Nation of Islam

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Nazione dell'Islam
(EN) Nation of Islam
Noi flag 2.svg
Bandiera del NOI.
Elijah Muhammad and Cassius Clay NYWTS.jpg
AbbreviazioneNOI
TipoSetta islamica integralista afroamericana
Fondazioneluglio 1930
FondatoreWallace Fard Muhammad
ScopoRendere gli Stati Uniti d'America un paese nero e filo-islamico
Area di azioneStati Uniti d'America
GuidaStati Uniti Louis Farrakhan
Sito web

La Nation of Islam (NOI) è un movimento afroamericano autodefinitosi "setta islamica militante".

StoriaModifica

Il movimento è stato fondato nel luglio 1930 a Detroit da Wallace Fard Muhammad. Uno dei capi principali, Elijah Muhammad, sosteneva la teoria dell'"afroislamismo", secondo la quale i discendenti delle vittime del mercato schiavista dovrebbero riabbracciare le tradizioni e la religione predominante del loro paese di origine, ovvero l'Islam. Allo scopo di ripristinare questo status la NOI si prefigge l'obiettivo di creare all'interno degli Stati Uniti una nazione esclusivamente nera filo-islamica.

La NOI è nota anche per essere stata sospettata, come mandante, dell'omicidio della sua ex-guida Malcolm X, che aveva la colpa di averla abbandonata. Gli esecutori materiali erano infatti membri della NOI.[1]

Il dirigente attuale è Louis Farrakhan.

La NOI non rende pubblico il numero dei propri adepti, tuttavia, nel 2007, i seguaci stimati erano tra i 20.000 e i 50.000.[2]

OrganizzazioneModifica

La NOI si organizza in templi, ognuno dei quali è amministrato da un "Ministro del Tempio"; questi templi sono presenti in tutte le più importanti città statunitensi e hanno la funzione di avvicinare la popolazione afroamericana di quel luogo alle idee dell'organizzazione.

Uno dei più famosi attivisti della NOI fu il celebre Malcolm X. Uno degli aderenti più famosi è stato Mohammed Alì.

L'organizzazione ha sviluppato pregiudizi razziali soprattutto nei confronti degli ebrei e degli anglosassoni.

GuideModifica

NoteModifica

  1. ^ Chi era Malcolm X, in Il Post, 21 febbraio 2005.
  2. ^ Neil MacFarquhar, Nation of Islam at a Crossroad as Leader Exits, in The New York Times, 26 febbraio 2007.

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