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Narvalo
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
TipoSommergibile di media crociera
ClasseSqualo
ProprietàRegia Marina
CantiereCRDA, Monfalcone
Impostazione17 ottobre 1928
Varo15 marzo 1930
Entrata in servizio6 dicembre 1930
Destino finaleaffondato dai cacciatorpediniere HMS Hursley e Pakenham il 14 gennaio 1943
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione1146 t
Dislocamento in emersione937 t
Lunghezzafuori tutto 69,80 m
Larghezza7,18 m
Pescaggio4,45 m
Profondità operativa80 m
Propulsione2 motori diesel da 3.000 CV totali
2 motori elettrici da 840 CV totali
Velocità in immersione 8 nodi
Velocità in emersione 15,1 nodi
Autonomiain emersione: 5650 mn a 8 nodi; in immersione: 100 mn alla velocita di 3 nodi
Equipaggio5 ufficiali, 47 sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria1 cannone da 102/35 mm (152 colpi)
2 mitragliere singole da 13,2 mm
Siluri4 tubi lanciasiluri da 533 mm a prora
4 tubi lanciasiluri da 533 mm a poppa
12 siluri

informazioni prese da [1]
, [1] e [2]

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Il Narvalo è stato un sommergibile della Regia Marina.

StoriaModifica

Una volta entrato in servizio, fu dislocato a La Spezia, in seno alla II Squadriglia Sommergibili di Media Crociera[2].

Nel 1930 svolse un viaggio lungo le coste italiane e due anni dopo ne compì un secondo nel bacino orientale del Mediterraneo[2].

Cambiò poi base spostandosi a Napoli (1934), inquadrato nella IV Squadriglia, poi a Tobruk e infine a Massaua, dove operò dal 1935 al 1938 mettendo in evidenza discrete qualità operative in acque calde[2]. Fu poi trasferito a Fiume (1938) e quindi aggregato alla XXXIII Squadriglia con base a Messina; nel 1939 fu distaccato alla Scuola Sommergibili di Pola[2].

All'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale faceva parte del V Grupsom di Lero[2]. Operò in Mediterraneo orientale senza cogliere risultati[2].

Nella notte del 27-28 settembre 1941 (al comando del tenente di vascello Giuseppe Caito) attaccò un trasporto in navigazione nei pressi di Capo Bon con il lancio di due siluri, senza tuttavia riuscire a colpirlo[2][3].

Il 14 dicembre dello stesso anno subì forte caccia antisommergibile nei pressi di Capo Passero, ricevendo seri danni che lo obbligarono al rientro[2][3].

A partire dai mesi primaverili del 1942 fu adibito al trasporto di rifornimenti per la Libia: svolse otto missioni di questo tipo, con il trasporto di 510,3 tonnellate di rifornimenti (70,7 di lattine di carburanti e lubrificanti, 404,7 di munizioni, 25 di provviste e 9,9 di carichi di altra natura)[2].

Nella serata del 13 gennaio 1943, ultimata la sua ottava missione di trasporto, lasciò Tripoli agli ordini del tenente di vascello Ludovico Grion, diretto in Italia, con a bordo, oltre all'equipaggio, 11 ufficiali inglesi prigionieri, 5 militari italiani che ne costituivano la scorta e altri 6 militari italiani che dovevano rimpatriare[4][2][3].

Alle 13.45 del giorno successivo subì l'attacco con bombe di un velivolo inglese, circa 140 miglia a sudest di Malta; colpito, fu immobilizzato e impossibilitato sia ad immergersi che a navigare in superficie[4][2][3]. Il comandante Grion ordinò di avviare le manovre di autoaffondamento, ma sopraggiunsero due cacciatorpediniere inglesi, l’Hursley ed il Pakenham (informati dal velivolo), che cannoneggiarono il sommergibile (che aveva già iniziato ad autoaffondarsi) e ne provocarono in breve l'affondamento[4][2][3].

Scomparvero in mare 4 ufficiali e 25 fra sottufficiali e marinai del Narvalo[5], tutti gli 11 militari italiani saliti a Tripoli e 8 dei prigionieri, mentre i sopravvissuti (32 membri dell'equipaggio del sommergibile e 3 prigionieri) furono tratti in salvo dalle unità inglesi[4][2][3].

Il Narvalo aveva svolto in totale 23 missioni esplorativo-offensive, 8 di trasporto e 5 di trasferimento, navigando per 20.760 miglia in superficie e 3020 in immersione[2].

NoteModifica

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n Museo della Cantieristica Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive..
  3. ^ a b c d e f Regio Sommergibile Narvalo.
  4. ^ a b c d Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 357.
  5. ^ Non Dimentichiamoli - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici.
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