Muhammad Ali vs. Sonny Liston

Ali vs. Liston (II)
Muhammad Ali vs. Sonny Liston.JPG
Data 25 maggio 1965
Luogo Central Maine Youth Center, Lewiston, Maine
Titolo/i in palio WBC World Heavyweight Championship
Sonny Liston vs. Muhammad Ali
"Big Bear""The Louisville Lip"
Dati dei pugili
Sand Slough, Arkansas, USA Da Louisville, Kentucky, USA
35–2 (24 KO) Record 20–0 (16 KO)
32 anni Età 23 anni
185 cm Altezza 191 cm
215 libbre Peso 206 libbre
Destrorso Guardia Destrorso
Ex campione del mondo dei pesi massimi WBC e WBA Titolo Campione del mondo dei pesi massimi WBC

Risultato Ali per KO al 1º round

Muhammad Ali vs. Sonny Liston è stato un incontro di pugilato disputatosi il 25 maggio 1965 presso il Central Maine Youth Center di Lewiston, Maine, Stati Uniti. Fu il secondo confronto tra i due pugili e uno dei match più attesi, seguiti e controversi nella storia dello sport. Ali vinse al primo round per KO.

ContestoModifica

 
La Androscoggin Bank Colisée, Lewiston, Maine

Dopo la prima vittoria di Clay su Liston nel 1964, entrambi i pugili rimasero coinvolti in spiacevoli vicende extra sportive. Un paio di giorni dopo l'incontro, Clay annunciò pubblicamente di essersi unito ai "Black Muslims", un'organizzazione vista da molti come un gruppo inneggiante all'odio verso i bianchi, e cominciò a farsi chiamare Cassius X. Il mese seguente, fu rinominato Muhammad Ali dal leader della Nation of Islam Elijah Muhammad. La tal cosa fu oggetto di aspre critiche e polemiche di vario genere. Martin Luther King Jr. dichiarò: «Quando Cassius Clay si unì ai Black Muslims e iniziò a farsi chiamare Cassius X, divenne un campione della segregazione razziale».[1] Da parte sua, Sonny Liston era stato arrestato il 12 marzo con l'accusa di guida pericolosa senza patente, eccesso di velocità, e detenzione di armi. Il poliziotto che effettuò l'arresto disse che l'ex campione stava guidando a 122–128 kmh in una zona residenziale. Inoltre, Liston aveva in auto una pistola calibro .22 e parecchie bottiglie vuote di vodka. Una giovane donna era in macchina con lui, ma non fu arrestata.[2] In breve, nel periodo nel quale il Congresso stava investigando sulla corruzione e le infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo della boxe, nessuno dei due atleti era visto come un modello esemplare di virtù.

Secondo alcuni, l'inaspettato finale del match Liston vs. Clay poteva dare adito a sospetti di illecito in quanto si era scoperto in seguito che i due pugili avevano in essere un contratto che contemplava già, in ogni caso, una clausola per una rivincita. Molti ipotizzarono che Liston aveva più da guadagnare, dal punto di vista finanziario, da una sconfitta dove avrebbe perso il titolo per poi riconquistarlo in un rematch prefissato. A causa di queste polemiche, quando Ali e Liston firmarono il contratto per la rivincita, la World Boxing Association (WBA) tolse il titolo ad Ali. Tuttavia, la World Boxing Council (WBC), la New York State Athletic Commission e la rivista The Ring continuarono a riconoscerlo come campione del mondo.

A causa delle forti pressioni esercitate dalla WBA, vi furono problemi nel trovare una location dove organizzare il combattimento. Alla fine, lo Stato del Massachusetts acconsentì ad ospitare il match, fatto che causò la sospensione della Massachusetts Boxing Commission da parte della WBA. La sfida venne fissata per il 16 novembre 1964, al Boston Garden. Questa volta, Liston si allenò seriamente per l'incontro, senza distrazioni di sorta. Ali, continuò a punzecchiare Liston sui mass media, arrivando a portarsi dietro una "trappola per orsi" durante gli allenamenti (il soprannome di Liston era infatti "Big Bear", "grande orso"). Però, la data del match fu posticipata di sei mesi, poiché tre giorni prima del combattimento, Ali dovette sottoporsi a un intervento chirurgico urgente a causa di un'ernia strozzata.

La nuova data del match venne fissata per il 25 maggio 1965.[3] I promoter dovettero scovare in fretta una nuova sede per ospitare l'evento, in quanto Boston non era più disponibile. Il governatore John H. Reed del Maine propose la cittadina di Lewiston. Il combattimento si svolse quindi presso il Central Maine Youth Center (ora Androscoggin Bank Colisée). Lewiston era la città più piccola a ospitare un incontro per il titolo dei pesi massimi sin da quando Jack Dempsey aveva combattuto con Tom Gibbons a Shelby, Montana, nel 1923. Ad oggi, è l'unico match per un titolo dei pesi massimi ad essersi svolto nello Stato del Maine.

L'atmosfera che circondò l'evento fu abbastanza tesa e sinistra, principalmente a causa delle recenti dichiarazioni di Ali sulla sua conversione all'Islam e dei suoi rapporti con Elijah Muhammad e la Nation of Islam. Malcolm X, che aveva avuto dissidi pubblici con Elijah Muhammad, era stato assassinato alcuni mesi prima del match, e gli uomini accusati dell'omicidio erano membri della Nation of Islam. Circolarono voci secondo le quali Ali, che aveva criticato apertamente Malcolm dopo la sua rottura con Elijah Muhammad, avrebbe potuto subire ritorsioni o attentati da parte dei seguaci di Malcolm X. L'FBI prese seriamente l'ipotesi e mise in atto un attento sistema di sorveglianza per proteggere Muhammad Ali. Liston, da parte sua, dichiarò di aver ricevuto minacce di morte dalla Nation of Islam.

A causa della località sperduta e della paura di attentati, solamente 2,434 fan presenziarono all'evento, stabilendo il record negativo circa la presenza di pubblico a un incontro di boxe per il titolo del mondo dei pesi massimi.

L'incontroModifica

Il pugno "fantasma"Modifica

Rifiutato dalle principali sedi pugilistiche americane e da Las Vegas, il match di rivincita con Liston si disputò nel 1965 a Lewiston nel Maine. Il 25 maggio Ali, detentore della corona dei massimi, e Liston si incontrarono di nuovo. Alla prima ripresa dopo appena un minuto il campione del mondo colpì l'avversario con un colpo d'incontro apparentemente innocuo, passato alla storia come il cosiddetto pugno fantasma (the phantom punch).[4] Liston rimase al tappeto apparentemente tramortito; Ali sembrò consapevole di non aver colpito così duramente lo sfidante e lo invitò con veemenza ad alzarsi per continuare il combattimento. Incerto sull'effettivo KO di Sonny Liston, il campione sembrava voler enfatizzare la propria estraneità alla commedia. Impegnato a frenare le proteste di Muhammad Ali, che invece di andare al suo angolo e attendere il conteggio insultava l'avversario al tappeto, l'inesperto arbitro Jersey Joe Walcott (un ex campione del mondo della categoria) dimenticò di effettuare il conteggio.

Walcott fece riprendere il match ben 17 secondi dopo l'atterramento; ma accortosi in un secondo momento dell'errore su segnalazione di uno dei giornalisti a bordo ring, Nat Fleischer, editore della rivista The Ring, e dei cronometristi, lo sospese dichiarando Alì vincitore per KO. Il pubblico, certo di una combine, iniziò a protestare. Nel match si erano verificate molte violazioni al regolamento; tra queste il comportamento di Muhammad Ali dopo l'atterramento e quello dell'arbitro, che non aveva ammonito ufficialmente Ali né effettuato il regolare conteggio a Liston al tappeto.

Secondo gli esperti che hanno visionato al rallentatore la ripresa, il colpo di Ali, assestato da brevissima distanza e quasi invisibile, sembra aver colpito la tempia dell'avversario, che in quel momento stava portando un attacco con il suo caratteristico stile ed era fortemente sbilanciato in avanti. L'immagine del campione del mondo che sovrasta Liston al tappeto è divenuta una delle icone della nostra epoca.

La mafia riuscì a guadagnare enormi somme di denaro scommettendo sull'allora sfavorito Muhammad Ali, inoltre l'ascesa del giovane campione sembrava poter aumentare la popolarità della boxe più di quanto il poco pubblicamente apprezzato Liston potesse fare. Ciò nonostante, a giochi ormai fatti, mentre Ali viene osannato e festeggiato, nessuno si interessa di Liston che gira sconsolato sul ring ed all'incontro con un suo assistente, lo si nota chiaramente vacillare ed ondeggiare come se non si fosse ancora pienamente ripreso dal pugno subito.

Nel 2004 Ali è tornato sull'argomento nella sua ultima intervista ufficiale, cui ha risposto con l'aiuto dei familiari.

(EN)

«I love Sonny. He was a good man. And the punch did connect. I don't know how good the punch was, although I felt the connection. If he took a dive, he wouldn't have done it in the first round.»

(IT)

«Voglio bene a Sonny. Era un brav'uomo. E il pugno l'ha colpito. Non so bene quanto buono fosse il colpo, sebbene io abbia sentito il contatto. Se avesse voluto fingere un KO, non l'avrebbe mai fatto al primo round.»

Arbitro e giudiciModifica

  • Arbitro: Jersey Joe Walcott
  • Giudice: Coley Wallace
  • Giudice: Russ Leonard
  • Giudice: Joe Colvin

ConseguenzeModifica

L'incontro, insieme al suo predecessore, decretò la definitiva affermazione di Ali e la rovina della carriera di Liston. Per Muhammad Ali, fu l'inizio del suo mito di eroe del popolo che sfidava ostacoli insormontabili (sia dentro che fuori dal ring) riuscendo a trionfare con le sue proprie forze, la sua integrità morale, il coraggio e il talento. Per Liston, le due sconfitte furono la causa del crollo della sua reputazione. In poco più di un anno, egli passò dall'essere considerato uno dei più temibili pesi massimi di sempre, all'essere visto come un campione sopravvalutato. "[Dopo i due combattimenti con Ali] Liston non avrebbe mai più intimidito un combattente di livello mondiale", scrisse Bob Mee, "e non fu mai più lo stesso pugile di prima". Ancora peggio, le misteriose circostanze della sua seconda sconfitta misero in relazione per sempre la figura di Liston con il sottobosco criminale delle scommesse clandestine gestite dalla mafia.[5]

Accuse di presunta combineModifica

Quando l'incontro terminò, numerosi fan protestarono urlando che il match era stato truccato ed era una farsa. Gli scettici sostenevano che il KO era frutto di un "pugno fantasma". Lo stesso Ali disse immediatamente dopo il combattimento di non essere ben sicuro che il suo colpo fosse andato a segno, e ancora sul ring chiese al suo entourage: «L'ho colpito?». Ali disse al ministro della Nation of Islam Abdul Rahman che Liston "si era sdraiato a terra" ma Rahman gli ripose: «No, l'hai colpito».[6]

«È stato un buon destro», disse Liston dopo il match. «Mi ha stordito. Mi sono inginocchiato ma poi sono caduto la seconda volta perché avevo perso l'equilibrio. [...] Avrei potuto alzarmi, ma non ho sentito il conteggio».

Ci fu anche chi a bordo ring era invece convinto che l'incontro fosse legittimo. Larry Merchant scrisse 50 anni più tardi, "ho visto veramente il pugno arrivargli sul mento, come anche altri nella mia postazione della sezione stampa. Era un destro veloce che colpì Liston mentre si faceva avanti ... Secondo i dottori in prima fila con cui ho parlato, era stato un classico esempio di KO a scoppio ritardato".[7] Jim Murray del Los Angeles Times scrisse che non c'era stato nessun "pugno fantasma". Tex Maule di Sports Illustrated scrisse: "Il colpo ebbe una tale forza da sollevare il piede sinistro di Liston, sul quale poggiava la maggior parte del suo peso". "Molti spettatori nell'arena non videro [il pugno], comprensibilmente", scrisse Merchant, "o non potevano credere che fosse stato così forte da buttare giù l'apparentemente indistruttibile ex campione". Egli descrisse inoltre la credenza che il match fosse truccato come "un mito duro a morire". Analisi alla moviola del combattimento mostrano che il pugno incriminato raggiunse la guancia di Liston con una forza di impatto limitata.[8] Dave Anderson del New York Times disse che Liston "sembrava in pessima forma e avere un aspetto orribile" nella sua ultima seduta di allenamento prima del match.[9]

Tra gli osservatori a bordo ring, l'ex campione del mondo dei pesi massimi James J. Braddock, disse di avere il sospetto che il destro di Ali si fosse limitato a concludere ciò che aveva iniziato un precedente colpo. «Ho la sensazione che questo ragazzo (Ali) sia molto meglio di quanto nessuno abbia mai pensato», concluse Braddock.

Un altro ex campione del mondo, Rocky Marciano, cambiò idea circa il KO dopo aver visionato un filmato dell'incontro il giorno successivo. «Non pensai che fosse un pugno così potente quando vidi l'incontro a bordo ring» disse Marciano. «Ora (dopo aver visto il filmato) penso che Clay, vedendo Liston a guardia scoperta, abbia dato forza al pugno negli ultimi centimetri».[10]

Mark Kram di Sports Illustrated raccontò che Liston gli aveva detto: «Quel ragazzo [Ali] era pazzo. Non volevo avere niente a che fare con lui. E i musulmani stavano arrivando. Chi ne aveva bisogno? Quindi sono andato giù. Non mi ha colpito».

Durante un documentario del 1995 della HBO su Liston, Johnny Tocco, che all'epoca era proprietario di una palestra di pugilato a Las Vegas, disse di aver parlato con il mafioso John Vitale prima dell'incontro e che questi gli aveva detto che il match sarebbe terminato al primo round perché tutto era stato già deciso. Sempre nello stesso documentario, l'ex agente dell'FBI William F. Roemer Jr. disse: «Avevamo appreso da fonti attendibili che in quel combattimento c'era sicuramente in atto una combine». Egli disse inoltre che Bernie Glickman, un manager di boxe di Chicago che aveva conoscenze nella mafia, aveva dichiarato che mentre discuteva con Liston e la moglie prima del match, la moglie di Liston gli disse che poiché suo marito doveva perdere l'incontro, tanto valeva che finisse al tappeto al primo round, così non si sarebbe fatto male.

Tra quanti sostengono la tesi della combine, sussistono varie teorie sul perché Liston si sia lasciato cadere:

  • (1) La mafia costrinse Liston a perdere l'incontro per ragioni di scommesse.
  • (2) Liston scommise contro se stesso perché doveva dei soldi alla mafia.
  • (3) Un paio di membri della Nation of Islam fecero visita a Liston mentre si stava allenando minacciandolo di morte se non si fosse fatto battere da Ali.
  • (4) Secondo lo scrittore Paul Gallender, alcuni membri della Nation of Islam rapirono la moglie di Liston, Geraldine, e suo figlio, Bobby. Se non avesse perso l'incontro, il pugile non avrebbe più rivisto la sua famiglia.[11]
  • (5) Liston aveva paura di essere accidentalmente colpito da spari provenienti dai seguaci di Malcolm X nel corso di un tentativo di uccidere Ali sul ring.[12]

Riferimenti nella cultura di massaModifica

Nel 2008 Robert Townsend ha diretto un film su Sonny Liston intitolato Phantom Punch.

Una statua di cera di Liston appare sulla copertina del celebre disco dei Beatles Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band del 1967.[13]

Nella serie televisiva NCIS, il direttore Leon Vance, ex pugile, ha appesa alla parete del suo ufficio la celebre foto di Ali che sovrasta Liston al tappeto. Nell'episodio Last Man Standing, egli discute della foto con Gibbs e menziona i sospetti di una presunta combine che circolavano sull'incontro tra i due.

L'episodio della quarta stagione di Mad Men intitolato Buon compleanno è incentrato sul match Ali vs. Liston del 1965.

NoteModifica

  1. ^ Rev. King Gives Clay Advice, in Lawrence Journal-World, 20 marzo 1964.
  2. ^ Policeman Says Liston Was 'Unruly', in The News and Courier, 12 marzo 1964.
  3. ^ Clay-Liston Fight Goes To Lewiston, ME, in Gettysburg Times, 8 maggio 1965.
  4. ^ (EN) Muhammad Ali vs. Sonny Liston (2nd meeting), su Boxrec.com. URL consultato il 10 settembre 2012.
  5. ^ The Devil And Sonny Liston. Boston: Little, Brown. ISBN 0316897752.
  6. ^ Documentario HBO Sonny Liston: The Mysterious Life and Death of a Champion
  7. ^ Merchant, Larry, The Phantom Punch (letter), in The New Yorker, 6–13 luglio 2015. URL consultato il 2 luglio 2015.
  8. ^ Tosches, Nick (2000). The Devil And Sonny Liston. Boston: Little, Brown. ISBN 0316897752.
  9. ^ http://boxrec.com/media/index.php/Sonny_Liston_vs._Amos_Lincoln
  10. ^ 25 Years Later: A Fix or a Fist?, in Los Angeles Times, 25 maggio 1990.
  11. ^ Boxing by the Book: "The Real Story Behind the Ali-Liston Fights", su Boxing.com, 19 settembre 2012.
  12. ^ Shaun Assael. The Murder of Sonny Liston: A Story of Fame, Heroin, Boxing & Las Vegas Pan publisher; 2017. ISBN 9781509814831.
  13. ^ The Art of the Beatles, Mike Evans, Ed. Anthony Blond (Muller, Blond & White), Regno Unito, 1984, pag. 69-70, ISBN 0-85634-180-0.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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