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Niceto Alcalá-Zamora y Torres

politico e giurista spagnolo

BiografiaModifica

Eletto deputato alle Cortes nel 1905. È stato ministro dei Trasporti e opere pubbliche dal 1917 al 1918 per il partito liberale. Fu un oppositore del regime di Miguel Primo de Rivera e nel 1930 fu uno dei promotori da destra della fine della monarchia e della nascita della repubblica in Spagna. È stato Presidente del Consiglio provvisorio della seconda repubblica spagnola dal 14 aprile al 14 ottobre 1931.

È stato poi eletto primo Presidente della Seconda repubblica spagnola il 10 dicembre 1931. Utilizzò tutta la sua autorità affinché uscissero nel novembre 1935 gli esponenti del partito di destra CEDA nel governo e l'occasione gli fu data dalla nascita del governo guidato per pochi mesi dal suo amico Manuel Portela. Il 7 aprile 1936, dopo la vittoria elettorale dei progressisti, fu posto sotto accusa e sostituito l'11 maggio.

L'incriminazione di Alcalá-ZamoraModifica

Il 7 aprile 1936 Indalecio Prieto e Manuel Azaña[1] proposero di incriminare il presidente della Repubblica Niceto Alcalá-Zamora y Torres per aver sciolto il Parlamento[2] in quanto si sarebbe arrogato un potere di cui non disponeva[1] (la Costituzione prevedeva che se il presidente della Repubblica scioglieva due volte il Parlamento poteva essere deposto)[3]. Alcalá-Zamora che era sempre stato inviso alla sinistra[1] fu destituito e dopo un mese sostituito da Manuel Azaña. L'operazione era volta a vincere le incertezze del PSOE nominando presidente della Repubblica Azaña che avrebbe a sua volta lasciato il posto di presidente del Consiglio a Prieto[1]. Prieto fu incaricato di formare il nuovo governo ma l'opposizione di Francisco Largo Caballero fece sfumare tutto[1] e fu quindi nominato il leader autonomista galiziano Santiago Casares Quiroga.

Costretto a dimettersi si trasferì in Francia[4]. Allo scoppio della guerra civile spagnola si trovava in Norvegia, e non tornò più in Spagna, rifugiandosi prima in Francia e poi in Argentina.

Le sue spoglie ritornarono in Spagna nel 1979.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, pag 93
  2. ^ Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 60
  3. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 106
  4. ^ Arrigo Petacco, Viva la muerte!, collana Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 2006, pag 17

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN32057978 · ISNI (EN0000 0001 2095 8775 · LCCN (ENn79093022 · GND (DE121816842 · BNF (FRcb12278644f (data) · NLA (EN36216094 · WorldCat Identities (ENn79-093022
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