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Nicastro

frazione del comune italiano di Lamezia Terme
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Nicastro (disambigua).
Nicastro
circoscrizione
Nicastro – Veduta
Rione San Teodoro e ruderi del castello
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
ComuneLamezia Terme-Stemma.png Lamezia Terme
Territorio
Coordinate38°59′N 16°19′E / 38.983333°N 16.316667°E38.983333; 16.316667 (Nicastro)Coordinate: 38°59′N 16°19′E / 38.983333°N 16.316667°E38.983333; 16.316667 (Nicastro)
Altitudine216 m s.l.m.
Abitanti45 000[1]
Altre informazioni
Cod. postale88046
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079160 (ex 079085)
Cod. catastaleM208 (ex F888)
Nome abitantinicastresi
PatronoSant'Antonio di Padova
Giorno festivo2ª domenica di marzo, 13-14 giugno.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Nicastro
Nicastro
Sito istituzionale

Nicastro ("Nicastru" in dialetto nicastrese)[senza fonte] è una delle circoscrizioni comunali della città di Lamezia Terme. È stato un comune autonomo sino al 1968, anno dell'unificazione con Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per la nascita del nuovo comune[2], del quale è il quartiere più popoloso con circa 45 000 abitanti. Nel territorio dell'ex comune sono presenti la curia vescovile della diocesi di Lamezia Terme, l'ospedale, il tribunale e vari uffici amministrativi.

Indice

StoriaModifica

Nicastro ha una storia radicata, iniziatasi tra il IX e il X secolo, in pieno dominio bizantino in Calabria. La storia nicastrese è fatta da continui domini ricordando fra tutti quello normanno-svevo.

Per quanto riguarda la storia degli ultimi secoli, si può dire che durante l'occupazione francese in Calabria, avvenuta tra il 1806 e il 1814, Nicastro venne saccheggiata in lungo e in largo, dai briganti che combattono contro i francesi. Nicastro divenne dopo la restaurazione, uno dei più attivi centri carbonari. Molti carbonari nicastresi seguirono Garibaldi al Volturno nel 1860, e proprio in questo periodo avvenne un plebiscito per far sì che il Regno delle Due Sicilie entrasse a far parte del Regno dei Savoia, soprattutto per la grande apertura della popolazione e del clero alla causa unitaria.

Nel XV secolo, precisamente nel 1444, si insediarono in Calabria gli albanesi, e su una collina fondarono Zangarona che fino al 1848 era comune autonomo, ma poi divenne frazione di Nicastro. Sempre su questa collina costruirono la chiesa e tutto il centro abitato. Pian piano la cultura arbëreshë nella piccola frazione di Zangarona si sta perdendo.

Nel XIX secolo, una forte stagione di emigrazione, come risposta a una forte crisi, fa del nicastrese il primo comprensorio della provincia di Catanzaro per numero di immigrati al Nord Italia. Un'altra forte ondata di emigrazione si ebbe a Nicastro dopo il secondo dopoguerra, quando falliscono sia i vari moti contadini, sia le occupazioni delle terre. Il 4 gennaio 1968 Nicastro si unì ai comuni di Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per costituire il comune di Lamezia Terme[2].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 
Facciata della Cattedrale

Nel territorio nicastrese sono presenti molti edifici sacri, la maggior parte molto antichi. Le chiese di Nicastro e frazioni sono:

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo (Lamezia Terme) e Madonna del manganello.
  • Chiesa Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

La cattedrale fu fondata dalla Contessa Eremburga intorno al 1100, in stile normanno, più volte danneggiata dai terremoti, andò completamente distrutta col terremoto del 1638, fu ricostruita ancora più grande, in stile barocco, dal vescovo Giovan Tommaso Perrone, con ampliamento dell'edificio, portato a termine nel 1642. All'interno si possono ammirare una pala d'altare nella Cappella del SS. Sacramento rappresentante la cena del Signore ed eseguita dal pittore Francesco Colelli nel 1762 oltre ad una croce processionale del XVIII secolo e a dei busti dorati dei Santi Pietro e Paolo.

  • Santuario di Sant'Antonio di Padova

La chiesa officiata dai minori cappuccini, ha annesso il convento, costruito dopo il terremoto del 1638. Inizialmente ad una sola navata, conserva all'interno, sopra l'altare maggiore una grande tela con la Madonna degli Angeli, San Francesco d'Assisi e Innocenzo III. La chiesa è denominata Santa Maria degli Angeli, in seguito vi fu costruita una navata progettata come cappella, dedicata a Sant'Antonio, protettore di Nicastro. Di notevole valore è il quadro di Sant'Antonio datato 1664, opera del pittore Giacomo Stefanone. Nella navata dedicata a Sant'Antonio vi è un dipinto di Andrea Cefaly raffigurante l'Immacolata.

  • Santuario della Madonna del Soccorso

La devozione alla Madonna del Soccorso trae origine da un'antica lauda popolare che parla del ritrovamento, in contrada Magolà, di un quadro della Madonna lasciato dai francesi in epoca assai remota, e collocato in un'icona. La chiesa fu costruita nel 1740, all'interno vi è una bella statua lignea della Madonna con un manganello in mano che ha in braccio il Bambino Gesù, e, tenendo legato il demonio, protegge una bimba che si aggrappa alla sua veste.

  • Santuario della Madonna della Spina

La tradizione vuole che un contadino, andando nel bosco a fare legna, ebbe la visione di una "donna bellissima" che lo invitò a troncare lo spineto che si conserva ancora appoggiato al muro della chiesa della Spina. Eseguito l'ordine, l'uomo vide comparire un dipinto parietale che raffigurava una Madonna con Bambino. Avendo fatto quanto richiesto, la signora gli fece dono di una moneta d'oro con la quale per più settimane provvide alle necessità della famiglia. In seguito all'evento miracoloso in quel sito si costruì una chiesetta, intitolata a Santa Maria, detta la Bella.

  • Chiesa di Santa Maria Maggiore (detta di San Francesco)

L'antico monastero dei Frati minori riformati dedicato a San Francesco d'Assisi fu fondato nel 1240. Distrutto dal terremoto del 1638 venne poi ricostruito per volere dei Principi d'Aquino. La chiesa è a due navate, con la Cappella del Santissimo nella navata laterale. Il soffitto è a volte a botte. L'asse della volta è arricchito da due affreschi riferiti ad episodi della vita di San Francesco. L'abside è sormontato da una cupola a tutto sesto. Il prospetto dell'altare maggiore, reca al centro un tempietto e quattro colonne corinzie che delineano cinque nicchie occupate lateralmente dalle statue di due angeli, dalla statua di Santa Chiara e Santa Rosa che fanno corona alla statua della Madonna Assunta o Madonna degli Angeli al centro. Nel punto più alto dell'altare maggiore è collocato lo stemma dell'Ordine Francescano, sormontato da una croce. Oltre alla chiesa parrocchiale vi è una cappella dedicata a San Nicola, nel rione Calia. Nel mese di maggio avvengono i festeggiamenti in onore di Santa Rita da Cascia.

  • Chiesa di San Domenico

Conserva numerosi affreschi ed il quadro di San Domenico, che ha una cornice barocca ad intaglio dorata del 1647. Vi è inoltre un ostensorio in argento fuso e sbalzato, databile alla prima metà dell'Ottocento. Di notevole pregio è l'organo del Settecento, in legno con decorazione dorata. Di pregevole fattura, tra la prima e la seconda arcata, si può ammirare la Grotta della Madonna di Lourdes mentre di fronte vi è un altarino dedicato al SS. Ecce Homo.

  • Chiesa della Veterana

Nella parte più antica della città sorge anche la chiesa della Veterana, situata in alto nel rione San Teodoro, guardando il castello sul lato destro della collina. La gente ricorda un’antica leggenda legata a questa chiesa: una figlia di Federico II, mentre stava dimorando nel castello, vide in sogno la Madonna delle Grazie, che le espresse il desiderio di avere edificata una chiesa sul colle di fronte alla rocca. Nel castello esisteva già una cappella dedicata a San Nicola di Casalenuovo, non molto grande. Per i bisogni del popolo cresciuto intorno al castello questa non era più sufficiente, per cui si costruì questo edificio più grande anche per seppellire i defunti. In origine la chiesa fu intitolata alla Madonna delle Grazie, ma è conosciuta come chiesa della Veterana, ovvero antica, vetusta; il nome indica la sua antichità e la sua presenza addirittura anteriore alla costruzione della chiesa parrocchiale di San Teodoro. Anche questa chiesa, crollata come tutte le altre, durante il terremoto del 1638, fu ricostruita in fretta con scarso materiale e deboli fondazioni. Non ci volle molto che le mura iniziarono a lesionarsi, poiché poggiavano su roccia scivolosa. Nel 1961 la chiesa fu dichiarata pericolante e nel 1963 si trovo una somma per ricostruire la chiesa e i locali annessi. Dell’antica chiesa sono rimasti solamente il muro sinistro e la facciata. Insieme alla chiesa andò distrutto completamente l’antico romitorio, nel quale avevano dimorato i padri cappuccini dal 1541 al 1545, fino a quando si trasferirono nel loro convento. Nella Veterana esisteva anche la confraternita della Madonna delle Grazie, che dotò la chiesa di un altare barocco e di dipinti di pregio. E' detta "delle Cucchiarelle" perché al suo interno si custodiscono le «cucchiarelle», singolari reliquie costituite da spezzoni metallici a forma di cucchiai e infilati ad uno spago. Essi sono i frammenti del supporto di latta su cui fu incollata, quando iniziò a logorarsi, una pergamena concessa nel 1542 da papa Paolo III alla chiesetta, nella quale, nel giorno di Pasqua, i fedeli s’assicuravano particolari indulgenze baciandola. Quando la pergamena si consumò del tutto a forza di baci, i fedeli continuarono a recarsi nella chiesa con devozione e a toccare e battere le «cucchiarelle», convinti di acquistare comunque le indulgenze. Per questo motivo la chiesetta è chiamata anche Madonna delle Cucchiarelle e tuttora gli abitanti del quartiere usano fare visita all'antico luogo di culto nel giorno di Pasqua.

  • Chiesa di San Teodoro Martire

Non si conosce la data di fondazione, anche se è attestata nei documenti a partire dal 1511. Presenta un orologio del 1840, collocato sul campanile, che sembra sia l'unico di questo tipo ancora funzionante. Al suo interno si può apprezzare un organo del 1600 e l'altare maggiore costruito in stile barocco datato 1861.

  • Chiesa di Santa Caterina

Ignota è la data di fondazione della chiesa, e l'attuale morfologia è il risultato di più interventi edilizi succedutisi nei secoli. Da un originario impianto a navata unica con innesto di un vano presbiteriale quadrato, si è passati ad una forma più articolata con l'aggiunzione di due cappelle laterali absidate, edificate probabilmente alla fine del XVI secolo. Nel 1638 fu gravemente danneggiata dal terremoto. Venne riconfigurata verso la metà del '700 con la costituzione della volta e della cupola interna, con l'elaborazione di un ricco parato a stucchi completato con dipinti di Francesco Colelli. Nei primi dell'800 fu ristrutturata la facciata secondo un linguaggio neoclassico sobrio e composto per il quale fu necessario costruire il campanile destro per riequilibrare il volume di quello presbiteriale posto al cantonale sinistro. Nell'edificio si insediò, probabilmente nel XVII secolo, la Confraternita dell'Immacolata, in quel tempo titolata alla concezione della Beata Vergine Maria, della quale documentazione più antica risale al 1665. Questo sodalizio ebbe riconoscimento giuridico nel 1761 per decreto di Ferdinando IV, ed un aggiornamento statutario fu redatto nel 1904 quando riprese piena attività dopo una lunga interruzione. La congregazione è ancora operante ed in particolare detiene la gestione del sacro edificio mantenendo viva la tradizione delle antiche feste in onore di Santa Caterina, di San Giuseppe e della Madonna Immacolata. Alcune delle opere significative sono: la Presentazione di Gesù al Tempio, l'Immacolata Concezione e la Presentazione della Vergine al Tempio, tutti e tre dipinti sulla volta e creati da Colelli. Poi abbiamo i Quattro Evangelisti sui pennacchi della cupola. In ambito statuario, troviamo le antiche statue di Santa Caterina d'Alessandria (XIX sec.) nella cappella laterale sinistra, dell'Immacolata Concezione (XIX sec.) sull'altare maggiore in marmo policromo del '900, di San Giuseppe (XIX sec.) nella cappella laterale destra, mentre di notevole importanza lo è anche la statua della Vergine Maria che schiaccia il serpente del '600, situata nella sagrestia. Antichissimo è il Coro ligneo del periodo ottocentesco.

  • Chiesa della Beata Vergine del Rosario

La chiesa parrocchiale, in pietra viva e cemento, è stata costruita negli anni 1967/68 su progetto dell'architetto Luigi Canalini di Napoli e realizzata dall'impresa Luzzo Giuseppe di Nicastro. Ha la forma di una grande tenda. Benedetta il 28/09/1968, quando era ancora al rustico, fu ufficialmente inaugurata, dopo i lavori di completamento e di rifinitura, il 18/03/1971. E' stato costruito, inoltre, negli spazi adiacenti, un notevole centro pastorale. I registri parrocchiali partono dal 1955, anno in cui fu costituita la parrocchia della Beata Vergine del Rosario nella chiesa di S. Domenico, che nel 1968 fu trasferita nell'attuale chiesa con il titolo omonimo. All'interno vi sono: un gruppo statuario con la Madonna del Rosario, 14 sculture rappresentanti le stazioni della Via Crucis, due acquasantiere e le recenti 20 vetrate artistiche con i misteri del Santo Rosario, intervallate da 16 vetrate geometriche.

  • Chiesa di San Giuseppe Artigiano

La chiesa dedicata a San Giuseppe Artigiano, voluta da Mons. Vincenzo Rimedio, è ampia, luminosa ed accogliente. Nell'abside (opera del pittore lametino Maurizio Carnevali) è rappresentata la gloria del santo, le vetrate colorate raccontano la storia biblica di Giuseppe. È stata consacrata il 1º maggio 1998 e affidata alla Congregazione dei Salesiani di Don Bosco che si sono insediati il 13 settembre dello stesso anno.

  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa arcipretale di Santa Maria delle Grazie (in lingua arbëresh Klisha Kryepriftërore Shumbëria e Graxjevet), nella frazione Zangarona, fu fondata nel XV secolo da profughi albanesi. Secondo gli storici lametini, gli insediamenti degli albanesi nel territorio della diocesi incominciarono negli anni '40 del secolo XV (1440). Inizialmente, gli albanesi eressero la loro chiesa parrocchiale intitolandola a San Nicola, nel rito greco-bizantino che durò sino a tutto il secolo. Nel 1601, quando gli abitanti passarono dal rito greco a quello latino, la frazione fu elevata a parrocchia da mons. Montorio. Nel 1616 fu edificata l'attuale chiesa, con il contributo di ogni paesano. La nuova chiesa era molto più grande di quella di San Nicola, perché oltre all'altare maggiore ve ne erano altri quattro. L'altare maggiore fu costruito con marmo nero trovato in una cava vicino a Zangarona. Il campanile della chiesa era molto più alto di quello attuale, finiva a punta e vi erano 4 campane. Con il terremoto del 1638 cadde la punta del campanile con l'orologio e la campana più grande. Attualmente il campanile è uguale al tetto della chiesa, ha base quadrata ed è a forma di torre con una balaustra sui lati. Circa vent'anni fa fu rifatta la pavimentazione interna della chiesa e durante i lavori è stata rinvenuta una lapide in marmo bianco di dimensioni 80x60 cm, con fogliame e volute, avente un'iscrizione che riporta il nome di Francesco Ciliberti datata 1782. All'interno, di storico è rimasto ben poco. Pregiatissima è la statua in marmo di Carrara raffigurante la Madonna delle Grazie, risalente al 1614, scolpita probabilmente a Catania, facente parte della scuola di Antonello Gagini, situata ora in una nicchia nel presbiterio.

  • Chiesa di San Giuseppe

La chiesa è situata nella frazione Fronti. Non si hanno notizie certe sull'origine della chiesa, ma la sua costruzione si fa risalire alla fine del XVIII secolo. Ad avvalorare questa ipotesi è il ritrovamento di una lapide in marmo, rinvenuta durante dei lavori di rifacimento del pavimento, la quale riporta la data 1782. Gli storici identificano questo data come anno di fine costruzione. Aggregata inizialmente alla parrocchia di Zangarona, dedicata alla Madonna delle Grazie, passò successivamente sotto la giurisdizione della parrocchia di Accaria nei primi anni del 1800, per poi essere annessa di nuovo a quella originale, cioè di Zangarona, nel 1940 da Mons. Giambro.

Inoltre sono presenti altre chiese, sparse tra centro e periferie.

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro Grandinetti.
  • Complesso monumentale di San Domenico;
  • Palazzo Blasco;
  • Palazzo D'Ippolito;
  • Palazzo Niccoli;
  • Palazzo Nicotera (Monachelle);
  • Palazzo Nicotera (Severisio);
  • Palazzo Panariti;
  • Palazzo Statti;
  • Palazzo della curia vescovile;
  • Palazzo del seminario vescovile;
  • Teatro Grandinetti;
  • Teatro Umberto.

Architetture militariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello normanno-svevo di Nicastro.
Castello normanno-svevo di Nicastro

Il castello fu fatto costruire verso la metà dell'XI secolo dai Normanni per difendere la piana di Sant'Eufemia dagli eventuali incursori. Successivamente fu fatto ampliare da Federico II, all'interno vi furono costruite anche delle caserme che poi vennero adibite a carcere. Fu fortemente danneggiato dal terremoto del 1638.

Porta di Sant'Antonio

Secondo alcune testimonianze questa rappresentava la porta d'ingresso dell'ex comune di Nicastro. In parte distrutta, rimangono visibili solo i due grandi pilastri a pianta quadrata.

AltroModifica

 
Notturno di corso Giovanni Nicotera
 
Scultura marmorea dinanzi lo stadio
  • Corso Numistrano;
  • Corso Giovanni Nicotera;
  • Piazza della Repubblica;
  • Piazza Giuseppe Mazzini (già piazza d'Armi);
  • Piazza Mercato Nuovo;
  • Piazza Mercato Vecchio;
  • Piazza Pietro Ardito;
  • Piazza Roma, nel quartiere Bella;
  • Piazza Santa Maria delle Grazie, nella frazione di Zangarona;
  • Piazza Santa Maria Maggiore;
  • Piazza San Giovanni;
  • Piazzetta San Domenico;
  • Statua del Sen. Arturo Perugini;
  • Statua di Federico II;
  • Via Sen. Arturo Perugini;
  • Via del Progresso;
  • Via Guglielmo Marconi;
  • Via Giuseppe Garibaldi;
  • Via XX Settembre;
  • Villetta comunale di corso Numistrano;
  • Giardino "Adelchi Argada";
  • Obelisco della Madonnina in piazza Pietro Ardito;
  • Monumento ai caduti in guerra di Nicastro su corso Numistrano;
  • Busto del Sen. Arturo Perugini in piazza della Repubblica;
  • Scultura marmorea raffigurante un calciatore con pallone, dell'artista Pablo Atchugarry, dinanzi lo stadio Guido D'Ippolito;
  • Statua di Federico II di Svevia in via Garibaldi;
  • Statua della sirena Ligea su corso Numistrano;
  • Fontana a zampillo nella villetta comunale di corso Numistrano;
  • Fontana a zampillo in piazza Mazzini;
  • Ponte Niola nel rione San Teodoro sottostante al castello normanno-svevo.

Aree naturaliModifica

  • Parco "25 aprile";
  • Parco e Giardino Botanico "Comuni": il giardino botanico, realizzato a partire dal 1972, comprende una varietà di piante che supera le mille specie. È in atto un progetto con lo scopo di recuperare un'area di particolare valenza ambientale e renderla fruibile anche attraverso la creazione di strutture utili a educare i cittadini al rispetto della natura;
  • Parco "Peppino Impastato";
  • Parco Fluviale "Felice Mastroianni";
  • Parco urbano "Madonna del Soccorso".

SocietàModifica

Tradizioni e folcloreModifica

 
Nicastro, 22 settembre 1943: infermiere dell'esercito britannico, al seguito dell'Ottava Armata, acquistano fichi d'India in Piazza del Mercato Vecchio. Le contadine sono vestite con il tradizionale abito denominato "pacchiana".

Feste in onore dei Santi

  • Venerdì Santo: processione del Cristo morto e della Madonna Addolorata, che parte dall'antica chiesa di San Teodoro situata nel centro storico, fino alla cattedrale, dove si celebra la Via Crucis;
  • 1º maggio: festa in onore di San Giuseppe Artigiano, a Nicastro e nella frazione di Fronti;
  • 22 maggio: festa in onore di Santa Rita da Cascia, nella chiesa di Santa Maria Maggiore;
  • 12, 13, 14 giugno: festa in onore di Sant'Antonio, patrono dell'ex comune di Nicastro, ora compatrono di Lamezia. Sant'Antonio riceve da secoli, soprattutto nei giorni della Tredicina, dal 31 maggio al 12 giugno, le visite di migliaia di fedeli che vengono a pregare e a chiedere grazie e protezione. Le celebrazioni ufficiali prevedono tre giorni di festa, iniziano il 12 giugno con l'accensione del cero votivo al Santo, da parte del sindaco e dell'amministrazione comunale, continuano il 13 giugno con la messa solenne e terminano il 14 con la grande processione, che dalle 17 fino a tarda serata, porta in giro il Santo per le vie principali della città, per poi riportarlo in chiesa nel tripudio generale dei fedeli;
  • 27, 28, 29 giugno: festa in onore dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Lamezia Terme;
  • 2 luglio: festa in onore della Madonna delle Grazie, protettrice della frazione di Zangarona. La festa è molto partecipata dalla piccola comunità arbëreshë di Zangarona, il 2 luglio, dopo l'incoronazione solenne della Madonna e la messa del pomeriggio, ha inizio la processione, con il simulacro ottocentesco ligneo della Madonna delle Grazie, per le vie della frazione. Al termine della processione che dura circa tre ore, la statua viene accolta nella piazza antistante alla chiesa, dopo la benedizione solenne e lo spettacolo pirotecnico, la maestosa statua della Vergine rientra nella chiesa, tra la folla di gente che l'acclama;
  • Terza domenica di luglio: festa in onore della Madonna del Soccorso, in contrada Magolà;
  • 8 settembre: festa in onore di Maria Santissima Madre di Dio, nel quartiere Bella;
  • Ultima domenica di settembre: festa in onore della Madonna Addolorata, nella chiesa della Pietà;
  • 29 settembre: festa in onore di San Raffaele, nel quartiere Scinà;
  • Prima domenica di ottobre: festa in onore della Madonna del Rosario nella chiesa di San Domenico. È festeggiata anche il 7 ottobre nella chiesa del Santissimo Rosario.

Fiere

  • Fiera di Sant'Antonio, dal 12 al 14 giugno;
  • Fiera dei Santi Pietro e Paolo, dal 27 al 29 giugno.

Istituzioni, enti e associazioniModifica

CulturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca comunale di Lamezia Terme e Museo archeologico lametino.

BibliotecheModifica

Biblioteca comunale di Lamezia Terme

La biblioteca comunale fu fondata nel 1897 inglobando i fondi librari dei conventi dei Domenicani e dei Cappuccini che aggiunti a titoli moderni e ad una sezione interamente dedicata alla Calabria e alla stessa città, raggiunge attualmente i 25.000 volumi; fa parte della biblioteca la Casa del Libro Antico che conserva e valorizza oltre 2.500 libri stampati dall'inizio del XVI secolo nei vari centri italiani (Venezia, Roma, Napoli) ed europei (Lione, Anversa, Parigi) ove fiorì l'arte tipografica, alcune opere manoscritte dello stesso periodo e frammenti di codici manoscritti greci (probabile datazione XI secolo) e latini (databili XIV-XV secolo) recuperati quali maculature, insieme a una serie di testimonianze archivistiche. La collezione libraria e documentaria raccolta, comprende opere di teologia, filosofia, patrologia, storia ecclesiastica ed esegesi, insieme a raccolte omiletiche, agiografiche, canoniche e bullari, ed è costituita soprattutto da fondi librari provenienti dai conventi dei Cappuccini e dei Domenicani di Nicastro e in piccola parte dalla biblioteca dei Frati Minimi di Sambiase. Importante è poi la presenza di alcuni testi più antichi sui quali si trovano annotazioni a margine apposte di proprio pugno di Tommaso Campanella. Inoltre tra il materiale conservato si trovano esemplari stampati dai celebri torchi di Manuzio, Giunta, Gioito, Froben e Platin.

MuseiModifica

Museo archeologico lametino

Il museo archeologico accoglie numerosi reperti rinvenuti in diversi siti della piana lametina attraverso i quali è possibile seguire le dinamiche storiche del territorio dal paleolitico fino all'età tardo-medioevale, suddivise in tre sezioni che rappresentano la preistoria, l'ètà classica e il medioevo. Nella sezione preistorica, sono esposti reperti del paleolitico calabrese (consistente il nucleo di strumenti provenienti da Casella di Maida, 700.000-500.000 anni fa) e del Neolitico lametino (Casella di Maida, Acconia, Palazzo). La sezione classica offre al visitatore l'opportunità di ammirare i materiali recuperati presso il villaggio di Sant'Eufemia Vetere ed ascrivibili all'abitato di Terina della seconda metà del IV secolo a.C. Tra i reperti spicca la cosiddetta hydria di Cerzeto (380-370 a.C.), un grande vaso a figure rosse con scena di gineceo. La sezione medievale raccoglie il frutto degli scavi effettuati negli anni novanta nel castello normanno-svevo di Nicastro.

Museo diocesano d'arte sacra

Il museo diocesano con i suoi reperti contribuisce a documentare le vicende della diocesi di Lamezia Terme. Il più antico oggetto conservato nel museo è un cofanetto in avorio dipinto del XII secolo di bottega arabo-sicula. Vanno segnalati poi, tra quelli più significativi dal punto di vista storico artistico, i bracci reliquiari di San Giovanni Battista e di Santo Stefano protomartire, collegati alla storia secolare dell'ordine dei Cavalieri di Malta e del baliaggio di Sant'Eufemia, databili nel XV secolo e di provenienza mediorientale. Altri oggetti preziosi sono: uno scrigno seicentesco in madreperla, il bacolo vescovile del 1655 del vescovo Perrone e due croci astili del '700. Inoltre vengono conservati nel museo, la scultura quattrocentesca della Madonna delle Grazie di Domenico Gagini, le statue lignee dell'Annunciazione, il busto di San Martino del XVI secolo, il grande dipinto su tavola della Madonna tra San Luca e Santo Stefano (detto Pala della Veterana), la tela di San Francesco d'Assisi attribuita a Mattia Preti e quella dell'Assunta della scuola del Maratta. Assai significativi sono i dipinti del pittore Francesco Colelli, che abbracciano un arco di 20 anni dal 1762 al 1782.

CuriositàModifica

  • La proteina Nicastrina, anche conosciuta come NCSTN, deriva il suo nome dal quartiere Nicastro, riflettendo il fatto che il morbo di Alzheimer fu descritto nel 1963 dopo aver studiato i discendenti di una estesa famiglia originaria di Nicastro che fu affetta largamente dal morbo. Alla Casa del Libro Antico sono infatti conservati cinque fascicoli contenenti certificati di nascita, matrimonio e morte appartenuti alla più antica parrocchia di Lamezia Terme, quella di San Teodoro, situata nel centro storico di quello che era una volta il comune di Nicastro, che si sono rivelati d'importanza fondamentale negli studi sul morbo di Alzheimer come strumento di ricerca e studio delle famiglie e dei loro discendenti colpiti da questa malattia;
  • La cantautrice statunitense Alicia Keys è figlia di Terri Augello, un avvocato di origini italiane[3], i cui bisnonni emigrarono da Nicastro e Sambiase.

NoteModifica

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ a b Legge 4 gennaio 1968, n. 6, in materia di "Costituzione del comune di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro."
  3. ^ Alicia Keys | Calabrians Most Famous

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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