Museo d'arte della città di Ravenna

museo d'arte di Ravenna
Museo d'arte della città di Ravenna
MAR - Museo d'Arte della Città di Ravenna.jpg
Loggetta Lombardesca
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRavenna
Indirizzovia di Roma 13
Coordinate44°24′49.97″N 12°12′24.01″E / 44.41388°N 12.20667°E44.41388; 12.20667Coordinate: 44°24′49.97″N 12°12′24.01″E / 44.41388°N 12.20667°E44.41388; 12.20667
Caratteristiche
Tipoarte
Collezioniopere dal XIV al XX sec.
Periodo storico collezioniantico, moderno e contemporaneo
Superficie espositiva2 000 
IstituzioneXVI sec
ProprietàComune di Ravenna
GestioneComune di Ravenna
DirettoreMaurizio Tarantino
Sito web

Il MAR - Museo d'arte della città di Ravenna si trova all'interno del complesso monumentale della Loggetta Lombardesca e dal 2002 è istituzione del Comune di Ravenna.

L'edificioModifica

Realizzato agli inizi del XVI secolo, il chiostro dell'abbazia della Basilica di Santa Maria in Porto prende il nome dalla Loggia del Giardino, meglio conosciuta come Loggetta Lombardesca, dalle maestranze campionesi e lombarde che vi lavorarono sotto la direzione di Tullio Lombardo. Malgrado i ripetuti rimaneggiamenti la canonica rimane per grandiosità l'intervento architettonico più maestoso in città, senza pari nell'ambito della coeva tipologia claustrale sul territorio.[1]

Originariamente il complesso era articolato in due corpi comunicanti; sulla strada (attuale Via di Roma) si affacciava l'ultima addizione, un corpo trilatero terminato nel 1525. La vita dell'abbazia terminò in epoca napoleonica, con l'incameramento da parte dello stato dei beni confiscati alle corporazioni religiose soppresse. Fu Enrico Pazzi a proporre nel 1877 l'assegnazione della fabbrica portuense a sede museale per la raccolta delle testimonianze bizantine tardo antiche. Tuttavia, il progetto venne poi dirottato sul Monastero di Classe. Nel 1882 la canonica venne assegnata al comando di un Corpo d'armata. I lavori per la nuova fabbrica riguardarono principalmente il chiostro affacciato sulla strada, che nel 1885 venne smontato e parzialmente ricomposto nel complesso classense; nel 1934 sarà poi trasferito presso l'attuale Biblioteca Oriani. Il quadriportico venne invece risparmiato.

Dell'edificio originario, che dall'età delle soppressioni napoleoniche ha subito più volte riconversioni d'uso, rimane il chiostro dalle proporzioni rinascimentali, l'impianto degli spazi e l'elegante loggia a cinque archi, divenuta simbolo ed emergenza monumentale dell'intero complesso.

"Tuttavia, solo la facciata adiacente al lato dei giardini pubblici risulta parte della struttura integra originaria. La loggia, in perfetto stile ravennate del XVI secolo, presenta due ordini di colonne con capitelli lombardeschi che sostengono a loro volta gli archi finemente decorati da lapicidi lombardi e campionesi"[2].

L’insegna araldica dei Canonici di Porto, rappresentata da un castello sormontato da tre torrette e accompagnata dall'indicazione delle date di costruzione dell'edificio (1503 - 1518), ricorre spesso lungo il quadriportico. Le maestose cancellate a chiusura della loggia inferiore furono realizzate nel 1907 da Vittore Sangiorgi, mentre la porta d’ingresso originaria, smontata durante le demolizioni del 1885 e rimontata al Museo Nazionale di Ravenna, si trova oggi murata tra la Loggetta Lombardesca e l'abside della chiesa.

La Loggetta ospita il Museo d'Arte della città, dal 2002 Istituzione del Comune di Ravenna.

StoriaModifica

La genesi del museo e delle sue collezioni si può inquadrare nel dibattito culturale che si sviluppò a Ravenna in età napoleonica, tra il 1796 e il 1815, con l'improvvisa acquisizione da parte della pubblica amministrazione dei beni mobili confiscati alle corporazioni religiose. La necessità di raccogliere ed esporre questo ricco patrimonio portò alla costituzione di un'Accademia di Belle arti e di una Galleria dell'Accademia, inizialmente collocate presso il complesso classense ed inaugurate nel 1829 sotto la direzione di Ignazio Sarti.

Il primo nucleo della pinacoteca civica, oltre ai dipinti del ravennate Luca Longhi, comprendeva opere provenienti dal collezionismo privato, allestite dal Sarti secondo criteri ancora fondati sul primato dell'esperienza estetica. Nel corso del secolo la raccolta si arricchì notevolmente, soprattutto grazie ai lasciti e depositi dei cittadini, impegnati ad arricchire il patrimonio collettivo in un effervescente clima di competizione civica per dar lustro alla pubblica collezione. Nel 1896 l'intera raccolta venne riordinata da Corrado Ricci secondo moderni criteri di allestimento, fondati su esigenze di ricostruzione storica e storiografica e sulla predominanza delle istanze conoscitive su quelle estetiche. L'anno successivo fu lo stesso Ricci ad istituire a Ravenna la prima Soprintendenza di Italia, di cui sarà direttore.

Nel 1969 venne promosso un importante programma di rilancio per la Galleria civica. La Loggetta Lombardesca venne sottoposta ad un progetto di risanamento strutturale per permettere il trasferimento, il riordino e il riallestimento delle collezioni della Galleria.

Il 9 luglio 1972, dopo un tormentato ventennio fatto di avanzamenti e battute di arresto, il cantiere poté dirsi concluso. L'Accademia di Belle Arti, la Galleria e il Museo di Scienze Naturali vennero trasferiti presso la nuova sede. L'anno successivo la Galleria dell'Accademia, già riordinata da Raffaele De Grada, prese la denominazione di Pinacoteca Comunale.

Nel 1999 vennero acquisiti nuovi spazi, per permettere una più ampia risistemazione delle collezioni, recuperando luoghi idonei alle attività espositive.

I primi importanti cicli di mostre vennero inaugurati sotto la guida di Giulio Guberti, già membro della Commissione Comunale per la Pinacoteca e le Arti Visive. Spetterà alla direzione di Bruno Bandini il compito di tradurre in ordinamento museografico il patrimonio acquisito con l'attività espositiva. Sul finire degli anni ottanta infatti le collezioni risultavano fortemente incrementate grazie agli apporti incamerati con le antologiche, rendendo così necessario anche l'aggiornamento dei cataloghi.[3]

Nel 2002 la Pinacoteca Comunale diviene "Museo d'arte della città di Ravenna", istituzione del Comune di Ravenna[4].

Collezioni permanentiModifica

La pinacotecaModifica

Il museo conserva un significativo nucleo di più di 300 opere, tra dipinti e sculture, riferibili ad un arco cronologico che va dal XIV al XX secolo, tutte di grande interesse per la documentazione dello scenario artistico locale e non solo. Un'ampia rassegna di tavole di piccolo formato del XIV e del XV secolo, destinate perlopiù alle celle monastiche, testimoniano le relazioni della città con i più importanti centri di produzione, dagli ambienti veneti e padovani, all'ambiente emiliano, più precisamente bolognese e ferrarese, sino a quello toscano e marchigiano. Di questo periodo si conservano le piccole tavole ascrivibili al Maestro del Coro Scrovegni, a Lorenzo Monaco, Taddeo di Bartolo e Antonio Vivarini.

Di grande rilevanza, per la conoscenza delle vicende artistiche che si svilupparono in Romagna nell'età di transizione tra le corti signorili e la dominazione pontificia, è il nucleo di opere databili tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, tra cui i dipinti di Baldassarre Carrari, Marco Palmezzano, Nicolò Rondinelli, Francesco e Bernardino Zaganelli, insieme a quelle di Bartolomeo Ramenghi e Luca Longhi con i figli Francesco e Barbara, protagonisti della stagione del raffaellismo in Romagna.

Dello stesso periodo opere che documentano i mai esauriti rapporti col Veneto, tra cui quelle a firma di Bartolomeo Montagna, Marco Bello, Luca Antonio Busati, Cima da Conegliano, Pietro degli Ingannati, Francesco Rizzo da Santacroce e il suo ambito, Paris Bordon. L'opera divenuta simbolo del patrimonio museale è invece la Lastra sepolcrale di Guidarello Guidarelli, realizzata da Tullio Lombardo nel 1525, e resa celebre soprattutto dalla letteratura dannunziana che ne ha fatto una leggenda.

Una pagina fondamentale per lo sviluppo del linguaggio artistico in Romagna nell'Età della Maniera è il Compianto su Cristo deposto dalla Croce di Giorgio Vasari, datato 1548 ed eseguito su commissione dei monaci di Classe per la chiesa di San Romualdo.

Il grande dipinto di Guercino raffigurante San Romualdo venne anch'esso commissionato dai monaci di Classe, fra i committenti più importanti della città.

Tra le opere databili tra XVII e XVIII secolo quelle di Carlo Cignani e Luigi Crespi.

Un nuovo slancio nelle acquisizioni, attraverso le diverse forme del deposito, del lascito testamentario, della donazione e dell'acquisto, si registra nel corso dell'Ottocento con l'apporto di dipinti di destinazione privata.

 
Tullio Lombardo
La lastra sepolcrale di Guidarello Guidarelli conservata nella pinacoteca di Ravenna

Le collezioni si sono poi arricchite di altre opere a partire dagli anni ottanta del '900, molte delle quali provenienti dall'attività espositiva museale dedicata all'arte contemporanea. "Tra le opere acquisite quelle che vanno dal paesaggio neoclassico di Giambattista Bassi al purismo toscano di Antonio Ciseri, fino alle testimonianze già simboliste di Vittorio Guaccimanni e di Domenico Baccarini. Centrale, nella raccolta contemporanea, un nudo femminile di Gustav Klimt. Il secondo Novecento è documentato da un nucleo di opere di area informale, cui fanno seguito alcuni nomi di spicco della pop art romana come Mario Schifano e Tano Festa, per proseguire con i protagonisti della corrente astrattista e di orientamento analitico come Luigi Veronesi, Alighiero Boetti, Claudio Olivieri, Enrico Castellani, Giorgio Griffa, fino a Aldo Mondino e Maurizio Cattelan"[5].

La collezione dei mosaici contemporaneiModifica

Fra le opere musive esposte al museo il nucleo più significativo è composto da una serie di 20 mosaici, corredati dai rispettivi cartoni preparatori, realizzati per la Mostra di mosaici moderni, inaugurata a Ravenna il 7 giugno1959[6]. All'iniziativa aderirono alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale, tra gli altri Marc Chagall e Georges Mathieu, Renato Guttuso, Afro e Mirko Basaldella, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Bruno Saetti, Renato Birolli, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova, Mattia Moreni, Antonio Corpora, Mario De Luigi e Massimo Campigli. I cartoni pittorici furono tradotti in mosaico dal Gruppo Mosaicisti, attivo a Ravenna a partire dal 1949; tra questi Sergio Cicognani, Isler Medici, Zelo Molducci, Ines Morigi, Libera Musiani, Romolo Papa, Antonio Rocchi, Giuseppe Salietti, Renato Signorini.

A questa storica raccolta si sono aggiunte numerose altre opere, traduzioni in mosaico da opere di Mimmo Paladino, Giosetta Fioroni, Balthus e Michelangelo Antonioni, Luigi Ontani e Eugenio Carmi, ma anche mosaici realizzati dagli stessi artisti come Emilio Vedova, Marco De Luca, Marco Bravura, Germano Sartelli, Paolo Racagni, Giuliano Babini, Francesca Fabbri, Luca Barberini, CaCO3 e tanti altri. La collezione, che comprende circa novanta opere, è in continua espansione grazie a lasciti e donazioni. Ad incrementare la raccolta musiva anche le opere vincitrici del Premio GAeM, Giovani Artisti e Mosaico, concorso istituito nel 2011 nell'ambito della rassegna biennale di mosaico contemporaneo con lo scopo di valorizzare e promuovere le diverse potenzialità espressive del linguaggio musivo[7].

Mostre temporaneeModifica

Il Museo d'arte della città di Ravenna, oltre all'ormai consolidata attività di valorizzazione e conservazione del patrimonio, promuove e ospita esposizioni temporanee, mostre antologiche, cicli dedicati ai grandi critici e storici dell'arte. A partire dal 2017 uno spazio importante dell'attività espositiva è dedicato alla valorizzazione del mosaico contemporaneo e della fotografia, con mostre di rilevanza internazionale che tuttavia mantengono un collegamento diretto all'identità culturale del territorio.

Dal 2017 il MAR organizza e coordina l'intera programmazione di RavennaMosaico, Biennale di mosaico contemporaneo[8].

Titolo Inizio Fine
Riccardo Zangelmi. Forever young 5 ottobre 2019 12 gennaio 2020
Chuck Close. Mosaics 5 ottobre 2019 20 gennaio 2020
?War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità 6 ottobre 2018 13 gennaio 2019
Alex Maioli. Andante 15 aprile 2018 8 luglio 2018
Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini a oggi 7 ottobre 2017 7 gennaio 2018
La seduzione dell’antico. Da Picasso a Duchamp, da De Chirico a Pistoletto 21 febbraio 2016 26 giugno 2016
Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi 22 febbraio 2015 14 giugno 2015
Guido Guidi. Veramente 12 ottobre 2014 11 gennaio 2015
L’incanto dell’affresco. Da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo 16 febbraio 2014 15 giugno 2014
Valerio Adami 13 ottobre 2013 8 dicembre 2013
Borderline. Artisti tra normalità e follia Da Bosch a Dalì, dall'Art brut a Basquiat 17 febbraio 2013 16 giugno 2013
Pablo Echaurren Lasciare il segno. 1969-2011 9 ottobre 2012 11 dicembre 2012
Miseria e splendore della Carne. Caravaggio, Courbet, Giacometti, Bacon... Testori e la grande pittura europea 19 febbraio 2012 17 giugno 2012
L’Italia s’è desta 1945-1953.Arte in Italia nel secondo dopoguerra, da De Chirico a Guttuso, da Fontana a Burri 13 febbraio 2011 26 giugno 2011
I Preraffaelliti e il sogno del'400 Italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones 28 febbraio 2010 6 giugno 2010
Eugenio Carmi. Armonie dell’invisibile. La bellezza immaginaria (opere 1948- 2009) 28 agosto 2009 25 ottobre 2009
L'Artista viaggiatore da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani 22 febbraio 2009 21 giugno 2009
Gli enigmi di un dipinto. Da Nicolò Rondinelli a Baldassarre Carrari 30 novembre 2008 25 gennaio 2009
La cura del bello. Musei, storie, paesaggi. Per Corrado Ricci 9 marzo 2008 22 giugno 2008
Luca Longhi una Bottega del ‘500 a Ravenna 14 ottobre 2007 6 gennaio 2008
Felice Casorati. Dipingere il silenzio 1 aprile 2007 15 luglio 2007
Domenico Baccarini. Una meteora del primo ‘900 25 febbraio 2007 3 giugno 2007
Francesco Arcangeli. Dal Romanticismo all’Informale 19 marzo 2006 23 luglio 2006
Mimmo Paladino in Scena 20 marzo 2005 17 luglio 2005
Alberto Giacometti 10 ottobre 2004 20 febbraio 2005
La grande stagione dell’acquerello inglese da Turner a Burne – Jones 20 marzo 2004 27 giugno 2004
MONDINO ALDOlogica 16 novembre 2003 20 febbraio 2004
Da Renoir a de Staël. Roberto Longhi e il moderno 22 febbraio 2003 30 giugno 2003

DidatticaModifica

La sezione didattica del MAR offre l'opportunità di accostarsi al patrimonio e di entrare a far parte del processo creativo che sta all'origine di un'opera d'arte, facendo conoscere il museo come luogo di formazione, confronto e sperimentazione. Dagli atelier per i più piccoli ai percorsi di visita guidata per adulti, vengono sviluppati percorsi tematici secondo diverse esigenze di approfondimento, con una programmazione sempre più incentrata sui temi dell'accessibilità e dell'interculturalità.

Obiettivo principale della sezione didattica del MAR è quello di promuovere la conoscenza delle Collezioni permanenti del museo e di avvicinare il pubblico agli eventi espositivi temporanei, attraverso visite guidate animate ed esperienze di atelier che si pongono in un'ottica inclusiva e partecipativa di fruizione e valorizzazione del patrimonio.

Numerosi sono i percorsi tematici pensati per i diversi cicli scolastici, progettati in maniera integrata rispetto al percorso formativo.

Alle famiglie è dedicato l'appuntamento "Genitori & bambini", durante il quale genitori e figli possono collaborare alla realizzazione di un'opera d'arte che trae ispirazione da una di quelle esposte, sotto la guida di un operatore esperto.

Per gli adulti sono invece disponibili i classici appuntamenti di visita guidata.

NoteModifica

  1. ^ Per una ricostruzione approfondita della storia dell'edificio si veda: A. Fabbri, La Loggetta Lombardesca. Il complesso monumentale, in Museo d'Arte della città di Ravenna, Ravenna, 2011.
  2. ^ Home - MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna, su www.mar.ra.it. URL consultato il 7 aprile 2020.
  3. ^ La prima revisione al catalogo di Alberto Martini del 1959 fu quello del 1988, relativo alla Collezione antica, ossia la raccolta di opere dal XIV al XIX secolo. Nella stessa occasione uscì il catalogo delle opere acquisite dal 1975 al 1988 con le mostre personali. È del 1999 invece la prima pubblicazione sul nucleo dei Mosaici Moderni. Alla collezione fortemente ampliata di mosaici moderni e contemporanei è dedicato il catalogo edito da Longo editore nel 2017.
  4. ^ A. Fabbri, Dalla Galleria dell'Accademia alla Pinacoteca Comunale. Il museo, le origini, la storia, in Museo d'Arte della Città di Ravenna, Monografie del Sistema Museale della Provincia di Ravenna, n. 28, 2011.
  5. ^ Pinacoteca Comunale di Ravenna. Museo d'Arte della Città. La Collezione Antica, a cura di N. Ceroni, schede di A. Mazza, A. Tambini, G. Viroli, Ravenna, Longo, 2001; Pinacoteca Comunale di Ravenna. Collezione contemporanea: donazione, lasciti, acquisti, a cura di C. Spadoni, Ravenna, Essegi, 1994; N. Ceroni, Pinacoteca Comunale Ravenna, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1993.
  6. ^ G. Bovini, Mostra di mosaici d'artisti contemporanei, Ravenna, Longo, 1967; Mosaici Moderni, a cura di C. Spadoni, Ravenna, Longo, 1999; Claudio Spadoni (a cura di), Mosaicoravenna.it. I mosaici contemporanei del Museo d'Arte della città di Ravenna, MAR-CIDM, 2007.
  7. ^ L. Kniffitz, C. Pausini (a cura di), Museo d'Arte della città di Ravenna. La collezione dei mosaici contemporanei, Ravenna, Longo, 2017
  8. ^ Ravennamosaico, primo festival internazionale di mosaico contemporaneo, 2009, Ravenna, Comune di Ravenna, 2010; RavennaMosaico #5, in Mosaïque magazine, p. 27-83, 2018; Ravennamosaico. Biennale di mosaico contemporaneo, 2019, Ravenna, Comune di Ravenna, 2019.

BibliografiaModifica

  • Paolo Gambi, San Pier Damiani. Storia di un Dottore della Chiesa romagnola “contento ne' pensier contemplativi” (Dante, Paradiso, XXI, 117), Rimini, La Voce, 2008.
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Dizionario biografico dei soprintendenti storici dell'arte (1904 – 1974), Bologna, University Press, 2007.
  • Anna Tambini, Storia delle arti figurative. Il Gotico, Faenza, Edit, 2007.
  • Emiliani Domini, Corrado Ricci storico dell'arte tra esperienza e progetto, Ravenna, Longo, 2004.
  • Giordano Viroli, I Longhi. Luca, Francesco, Barbara pittori ravennati (sec. XVI – XVII), Ravenna, Longo, 2000.
  • Claudio Spadoni, Mosaici moderni, Ravenna, Longo, 1999.
  • Giordano Viroli, L'arte figurativa e la dignità del “silenzio”, in Storia di Ravenna, V, L'età risorgimentale e contemporanea, Venezia, Marsilio, 1996.
  • Lucio Gambi, Religione e “instruzione” cristiana, in Storia di Ravenna, IV, Dalla dominazione veneziana alla conquista francese, Venezia, Marsilio, 1994.
  • Marzia Faietti, La pittura del Quattrocento a Ravenna, in Storia di Ravenna, IV, Dalla dominazione veneziana alla conquista francese, Venezia, Marsilio, 1994.
  • Vincenzo Fontana, L'architettura nella città e nel territorio dal Quattrocento al Seicento, in Storia di Ravenna, IV, Dalla dominazione veneziana alla conquista francese, Venezia, Marsilio, 1994.

Voci correlateModifica

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