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Heraldic Crown of Spanish Count.svg
Niccolò Orsini
Caradosso, medaglia di niccolò orsini, recto.JPG
Caradosso, medaglia di Niccolò Orsini, recto.
Conte di Pitigliano
Stemma
In carica 1472-1510
Predecessore Aldobrandino II Orsini
Successore Ludovico Orsini
Altri titoli Conte di Nola
Nascita Pitigliano, 1442
Morte Lonigo, 27 gennaio 1510
Sepoltura Fiano Romano
Luogo di sepoltura Chiesa di Santo Stefano Nuovo
Dinastia Orsini
Padre Aldobrandino II Orsini
Madre Bartolomea Orsini
Coniugi Elena Conti
Guglielmina
Figli undici
Niccolò Orsini
Niccolò di Pitigliano.jpg
Stampa in armatura del conte Niccolò Orsini
1442 – 1510
SoprannomeNiccolò da Pitigliano
Nato aPitigliano
Morto aLonigo
Luogo di sepoltura Basilica dei Santi Giovanni e Paolo
EtniaItaliano
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servito
Forza armataEsercito della Serenisima Repubblica di Venezia

Esercito dello Stato della Chiesa Esercito del Regno di Napoli

Esercito della Repubblica Fiorentina
ArmaCavalleria, Fanteria
SpecialitàCapitano di ventura
Anni di servizio14581510
GradoCapitano generale della Chiesa

Maestro di Campo dell’esercito fiorentino Capitano Generale dell’esercito fiorentino

Gonfaloniere della Chiesa
FeriteAl volto da un colpo di spingarda
GuerreGuerra della Lega di Cambrai

Guerra d'Italia del 1494-1498 Guerra di Ferrara (1482-1484) Guerra del Cadore

Guerra di Sarzana
CampagneGuerre d'Italia del XVI secolo
BattaglieAssedio di Colle Val d'Elsa

Battaglia di Fornovo Battaglia di Agnadello Battaglia di Campomorto Battaglia di Colle di Val d'Elsa Assedio di Padova Battaglia di Cadore Battaglia di Sarno Battaglia di Troia

Battaglia di Otranto
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Niccolò Orsini, conte di Pitigliano (Pitigliano, 1442Lonigo, 27 gennaio 1510), è stato un condottiero italiano.

Indice

BiografiaModifica

Noto anche come Niccolò di Pitigliano, faceva parte della famiglia Orsini della linea di Pitigliano. Iniziò la sua carriera al servizio di Jacopo Piccinino, poi si mise al soldo di Firenze contro Ferdinando I, che aveva appoggiato la Congiura dei Pazzi. Partecipò anche alla guerra di Ferrara del 1482 e all'assedio di Nola del 1494. Venne fatto prigioniero da Carlo VIII e come tale partecipò alla battaglia di Fornovo, riuscendo però a liberarsi[1] durante la battaglia:

«Ma le fermò molto più la giunta del conte di Pitigliano, il quale, in tanta confusione dell'una parte e dell'altra, presa l'occasione se ne fuggì nel campo italiano, dove confortando, ed efficacemente affermando che in maggiore disordine e spavento si trovavano gl'inimici, confermò e assicurò assai gli animi loro.»

(Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, libro 2, cap. 9)

Subito dopo si mise al soldo della Repubblica di Venezia con il grado, dal 1496, di capitano generale delle forze della Serenissima, distinguendosi nella conquista di Cremona. In seguito restò sempre al servizio dei veneziani che concessero lui in dono i feudi di Leno, Malpaga, Asola e Ghedi, ove si fece costruire un imponente palazzo e, all'interno della chiesa di Santa Maria, lo splendido monumento funebre.[2]

Morì nel gennaio 1510 e fu sepolto a Venezia nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, mausoleo dei dogi. La salma fu poi fatta portare dai figli a Fiano Romano dove tuttora giace in un monumentale sarcofago.[3]

DiscendenzaModifica

Niccolò si sposò due volte ed ebbe undici figli:[4]

  • Francesca (1469-1563), sposò Sogismondo Carafa
  • Lella, sposò Angelo Farnese, fratello di papa Paolo III
  • Aldobrandino (?-1527), vescovo di Nicosia
  • Ludovico (?-1534), conte di Pitigliano
  • Bartolomea, sposò Federico Sforza di Santa Fiora
  • Dianora, sposò Paolo Savelli
  • Gentile (?-1504), sposò Caterina d'Aragona
  • con Guglielmina:
  • Giovanni, morto in tenera età
  • Chiappino (?-1515), condottiero, sposò Alfonsina Maurizi
  • Gianfrancesco, condottiero
  • Brigida, sposò Riccardo Alidosi di Imola

PossedimentiModifica

Giudizio storicoModifica

Controverso è il giudizio storico sul suo comportamento nella battaglia di Agnadello del 1509. Il suo errore sarebbe stato quello di aspettare l'autorizzazione del Collegio di Guerra per soccorrere l'altro grande condottiero posto al comando dell'esercito veneziano, il cugino Bartolomeo d'Alviano, che con la retroguardia stava combattendo contro l'armata francese. La maggior parte degli storici gli attribuisce la principale responsabilità della sconfitta sostenendo che, se fosse intervenuto subito, l'esercito veneziano avrebbe distrutto i francesi, costringendoli a ritirarsi oltre le Alpi. Non manca però chi sottolinea la disparità di vedute fra i due comandanti veneziani e difende l'Orsini, che si attenne all'ordine di rifiutare lo scontro con il nemico, puntando invece il dito contro l'Alviano che, anziché schierarsi a battaglia, avrebbe dovuto limitarsi a rallentare l'avanzata dell'avanguardia francese.[5]

NoteModifica

  1. ^ Bruscalupi, p. 185.
  2. ^ Bruscalupi, p. 188.
  3. ^ Bruscalupi, p. 208.
  4. ^ Pompeo Litta.
  5. ^ Fanciulli, p. 576.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Bruscalupi, Storia di Pitigliano, Firenze, 1898.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Orsini di Roma, Tav. XVII, Torino, 1846.
  • Pietro Fanciulli, La contea di Pitigliano e Sorano, Pitigliano, Laurum, 2000.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN89112148 · ISNI (EN0000 0001 1577 2861 · GND (DE143671642 · CERL cnp01282556