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Nerio Nesi

politico, imprenditore e banchiere italiano
Nerio Nesi
Nerio Nesi.jpg

Ministro dei lavori pubblici
Durata mandato 25 aprile 2000 –
11 giugno 2001
Presidente Giuliano Amato
Predecessore Willer Bordon
Successore Pietro Lunardi

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
Misto: Partito dei Comunisti Italiani (1998-2004), Socialisti Democratici Italiani (2005-2007)
Coalizione L'Ulivo (1996, 2001)
Circoscrizione X (Liguria)
Collegio 13 - Sarzana
Incarichi parlamentari

  • Vice Presidente della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici): dal 21 giugno 2001 al 27 aprile 2006
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista (dal 2017)
Precedenti:
DC (1943-1946)
PSI (1960-1992)
PRC (1995-1998)
PdCI (1998-2004)
SDI (2005-2007)
PSI (2007-2008)

Partito Democratico (2008-2017)

Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione dirigente industriale, banchiere

Nerio Nesi (Bologna, 16 giugno 1925) è un politico, banchiere e partigiano italiano, a lungo dirigente del Partito Socialista Italiano, diventato anche Ministro dei lavori pubblici nel secondo governo Amato.

Indice

BiografiaModifica

Origini e prima formazione politicaModifica

Nato da una famiglia proletaria di Corticella, un quartiere di Bologna, (il padre era operaio specializzato e la madre casalinga), Nesi partecipò alla Resistenza partigiana ed in seguito riuscirà dopo mille sforzi a laurearsi in giurisprudenza. Profondamente cattolico, la sua prima esperienza politica fu nella Democrazia Cristiana; fu una scelta legata non a motivi ideologici ma al suo spirito anticonformista, dato che nel suo paese il Partito Comunista Italiano aveva il 58% dei voti, mentre la DC arrancava al 12% circa.

Amico di Enrico Berlinguer, nel 1946 partecipò con lui ed altri ad una missione in URSS[1] e fu per questo espulso dallo scudo crociato[2]. Nonostante i buonissimi rapporti che aveva con il politico sardo preferì non aderire al PCI. Entrò invece nel 1960 nel Partito Socialista Italiano, nella corrente guidata da Riccardo Lombardi, quella schierata più a sinistra.

Nel 2001, a Frassineto Po (Alessandria), si è sposato con Patrizia Presbitero, Responsabile dell'Unità Operativa di Emodinamica e Cardiologia Interventistica dell'Istituto Clinico Humanitas di Milano.

L'attività industrialeModifica

Divenne banchiere per caso: nel 1967 fu nominato vicepresidente della Cassa di Risparmio di Torino dopo che vari esponenti socialisti rifiutarono tale incarico. Poco dopo creò l'ufficio Credito e Assicurazione del PSI (di cui fu capo dal 1977 al 1978) e la sua scalata proseguì senza sosta: è stato infatti presidente della Banca Nazionale del Lavoro (la BNL) negli anni Ottanta e fino alla caduta del Muro di Berlino, in precedenza aveva lavorato come giornalista economico presso la Rai di Torino e presso la Olivetti.

Pochi mesi prima del termine della presidenza Nesi, nell'agosto 1989, la BNL fu coinvolta in uno scandalo consistente nel finanziamento di 8 mila miliardi di lire partito da un filiale di Atlanta (USA) della BNL a favore di Saddam Hussein, in guerra con la repubblica islamica dell'Iran, vicenda che provocò inchieste della magistratura, interrogazioni parlamentari e le successive dimissioni di Nesi[3].

La carica di Ministro dei Lavori Pubblici e la candidatura a Presidente della LombardiaModifica

Nonostante la sua situazione economica ormai molto agiata, volle rimanere in politica sempre dalla parte della sinistra e fu per questo soprannominato il "banchiere rosso".

I suoi rapporti con Bettino Craxi non furono sempre positivi e nel novembre 1992 lasciò il PSI[4].

Nel 1995 entrò in Rifondazione Comunista e venne eletto deputato nel 1996.

Nel 1998 però si staccò dal partito di Fausto Bertinotti in quanto contrario alla sfiducia che il PRC diede a Romano Prodi e cofondò il Partito dei Comunisti Italiani. Durante il governo guidato da Giuliano Amato fu Ministro dei lavori pubblici. Alle regionali del 2000 si candidò per il PdCI alla presidenza della Regione Lombardia, in alternativa sia a Formigoni che a Martinazzoli, ottenendo il 2,0%.

Nel 2001 si candidò come deputato in Liguria e vinse grazie all'appoggio concessogli dalla coalizione di centrosinistra L'Ulivo.

Il 21 marzo del 2004 uscì polemicamente dai Comunisti Italiani[5][6].

Decide di tornare nella famiglia socialista ed il 15 aprile 2005 aderisce ai Socialisti Democratici Italiani[7][8] con i quali partecipa al progetto di Unità Socialista. È stato vicepresidente della "Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici" nella XIV legislatura.

Con lo SDI confluisce nel Partito Socialista, ma se ne distacca dopo il I congresso del 2008 dove aveva sostenuto la mozione Progetto e ricambio[9], per avvicinarsi al Partito Democratico[10].

Attività culturaliModifica

Nella sua vita si è molto interessato delle vicende politico-economiche della Spagna e per questo fu nominato da Norberto Bobbio Presidente dell'"Associazione Culturale Italia-Spagna" nel 1970, carica che ricopre ancor oggi.

Attualmente è presidente del CONAPA (Coordinamento nazionale delle associazioni dei piccoli azionisti).

Dopo essere stato Presidente dell'Associazione "Amici della Fondazione Cavour", è subentrato a Mario Garavelli, quale Presidente della Fondazione Cavour di Santena.

Prese di posizioneModifica

È favorevole alla svolta a sinistra del PSOE di Zapatero e spera che anche la sinistra italiana possa ripercorrerne le tracce.

Il 19 gennaio 2008, prende posizione ufficialmente, con una lettera sul quotidiano la Repubblica, contro le contestazioni alla prevista visita di Papa Benedetto XVI all'Università La Sapienza di Roma.

OpereModifica

Nerio Nesi, un raro esempio di Cavaliere del Lavoro attivo in Italia sul fronte politico della sinistra, ha scritto due libri:

  • Banchiere di complemento, Sperling & Kupfer, 1993, ISBN 88-200-1215-4, che consiste in un'autobiografia e parla della sua lunga carriera di banchiere;
  • Ministro di complemento, 2001, che è invece il resoconto del suo lavoro ministeriale.

Ha anche scritto numerosi saggi ed articoli sul caso Parmalat.

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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