, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, (3º volume) Sellerio 2003;
  • Antonello Battaglia, Il Separatismo siciliano nei documenti dello SME e del SIM in Le operazioni interforze e multinazionali nella storia militare, Ministero della Difesa, Roma, 2014;
  • Antonello Battaglia, La fine del conflitto e la parabola del separatismo siciliano (1945-1951) in L'Italia 1945-1955, la ricostruzione del paese e le Forze Armate, Ministero della Difesa, Roma, 2014;
  • Antonello Battaglia, Sicilia contesa. Separatismo, guerra e mafia, Salerno Editrice, Roma, 2014;
  • Antonello Battaglia, Separatismo siciliano. I documenti militari, Nuova Cultura, Roma, 2015;

Voci correlateModifica

ApprofondimentiModifica

Collegamenti esterniModifica