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Pinacoteca nazionale di Sassari

pinacoteca di Sassari
(Reindirizzamento da Museo Sassari Arte)
Pinacoteca Nazionale di Sassari
Sala Maestri Sardi del '900
Sassari - Mus'A - Pinacoteca nazionale (01).JPG
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàSassari
IndirizzoPiazza Santa Caterina /
via Antonio Canopolo /
piazza del Comune
Caratteristiche
Tipopinacoteca e museo
Apertura2001
Sito web e Sito web

Coordinate: 40°43′38.03″N 8°33′34.52″E / 40.72723°N 8.559588°E40.72723; 8.559588

Guercino, Ritratto di astronomo, XVII secolo

La Pinacoteca nazionale di Sassari ha sede nel centro storico di Sassari, fra la chiesa di Santa Caterina e il Palazzo Ducale.

Il museo è stato inaugurato nel 2001, dopo il restauro degli storici locali che avevano ospitato il Convitto Nazionale Canopoleno, fondato nel 1611 dall'arcivescovo Antonio Canopolo, e viene gestito dal Polo Museale della Sardegna e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

La sedeModifica

Il monumentale edificio che ospita la pinacoteca venne edificato dai gesuiti. Questi, giunti a Sassari nel 1559, svolsero un ruolo importante nella diffusione della cultura nella città. Ben presto, grazie a donazioni e lasciti poterono edificare il Colegio nuevo (oggi sede dell'Università) e la Casa Professa con la chiesa di Gesù e Maria, attuale Santa Caterina. Nel 1627 la costruzione della Casa Professa era completata e i gesuiti vi si trasferirono. Avevano dato probabilmente il proprio contributo alla progettazione quegli stessi architetti religiosi che viaggiavano tra la Spagna e l'Italia edificando le più importanti sedi dell'ordine: Giovanni Tristano, Giandomenico de Verdina e, soprattutto per il progetto definitivo, Giovanni De Rosis. La Chiesa di Gesù e Maria e la Casa Professa costituivano un organico complesso edilizio.

La Casa Professa, dopo aver ospitato per circa due secoli i gesuiti e i seminaristi del Seminario-Convitto Canopoleno, che studiavano nelle aule poste frontalmente o nel Collegio Generale (l'Università), dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 venne affidata al clero secolare assieme a religiosi ex gesuiti del Canopoleno. Nel 1788, per ordine del sovrano Vittorio Amedeo III, fu affidata al preside ex gesuita Giuseppe Pinna che vi trasferì studenti e convittori del Seminario Canopoleno. Ma nel 1824 i padri gesuiti tornarono a governarlo e l'edificio rientrò in loro possesso. I locali del Canopoleno vennero restaurati ed ampliati e venne esteso anche il programma di insegnamento. In seguito a queste innovazioni il Convitto fu trasformato da seminario religioso a Collegio dello Stato (1848-1852).

Nel 1860 venne istituito nei locali del piano terra dello stabile, il liceo - ginnasio "Domenico Alberto Azuni" con ingresso dalla via Canopolo, che fu lì ospitato fino alla costruzione dell'attuale edificio ubicato in Via Rolando inaugurato nel 1933. Poco dopo, poiché gli spazi lo consentivano, fu rinnovato l'antico secolare liceo - ginnasio annesso al Convitto per consentire agli studenti di poter frequentare le scuole senza dover uscire all'esterno. Negli anni settanta del '900 il Convitto Nazionale Canopoleno si trasferì con le scuole annesse in una nuova sede e l'antico palazzo fu abbandonato all'incuria.

Il restauroModifica

Negli anni Ottanta del '900 l'acquisizione da parte dello Stato dell'immobile seicentesco dell'ex Convitto Nazionale Canopoleno parve l'occasione ideale per realizzare la pinacoteca cittadina, soprattutto in virtù degli ampi spazi interni esistenti nell'edificio di circa 4.000 m².

Il restauro complessivo dell'immobile, che versava in condizioni pessime, eseguito a cura dalla Soprintendenza di Sassari e Nuoro, è stato rigorosamente conservativo ed è stato completato, unitamente all'allestimento museale, con i proventi del gioco del lotto in base alla L. 662/ 96, art. 3, comma 83.

PinacotecaModifica

La pinacoteca è allestita all'interno del restaurato ex collegio gesuitico del Canopoleno, storico edificio eretto tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, nel cuore del centro storico in prossimità dei maggiori e più significativi edifici monumentali della città. L'attigua antica chiesa gesuitica di Gesù e Maria, ora intitolata a santa Caterina, ne faceva parte integrante. La sua costituzione è nata dall'esigenza di rendere fruibile il ricco patrimonio di opere d'arte pervenute allo Stato attraverso una serie di donazioni di privati cittadini, che tranne una piccola sezione esposta nel Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna, giaceva nei depositi.

L'esposizione si sviluppa su tre piani e raggruppa oltre quattrocento opere prevalentemente pittoriche suddivise per tematiche (tema religioso, mitologico, storico, ritratto, nature morte, scene di genere etc.), organizzate al loro interno in ordine cronologico e capaci di documentare la produzione di diverse scuole ed artisti italiani ed europei dal medioevo alla metà del Novecento, compresa una significativa rassegna di artisti sardi del primo Novecento ed una ricca sezione di grafica.

I donatoriModifica

A Giovanni Antonio Sanna, munifico cittadino Sassarese e al suo cospicuo lascito, si deve la nascita della pinacoteca cittadina.

Giovanni Antonio Sanna nacque a Sassari il 29 agosto 1819. Abbandonata la carriera impiegatizia intraprese l'attività imprenditoriale. Nel 1847 ottenne la concessione per la costituzione di una società per lo sfruttamento delle miniere di Montevecchio (Guspini, CA), divenendone il proprietario. Esponente dell'area liberal-democratica ed amico di Giuseppe Mazzini ne appoggiò, finanziandole, alcune imprese. Fu anche giornalista scrivendo dal 1859, articoli di denuncia sullo stato d'abbandono in cui si trovava la Sardegna, nel giornale 'Diritto' di cui era diventato proprietario. Altri articoli contestavano il trattato di cessione di Nizza e Savoia alla Francia.

Nel 1871 fondò a Roma la Banca Agricola Sarda, con filiale a Sassari, per incentivare i lavori di bonifica nell'Isola. Sensibile all'archeologia ed all'arte, raccolse un ingente numero di reperti e di dipinti ed avviò a Sassari una scuola d'arti e mestieri.

Alla sua morte, avvenuta a Roma il 9 febbraio 1875, fu aperto il testamento in cui fra l'altro è scritto: 'Lego alla città di Sassari, mia patria, tutti i quadri d'arte e gli oggetti archeologici che possiedo [...] Questo legato desidero che possa essere d'incentivo a formare nella mia cara patria un Museo di Antichità'. La cospicua elargizione comprendeva, infatti, una considerevole raccolta di reperti archeologici ed oltre 250 opere d'arte che adornavano la sua casa di Sassari posta nell'odierno Emiciclo Garibaldi. Tra queste numerosi sono i quadri che comprendono artisti di diverse epoche e di diverse scuole. Fu così che, grazie al Sanna, la città entrò in possesso di quel prezioso patrimonio culturale che avrebbe costituito il nucleo del Museo atteso da tempo dai sassaresi. Sepolto nel cimitero del Verano a Roma fu traslato nel mausoleo neorinascimentale edificato nel camposanto di Sassari nel 1925.

Giuseppe Tomè nato a Sassari il 18 febbraio 1890, era figlio di Angelo, titolare nella centralissima piazza Azuni di una rinomata attività di sartoria, successivamente ampliata con la vendita di accessori per l'abbigliamento e la casa.

Per seguire in maniera appropriata la ditta di famiglia, Giuseppe aveva conseguito il diploma di ragioniere. Mostrò una tale accortezza negli affari da meritare, sin dal 1912, la responsabilità della gestione dell'attività commerciale, che divenne di sua proprietà nel 1924 dopo la morte del padre. All'acume negli affari affiancò una spiccata propensione per i valori culturali di tipo umanistico che lo spinsero a collezionare opere d'arte, con una preferenza per quelle figurative. I migliori pittori sardi dell'epoca furono assidui frequentatori della sua casa di via Luzzati, nella quale tenevano animate discussioni d'arte.

Giuseppe Tomè fu un prodigo mecenate, scrupoloso nel conciliare il suo lavoro di commerciante con quello d'attento estimatore delle manifestazioni culturalmente rilevanti del suo tempo. Il suo lascito comprende prevalentemente opere pittoriche e grafiche di artisti sardi del primo Novecento fra i quali Carmelo Floris, Antonio Ballero, Mario Paglietti, Giuseppe Biasi, Mario Delitala, Pietro Antonio Manca, Filippo Figari, Stanis Dessy.

Alla sua morte, avvenuta agli inizi del 1966 a Bogliasco in Liguria, il quotidiano La Nuova Sardegna dedicò all'illustre sassarese parole permeate da sentimenti di gratitudine e riconoscenza per aver lasciato, oltre la quadreria allo Stato - donazione fatta nel 1957 e accettata nel 1970 - una cospicua parte del suo patrimonio vincolato alla beneficenza.

Piano terraModifica

Sala dal Medioevo al RinascimentoModifica

Il percorso espositivo comincia con opere di soggetto prevalentemente religioso. I dipinti appartengono ad ambiti culturali e regionali diversi, alcuni prodotti da maestri isolani (Maestro di Ozieri e Maestro di Castelsardo), altri di importazione, tutti, in parte, riconducibili ad una cultura pittorica manierista. La sala contiene anche opere riferibili al secolo XVI di soggetto biblico e mitologico ed una serie di ritratti d´influenza fiamminga.

Negli anni si sono svolte le seguenti mostre temporanee:

  • Lo sa il tonno - conoscere l'antica tradizione sarda della mattanza attraverso le opere del '900 - (5 Agosto - 24 Settembre 2017) in collaborazione con il Museo della tonnara di Stintino
  • Collezioni Galleria 84 - Opere restaurate (28 Aprile - 30 Giugno 2017)
  • Collezionisti e Mecenati (14 luglio - 25 Settembre 2015)
  • Lessico famigliare - Edina, Iride e Lavinia Altara (8 Marzo - 12 Giugno 2015)
  • Il Mito della pittura labronica - dipinti della collezione Marras-Meloni (15 Luglio -30 settembre 2014)
  • Peaces of me - realoaded (8 Aprile - 30 Aprile 2014)
  • Mutati... Mutandis - (Dicembre 2013 - 28 febbraio 2014)
  • Natura morta del XVII e XVIII secolo - Accademia Carrara di Bergamo (28 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012)
  • Arte sarda del '900 e oltre ... (12 agosto - 12 settembre 2011)
  • Tonino Delogu - Ma ... Donne (4 marzo - 2 maggio 2011)
  • Tibet Mistero e Luce. La cultura dell'altipiano (26 marzo - 14 maggio 2010)
  • Tesori Riscoperti - Restauri recenti di opere d'arte e architetture del Nord Sardegna (19 febbraio - 19 marzo 2010)
  • Pittura sarda del Novecento. Opere dalle collezioni statali (22 maggio - 31 dicembre 2009)
  • Public. Metamorfosi urbane (1 - 31 maggio 2009)
  • Garibaldi a Caprera - Fotografie inedite e cimeli restaurati (24 aprile - 14 giugno 2009)
  • Gruppo Anestetica (16 - 24 maggio 2008)
  • Héctor Nava - La Sardegna degli anni venti (20 ottobre - 5 novembre 2006)
  • Kènosi - Accademia delle belle arti di Sassari (7 - 21 luglio 2006)
  • I segni della vita - Storia demografica della Sardegna (7 - 20 novembre 2003)
  • Il Volto di Cristo (9 - 22 giugno 2003)
  • Museo itinerante del territorio del Monte Acuto (16 maggio - 1º giugno 2003)
  • Menotrenta (10 - 21 dicembre 2002)
  • Mario Sironi - Illustrazioni per il "Popolo d'Italia" edite e inedite (19 aprile - 19 maggio 2002)
  • Estofado de oro (21 dicembre 2001 - 20 gennaio 2002)
  • La terra, il lavoro, il grano. Per una storia dei Monti frumentari in Sardegna - (5 novembre - 8 dicembre 2001)
  • Collezione Spano di Ploaghe (19 - 30 maggio 2001).

Piano primoModifica

Il ‘600 e il’700Modifica

Il primo piano ospita dipinti del XVII e XVIII secolo della collezione di Giovanni Antonio Sanna, suddivisi per tematiche: i Santi, il tema storico e mitologico, i Ritratti, le Scene religiose, le Vedute architettoniche, le Scene di genere, i Paesaggi e le Battaglie e a concludere la sala dedicata alle Nature morte.

Piano secondoModifica

Dall'800 al contemporaneoModifica

L´esposizione prosegue con la sezione dedicata all´Ottocento, che si apre con l´opera di Giovanni Marghinotti, il primo pittore sardo ad aver ottenuto fama ed insigni riconoscimenti anche fuori dall´Isola.

Le altre sale mostrano l´opera di alcuni fra i più importanti artisti che diedero vita, fra la fine dell´Ottocento e la prima metà del Novecento, al rinnovamento della cultura figurativa in Sardegna e che contribuirono a connotare e diffondere l´immagine di questa terra, apparentemente periferica rispetto alle correnti delle avanguardie presenti sulla scena internazionale: Mario Paglietti, Antonio Ballero, Filippo Figari, Giuseppe Biasi, Carmelo Floris, Pietro Antonio Manca, Mario Delitala e Stanis Dessy, Eugenio Tavolara.

Lungo il corridoio sono presenti opere dell'artista contemporaneo Carlo Battaglia.

La varietà delle opere presenti, ed il percorso diacronico che delineano, la rendono la più grande ed articolata esposizione artistica presente in Sardegna.

NoteModifica

  • Marcello Derudas, Il Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari. Una finestra aperta su quattrocento anni di storia, Sassari, Carlo Delfino, 2018. ISBN 978-88-9361-071-1

Altri progettiModifica

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