Museo Ebraico di Berlino

museo di Berlino
Museo Ebraico di Berlino
JewishMuseumBerlinAerial.jpg
Il museo visto dall'alto
Ubicazione
StatoGermania Germania
LocalitàBerlino
IndirizzoLindenstraße 9-14
Caratteristiche
TipoEbraismo
Apertura2001
DirettorePeter Schäfer
Sito web

Coordinate: 52°30′07.2″N 13°23′42″E / 52.502°N 13.395°E52.502; 13.395

Facciata del museo

Il Museo Ebraico di Berlino (in tedesco Jüdisches Museum Berlin) è il più grande museo ebraico in Europa, situato a Berlino. In due edifici, uno dei quali è un ampliamento appositamente progettato dall'architetto Daniel Libeskind, una collezione permanente e svariate esposizioni temporanee raccontano due millenni di storia degli ebrei in Germania.

Collezione permanenteModifica

Dall'11 dicembre 2017, l'esposizione permanente al primo e al secondo piano dell'edificio Libeskind è stata modernizzata e non è accessibile ai visitatori. L'apertura della nuova mostra permanente è prevista per la primavera 2020.

La precedente mostra permanente Zwei Jahrtausende deutsch-jüdischer Geschichte (duemila anni di storia ebraico-tedesca) ha fornito una visione della Germania dal punto di vista della sua minoranza ebraica. Tutto ebbe inizio con le città medievali di SchUM sul Reno, Speyer, Worms e Mainz.

I visitatori hanno vissuto il periodo barocco attraverso Glikl bas Judah Leib (1646-1724, alias Glückl von Hameln) e il suo diario, che illustra la sua vita di mercante ebrea ad Amburgo. Il XVIII secolo è stato vissuto attraverso l'eredità intellettuale e personale del filosofo Moses Mendelssohn (1729-1786). Queste opinioni sono state integrate dalla descrizione della vita ebraica a corte e nel paese. Il quadro dell'emancipazione del XIX secolo è stato caratterizzato da ottimismo, conquiste sociali e politiche e da una crescente prosperità. Ma anche le battute d'arresto e le delusioni per le comunità ebraiche dell'epoca erano tematizzate. Le esperienze dei soldati ebrei tedeschi della prima guerra mondiale erano all'inizio del XX secolo. Nella sezione sul nazionalsocialismo, i visitatori hanno visto come gli ebrei tedeschi hanno reagito alla loro crescente discriminazione e come ciò ha portato, ad esempio, alla fondazione di nuove scuole e servizi sociali ebraici. L'esclusione e l'annientamento degli ebrei, tuttavia, pose presto fine a queste iniziative. Dopo la Shoah, 250.000 sopravvissuti si sono trovati in campi per sfollati, dove hanno aspettato l'opportunità di emigrare. Allo stesso tempo, nuove piccole comunità ebraiche sono emerse in Oriente e in Occidente. Al termine della mostra sono stati tematizzati due grandi processi nazisti del dopoguerra: il processo di Francoforte Auschwitz (1963-1965) e il processo Majdanek a Düsseldorf (1975-1981). Il tour della mostra si è concluso con un'installazione audio in cui gli ebrei cresciuti in Germania raccontano la loro infanzia e giovinezza dopo il 1945. Hanno segnato l'inizio di un nuovo capitolo della vita ebraica in Germania.

Le mostre temporaneeModifica

Le mostre temporanee presentano un'ampia gamma di temi, epoche e generi. Tra le mostre più significative: Counterpoint: The Architecture of Daniel Libeskind (2003), 10+5=God (2004), Chrismukkah: Stories of Christmas and Hanukkah (2005–2006), Home and Exile (2006–2007), Typical: Clichés about Jews and Others (2008), Looting and Restitution: Jewish-Owned Cultural Artifacts from 1933 to the Present (2008–2009), Kosher & Co: On Food and Religion (2009–2010), e How German is it? 30 Artists' Notion of Home (2011–2012).

StoriaModifica

Originariamente il museo aveva sede in un edificio situato a Oranienburger Straße, ma venne chiuso nel 1938 dal regime nazista. Parte della collezione sopravviveva nella Berlino Ovest, presso il palazzo storico del Kollegienhaus principalmente per merito della Repubblica Federale Tedesca, che promuoveva il grande valore della cultura storica. Sotto la tutela della Germania dell'Ovest, l'idea di riaprire il museo iniziò a circolare nel 1971 e 1975 venne fondato un comitato per promuovere tale progetto, il cui primo embrione si ebbe dopo una mostra sulla storia ebraica tenutasi a Berlino nel 1978.

Solo 10 anni dopo, nel 1988 il Senato di Berlino ovest annuncia il concorso internazionale per la progettazione di una nuova sede, che doveva essere più funzionale e moderna, che potesse ospitare la collezione intera autonomamente, visto che sino ad allora era rimasta come "dipartimento ebraico" del Berlin-Museum. Nell'aprile dell'anno successivo viene annunciato il vincitore del concorso: l'originale progetto di Daniel Libeskind.

Nel 1999 al museo venne finalmente riconosciuta la propria autonomia come istituzione ed ebbe anche una propria sede definitiva, anche grazie alle proposte e alle idee dello stesso Libeskind[1]. Il palazzo che ospita il museo è stato ultimato nello stesso anno, mentre l'inaugurazione ufficiale è avvenuta nel 2001.

Architettura dell'edificioModifica

L'edificio che ospita il museo si distingue notevolmente dalla tipologia solita dei musei: non risponde a nessun criterio di funzionalità poiché la linea guida seguita per la realizzazione del progetto è stata quella di raccontare la storia degli ebrei, in particolare degli ebrei in Germania. L'edificio stesso può essere considerato un'opera d'arte, poiché mescola architettura e scultura.

Libeskind ha battezzato il suo progetto between the lines (tra le linee) e nei punti in cui le due linee si intersecano si formano zone vuote, o voids, che attraversano l'intero museo.

L'edificio visto dall'alto ha la forma di una linea a zig-zag e per questa ragione è stato soprannominato blitz, che in tedesco significa fulmine. La forma dell'edificio ricorda una stella di David decomposta e destrutturata. L'edificio è interamente ricoperto da lastre di zinco e le facciate sono attraversate da finestre molto sottili e allungate, più simili a squarci o ferite che a vere e proprie finestre, disposte in modo casuale.

 
Vista posteriore del museo

Il museo non ha un ingresso dalla strada, ma vi si accede dall'adiacente Berlin-Museum. Una scala e un sentiero sotterraneo collegano i due edifici, questo a simboleggiare quanto la storia ebraica e quella tedesca siano collegate e connesse fra loro. La scala conduce ad un sotterraneo, composto di tre corridoi, denominati assi che simboleggiano i diversi destini del popolo ebraico: l'asse dell'Olocausto conduce ad una torre che è stata lasciata vuota, denominata la Torre dell'Olocausto; l'asse dell'Esilio conduce ad un giardino quadrato esterno, denominato Giardino dell'Esilio, racchiuso fra 49 colonne; l'asse della continuità, collegato agli altri due corridoi, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l'Olocausto e l'Esilio. Questo asse conduce ad una scala, che a sua volta conduce alla costruzione principale. L'entrata al museo è stata intenzionalmente resa difficile e lunga, per infondere nel visitatore le sensazioni di sfida e di difficoltà che sono distintive della storia ebraica.

KollegienhausModifica

Il palazzo del Kollegienhaus[2], fu costruito nel 1735 su progetto di Philipp Gerlach, fu utilizzato per un lungo periodo come Corte d'Appello prussiana.Durante la Seconda guerra mondiale venne parzialmente distrutto e la sua ricostruzione venne iniziata nel 1963 e l'edificio venne adibito a museo della storia di Berlino. Questo perché, a seguito della costruzione del Muro, la parte ovest della città era rimasta priva di numerosi musei. Oggi fa parte del Jüdisches Museum e ospita il caffè, il punto informazioni, gli uffici, oltre ad essere utilizzato come spazio per esposizioni.

Giardino dell'EsilioModifica

Il Giardino dell'Esilio è una superficie esterna al museo, cui si accede attraverso l'asse dell'esilio. È una superficie quadrata circondata da 49 colonne di cemento alte sei metri, in modo tale che dall'esterno non si possa vedere nulla. Il numero delle colonne è simbolico, infatti serve a ricordare l'anno di nascita dello stato d'Israele, il 1948, un'altra colonna, quella centrale, rappresenta invece Berlino ed è riempita all'interno di terreno proveniente da Gerusalemme. Sulla sommità delle colonne sono stati piantati alberi di olivagno. Essi sono il simbolo della pace e della speranza di un ritorno in patria. Ma significano anche che, come gli alberi riescono a mettere radici in spazi così impervi come la cavità di un pilastro, così anche coloro che sono esiliati in una lontana terra straniera possono trovare la ragione per continuare a vivere in un'altra patria. Libeskind ha voluto fare in modo che il visitatore provasse la stessa sensazione di straniamento e disagio che hanno provato gli ebrei esiliati, e per questo motivo ha costruito il piano di calpestio inclinato di sei gradi, di modo che, camminando tra i pilastri, si provi la sensazione di una mancanza di equilibrio.

Torre dell'OlocaustoModifica

La Torre dell'Olocausto è posta alla fine dell'asse della morte e vi si accede aprendo una porta spessa e molto pesante. È una struttura completamente vuota, buia, non climatizzata (dunque fredda d'inverno e calda d'estate), che viene illuminata solo dalla luce indiretta del giorno che penetra da una stretta feritoia posta in alto. Impossibile vedere fuori e capire dove si è; attutiti si sentono i rumori provenienti dall'esterno. Evidente e palpabile il significato simbolico che vuole ricreare la condizione degli ebrei deportati che non sapevano in quale luogo si trovavano e non potevano avere notizie. Simbolici diventano anche una scaletta metallica a circa due metri e mezzo dal pavimento usata per la manutenzione della copertura (mezzo di salvezza ma irraggiungibile come lo è stata per molti) e i fori nella parete per far entrare l'aria.

Installazione Shalechet – Foglie caduteModifica

 
Shalechet – Foglie cadute

10 000 volti in acciaio punzonato sono distribuiti sul pavimento dello Spazio Vuoto della Memoria, l'unico spazio vuoto dell'edificio di Libeskind in cui è possibile entrare. L'artista israeliano Menashe Kadishman ha dedicato la sua opera non soltanto alle vittime della Shoah, ma a tutte le vittime di guerra e violenze. I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l'una contro l'altra e contro le persone che passano. Il frastuono e l'angoscia per tutti quei morti fanno desiderare di uscire al più presto dalla sala, senza poter smettere di calpestare le teste delle vittime della Shoah.

Rafael Roth Learning CenterModifica

Il Rafael Roth Learning Center si trovava nei sotterranei del Museo Ebraico di Berlino fino a marzo 2017. Qui la storia ebraica è stata presentata in forma multimediale e interattiva in 17 postazioni informatiche per singoli visitatori e gruppi. Sotto le parole chiave "Cose", "Storie", "Volti", i visitatori hanno avuto modo di conoscere i punti salienti della collezione e di immergersi in grandi mostre virtuali - per esempio sulla vita di Albert Einstein o sull'immigrazione nell'Europa dell'Est tra il 1880 e il 1924. Le video interviste hanno offerto spunti sulla vita ebraica attuale in Germania. Il gioco per computer Sansanvis Park è stato sviluppato appositamente per i bambini. L'istituzione prende il nome dall'imprenditore immobiliare berlinese e mecenate Rafael Roth (1933-2013).

Nel corso della progettazione di una nuova esposizione permanente, il Museo Ebraico ha deciso di non continuare a gestire il Centro Didattico con le sue attrezzature tecniche dopo più di 15 anni di successi. Per il futuro si cercano nuovi modi di comunicazione multimediale.

NoteModifica

  1. ^ Gabriele Agus (A cura di), La fortezza dell'umanità violata: il Museo Ebraico di Berlino, in Daniel Libeskind. Intersezioni di memoria | Lezioni di Architettura e Design, vol. 22, Milano, Corriere della Sera, 2016.
  2. ^ Gabriele Agus (A cura di), Museo Ebraico, in Berlino | Architetture e Interni Urbani, vol. 5, Milano, Corriere Della Sera, 2017.

BibliografiaModifica

FontiModifica

  • Antonello Marotta, Daniel Libeskind, I Quaderni de l'Industria delle Costruzioni, Edilstampa, 2007
  • Livio Sacchi, Daniel Libeskind. Museo ebraico, Berlino, Testo & Immagine, 1998.
  • Daniel Libeskind, La linea del fuoco. Scritti, disegni, macchine, a cura di D. Gentili, Quodlibet 2014
  • Autori Vari, Berlino, Le Grandi città Dell'Architettura, Solferino Editore, 2018
  • Autori Vari, Berlino - Volume 5, Architetture e interni urbani, Corriere della sera, 2017
  • Autori Vari, Daniel Libeskind | Intersezioni di memoeria - Volume 22, Lezioni di Architettura e Design, Corriere della Sera, 2016

Testi di approfondimentoModifica

  • (DE) Elke Dorner, Daniel Libeskind, Jüdisches Museum Berlin, Berlino, Gebr. Mann Verlag, 2006, ISBN 3-7861-2532-5.

Voci correlateModifica

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