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Niccolò Della Luna

umanista italiano

Niccolò Della Luna (Firenze, 22 marzo 1410Firenze, dopo il 1450) è stato un umanista italiano.

«Nicolò di Francesco della Luna fu di onoratissimi parenti, ch' ebbono buonissima condizione nella città di Firenze. Fu dotto in greco e in latino, e fu vólto in tutto alle lettere, nelle quali mise grandissima diligenza. Fu d' ornatissimi costumi, e in tutto vólto alla virtù, e alieno da ogni vizio. Ebbe per precettori nelle lettere latine e greche messer Francesco Filelfo e messer Carlo d' Arezzo. Non tolse mai donna, per potere meglio vacare alle lettere. Mise grandissimo tempo nelle lettere greche, nelle quali fece moltissimo frutto; e, se non fusse morto molto giovane, come morì, arebbe tradotte delle opere, che erano appresso de' Greci, che non sono appresso de' Latini; perché vidi già composti da lui dua vocabulisti greci con la esposizione latina, che si vede era l'ordine da volere tradurre, come è detto. E per queste sua laudabili condizioni emmi paruto metterlo nel numero di questi letterati i quali ha avuto la terra nostra, affinché la fama di sì degno uomo non perisca»

(Vespasiano da Bisticci, Spicilegium Romanum, XV secolo)

BiografiaModifica

Figlio dell'architetto Francesco Della Luna e di Alessandra Strozzi, studiò greco e latino con Francesco Filelfo e Carlo d' Arezzo per poi divenire maestro di greco lui stesso.

Attorno a lui, che rimase legato al magistero di Filelfo e prese a condividere quello di Leon Battista Alberti, e all'amico Matteo Palmieri negli anni trenta del Quattrocento si riunì un cenacolo di letterati, chiamato contubernium, che si riuniva in casa dei Della Luna e che era di ovvie simpatie filelfiane e strozziane e dunque in netta contrapposizione alla dittatura medicea.

A quel periodo dovrebbe risalire la sua raccolta, rimasta manoscritta, di massime morali e civili tradotte direttamente dagli autori greci e dal titolo Enchiridion de aureolis sentetiis et morali vita che dedicò all'amico e umanista Nicola di Vieri de' Medici.

Si compromise definitivamente con i Medici nel 1441 durante il Certame Coronario, una gara poetica ideata dall'Alberti, che aveva come tema il De vera amicitia. Il suo intervento sul tema, in prosa, risultò essere politicamente troppo forte per il regime di Cosimo de' Medici e così entrò anche lui nelle censure e repressioni degli Otto di Guardia e Balia del maggio-giugno 1444.

Disperso il suo cenacolo e allontanato dalla vita culturale e intellettuale fiorentina, morì qualche anno dopo alla fine del 1450 o, probabilmente, nel 1451.[1]

NoteModifica

  1. ^ Paolo Viti, Dizionario Biografico degli Italiani, riferimenti in Bibliografia.

BibliografiaModifica

  • Francesco Flamini, Leonardo di Piero Dati, poeta latino del secolo XV, Torino, E. Loescher, 1890
  • Arnaldo della Torre, Storia dell'Accademia platonica di Firenze, Firenze, Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, 1902
  • Eugenio Garin, Medioevo e Rinascimento, Bari, Laterza, 1961
  • Studi e problemi di critica testuale, Bologna, Arti grafiche Tamari, 1970
  • Mirko Tavoni, Latino, grammatica, volgare: storia di una questione umanistica, Padova, Editrice Antenore, 1984
  • Alessandra Macinghi Strozzi, Tempo di affetti e di mercanti: lettere ai figli esuli, Milano, Garzanti, 1987
  • Paolo Viti, «DELLA LUNA, Niccolò», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 37, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1989.
  • Antonio Di Grado, Dissimulazioni: Alberti, Bartoli, Tempio: tre classici (e un paradigma) per il millennio a venire, Caltanissetta, Salvatore Sciascia editore, 1997
  • Luca Boschetto, Leon Battista Alberti e Firenze, Firenze, L.S. Olschki, 2000
  • Luca Boschetto, Tra politica e letteratura. Appunti sui "Profugiorum libri" e la cultura di Firenze negli anni '40, in «Albertiana», III, 2000
  • Francesco Filelfo, Satyrae. I, Decadi I-V, edizione critica a cura di Silvia Fiaschi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2005

Collegamenti esterniModifica