Nemesi storica

Nella retorica, la locuzione nemesi storica è utilizzata quando una serie di eventi storici, considerati negativi, si conclude con risultati compensatori inattesi.

Nel caso, ad esempio, di una serie di eventi i cui protagonisti si siano condotti in modo considerato riprovevole, è detta "nemesi storica" una eventuale conclusione di quegli eventi tale che i soggetti considerati negativamente (prevaricatori, grassatori, ecc.) ne patiscano - a causa del Fato o per il successo di volontà contrarie - uno svantaggio che appaia consolatorio o compensatorio e che possa suscitare una sorta di vendicativa soddisfazione: si sostiene, in breve, che la storia (o il Fato) abbia compiuto una vendetta in nome di chi abbia patito scorrettezze. Nell'uso politico della retorica, l'espressione è stata frequentemente evocata in ambiti dialettici prossimi, se non contigui, al cosiddetto giustizialismo.

La campagna di Russia, ad esempio, è definita la nemesi storica di Napoleone, e cioè ciò che frenò la sua arroganza e il suo desiderio di onnipotenza, rivelando i suoi errori e i suoi limiti di uomo.

L'origine della locuzione è da ricollegarsi alla Nemesi della mitologia greca, delegata dagli dei a ristabilire il giusto equilibrio punendo la hýbris, l'arroganza dell'uomo che crede di poter travalicare certi limiti. Si tratta dunque di un richiamo strumentale ad un concetto storico-analitico proprio della cultura della Grecia antica, per come riflesso in molte delle opere pervenuteci.

Arte in genereModifica

Nell'arte in genere, la nemesi storica appare in più occasioni come il motivo etico caratterizzante un vibrante anelito di giustizia, e per questo è stato talvolta tema o soggetto (dichiarato o attribuito dalla critica) di opere di varie discipline; in quanto tale, il concetto sotteso alla locuzione si dà per noto nello studio e nella critica dell'arte.

LetteraturaModifica

In letteratura, ad esempio, la locuzione indica propriamente una delle direttrici espressive di Giosuè Carducci, che oltre a mostrare, come noto, una appassionata tensione ideale verso il ripristino dello stato di giustizia, con una certa astrazione lirica indagò in molte opere (taluno afferma: volendola trovare) la consistenza e il modo di manifestazione della nemesi storica (come nell'ode A Miramare). Non altrettanto condiviso, quantunque spesso suggerito, è invece il supposto rintraccio di una ricerca nemetica nel Manzoni.

Assai di frequente la locuzione era utilizzata in commentari e saggi sulla letteratura, sebbene la decrescente consuetudine con la cultura della Grecia antica ne stia riducendo progressivamente la comprensibilità.

Carducci e la nemesi degli AsburgoModifica

Secondo un'interpretazione risorgimentale, diffusa principalmente da Giosuè Carducci con l'ode Miramare, la casata degli Asburgo, imperatori d'Austria, sarebbe stata punita dalla storia e dal Fato per l'oppressione e le numerose uccisioni dei patrioti italiani del Lombardo-Veneto, nonché di quelli ungheresi[1][2]. La locuzione, nell'accezione corrente, fa riferimento, in particolare, alle varie sventure familiari e politiche della famiglia di Francesco Giuseppe I:

NoteModifica

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