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Napoli... serenata calibro 9

film del 1979 diretto da Alfonso Brescia
Napoli... serenata calibro 9
Mario Merola e Nunzio Gallo dal film Napoli... serenata calibro 9.jpeg
Nunzio Gallo e Mario Merola in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1978
Durata89 min
Generedrammatico, poliziesco
RegiaAlfonso Brescia
SoggettoCiro Ippolito
SceneggiaturaPiero Regnoli, Ciro Ippolito, Alfonso Brescia
ProduttoreCiro Ippolito
Produttore esecutivoCiro Ippolito
Casa di produzioneImpegno Cinematografica
Distribuzione in italianoG.P.S.
FotografiaSilvio Fraschetti
MontaggioCarlo Broglio
MusicheEduardo Alfieri
ScenografiaVincenzo Medusa
CostumiValeria Valenza
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Napoli... serenata calibro 9 è un film del 1978 diretto da Alfonso Brescia, con protagonista Mario Merola.

TramaModifica

Durante la festa per la Prima Comunione di Carletto Savastano, figlio del noto contrabbandiere Salvatore Savastano, irrompono quattro uomini a volto coperto armati di mitra: dopo aver rubato gioielli agli invitati, un membro del gruppo fa improvvisamente fuoco su Carletto e la madre uccidendoli sul colpo, dopodiché si butta dalla finestra saltando all'indietro e gettando in aria l'arma per poi atterrare al suolo prima di essa e afferrarla. Rimasto vedovo e senza figlio, don Salvatore inizialmente fatica a reagire, e mostra di avere poca memoria dell'accaduto dinanzi alle domande fattegli dal commissario di Polizia, sua vecchia conoscenza. Questi ritiene che Savastano abbia voluto mostrarsi vago apposta, dati i suoi passati e seri precedenti penali, e, temendo voglia farsi giustizia da solo, manda sulle sue tracce i due maldestri agenti Esposito e Capezzuto, con risultati pessimi.

Don Salvatore intanto chiede lumi all'amico Don Raimondo, un sedicente sacerdote capo di una banda dedita a furti di vario genere. Costui ignora la paternità della rapina, sostenendo che i suoi uomini non avrebbero una tale ferocia, ma al contempo pensa che i quattro possano essersi rivolti a Mailin, ex-prostituta proprietaria di un banco pegni nonché amante di Antonio Di Santo, detto "Totonno 'o pazzo", un meccanico che ripara motoscafi al porticciolo di Mergellina e che Savastano conosce. Dinanzi alle pressanti domande del contrabbandiere, Mailin si mostra al principio reticente; tuttavia, dopo aver colto Totonno a letto con un'altra donna, telefona don Salvatore chiedendogli di incontrarsi per rivelargli notizie urgenti. Ma non fa in tempo: informato di quell'appuntamento, "'O pazzo" l'attende sotto lo stabile dove abita Savastano e la uccide dandosi poi alla fuga. Di nuovo dinanzi al commissario, don Salvatore gli dice di non conoscere la donna, venendo comunque a conoscenza della sua attività di ricettatrice. Il commissario crede che Mailin sia morta per causa sua, data la sua possibile conoscenza di particolari relativi alla sanguinosa rapina, e pertanto, se vuole evitare guai peggiori, lo invita a farsi vivo con lui qualora scoprisse altre notizie. A don Salvatore, rassegnato all'idea di dover penare a lungo per conoscere la verità, sembra non rimanere altro che l'amicizia di Gennarino, un piccolo orfano senza fissa dimora che ha conosciuto da poco e a cui dà ospitalità.

Mentre si trova con il ragazzino in un bar di Piazza Municipio, Savastano vede due giovani dilettarsi in acrobazie sul prato antistante il Maschio Angioino. A quel punto gli sovviene un particolare della rapina, l'unico a rimanere sempre fisso nella sua mente: la capriola dell'assassino. Lo racconta a Gennarino, il quale gli rivela che "Totonno 'o pazzo", scommettendo con gli amici, compie quello stesso gesto lanciando in aria una bottiglia e prendendola al volo con un salto all'indietro. Per don Salvatore è tutto chiaro: l'omicida è lui. Si precipita dunque immediatamente a Mergellina, deciso a vendicare i suoi cari; vedendolo giungere, Totonno capisce subito le sue intenzioni e scappa a bordo della sua auto. Savastano lo insegue, ma è a sua volta seguito dagli scagnozzi di Di Santo, e nella colluttazione che ne sorge viene colpito alla testa perdendo i sensi.

Al risveglio don Salvatore si ritrova in una baracca di pescatori, legato mani e piedi a una sedia. Dinanzi a lui, i quattro componenti della banda assassina, compreso ovviamente Totonno, che hanno deciso di eliminarlo con una bomba a orologeria. Fortunatamente per lui irrompe nel capanno Gennarino a liberarlo dai legacci poco prima che l'ordigno deflagri. Subito dopo, Savastano giunge armi in pugno in una trattoria di Borgo Marinari dove i quattro stanno "festeggiando" la sua morte e spara all'impazzata, uccidendo tutti tranne Totonno, il quale prende in ostaggio Gennarino portandolo con sé su un motoscafo. Aiutato dai suoi uomini, don Salvatore insegue il "Pazzo" fino a raggiungerlo in mare aperto e finirlo facendo esplodere il motore del mezzo con un colpo di pistola.

Insieme a Gennarino don Salvatore fa ritorno al Borgo Marinari, e ad attenderlo sulla banchina c'è il commissario, pronto ad arrestarlo. Accettando coraggiosamente il suo destino, il contrabbandiere chiede e ottiene dal commissario stesso la tutela del bambino e consegna a quest'ultimo le sue chiavi di casa. Gennarino, commosso da quel gesto di generosità, lo chiama in segno di riconoscenza "papà" prima di vederlo andare mestamente via nella volante della Polizia che lo porterà in carcere.

CuriositàModifica

Collegamenti esterniModifica

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