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"Music to express sorrow": particolare del monumento alle vittime del ghetto di Minsk

La musica dell'Olocausto fu composta nei ghetti, nei campi di concentramento, negli accampamenti dei partigiani, tra i rifugiati o in clandestinità, come un modo per esprimere i contrastanti sentimenti di dolore e sgomento, rivolta e speranza delle vittime di fronte alle persecuzioni politiche e razziali messe in atto dalla Germania nazista e dai suoi alleati, tra il 1933 e il 1945. Dopo la fine della seconda guerra mondiale la musica è diventata uno strumento della memoria per i superstiti dell'Olocausto e le generazioni successive, in una lunga serie di opere musicali ispirate all'Olocausto.

IntroduzioneModifica

Numerosi musicisti e compositori furono coinvolti nell'Olocausto a causa della loro appartenenza "razziale" o in conseguenze delle loro idee politiche e del loro orientamento sessuale.[1] La musica stessa divenne terreno di scontro, facendosi il nazismo promotore di un proprio distintivo stile musicale che bollava come "arte degenerata" il jazz, la dissonanza e ogni tendenza musicale anti-conformista.[2] Le basi teoriche delle teorie naziste sulla musica furono fornite dal saggio di Richard Wagner, "Il giudaismo nella musica" (Das Judentum in der Musik) (apparso sulla rivista Neue Zeitschrift für Musik il 3 e 6 settembre 1850) in cui il celeberrimo compositore contrapponeva la musica "tedesca" a quella "ebraica".[3]

I musicisti perseguitati reagirono usando la loro arte come una forma di resistenza spirituale e uno strumento di denuncia dell'oppressione. Già negli anni Trenta si materializza una strenua opposizione da parte di musicisti tedeschi nei campi di concentramento nazisti o dalle terre d'esilio, come nel caso di Hanns Eisler e Kurt Weill. La loro protesta presto coinvolse anche musicisti di altri paesi. Il compositore inglese Michael Tippett (1905-1997), un pacifista impegnato, concepì l'oratorio A Child of Our Time dopo aver appreso del pogrom della Kristallnacht (Night of Broken Glass) del novembre 1938 in Germania e Austria.[4] Desideroso di comunicare un messaggio universale di tolleranza, Tippett ha tuttavia omesso qualsiasi riferimento specifico agli eventi contemporanei nel suo libretto. La composizione, ispirata ai compositori dell'epoca barocca Bach e Handel e agli spirituals afroamericani, fu completata nel 1941 ed eseguita per la prima volta a Londra nel marzo del 1944.

Negli Stati Uniti degli anni '40 tra i numerosi rifugiati ci sono famosi musicisti e direttori d'orchestra europei, fuggiti per motivi politici o razziali, da Arthur Rubinstein a Mario Castelnuovo-Tedesco, da Erich Itor Kahn a Vittorio Rieti. Essi non mancarono di farsi portavoce delle sofferenze delle milioni di vittime dell'Olocausto ed a incitare la lotta di liberazione antifascista. Il 31 gennaio 1944 un adattamento dell'Inno delle Nazioni di Giuseppe Verdi ad opera di Arturo Toscanini fu radiotrasmesso con voce solista del tenore ebreo americano Jan Peerce.

Non tutti i compositori si trovarono nella condizione di poter far sentire liberamente la propria voce. Per gli artisti vissuti in clandestinità sotto l'occupazione nazista (come Joseph Beer in Francia,[5] o Guido Alberto Fano in Italia), la produzione musicale si svolge nell'ansia continua dell'arresto e della deportazione; la loro arte si preserva solo grazie al supporto e alla complicità di amici ed estimatori.

Anche nei ghetti e nei campi di internamento la musica continua tenacemente a esistere. C'e' una musica "ufficiale", che i prigionieri sono costretti a eseguire nelle orchestre e nelle bande che le autorità naziste costituiscono anche nei campi di concentramento e di sterminio.[6] Ad essa si contrappone la musica clandestina dei deportati, i canti di protesta.[7] Nei ghetti (a Varsavia, Łódź, Łódź, Cracovia, Vilnius i consigli di autogoverno ebraico continuano ad organizzare nei teatri spettacoli musicali e a offrire concerti. Ma si esegue musica anche nelle case private o, come a Varsavia organizzati da Adam Furmanski, nei caffe e nelle mense. La musica diventa una forma di resistenza spirituale per i musicisti e il loro pubblico. Musicisti di strada come Yankele Hershkowitz al ghetto di Łódź creano popolari canzoni.[8]

In nessun luogo tuttavia si ha una vita musicale fervente come nel Campo di concentramento di Theresienstadt. I numerosi compositori e musicisti ivi presenti (tra cui Pavel Haas, Hans Krása, Viktor Ullmann, Gideon Klein, Ilse Weber) proseguono fin quando è loro possibile l'attività di composizione ed esecuzione delle loro opere o di opere di repertorio.[9] I bambini di Terezín trovano in Brundibar di Hans Krása l'espressione collettiva dei loro sentimenti di rivolta e resistenza al male. Il Requiem di Verdi diventa un canto di speranza nell'imminente giudizio.[10]

Coscienti dell'importanza della loro testimonianza per le generazioni future, i compositori si preoccupano di lasciare le loro opere in nascondigli di fortuna, quando anche per loro giunga il momento della deportazione finale nei campi di sterminio o di lavoro coatto. Ci si affida altrimenti alla memoria dei superstiti, come Aleksander Kulisiewicz o David Botwinik, che permetterà nel dopoguerra di ricostruire molti dei brani perduti.

Dopo la liberazione la musica diviene strumento di memoria e di compianto di fronte alla tragedia vissuta. Già nel 1947 appaiono composizioni originali, come Un sopravvissuto a Varsavia di Arnold Schönberg, mentre David Botwinik raccoglie dalla memoria orale i numerosi canti dei deportati.

Il tema dell'Olocausto penetra ben presto anche nella musica popolare. Woody Guthrie è negli Stati Uniti il primo cantautore a comporre una canzone ispirata ai campi di concentramento.

Gli anni sessanta, settanta e ottanta, ripropongono con ancora maggiore enfasi il binomio tra composizioni classiche e popolari. Da un lato, sulla line aperta da Arnold Schönberg abbiamo famosi compositori come Dmitrij Šostakovič, Luigi Nono, Krzysztof Penderecki, e Henryk Górecki. Dall'altro, troviamo cantautori di successo attraverso i quali le nuove generazioni si appropriano della memoria dell'Olocausto, vedendo in esso l'occasione di una riflessione più generale sui temi della pace e della tolleranza tra i popoli. Così è per Bob Dylan, Captain Beefheart e Leonard Cohen in Nord America, e Francesco Guccini e Jean Ferrat in Europa.

La musica da sempre gioca un ruolo importante nei film sull'Olocausto. Negli anni novanta John Williams e Nicola Piovani, compositori delle colonne sonore di due tra i celeberrimi film dedicati al soggetto, sono entrambi premiati con il premio Oscar.

Anche agli inizi del nuovo millennio, l'Olocausto continua ad essere fonte di ispirazione per brano musicali sia da parte di musicisti classici (come Krzysztof Penderecki, Howard Goodall e Carl Davis) sia nella musica popolare (Francesco De Gregori, Franco Battiato).

La ricerca musicologicaModifica

Accanto all'attività di composizione di nuovi brani ispirati all'Olocausto, si sviluppa sin dai primi anni del dopoguerra la ricerca musicologica volta alla preservazione e all'esecuzione della musica composta al tempo delle persecuzioni. Vi si dedicano all'inizio alcuni musicisti superstiti dell'Olocausto, come Aleksander Kulisiewicz[11] o David Botwinik,[12] i quali si affidano alle loro memorie personali e intervistano altri sopravvissuti. Si giunge così alla redazione delle prime raccolte, alcune delle quali vengono già pubblicate alla fine degli anni quaranta.

Gli archivi degli Istituti di ricerca, in particolare Yad Vashem[13] e lo United States Holocaust Memorial Museum.[14], preservano oggi ampie raccolte musicali. Al tema sono dedicati siti specializzati, primo fra tutti Music and the Holocaust. Dalla fine degli Novanta si formano anche i primi gruppi di musicisti e i primi festival specializzati nell'esecuzione di questo repertorio, come l'ensamble Music of Remembrance, fondato nel 1998 a Seattle da Mina Miller,[15] o il Festival Viktor Ullmann, promosso da Davide Casali a Trieste dal 2014.[16]

Musica e Olocausto in ItaliaModifica

All'inizio del Novecento, i molti musicisti e compositori italiani di origine ebraica erano perfettamente integrati nella vita musicale italiana. Niente cambiò inizialmente con l'avvento del fascismo. Gli ebrei italiani, come il resto della popolazione italiana, si divisero tra fascisti e antifascisti senza alcuna particolare distinzione. Per i più le leggi razziali fasciste del 1938 furono un trauma inatteso che improvvisamente e "inspiegabilmente" li isolava in un mondo nel quale fino a qual momento non avevano conosciuto alcuna forma di discriminazione.[17]

Alcuni scelsero con grande sofferenza individuale la strada dell'esilio: Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti negli Stati Uniti, Renzo Massarani in Brasile. Anche Ferdinando Liuzzi emigrò negli Stati Uniti, ma malato di cancro rientrò a Firenze per morirvi nel 1940.

Leone Sinigaglia e Alberto Franchetti erano già anziani (Franchetti morirà nel 1942). Per coloro che erano ancora nel pieno delle loro attività, rimanere in Italia significò adattarsi ad un vita precaria, dove era impedito loro di lavorare, insegnare, eseguire le loro composizioni. È il caso di Guido Alberto Fano e Alberto Gentili, che perdono il posto di insegnante rispettivamente al conservatorio di Milano e all'Università di Torino. Vittore Veneziani, direttore dal 1921 del coro della Scala di Milano, è costretto alle dimissioni, per assumere la direzione del coro nella sinagoga di Milano. La promettente carriera pianistica del giovane Mario Finzi è stroncata sul nascere. Come forma estrema di protesta Angelo Fortunato Formiggini, editore di molti volumi di critica musicale, si suicida gettandosi dalla torre del Duomo di Modena.

Il peggio doveva ancora venire. Con l'inizio delle deportazioni dopo l'8 settembre 1943, cominciò anche per gli ebrei italiani la drammatica lotta per la sopravvivenza. Leone Sinigaglia evitò la deportazione ma solo perché morì colpito da infarto al momento dell'arresto. Mario Finzi e il librario musicale Renato Levi perirono ad Auschwitz. Cesare Ferraresi e il cantante lirico Emilio Jani conobbero l'esperienza dei campi di concentramento. Vittore Veneziani fuggì in Svizzera. Guido Alberto Fano sopravvisse con la famiglia nascosto prima a Fossombrone e quindi ad Assisi, mentre Alberto Gentili riuscì a sfuggire ai nazi-fascisti nascondendosi in Val d’Aosta.

Tra i non ebrei Alfredo Casella, pur legato al regime fascista, visse il dramma personale di dover proteggere la moglie e la figlia ebree. Il baritono Titta Ruffo conobbe invece l'arresto per le sue idee socialiste. Il tenore Nicola Ugo Stame, direttamente coinvolto nella Resistenza, fu nel 1944 tra le vittime dell'Eccidio delle Fosse Ardeatine. Dal suo esilio americano Arturo Toscanini divenne uno dei simboli internazionali della resistenza italiana al nazifascismo; il suo primo impegno di ritorno alla Scala nel 1945 sarà quello di reintegrare Vittore Veneziani nel suo ruolo di direttore del Coro del teatro.

La memoria dell'Olocausto ha ispirato nel dopoguerra anche in Italia celebri composizioni di musicisti come Luigi Nono e Nicola Piovani, nonché di cantautori come Francesco Guccini, Francesco De Gregori e Franco Battiato. In particolare da quando è stato istituito il Giorno della memoria nel 2000, si sono moltiplicate le manifestazioni che vedono al loro centro l'esecuzione di brani musicali composti al tempo dell'Olocausto o in sua memoria.

La musica dei perseguitati (elenco parziale)Modifica

1930-1945Modifica

Anno Opera Compositore Note
1933 Moorsoldatenlied Rudi Goguel
(1908-1976)
Canto di protesta in tedesco, fu composto nell'agosto 1933 su liriche di Johann Esser and Wolfgang Langhoff nel campo di concentramento di Börgermoor. Divenne immediatamente popolare tra i prigionieri. Tradotto in inglese e spagnolo conobbe un successo internazionale tra i militanti antifascisti. Goguel sopravviverà a oltre 10 anni di detenzione in vari campi di concentramento.[18]
1936 Deutsche Sinfonie (prima versione) Hanns Eisler
(1898-1962)
Il compositore completò i primi due movimenti della sinfonia-cantata nell'estate del 1936 a Londra dove si era rifugiato dopo la presa del potere di Hitler. Continuò a lavorare alla composizione negli anni successive per completarla quindi nel dopoguerra.
1937 Der Weg der Verheißung / The Eternal Road Kurt Weill
(1900-1950)
L'opera-oratorio, di ispirazione sionistica su testo di Franz Werfel, fu rappresentata per la prima volta al Manhattan Opera House il 7 gennaio 1937 (per un totale di 153 rappresentazioni), nella versione inglese di Ludwig Lewisohn.
1938 Undzer shtetl brent (La nostra città sta bruciando) Mordecai Gebirtig
(1877-1942)
Canto di protesta in yiddish, fu composto a Cracovia come risposta ad un pogrom avvenuto nel 1936 nella città polacca di Przytyk.[19] La resistenza ebraica sceglierà il canto come proprio inno durante l'Olocausto. Gebirtig viene assassinato dai nazisti nel giugno 1942 nel ghetto di Cracovia.
1938 Dachau Lied (Canto di Dachau)[20] Herbert Zipper
(1905-1997)
Il compositore compose il canto di protesta (in tedesco) nel settembre 1938 su liriche di un altro prigioniero politico, Jura Soyfer. Entrambi erano stati arrestati dalla Gestapo, dopo l'annessione dell'Austria al Reich. Dapprima eseguito in segreto, il canto divenne popolare tra i prigionieri. Al contrario di Soyfer (morto a Buchenwald), Zipper fu liberato per intervento della sua famiglia attraverso il pagamento di un'ingente cauzione. Fuggì a Parigi e quindi nelle Filippine dove fu direttore dell'Orchestra sinfonica di Manila. Dopo la guerra emigrò negli Stati Uniti.[21]
1940 Oy iz undzer lebn haynt (Dray zek mel) Yankele Hershkowitz
(1910-1972)
Una delle canzoni più popolari composte dal musicista di strada del ghetto di Łódź.[22] Hershkowitz fu l'autore di molte canzoni che documentano la vita nel ghetto e che dopo la guerra saranno raccolte dai sopravvissuti.
1941 A Child of Our Time Michael Tippett
(1905-1997)
Il compositore, un pacifista impegnato, concepì l'oratorio come risposta agli eventi della Notte dei cristalli. L'opera fu eseguita la prima volta al teatro Adelphi, Londra, il 19 marzo 1944.
1941 Baym Geto Toyerl Mark Warshawsky
(1848-1907)
Avrom Akselrod, un ebreo polacco rifugiatosi in Lithuania allo scoppio della seconda guerra mondiale, scrisse il testo di questo canto nel settembre 1941 su una melodia popolare di Mark Warshawsky (Oyfn pripetshik). Il canto tratta del tema del contrabbando di cibo nel ghetto di Kovno. Akselrod morì nel luglio 1944 nel corso della liquidazione del ghetto.[23]
1942 Fest steht Erich Frost
(1900-1987)
Il compositore, testimone di Geova, compose questo inno nel 1942 mentre era imprigionato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Frost sopravvisse alla prigionia e l'inno - tradotto anche in inglese (Forward, You Witnesses) - divenne uno dei più popolari nella tradizione dei Testimoni di Geova.[24]
1943 Dos ellnte Kind Yankl Krimski
(...-1943)
Il compositore mise in un musica nel ghetto di Vilnius un testo in yiddish che Shmerke Kaczerginski aveva composto dopo aver saputo che la figlia dell'educatrice Rakhele Pupko-Krinski era riuscita ad affidare la propria figlioletta Sarah alle cure di un'amica polacca, Wiktoria Rodziewicz. Krimski morirà in un campo di concentramento in Estonia. Sia Kaczerginski che Pupko-Krinski (e la figlia Sarah) sopravviveranno all'Olocausto.[25]
1943 Shtiler, Shtiler (Ponar) Alexander Tamir (n.1931) Il compositore aveva allora solo 11 anni quando nell'aprile 1943 al ghetto di Vilnius compose, su testo di Shmerke Kaczerginski, questo canto in yiddish, destinato a diventare uno dei più popolari dell'Olocausto. È una lamentazione-denuncia del massacro di Ponary.
1943 Friling (Primavera) Abraham Brudno (...-1943) Ancora una canzone dal ghetto di Vilnius composta nell'aprile del 1943 sempre su testo di Shmerke Kaczerginski. Deportato nel settembre 1943 in un campo di concentramento in Estonia, il compositore vi troverà la morte.[26][27]
1943 Brundibar Hans Krása (1899-1944) L'opera per bambini, su libretto di Adolf Hoffmeister, fu originariamente composta nel 1938 ma poi adattata dal compositore per la sua rappresentazione al campo di concentramento di Theresienstadt il 23 settembre 1943 (per un totale di 55 repliche fino al settembre 1944). Ne fu protagonista indiscusso il piccolo Honza Treichlinger, che, come il compositore e la maggioranza del pubblico e del cast, troverà la morte ad Auschwitz.
1943 Ciaccona dei tempi di guerra Erich Itor Kahn (1905-1956) Benché Kahn riuscisse ad emigrare nel 1941 dalla Francia negli Stati Uniti, la sua vita e la sua opera restarono profondamente segnate dall'esperienza dell'Olocausto.
1943 Study for String Orchestra Pavel Haas (1899-1944) La più famosa tra le composizioni musical di Pavel Haas al campo di concentramento di Theresienstadt, dove fu eseguita sotto la direzione di Karel Ančerl.
1943 Inno delle Nazioni Arturo Toscanini (1867-1957) Adattamento della cantata di Giuseppe Verdi come inno antifascista.
1943-1944 Der Kaiser von Atlantis Viktor Ullmann (1898-1944) L'opera, composta a Theresienstadt, non vi fu mai rappresentata, perché la censura nazista vide in essa una critica troppo scoperta dei regimi totalitari. L'opera sarà eseguita per la prima volta ad Amsterdam nel 1975.
1944 Partita für Streicher Gideon Klein (1919-1945) Assieme a Pavel Haas, Hans Krása, e Viktor Ullmann, Klein fu tra i maggiori compositori operanti a Terezin. Deportato ad Auschwitz e quindi a Fürstengrube, vi morì nel 1945.

La musica come memoria (elenco parziale)Modifica

1945-1949Modifica

Anno Opera Compositore Note
1947 Un sopravvissuto a Varsavia Arnold Schönberg (1874-1951) "Oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra". In stile dodecafonico, è uno dei primi e più celebri brani musicali ispirati all'Olocausto. L'opera fu presentata per la prima volta il 4 novembre 1948 ad Albuquerque (New Mexico) dalla locale Civic Symphony Orchestra sotto la direzione di Kurt Frederick.
1947 Yizkor (In memoriam) Ödön Pártos (1907-1977) Composizione musicale "per viola e orchestra". Il compositore e violista, nato e cresciuto in Ungheria e già membro dell'orchestra sinfonica di Budapest, era emigrato in Palestina nel 1938, unendosi all'Orchestra filarmonica d'Israele.
1948 Lider fun di getos un lagern / Canti dei ghetti e dei lager David Botwinik (n.1920) Nato a Vilna, il giovane compositore ebreo collaborò con il poeta Shmerke Kaczerginski alla raccolta di centinaia di canti inediti in yiddish intervistando i superstiti dei ghetti e dei lager. La pubblicazione uscì a cura del poeta Halpern Leivick.
1948 Ilse Koch Woody Guthrie (1912-1967) Il cantautore americano scrisse questa canzone l'8 ottobre 1948, traendo ispirazione dal caso di Ilse Koch, "la strega di Buchenwald", criminale di guerra tedesca, il cui caso aveva avuto grande eco nell'opinione pubblica americana.

1950-1959Modifica

Anno Opera Compositore Note
1955 Musiche del film "Notte e nebbia" Hanns Eisler (1898-1962) La musica del compositore austriaco Hanns Eisler contribuisce alla suggestione del documentario di Alain Resnais, prima rivisitazione critica cinematografica dell'Olocausto.
1956 Dem tog tsu gedenken / Il Giorno della memoria [I ed.] David Botwinik (n.1920) La composizione corale, su testo di Ida Massey, fu composta a Montreal. Un seconda versione fu completata dal compositore nel 2008.
1958 Deutsche Sinfonie (versione finale) Hanns Eisler (1898-1962) Il compositore completò nel dopoguerra la sinfonia-cantata la cui composizione iniziale risale all'estate del 1936.
1959 Musiche del film "Il diario di Anna Frank" Alfred Newman (1900-1970) Prima colonna sonora di un film sull'Olocausto a ricevere la nomination all'Oscar nella celebre pellicola di George Stevens.

1960-1969Modifica

Anno Opera Compositore Note
1960 Jüdische Chronik Boris Blacher, Rudolf Wagner-Régeny, Karl Amadeus Hartmann, Hans Werner Henze, Paul Dessau Paul Dessau invitò un gruppo di musicisti della Germania Est e Ovest a collaborare alla realizzazione di questa cantata intesa come denuncia dell'antisemitismo passato e presente.
1962 Babi Yar, sinfonia n.13 Dmitrij Šostakovič (1906-1975) Basato su un poema del poeta russo Evgeny Evtushenko che aveva visitato Babi Yar, luogo di uno dei più sanguinosi massacri dell'Olocausto.
1964 With God on Our Side Bob Dylan (n.1941) La canzone cita l'Olocausto chiedendo provocatoriamente come sia possibile che, ad ogni sterminio, Dio sia dalla "nostra" parte.
1965 Die Asche von Birkenau Günter Kochan (1930-2009) Il testo della cantata fu composto nel 1949 da Stephan Hermlin durante una visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Pubblicato nel 1951, fu musicato da Kochan nel 1965 ed eseguito per la prima volta il 25 maggio 1966 dalla Berlin Symphony Orchestra diretta da Kurt Masur a Berlino.
1965 Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz Luigi Nono (1924-1990) Tratto dalle musiche di scena composte per un dramma di Peter Weiss ambientato ad Auschwitz.
1966 Mαουτχάουζεν (The Balad of Mauthausen) Mikīs Theodōrakīs (n.1925) Ciclo di quattro arie su testi di Iakovos Kambanellis, un ex-deportato dal campo di concentramento di Mauthausen.
1966 Auschwitz (La canzone del bambino nel vento) Francesco Guccini (n.1940) Celeberrima canzone del cantautore italiano e il brano musicale sull'Olocausto di maggiore popolarità in Italia. Il brano uscì dapprima nel settembre del 1966 dall'Equipe 84 nel singolo Bang bang/Auschwitz.[28] e fu quindi registrata l'anno successivo da Francesco Guccini nella raccolta Folk beat n. 1.[29]
1966 Nuit et brouillard Jean Ferrat (1930-2010) Canzone del cantautore francese.
1967 Dies Irae Krzysztof Penderecki (n.1933) "An oratorio in undiminished memoriam of the dead from the death camp at Oświęcim"
1968 I never saw another butterfly Charles Davidson (n.1929) Opera corale ispirata ai poemi dei bambini di Terezin.
1969 Dachau Blues Captain Beefheart (1941-2010) Una canzone di uno dei maggiori esponenti del rock sperimentale statunitense.
1969 Story of Isaac Leonard Cohen (1934-2016) Una canzone del celebre cantautore ebreo canadese.

1970-1979Modifica

Anno Opera Compositore Note
1975 Rock Around The Bunker Serge Gainsbourg (1928-1991) Concept album incentrato sul tema dell'Olocausto, ispirato alle memorie personali del cantautore francese di origine ebraico-ucraina.
1977 Symphony of Sorrowful Songs, sinfonia n.3 Henryk Górecki (1933-2010) Opera sinfonica ispirata all'Olocausto.
1978 No Love Lost Joy Division
1979 Songs from the Depths of Hell Aleksander Tytus Kulisiewicz

1980-1989Modifica

Anno Opera Compositore Note
1984 A Red Sector A Rush La canzone è in parte ispirata dall'esperienza autobiografica della madre di Geddy Lee, uno dei componenti della Band.
1988 Different Trains Steve Reich (n.1936) l'autore ebreo, cresciuto negli Stati Uniti, confronta i propri ricordi dell'infanzia con quelli dei propri coetanei cresciuti in Europa durante l'Olocausto.

1990-1999Modifica

Anno Opera Compositore Note
1992 Trains of no return Ofra Haza (1957-2000) Il brano della celebra cantante israeliana si presenta nella forma di preghiera a Dio nel ricordo dei treni dei deportati.
1993 Kaddish Towering Inferno Concept album del gruppo musicale inglese di experimental music.
1993 Musiche del film "Schindler's List" John Williams (n.1932) Il film di Steven Spielberg è il film di maggior successo sull'Olocausto, premiato con numerosi Oscar. Anche la colonna sonora del film riceve la statuetta.
1994 Kaddish Salem Album del gruppo musicale Oriental metal israeliano.
1994 This train revised The Indigo Girls Una delle poche canzoni a soffermarsi non solo sugli ebrei ma anche sulle altre vittime dell'Olocausto (zingari, omosessuali, ecc.)
1994 In memoriam Anne Frank Howard Goodall (n.1958) Commissionato da The Voices Foundation.
1997 Musiche del film "La vita è bella" Nicola Piovani (n.1946) La colonna sonora del film di Roberto Benigni, vincitore dell'Oscar come miglior film straniero, contribuisce in maniera determinante al successo internazionale della pellicola ed è premiata anch'essa con un premio Oscar.
1998 Train de Vie Goran Bregović (n.1998) La colonna sonora del film di Radu Mihăileanu è uno degli elementi che maggiormente contribuiscono al suo successo internazionale.

2000-2009Modifica

Anno Opera Compositore Note
2001 I Believe in the Sun Howard Goodall (n.1958) Eseguito per l'Holocaust Memorial Day.
2003 Musiche del film "Il pianista Wojciech Kilar (1932-2013) Il compositore polacco contribuisce al suo successo internazionale del film di Roman Polański
2005 Numeri da scaricare Francesco De Gregori Anche questa canzone del celebre cantautore italiano utilizza l'immagine dei treni dei deportati per porre l'interrogativo di come fosse possibile che nessuno vedesse quanto avveniva.
2008 Dem tog tsu gedenken / Il Giorno della memoria [II ed.] David Botwinik (n.1920) Seconda versione, dopo quella del 1956, della composizione corale, su testo di Ida Massey. Presentata in prima esecuzione nell'aprile 2012 da The Chamber Singers of Haverfors and Bryn Mawr Colleges, sotto la direzione di Thomas Lloyd, con Lisa Willson (soprano).
2008 Il carmelo di Echt Franco Battiato Questa canzone di un altro celebre cantautore italiano si concentra sulla vicenda di Edith Stein, la filosofa e suora carmelitana uccisa ad Auschwitz per le sue origini ebraiche.
2009 Kadisz Krzysztof Penderecki

2010-2019Modifica

Anno Opera Compositore Note
2010 The Final Solution Sabaton Pubblicato in Coat of Arms, sesto album del gruppo musicale heavy metal svedese.
2010 Never Again Disturbed Pubblicato in Asylum, quinto album del gruppo musicale alternative metal statunitense.
2010 A Song of Hope Howard Goodall (n.1958) Eseguito per l'Holocaust Memorial Day.
2010 Fun khurbn tsum lebn: naye yidishe lider / Dall'Olocausto alla vita: Nuovi canti in yiddish David Botwinik (n.1920) Nel 1948, il giovane Botwinik aveva pubblicato una raccolta di canti dei ghetti e dei lager. La nuova collezione presenta 56 canti originali del compositore ispirati alla memoria dell'Olocausto.
2012 Last Train to Tomorrow Carl Davis (n.1936) Una rievocazione dei Kindertransport, per orchestra e coro di bambini.
2013 Benvenuti nel ghetto Stormy Six, Moni Ovadia Una rievocazione del Ghetto di Varsavia, registrata dal vivo dal complesso con Moni Ovadia come voce recitante in occasione di uno spettacolo il 20 aprile 2013 al Teatro Ariosto di Reggio Emilia (Italia).

NoteModifica

  1. ^ Music and the Holocaust.
  2. ^ M. Meyer, The Politics of Music in the Third Reich, New York: Peter Lang, 1993; M.H. Kater, The Twisted Muse: Musicians and their Music in the Third Reich, Oxford: Oxford University Press, 1997.
  3. ^ Jens Malte Fischer, Richard Wagners 'Das Judentum in der Musik', Frankfurt: Insel Verlag, 2000. ISBN 978-3-458-34317-2
  4. ^ A Child of Our Time, United States Holocaust Memorial Museum.
  5. ^ Joseph Beer, United States Holocaust Memorial Museum.
  6. ^ Fania Fénelon, with Marcelle Routier, Playing For Time, Syracuse, NY: Syracuse University Press, 1997; Szymon Laks, Music of Another World, Evanston, IL: Northwestern University Press, 1989.
  7. ^ Shoshana Kalisch, Yes, We Sang!: Songs of the Ghettos and Concentration Camps, New York: Harper & Row, 1985; Eleanor Mlotek, and Malke Gottlie, We Are Here: Songs of the Holocaust, New York: Workmen's Circle, 1983.
  8. ^ Music and the Holocaust, YIVO Encyclopedia.
  9. ^ Joza Karas, Music in Terezín 1941-1945, New York: 1985.
  10. ^ Josef Bor, The Terezin Requiem, New York: Knopf, 1963.
  11. ^ Aleksander Kulisiewicz, su holocaustmusic.ort.org.
  12. ^ David Botwinik, su holocaustmusic.ort.org.
  13. ^ Music of the Holocaust, su yadvashem.org.
  14. ^ Music of the Holocaust, su ushmm.org.
  15. ^ Music of Remembrance, su musicofremembrance.org.
  16. ^ Festival Viktor Ullmann, su festivalviktorullmann.com.
  17. ^ Harvey Sachs, Jews and Misic in Fascist Italy, su holocaustmusic.ort.org.
  18. ^ (EN) The Soldiers of the Moor (Die Moorsoldaten_, su ushmm.org.
  19. ^ Es brent - Fire, Yad Vashem.
  20. ^ (EN) Dachua Song (Dachau Lied), su ushmm.org.
  21. ^ Paul Cummins, Dachau Song, New York: Peter Lang, 1992.
  22. ^ Heartstrings, Yad Vashem.
  23. ^ (EN) Baym Geto Toyerl, su ushmm.org.
  24. ^ (EN) Stand Fast (Fest steht), su ushmm.org.
  25. ^ (EN) Dos ellnte Kind, su ushmm.org.
  26. ^ Songs of My People.
  27. ^ Heartstrings, Yad Vashem.
  28. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana
  29. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana

BibliografiaModifica

  • (EN) Ruth Rubin, "The Struggle to Survive", in Voices of a People, Philadelphia: Jewish Publication Society, 1979.
  • (EN) Eleanor Mlotek, and Malke Gottlie, We Are Here: Songs of the Holocaust, New York: Workmen's Circle, 1983.
  • (EN) Shoshana Kalisch, Yes, We Sang!: Songs of the Ghettos and Concentration Camps, New York: Harper & Row, 1985.
  • (EN) Joza Karas, Music in Terezín 1941-1945, New York: 1985.
  • (EN) Moshe Hoch, et al., "Music, the Holocaust in". In Encyclopedia of the Holocaust, New York: Macmillan, 1990.

Voci correlateModifica

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