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Nefrusobek
Statue of Sobekneferu (Berlin Egyptian Museum 14475).jpg
Busto di Nefrusobek, già all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, perduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Fotografia del 1914
Signora dell'Alto e Basso Egitto
Stemma
In carica 1797 a.C. –
1793 a.C.[1]
Predecessore Amenemhat IV
Successore Ugaf (?) (XIII dinastia)
Morte 1793 a.C.[1]
Luogo di sepoltura Mazghuna (?)
Dinastia XII dinastia egizia
Padre Amenemhat III

Nefrusobek (talvolta anche Sobekneferu; interamente: Sobekkara Sobekneferu/Nefrusobek[2]) (... – 1793 a.C.[1]) è stata una regina egizia della XII dinastia, che regnò come faraone dopo la morte di suo fratello Amenemhat IV. Fu l'ultimo sovrano della XII dinastia e governò l'Egitto per poco meno di 4 anni (3 anni e 11 mesi secondo il Canone Reale), dal 1797 a.C. al 1793 a.C.[1] o, secondo altri studiosi, dal 1806 a.C. al 1802 a.C.[3]. Il suo nome significa Bellezza di Sobek.

Al termine del suo regno gli studiosi fanno coincidere, tradizionalmente, l'improvvisa fine del glorioso Medio Regno e l'inizio del confuso periodo storico noto come Secondo periodo intermedio (1793 a.C. - 1550 a.C.)[4].

FamigliaModifica

 
Colonne recanti i nomi di Amenemhat III e Nefrusobek. Museo egizio del Cairo.

Fu una figlia del faraone Amenemhat III. Manetone, sacerdote e storico egizio d'epoca tolemaica, scrisse che Nefrusobek fu sorella del re Amenemhat IV, anche se nessun rilevamento archeologico prova tale legame. Nefrusobek ebbe una sorella maggiore di nome Neferuptah, che ne fu forse l'erede designata. Sono stati ritrovati esemplari del nome di Neferuptah inscritto all'interno di un cartiglio, prerogativa pressoché regale; esiste inoltre una piramide a lei destinata a Hawara. In ogni caso, Neferuptah morì in giovane età[5].

Non esistendo riscontri che confermino la storicità di Nitocris, personaggio forse semi-leggendario, Nefrusobek è da considerare come il primo faraone donna storicamente inoppugnabile della storia egizia: reperti a suo nome, infatti, provengono da varie località del Basso Egitto.

Dibattito sull'ascesa al tronoModifica

 
Statua frammentaria di Nefrusobek, dove si notano il corpo femminile e parte della corona regale. Museo del Louvre, Parigi.

Prima di salire al trono Nefrusobek fu sacerdotessa di Sobek, il dio-coccodrillo di Shedet, e fu anche il primo personaggio regale nell'antico Egitto a portarne il nome teoforo (Sobekkara; Nefrusobek), usanza che si consoliderà con l'imminente XIII dinastia.

Gli eventi che determinarono la sua ascesa al trono non sono chiari. Esistono deboli indizi che indicherebbero un'associazione al trono tra Amenemhat III e Nefrusobek ma, al contempo, è confermata una coreggenza tra Amenemhat III e il figlio Amenemhat IV. In aggiunta a questa circostanza ambigua si deve considerare che non ci sono prove concrete di una coreggenza tra Amenemhat IV e Nefrusobek[6], né di loro regni separati contemporanei (come venne suggerito in passato, basandosi sull'assenza di reperti a nome di lei provenienti dall'Alto Egitto), né di un loro matrimonio con conseguente ascesa al potere di lei dopo la morte del fratello. Percy E. Newberry (JEA, 29, 1943, pp. 74–5) ipotizzò che Amenemhat III avesse nominato coreggenti sia il figlio Amenmenhat IV che la figlia Nefrusobek e che quest'ultima, alla morte del fratello, avrebbe regnato da sola[7]. L'egittologo italiano Franco Cimmino ha però fatto notare che numerosi ritrovamenti del solo cartiglio di Amenemhat IV invalidano la teoria di Newberry del regno congiunto[7]. Questa situazione confusa ha suggerito l'esistenza di contrasti all'interno della famiglia reale, dovuti forse a dispute sulla successione, come accadeva sovente nell'antico Egitto al termine di regni particolarmente lunghi (ad esempio Pepi II). In ogni caso Nefrusobek riuscì, a un certo punto, a imporsi come sovrana. Fu la prima donna della storia egizia a venire designata, nella titolatura reale, come faraone femmina[8].

RegnoModifica

 
Trascrizione di Flinders Petrie del sigillo cilindrico recante la titolatura di Nefrusobek, conservato al British Museum.

Gli avvenimenti del suo regno ci sono praticamente ignoti. I suoi cartigli appaiono accanto a quelli del padre, Amenemhat III, nella regione del Fayyum, più precisamente all'interno del Labirinto di Meride, dove forse terminò certi progetti architettonici iniziati, appunto, dal padre. È grazie a un sigillo cilindrico (ora al British Museum) che conosciamo gran parte della titolatura reale di Nefrusobek; il suo nome appare anche su elementi architettonici di edifici di culto. Alcune statue che la rappresentano vennero ritrovate non lontano da Tani, anche se in nessuna di queste si è conservato il volto, mentre nella seconda cateratta è registrata una piena del Nilo datata al suo 3º anno di regno[9]. Un busto in grovacca, un tempo all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino ma perduto durante la Seconda guerra mondiale (oggi visibile solamente in fotografia[10]) è stato identificato nel 1988, da parte dell'egittologa Biri Fay, come un ritratto di Nefrusobek[11].

Dibattito sulla fine della XII dinastiaModifica

I documenti archeologici non permettono di ricostruire gli eventi che determinarono la caduta improvvisa della prestigiosa e riformatrice XII dinastia, che annoverò alcuni dei faraoni più solidi e determinati della storia egizia. Si possono formulare solo teorie: esclusa l'ipotesi di una invasione straniera, data supremazia egizia e l'equilibrio territoriale imposti dai sovrani della XII dinastia, il collasso potrebbe essere stato provocato:

<< ... dall'improvvisa carenza di personalità di grande levatura e, forse, da discordie per la successione. >>[9]

I rilievi archeologici, infatti, non sembrano suggerire alcuna rottura brutale comparabile alla caduta della VI dinastia e alla fine dell'Antico Regno (ca. 2160 a.C.[12]): apparentemente, fino all'invasione degli hyksos, centocinquanta anni dopo, il Paese non sprofondò nel caos e nel disordine, né all'interno né su fronti esterni, trattandosi forse di una crisi limitata al solo potere centrale[8].

Non si ha la certezza di dove Nefrusobek si fece seppellire in quanto la piramide settentrionale di Mazghuna (poco a sud di Dahshur) è tradizionalmente attribuita a lei pur senza prove concrete. Il suo successore fu il primo sovrano della XIII dinastia, molto probabilmente Ugaf, anche se non si sa se per matrimonio con lei o per altre vie.

Liste RealiModifica

Lista di Abydos Lista di Saqqara Canone Reale Anni di regno
(Canone reale)
Sesto Africano Anni di regno
(Sesto Africano)
Eusebio di Cesarea Anni di regno
(Eusebio di Cesarea)
Altre fonti:

 
non citato
 
37
 
   
 

sbk ka rˁ- Sobekkara

6.2
 
      
 

sbk nfr (w) rˁ - Sobekneferura
Sobek (è) la bellezza di Ra

3 anni,
10 mesi,
24 giorni
Skermiophris 4

TitolaturaModifica

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
 
ḥr Horo
     
 
mr y t ra Meritra Prediletta di Ra
 
nbty (nebti) Le due Signore
    
 
 
 
s3t sḫm nbt tawy Sat sekhem nebet tawy Figlia dell'Uno,
Signora delle Due Terre
 
ḥr nbw Horo d'oro
  
 
 
 
bik nbw dd t ḫˁw bik nebu djedetkhau Il falco d'oro, stabile nell'immagine
 
 
 
 
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
 
   
 
sbk ka ra Sobekkara Sobek è il Ka di Ra
  
s3 Rˁ Figlio di Ra
 
       
 
nfr w sbk Neferusobek La bellezza di Sobek

Altre datazioniModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. p.270.
  2. ^ Papiro dei Re, 6.2
  3. ^ Kim S. B. Ryholt, The Political Situation in Egypt during the Second Intermediate Period, c.1800-1550 B.C., Museum Tusculanum Press, Carsten Niebuhr Institute Publications 20, 1997. p.185.
  4. ^ Franco Cimmino, Sesostris. Storia del Medio Regno egiziano, Rusconi, Milano, 1996. ISBN 9788818180213. p.240.
  5. ^ Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p.98.
  6. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X. p.164.
  7. ^ a b Cimmino (1996), p.239.
  8. ^ a b Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, IX ed., Biblioteca Storica Laterza, Roma-Bari, 2011. ISBN 978-88-420-5651-5.
  9. ^ a b Cimmino (1996), p.241.
  10. ^ Hedwig Fechheimer: Die Plastik der Ägypter. Cassirer, Berlin 1914, plates 57–58; B. Fay: Amenemhat V -Vienna/Aswan, in: Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Kairo 44 (1988), tav. 29c.
  11. ^ B. Fay: Amenemhat V -Vienna/Aswan, in: Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Kairo 44 (1988), 74-75, nota 64.
  12. ^ Malek, Jaromir. 2003. "The Old Kingdom (c. 2686–2160 BCE)". In The Oxford History of Ancient Egypt, ed. Ian Shaw. Oxford-New York: Oxford University Press. ISBN 978-0192804587. p.83.
  13. ^ (con John Baines), Atlante dell'antico Egitto, ed. italiana a cura di Alessandro Roccati, Istituto geografico De Agostini, 1980 (ed. orig.: Atlas of Ancient Egypt, Facts on File, 1980)
  14. ^ Chronologie des Pharaonischen Ägypten (Chronology of the Egyptian Pharaohs), Mainz am Rhein: Verlag Philipp von Zabern. (1997)

BibliografiaModifica

  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, pp. 162-165, ISBN 88-452-5531-X.
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, (Einaudi, Torino, 1997), Oxford University Press, 1961, pp. 129-141, ISBN 88-06-13913-4.
  • Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, 9ª ed., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011, pp. 222-232, ISBN 978-88-420-5651-5.
  • W.C. Hayes, Egypt: from the death of Ammenemes III to Seqenenre II, in The Cambridge Ancient History vol 2 part 1: Early History of the Middle East and the Aegean Region c. 1800-1380 B.C., Cambridge, University Press, 1973 (2006), p. 43, ISBN 0-521-07791-5.
  • Mario Tosi, Dizionario Enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol II, Torino, Ananke, 2006, ISBN 88-7325-115-3.
  • John A. Wilson, Egitto, I Propilei, vol 1, Monaco di Baviera, 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano, 1967)
  • Nicolas Grimal, Storia dell'antico Egitto, 9ª ed., Roma-Bari, Biblioteca Storica Laterza, 2011, p. 192, ISBN 978-88-420-5651-5.

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