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Nazionale di rugby a 15 femminile dell'Unione Sovietica

rappresentativa nazionale femminile di rugby a 15 dell’URSS
Unione Sovietica Unione Sovietica
State Emblem of the Soviet Union.svg
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg rugby a 15
Federazione Federacija regbistov SSSR
Esordio internazionale
Nuova Zelanda 8-0 Unione Sovietica
Christchurch, 28 agosto 1990
Peggiore sconfitta
Stati Uniti 46-0 Unione Sovietica
Cardiff, 10 aprile 1991
Coppa del Mondo
Partecipazioni 1 (esordio: 1991)

La nazionale di rugby a 15 femminile dell’Unione Sovietica (in russo: Женская Сборная СССР по регби?, traslitterato: Ženskaija sbornaja SSSR no regbi) è la selezione di rugby a 15 femminile che rappresentò l’Unione Sovietica in ambito internazionale tra il 1990 e il 1991.

Nella sua brevissima attività (poco meno di 8 mesi) disputò sei incontri, tutti persi, tra il RugbyFest del 1990 in Nuova Zelanda e la Coppa del Mondo di rugby femminile 1991 per poi seguire la sorte del suo Paese che cessò di esistere a fine 1991.

Le sue più dirette eredi sono il Kazakistan, che esordì nel 1993, e la Russia, che esordì nel 1994; entrambe presero parte alla prima coppa del mondo organizzata dalla IRB nel 1994.

StoriaModifica

Benché una nazionale maschile di rugby dell’URSS esistesse già dalla metà degli anni settanta con risultati ragguardevoli (vari secondi posti alla Coppa FIRA e un invito a partecipare alla Coppa del Mondo di rugby 1987 declinato per ragioni politiche[1]), il rugby femminile attese quasi tutti gli anni ottanta per strutturarsi e poter presentare una propria rappresentativa, il cui esordio incidentalmente coincise con l’ultimissimo periodo di vita del Paese.

L’esordio internazionale dell’URSS femminile avvenne ad agosto 1990 a Christchurch, in Nuova Zelanda, in occasione di una manifestazione quadrangolare chiamata RugbyFest[2], e organizzata dalla federazione di casa che invitò, oltre alle sovietiche, anche le rappresentanti di Paesi Bassi e Stati Uniti[3]. Il primo incontro della competizione fu una sconfitta per 0-8 dalla Nuova Zelanda; quello successivo, un 4-12 subìto dai Paesi Bassi, è statisticamente rilevante perché in esso la squadra segnò gli unici punti (una meta) della sua storia. La terza sconfitta del torneo giunse a opera degli Stati Uniti per 0-32[3].

La spedizione alla Coppa del Mondo di rugby femminile 1991 in Galles fu problematica per le atlete sovietiche: sottofinanziate dalla loro federazione, erano state sostenute economicamente solo per il viaggio in Regno Unito e ritorno, ma non furono praticamente corrisposte loro le spese di vitto e alloggio[4]; atterrarono inoltre a Heathrow con due giorni di ritardo per problemi sorti durante il trasferimento e arrivarono a Cardiff solo per l’antivigilia del torneo[4]. Nonostante le difficoltà finanziarie[5] e la prima sconfitta per 0-28 contro i Paesi Bassi, le sovietiche riuscirono a guadagnare la sussistenza con espedienti vari: essendo riuscite a contrabbandare ingenti quantitativi di vodka all’aeroporto londinese[4], li rivendettero clandestinamente in Galles insieme ad altri souvenir portati dalla madrepatria[5]; saputo delle ristrettezze in cui versavano, le altre atlete contribuirono alle spese di alloggio e anche la solidarietà dei lavoratori gallesi, tra cui quella della madre di una delle giocatrici della squadra di casa, permise alla squadra di portare a termine la spedizione, che si risolse in una seconda sconfitta per 0-46 dagli Stati Uniti, la più pesante della loro breve storia, e infine uno 0-38 dal Canada nella semifinale per le posizioni di rincalzo, che fu l’ultima partita della nazionale, a sette mesi e mezzo dal suo esordio, e singolarmente senza aver mai giocato sul proprio terreno.

I successivi eventi politici in URSS portarono allo scioglimento dell’unione e all’indipendenza delle quindici repubbliche ex sovietiche, con conseguente fine di qualsiasi rappresentativa nazionale unificata, eccezion fatta per il breve periodo in cui sopravvisero le formazioni della Comunità degli Stati Indipendenti, tra cui la squadra maschile. Delle squadre a 15 post-URSS che hanno ereditato la partecipazione a tornei di primo livello, la prima a vedere la luce fu quella del Kazakistan che esordì nel 1993; la Russia debuttò invece un anno più tardi ed entrambe presero parte alla Coppa del Mondo 1994 (in cui proprio la Russia disputò il suo incontro d’esordio). Kirghizistan e Uzbekistan hanno invece esordito nel primo decennio del nuovo millennio, senza però ancora essersi qualificate alla rassegna mondiale.

StatisticheModifica

Incontri disputatiModifica

Data Sede Incontro Note
28 agosto 1990 Christchurch Nuova Zelanda — Unione Sovietica 8-0 Test match
30 agosto 1990 Christchurch Paesi Bassi — Unione Sovietica 12-4 Test match
31 agosto 1990 Christchurch Stati Uniti — Unione Sovietica 32-0 Test match
8 aprile 1991 Rhondda Paesi Bassi — Unione Sovietica 28-0 Coppa del Mondo
10 aprile 1991 Cardiff Stati Uniti — Unione Sovietica 46-0 Coppa del Mondo
11 aprile 1991 Cardiff Canada — Unione Sovietica 38-0 Coppa del Mondo

Riepilogo per avversarioModifica

Avversario Primo incontro G V N P PF PS % V/G
  Canada 1991 1 0 0 1 0 38 0
  Nuova Zelanda 1990 1 0 0 1 0 8 0
  Paesi Bassi 1990 2 0 0 2 4 40 0
  Stati Uniti 1990 2 0 0 2 0 78 0
Totale generale 6 0 0 6 4 164 0

NoteModifica

  1. ^ (EN) Brendan Gallagher, Russia hope superpower struggle with US will act as a springboard for union back home, in The Daily Telegraph, 13 settembre 2011. URL consultato il 29 maggio 2014.
  2. ^ (EN) Jennifer Curtin, Before the Black Ferns: Tracing the Beginnings of Women’s Rugby in New Zealand, in The International Journal of the History of Sport, vol. 33, nº 17, Abingdon-on-Thames, Taylor & Francis, 2016, pp. 2071-85, DOI:10.1080/09523367.2017.1329201, ISSN 0952-3367 (WC · ACNP). URL consultato il 15 agosto 2018.
  3. ^ a b (EN) John Birch, Remembering WRWC ’91: The Soviet Union, su scrumqueens.com. URL consultato il 21 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2018).
  4. ^ a b c (EN) Peter Jackson, How the Russians endeared themselves to their Welsh hosts at inaugural Women’s World Cup, in Irish Examiner, 9 agosto 2017. URL consultato il 21 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2017).
  5. ^ a b Liliana Fornasier, Due atlete sarde in maglia azzurra ai mondiali di rugby (PDF), in il Messaggero Sardo, 30 aprile 1991, p. 30. URL consultato il 21 agosto 2018.


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